Resoconto di Claudia Aru del primo "Festival della Merda"

Sì sì, si chiama proprio così. Questo festival è la risposta chiara e sincera ad un sistema artistico che troppo spesso tocca punte di esaltazioni ingiustificate , di immorali auto-celebrazioni e di “cultorismi” di facciata.

Ispirato all’opera di Piero Manzoni, (si, quello della Merda d’artista), questo festival vuole fare in modo che i suoi partecipanti si ricordino di essere semplicemente e meravigliosamente se stessi , senza alcuna velleità di celebrità o immortalità.

In Sardegna siamo circondati da mirabili eventi , nati magari con le migliori intenzioni, ma che troppo spesso si dimenticano nella loro realizzazione , di un ingrediente fondamentale: l’arte.

Tutti a rincorrere l’articolo, la foto, l’hotel di lusso, la cena succulenta, l’ospite famoso, il party “dopo” , il giornalista, il finanziamento, il politico importante e “chi è quella bona?”, insomma, c’è sempre più fumo e sempre meno arrosto.

Il Festival della merda si è svolto al golfo della Marinella , a due passi da porto Rotondo e Golfo Aranci, in un angolo di paradiso dalle tinte rosa , granito e ginepri facevano da cornice ad un’acqua cristallina finalmente libera da bagnanti che si inizia a godere i primi giorni di solitudine dopo tanto fracasso.

Ed ecco la prima merda: la speculazione edilizia, la si può quasi toccare tanta ce n’è , parlo con galluresi doc che mi raccontano con dolore cos’abbia significato per loro vedersi scippare i luoghi dell’infanzia, sono parole che grondano dolore e sdegno ma hanno un retrogusto di speranza: “tanto la natura si riprenderà tutto“.

Proprio davanti ai miei occhi vedo l’esempio della merda, l’incarnazione della merda, l’apoteosi della merda: Villa Certosa. Inaspettatamente avrò modo di avvicinarmi il massimo che una donna non troia possa fare.

I miei compagni di avventura hanno una zattera, bellissima , a motore, saliamo in un paio di temerari, con noi c’è Gesuino Deiana,  che quelle terre ce le ha nelle vene, vuoi perché erano della sua famiglia, vuoi perché le ha vissute così tanto da esserne parte. Gesuino ci fa da guida, scatta foto, ci concede ritagli di vita e pezzetti di se  che conserverò gelosamente.

Guardiamo lo scempio edilizio, tubi che scaricano in mare l’acqua delle piscine e chissà che altro e poi arriva lei: Villa Certosa, vedo il porticciolo, i tetti e qualche costruzione, è sapientemente nascosta e ciò la rende ancora più arrogante. Scorgiamo un buco nella roccia: è lui, il bunker con l’accesso al sottomarino. La cosa che più mi sciocca è come una persona possa avere tanto potere, lui la farà sempre franca, “there’s nothing that money can’t buy, axcept for shit: it’s free!

Riportiamo la zattera al porticciolo, torniamo dai nostri amici, tutti che parlano tra loro , si scambiano idee, progetti, impressioni. Ci sono installazioni sparse e merda ovunque, l’hanno portata gli amici di ossi, è merda finta ma ha simboleggiato egregiamente ciò che doveva, hanno fatto un buon lavoro, insomma. Ho rivisto vecchi amici e ne ho incontrato di nuovi: musicisti di ogni genere, fotografi, performer, pittori, semplici curiosi “illuminati”.

Grazie Mario Pischedda, ero stanca morta, venivo da una serata, in totale ho fatto 7 ore di macchina per andare fin lassù e una cosa ti dico: ho fatto benissimo, ho accresciuto le mie conoscenze, ho parlato con persone che mi hanno, a modo loro, resa migliore, ho ascoltato, parlato, bevuto, fumato, mangiato, navigato,  mi sono indignata, divertita, ho riso, mi sono commossa, ho dato e ricevuto e queste sono cose che , tutte insieme, non accadono più spesso.

Oggi se chiedi in giro chi sia Piero Manzoni, non molti lo sanno, se chiedi chi è Picasso è decisamente più probabile che sia conosciuto. La storia dell’arte , però, ha dato ragione a Piero, è la sua impronta quella che rimane , quella voglia di dissacrazione, di genio fine a se stesso, di godimento per la creazione PERSONALE e senza scopo di lucro e non necessariamente COLLETTIVA  hanno sopravvissuto in salute ai freddi cubi che oggi riempiono i musei ma non la nostra mente e le nostre giornate. Ieri Piero sarebbe stato fiero di noi.

Il Festival della merda è cominciato e non lo fermerà nessuno. Ne sono certa.

Written by Claudia Aru

 Programma Festival della Merda QUI

 

Fonte:

Matriota

 

3 pensieri su “Resoconto di Claudia Aru del primo "Festival della Merda"

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