We Are Nobody, album dei The Chap – recensione di Daniele Mei

We Are Nobody” – The Chap – 2012 LoRecordings

 

We Are Nobody

Certo, fare una recensione, e soprattutto la recensione RECDM001 ( o 000) del sottoscritto, dopo aver assistito ad un concerto infuocato del suddetto gruppo, lascia quel filo di partigianeria che ci vuole per avere lo slancio di dire: “Cazzo che gruppo!, cazzo che disco!

E il disco lo conferma appieno, già dall’artwork. Un digipack quanto mai essenziale e che racchiude nell’immagine di copertina un messaggio diversamente interpretabile: il preservativo che trattiene senza scampo noi, la nostra fantasia e i nostri sentimenti, ed un ago, che il gruppo ti offre per poterlo bucare e farci uscire tutto e tutti con la forza esplosiva di “Rhythm king”, il primo pezzo con un basso incalzante, libertà espressiva (post) pop allo stato puro, art funk, homemade dance; potrei citare molti riferimenti, ma non lo farò, come suggeriscono loro stessi: “We are nobody” (“Noi non siamo nessuno”) tanto che al secondo pezzo si stupiscono pure loro di come sono bravi, “What did we do?”, (“Cosa abbiamo fatto?”). La vorrei per correre spensierato in un tramonto d’inverno gelido sulle spiagge innevate.

The Chap

Il dischetto scorre, bello, non un momento di rilassamento, fino ad un punto cruciale, inizia la magica title track: eterea, fantastica, suono sospeso nel tempo. La canzone dell’anno, quella da inviare nello spazio per comunicare con gli alieni prima del 12 dicembre!

Questo è un disco che dovrebbe stare in classifica, e magari ci riesce, troppo bello, troppo sopra la media per non riuscire nell’impresa, ma siamo in questo mondo corrotto e finto, questa è musica vera, e loro sono The Chap che, non essendo nessuno, difficilmente accontenteranno la mia brama di giustizia sonora.

C’è tanta roba in “We are nobody”, tante idee, tanti dettagli, tante canzoni, e so che salirà ad ogni ascolto, perché è un disco a tratti immediato ma complesso nell’insieme, che accontenta tutti: questi sono artigiani, e come tali lavorano di cesello per creare raffinati bijou.

The Chap

Ci sono anche momenti di tiratissimo punk rock, anche se a modo loro, “Hands free“ è pogo allo stato puro, mantra ossessivo. “Dammi la mia vita,  dammi la mia morte o la mia resa” (spero di aver sentito bene), da ballare a testa bassa per non farsi schiacciare dal muro sonoro di Johannes von Weizsäcker e soci.

Questi artigiani fanno tanto con poco, ormai sono anni che suonano, si son formati nel 2000 e hanno alle spalle svariate registrazioni, tra ep, split, mini album, singoli e dischi ufficiali, “We are nobody” esce subito dopo il resoconto di una carriera folle, entusiasmante, piena di perle ma sempre  comunque nell’ombra: la raccolta si chiama “We are the best”, ad anticipare l’uscita del nostro, il loro quinto lavoro sulla lunga distanza.

E io rido, tutti a parlare e sparlare impropriamente, offendendo l’intelligenza delle persone, di celentano, della farfalla di belen e della fine dei Marlene, fottutissimo sanremo! Mentre io scopro un capolavoro del genere e godo nel fruirne: “Che la noia e l’ignoranza sia con voi!”, ma tanto, noi, non siamo nessuno.

 

Written by Daniele Mei

 

 

 

Info:

Sito The Clap

My Space The Clap

 

9 thoughts on “We Are Nobody, album dei The Chap – recensione di Daniele Mei

  1. ottima recensione, un mix di perfezione stilistica e conoscenza musicale del genere. Solo un ascolto attento e raffinato può “aiutare” a districarsi in recensioni di questo tipo. E il commento finale, tanto critico quanto privo di banalità, esalta il gusto dell’ascolto di vera musica e l’abbandono delle attuali e sterili polemiche sanremesi

  2. ma che dire … fantastici, molto originale..mi piace Daniele come li definisci, artigiani .. si artigiani del sound ma con un tocco di raffinatezza. bravo Daniele per la tua recensione hai colto l’essenza musicale che sprigiona ascoltando il pezzo !!!

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