Intervista di Pietro De Bonis a Daniela Lojarro ed al suo “Il Suono Sacro di Arjiam”

«È al cammino che hai davanti che devi guardare, non a quello che hai già compiuto. Il Suono Sacro è la Conoscenza. In esso troverai la via per sollevare il velo che nasconde la verità immutabile.»

Per il regno di Arjiam si profila una terribile minaccia: il nobile Mazdraan, Primo Cavaliere del Re, ha scoperto che, impadronendosi del Cristallo del Tempo, potrà controllare le vibrazioni del Suono Sacro, il principio creatore dell’universo, e mutare a suo piacimento la Legge che regola il ciclo della vita.

Il cammino di Fahryon, neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, sembra incrociarsi per caso con quello di Mazdraan, dell’anziano saggio Tyrnahan e di Uszrany, Cavaliere dell’Ordine militare del Grifo. Durante la sua iniziazione ai misteri del Suono Sacro però, Fahryon comprenderà il suo ruolo nella vicenda in cui si è trovata coinvolta e, dopo averlo coscientemente scelto, riuscirà a trasformare le sue apparenti debolezze nell’arma vincente per impedire che il Mondo precipiti nel caos.

Daniela Lojarro è nata a Torino. Inizia da giovanissima inizia gli studi musicali (pianoforte e poi canto con il celebre M° Carlo Bergonzi). Dopo aver vinto alcuni concorsi internazionali, si è esibita sui più importanti e prestigiosi palcoscenici in Italia, in Europa, negli U.S.A., in Sud Corea, in Sud Africa. Alcuni brani che ha inciso sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese, «Il giovane Toscanini» di F. Zeffirelli e «I shot Andy Wharol» di M. Harron.

Il suo rapporto con la musica è viscerale e intenso, tanto che la stessa autrice ammette di aver imparato a parlare cantando e a leggere studiando i libretti delle opere che sentiva. La passione per la musica, quindi, si è mescolata a quella per la letteratura. Infatti, per conoscere la fonte dei libretti delle opere che amava, si è immersa nella lettura delle opere dei grandi romanzieri dell’Ottocento: Dumas, Verne, Hugo e Zola. Accanto a questi ha iniziato a divorare gli avventurosi romanzi di Emilio Salgari per poi passare finalmente alla letteratura fantasy.

Accanto all’attività concertistica, Daniela Lojarro dedica una parte del suo tempo a una forma di rieducazione della voce e dell’ascolto, l’Audio-Psico-Fonologia, per aiutare persone con difficoltà nello sviluppo della lingua sia parlata che scritta oppure attori, cantanti, commentatori televisivi, insegnanti, manager che, lavorando molto con la voce, possono attraversare periodi di stress vocale.

«Il Suono Sacro di Arjiam», edito da Edigiò, è il suo primo romanzo, presentato al Salone del libro di Torino nel 2009.

 

P.D.B.: Ciao Daniela! Benvenuta! Il Suono Sacro di Arjiam è il tuo primo romanzo, come ci vuoi dire di lui?

