“Bianca come il latte, rossa come il sangue”, di Alessandro D’Avenia – recensione di Fiorella Carcereri

Alessandro D’Avenia è nato a Palermo nel 1977 e insegna Lettere al liceo. “Bianca come il latte rossa come il sangue” (Mondadori) è il suo primo romanzo.

Più che un romanzo d’amore fra adolescenti, “Bianca come il latte rossa come il sangue” è una sorta di romanzo di formazione che ci fa vedere, in retrospettiva, come eravamo e gli sbagli che noi stessi abbiamo compiuto in gioventù, che ci fa rivivere le stesse emozioni e i medesimi dubbi.

Leo è innamorato perso di Beatrice, l’amore impossibile che tutti abbiamo vissuto a sedici anni. Ma Beatrice non lo sa.

Beatrice è uragano che ti spazza via. Terremoto che fa crollare il corpo a pezzi. Così mi sento ogni volta che la vedo. Lei ancora non lo sa, ma un giorno di questi glielo dico….Lei è la persona fatta apposta per me e io per lei. E’ così, non c’è scampo: quando se ne accorgerà sarà tutto perfetto, come nei film…

E poi c’è Silvia, da sempre segretamente innamorata di Leo, che si accontenta di rivestire il ruolo di migliore amica.

Silvia è una con cui parli di tutto. Io le voglio un sacco di bene e spesso la abbraccio….Però non è il mio tipo…Le manca quel tocco in più: la magia, l’incantesimo…Beatrice con uno sguardo ti fa sognare. Beatrice è rossa. Silvia è azzurra, come tutti gli amici veri…

Leo ama il rosso, lo stesso colore dei capelli di Beatrice, odia invece il bianco, il colore della malattia che gliela porterà via prima di averla mai posseduta. Tre adolescenti, tanto amore da dare mai dichiarato, tanto amore cercato e mai chiesto, tanti dubbi che smorzano sul nascere i sogni, fino a diventare aghi dolorosi che trafiggono il cuore.

E la paura di Leo cresce, come cresce il suo senso di inadeguatezza.

Non ho niente da dire, perché quando non c’è l’amore le parole finiscono. Le pagine diventano bianche, manca inchiostro alla vita”.

Nella mia stanza oggi tutto è muto. Nella mia stanza oggi la tristezza sta entrando a ondate. Cerco di arginarla con una spugna. Faccio ridere. Resisto qualche minuto, poi la paura sale, e sono un naufrago al centro di un oceano di solitudine”.

Fortunatamente, nella vita di Leo, arriva una figura salvifica, il supplente di storia e filosofia, uno strano personaggio che, piano piano, sa guadagnarsi la sua fiducia e, con questa, il soprannome di Sognatore per la sua innata abilità a spronarlo a non mollare nella ricerca del proprio sogno, a non demordere neppure quando la vita sembra essere una catena ininterrotta di errori e fallimenti.

La vita va avanti comunque, e suona che tu lo voglia o no, puoi solo alzare o abbassare il volume. E devi ballare. Meglio che puoi”.

Leo non si rassegna all’idea che Beatrice sia condannata a morire ma il Sognatore ricorre a tutta la sua saggezza per convincerlo che ci sono eventi e situazioni nella vita di cui non è possibile invertire la rotta. Anzi, col senno del poi, ci accorgiamo che sembrano accadere proprio per metterci alla prova.

Una volta ho letto in un libro che l’amore non esiste per renderci felici ma per dimostrarci quanto sia forte la nostra capacità di sopportare il dolore”.

Dopo la morte di Beatrice, Leo comprende tante cose che prima gli risultavano assurde ed inaccettabili. Ma, soprattutto, si rende conto che il professore di filosofia aveva ragione quando insisteva nel dirgli che i sogni non possono morire e che bisogna solo avere il coraggio di aspettare. Perché, prima o poi, qualcosa accade e ti cambia la vita radicalmente.

Mi sembra di vedere la mia pelle coperta di mille pezze colorate. In fondo, la vita non fa altro che ritagliarti un vestito multicolore, a costo di tante notti insonni, notti di rimasugli di altre vite cuciti insieme. Proprio quando ci sentiamo più poveri la vita, come una madre, sta cucendo per noi il vestito più bello”.

 

Written by Fiorella Carcereri

 

2 pensieri su ““Bianca come il latte, rossa come il sangue”, di Alessandro D’Avenia – recensione di Fiorella Carcereri

  1. Il libro è bellissimo, coinvolgente ed emozionante anche per chi, come me, l’adolescenza la lasciata alle spalle da un po’, ma non abbastanza da dimenticarla. Complimenti( anche se il termine è riduttivo) al dr. D’Avenia. Abbiamo bisogno di scrittori come lui che sappiano SCRIVERE e appassionare. f.m.

  2. Sono pienamente d’accordo con te Fabiana. Ed anche per questo ho deciso di recensirlo. Perché lo stile e la tematica di questo libro sono quelli che cerco di utilizzare anch’io nelle mie opere… Grazie del commento :-)

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