"Visioni" di Helmut Morganti, seconda posizione nella sezione B del Primo Concorso Oubliette

Non ho mai saputo mischiare un vero mazzo di carte/ i simboli restano incubi/ nell’arco del mio trascorso./ Dodici anni nell’eterno supplizio del manicomio/ osservando la sola pioggia cadere/ dalle urla dei matti.// Intanto i figli ed il loro amore/ drenano al centro delle mie fobie,/ nel momento in cui/ gli attimi vincono sul ricordo/ appannando il presente.// […]” – “Giocando con le carte prima del lungo riposo”

L’iniziale negazione annuncia la posizione netta dell’autore verso il presente, il non voler imparare qualcosa di relativamente semplice, il non poter mischiare le carte di un mazzo a causa dei simboli spaventosi delle stesse. La lirica prosegue con la scelta di alcune carte (fante, re e donna) da appendere al muro per bruciare in modo improvviso. Una follia racchiusa in un manicomio, una follia eterna che non può redimersi.

Visioni” di Helmut Morganti, edito nel 2009 dalla casa editrice Pentalinea Editore, si aggiudica la seconda posizione nella sezione B (libro di poesia edito) del Primo Concorso Letterario Nazionale “Oubliette” promosso dalla web-magazine OublietteMagazine e dalla Faster Keaton Produzioni.

La silloge poetica consta di 69 pagine suddivise in prefazione a cura di Gabriele Lastrucci e 54 liriche di differente estensione; è dedicata a tutte le persone che soffrono in silenzio. Helmut Morganti non si dedica solamente alla scrittura ma si occupa di fotografia (la foto di copertina de “Visioni” infatti è ad opera dell’autore), di riprese e di montaggio audio-video.

“Visioni” opera sul piano del quotidiano visto attraverso lo stato onirico con delle percezioni sfasate ed organizzate allo stesso tempo. Un dialogo autoreferenziale che arriva al lettore con sensazioni di stordimento, inizialmente, per poi penetrare facilmente nella psiche di coloro che sono maggiormente affini per cultura letteraria e per sensazioni quotidiane.

 

“Volti trafitti da mescalina in una stanza bianca/ il sapore della carne/ la lacerazione,/ aumentando le allucinazioni/ assieme al battito cardiaco.// Una lama trafisse la mente/ liberando idee/ come nonne ricurve/ liberavano lo zucchero a velo/ sui loro pensieri.// L’odio disperato contro la vita/ la psiche ricoverata nella noia parallela,/ fatemi gioire/ i capelli mi possono sorreggere// […]” – “Il cappio negli occhi”

Deliri portati dall’uso di sostanze stupefacenti, violenza sul corpo e sui pensieri, metafore che riportano al suicidio ed ancora alla pazzia del commettere l’atto sacrifico ma salvifico.

Il poetare di Helmut Morganti si mantiene immaginifico e tetro dalla prima lirica “Pensiero e ricordi sotto sedativo” sino all’ultima “Il nero vestito” attraversando tra le tante “Un uomo lontano abita il mio cervello”, “Peccando prima di comprendere Dio”, “La ricchezza della guerra”, “Il respiro della ventola”, “Le scimmie”. Il suo versificare non si scompone in nessun caso, scevro da facili figure retoriche fin troppo abusate ai nostri giorni.

Una donna di colore odorava la stanza di marmo,/ putrefarla ansimava nello specchio/ un piccolo angelo ricoperto di macerie/ promise di salvarla.// Ella amava vivere nel giardino violastro,/ amava anche le persiane mangiate dal trascorso del tempo/ mentre in città gli omicidi aumentavano.// L’ispettore insolito e sospirante osservava le pratiche/ nel suo ufficio dalle porte color alabastro.// La vedova sparse le provviste di carbone/ per tutta la città/ al tempo un fiume di lapidi stava tornando./ non era bastato il supplizio a provocare l’irrazionalità// odiata e slavata la vittima diventò/ il cancello di una civiltà futura.// […]” – “Il colore del sangue nero”

 

  Congratulazioni a Helmut Morganti per l’ottimo risultato!

Link diretto finalisti Primo Concorso Letterario Nazionale “Oubliette” QUI.

 

Written by Alessia Mocci

 

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