Daniela Lojarro: «Il Suono Sacro di Arjiam» è un romanzo fantasy che si svolge nel regno di Arjiam. In questo mondo il Suono crea e anima tutte le cose; la possibilità di praticare la magia scaturisce dalla capacità di ascoltare le vibrazioni del Suono Sacro e di accordarsi a esse tramite il canto. Questa è la magia, che io ho chiamato Armonia.
Arjiam è un regno di fantasia dal carattere tardo-medioevale, che ho cercato di rendere aderente alla realtà storica europea, caratterizzata da intrighi, lotte fratricide, da rivolte. Anche il tipo di società ricorda quella del periodo aureo delle Signorie italiane con la suddivisione in strati sociali artigianali, mercantili e nobili che si contendono il potere politico. I colori, così come i paesaggi e lo stile di vita sono di tipo mediterraneo. Amo molto il fantasy classico, incentrato sulle saghe nordiche; io, però, sono molto legata alle radici meditarranee della mia cultura e ho cercato di creare un mondo che si rifacesse piuttosto a questi miti e leggende. Quindi in Arjiam non ci sono né orchi, né troll, né elfi.
La storia è imperniata sulla figura di una giovane donna, Fahryon, neofita dell’Ordine dell’Uroburo, l’ordine di maghi che praticano l’Armonia. Fahryon si trova coinvolta nella lotta che oppone uno dei Magh più autorevoli e onesti del regno, Tyrnahan, contro Mazdraan, primo ministro del re. Mazdraan ha scoperto un modo alternativo per praticare la magia e la usa per controllare le menti delle persone: il suo scopo è di diventare il signore assoluto del mondo e poter addirittura sovvertire la Legge che regola l’Universo. Fahryon sceglie di affrontare una serie di prove che l’allontaneranno dall’uomo che ama, il Cavaliere Uszrany, per prepararsi alla battaglia finale contro Mazdraan.

 

P.D.B.: Ascoltando tutti questi nomi, mi viene da chiederti, da dove nascono?

Daniela Lojarro: Arjiam, come ho spiegato, è un regno mediterraneo nel senso più ampio del termine, un luogo che rappresenta, in maniera fantastica ovviamente, il crogiolo di popoli, di culture, di scontri e di scambi (entrambi a tutti i livelli politico e culturale) che è stato questo angolo di «mondo reale». Ho cercato di descrivere una parte di cultura, di tradizione che amo e che mi appartiene in maniera così profonda che è sgorgato naturalmente senza nemmeno doverci pensare a tavolino se non in una fase successiva di rielaborazione per correggere incongruenze. Così, ho fatto anche per i nomi: i personaggi e i luoghi hanno radici talvolta etrusche, talvolta egiziane o persiane o accadiche o arabo-semitiche.

 

P.D.B.: Daniela ho letto che ti sei esibita sui più importanti e prestigiosi palcoscenici in Italia e nel mondo, e che alcuni tuoi brani sono entrati nelle colonne sonore di diversi film, fra i quali «The Departed» di M. Scorsese. Sei una donna piena d’arte, vuoi parlarci un po’ di questo binomio insito in te tra letteratura/musica?

