“Finché le stelle saranno in cielo” di Kristin Harmel – recensione di Maria Romagnoli

 Finché le stelle saranno in cielo, scritto da Kristin Harmel, pubblicato da Garzanti  in Italia, nell’agosto del 2012, salutato, già prima della sua uscita in America, come il libro che racconta  l’Olocausto come mai non era stato fatto prima,  è un romanzo molto commovente dove passato e presente si intrecciano nella mente e nel cuore delle due protagoniste.

La storia si svolge in America, luogo molto importante per i personaggi del romanzo, come il lettore scoprirà alla fine. Due voci narranti:nonna Rose con i suoi ricordi, narrati in terza persona perché ormai fanno parte della Storia intrecciati alla prima persona, usata dalla Harmel  per raccontare le vicende della nipote Hope. In nomine omen  dicevano i latini ed è così per questo nome che invita il lettore a sperare in futuro migliore.

Nonna Rose è ormai vecchia, sta perdendo la memoria perché malata di Alzheimer, ma, leggendo la sua storia, capiamo subito che in realtà ha smarrito la sua vita da tempo, da quel lontano luglio del 1942 quando a Parigi furono deportati ad Auschwitz, da dove nessuno sembra essere tornato, tutti i suoi cari  e lei si è sentita in colpa per essere riuscita a sfuggire ad una sorte così sventurata tanto da voler rinunciare alle sue origini ebraiche, cambiando cognome, paese e conservandole solo nella pasticceria che ora è nelle mani della nipote Hope. Ma la pasticceria nasconde un segreto.

Ricette di dolci giudaiche, infatti, si mescolano a quelle di tradizione araba ed islamica. Cosa si cela dietro a questa miscela? Cosa nasconde nonna Rose? Chi è in realtà? Perché ha cambiato cognome e come è riuscita a sfuggire alla tragedia che ha colpito più di sei milioni di suoi confratelli? Una sera, nonna Rose si rende conto, guardando le stelle del cielo, che la sua memoria sta vacillando e che il passato e le sue origini devono essere fatte conoscere alla sua famiglia. E affida questo compito ad Hope, una trentacinquenne in crisi con se stessa e con la figlia avuta da un uomo dal quale si è poi separata, convinta di non riuscire ad amare nessuno. Hope parte per Parigi e scopre che  Rose ha frequentato oltre la sinagoga e la chiesa anche la moschea.

E qui parte un annuncio del messaggio del romanzo: le tre religioni monoteiste venerano tutte un unico solo Dio, diverso soltanto per nome, e che certi principi, come la solidarietà umana e il salvare delle vite umane sono proprie di qualsiasi religione umana. Infatti il romanzo rivela un episodio storico, non molto conosciuto: l’aiuto dato dai mussulmani agli ebrei in fuga dallo sterminio nazista. La Grande Mosqueè di Parigi, afferma la Harmel nella conversazione pubblicata a fine romanzo, ha avuto un ruolo nel salvare ebrei in fuga dalle persecuzioni razziali. Invece quindi di farsi trasportare dal pessimismo e dalla risposta a domande retoriche come questa: perché l’uomo è giunto ad uccidere in quel modo, in nome dell’ideologia pazza di un pazzo, altri uomini, dotati di ossa, pelle, sangue, nervi, come lui? l’autrice ci vuole narrare la solidarietà nata tra gli uomini in uno dei momenti più cupi e tremendi della storia mondiale.

Il messaggio del romanzo è affidato all’altra protagonista, Hope, per la quale non è troppo tardi per recuperare il passato suo e della sua famiglia per poi voltare pagina nel presente e sperare in un futuro migliore, come scrive in una lettera la nonna alla nipote.

“Voglio che tu impari ad aprire il tuo cuore. Io ho tenuto serrato il mio per tutti questi anni perché ero spaventata, ed è stato un errore. La vita è una serie di opportunità, e devi avere il coraggio di afferrarle prima che gli anni ti passino accanto senza lasciarti altro che rimpianti… Impara a lasciarti amare dalle persone, mia Hope, perché meriti quell’amore. Impara ad amare liberamente. L’amore è più potente di quanto non immagini… Quello che desidero per te, cara Hope, è una vita vissuta pienamente. Una vita vissuta liberamente in questo paese che ti permette di essere ciò che sei. Una vita vissuta sapendo che Dio esiste ovunque tu sia; vive tra le stelle.”

In questa lettera è racchiuso tutto il romanzo e i temi che vi sono stati affrontati: l’amore per il quale bisogna prepararsi sempre senza spaventarsi; il paese, cioè l’America, dove il sogno di essere liberi  di essere quello che si è diventa realtà; Dio, che con qualsiasi nome  venga chiamato esiste  lassù nel cielo, finché ci saranno le stelle. Un messaggio d’amore e di pace, di universalità e di dialogo interreligioso è quello che Kristin Harmel vuole donarci attraverso le vicende di Rose e di Hope, protagoniste di questo romanzo. Le persone devono apprendere e capire ciò che le accomuna l’una con l’altra. Tutti devono apprendere e far loro proprio il concetto di unità, mentre osservano la sera il cielo pieno di stelle, finché le stelle saranno in cielo: la promessa d’amore continuerà a vivere, l’amore trionferà nel tempo.

 

Written by Maria Romagnoli Polidori

 

 

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