Daniela Lojarro: Letteratura e musica sono state per me unite fin dall’inizio: infatti, ho imparato a leggere sui libretti d’opera. Poi, mi sono divorata i grandi romanzi francesi, la tragedia greca o classica francese o il teatro inglese proprio perché molte opere liriche hanno come fonte quei testi, da Hugo a Dumas da Shakespeare a Eschilo. La musica mi ha permesso di viaggiare, d’incontrare altre culture e di conoscere persone meravigliose la cui esperienza, simpatia, umanità, rigore nel lavoro di preparazione e durante l’esecuzione e amicizia hanno lasciato in me un’impronta indelebile. Anzi! Direi che la bellezza e la profondità di questi scambi a livello sia artistico che umano sono stati per me come una linfa che ha fatto maturare il seme del mio talento musicale e anche del mio «essere» aiutandomi a diventare la persona che sono oggi. Sarebbe lungo l’elenco delle persone significative, non vorrei farlo perché di sicuro dimenticherei qualcuno e non sarebbe giusto. Certamente, però, il teatro è anche un mondo molto duro, in cui ci si imbatte in persone solo incentrate su se stesse, che si sentono superiori per il talento che hanno oppure che si servono della loro professione per esercitare potere, trasformando l’opera in una pura esibizione personale che non ha nulla a che vedere con l’Arte; ma quando si ha al fortuna di incontrare colleghi come quelli con cui io ho collaborato … Beh, è davvero un’esperienza esaltante e formativa sotto ogni punto di vista. L’atmosfera collaborativa e armoniosa che si crea durante i mesi di prove, poi, è sempre percepita dal pubblico che, catturato, a sua volta ci carica di energia positiva con l’estrema attenzione e concentrazione con cui segue lo spettacolo. Per me, è solo il diverso contatto con il pubblico a determinare la differenza tra letteratura e musica. Cantare, o fare musica, è una passione viscerale e universale da condividere con altre persone, sia colleghi sia pubblico, che a loro volta riescono a trasmetterti, con la tensione della loro attenzione e della loro partecipazione prima e con le manifestazioni di assenso dopo, le emozioni che la musica ha suscitato in loro durante l’ascolto. Cantare, o in generale fare musica, rappresenta uno scambio emozionale immediato che funziona oppure no. Leggere, o scrivere, è un piacere che si assapora in solitudine e solo a posteriori il lettore ti scrive per esprimere, anche calorosamente, le emozioni suscitate dalla lettura ma allora lo scambio diventa interessantissimo perché ogni lettore ha uno suo specifico interesse, una sua curiosità da soddisfare, una sua interpretazione. C’è chi si è innamorato di un personaggio detestando profondamente un altro, chi desidera sapere se quel personaggio tanto affascinate sia scomparso per sempre o se ci sia speranza di vederlo ricomparire di nuovo, chi chiede se per creare i miei personaggi mi sono ispirata a persone vere oppure quale sia il personaggio in cui mi rispecchio maggiormente. Ci sono critiche, per la maggior parte positive, ma alcune anche estremamente negative che mi hanno dato modo di vedere la mia creatura da un’altra ottica, portandomi a riflettere su molti punti che terrò ben presenti per il prossimo romanzo. Con alcuni lettori ho instaurato un rapporto di stima e di amicizia: ci scriviamo regolarmente su Facebook o Anobii, informandoci perfino delle rispettive famiglie o dei progetti di lavoro/studio. Si è creata attorno al libro una rete di solidarietà di amicizia, di stima e di calore umano incredibile che sicuramente mi ha sorretto e continua farlo di fronte alle difficoltà che incontriamo tutti noi emergenti per far conoscere il frutto della nostra fatica.

 

P.D.B.: Domanda un po’ bizzara, la musica ti aiuta a scrivere o lo scrivere ti aiuta a fare musica?

Daniela Lojarro: Non ascolto mai musica quando scrivo: automaticamente la mia attenzione si concentrerebbe del tutto sulla linea melodica, sul fraseggio o su uno qualsiasi degli aspetti tecnici dell’esecuzione. Però, ascoltare musica in momenti di pausa o semplicemente mentre cucino o studiare nuovi brani per un concerto è fonte d’ispirazione per scrivere: la musica stimola la mia fantasia.

 

P.D.B: Stai scrivendo un nuovo romanzo?

Daniela Lojarro: Ho iniziato un uovo romanzo, sempre fantasy, che prende le mosse da alcune situazioni e alcuni personaggi lasciati in sospeso nel primo. Ciò che m’interesserebbe sviluppare in questo nuovo libro è il conflitto tra culture antitetiche e la possibilità di arrivare a una comprensione, alla tolleranza reciproca vincendo le differenze.

 

P.D.B: Benissimo Daniela, dove possiamo reperire il tuo libro? Hai in vista presentazioni?

Daniela Lojarro: il mio libro si può reperire direttamente dall’editore http://www.edigio.it/scheda-libro2.asp?ID=244&collana=2, su IBS http://www.ibs.it/code/9788862052108/lojarro-daniela/suono-sacro-di-arjiam.html , e su su libreria universitaria italiana dove è in offerta http://www.libreriauniversitaria.it/suono-sacro-arjiam-lojarro-daniela/libro/9788862052108.

 

“Quando un’intervista vista l’ora è appena finita, una nuova intervista è appena iniziata. Un’intervista per amare, per sognare, per vivere…”

Written by Pietro De Bonis, in Marzullo

https://www.facebook.com/pietrodebonisautore

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: