“Lo scrittore” poesia di Aldo Palazzeschi

“Lo scrittore”

Aldo Palazzeschi - poesia - Lo scrittore
Aldo Palazzeschi – poesia – Lo scrittore

Scrivere scrivere scrivere…

Perché scrive lo scrittore?

C’è modo di saperlo?

Si sa?

Per seguire una carriera come un’altra

o per l’amore di qualche cosa?

Chi lo sa.

Cultura e società

Amore della parola

per vederla risplendere

sempre più bella, lucida, maliosa,

né mai si stanca di lucidarla.

Per questa cosa sola

senza neppure un’ombra

della vanità?

Scrive con la speranza

di trovare una mano sconosciuta

da poter stringere nell’oscurità.

 

Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Giurlani (Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974), è stato uno scrittore e poeta italiano, padre della neoavanguardia. Inizialmente firmò le sue opere col suo vero nome, e dal 1905 adottò come nome d’arte il cognome della nonna materna, appunto Palazzeschi.

Nacque da una famiglia di agiati commercianti; per volontà del padre frequentò gli studi in ragioneria, dedicandosi poi all’arte e alla scrittura. Dalla seconda attività conseguì una ricca produzione letteraria che gli diede fama di rango nazionale. Tuttora viene considerato tra i maggiori poeti del Novecento.

Inizialmente firmò le sue opere col suo vero nome, e dal 1905 adottò come pseudonimo il cognome della nonna materna, appunto Palazzeschi. Dalla seconda attività conseguì una ricca produzione letteraria che gli diede fama di rango nazionale. Nel 1905 pubblicò il primo libro di poesie, I cavalli bianchi, per un editore immaginario, Cesare Blanc (che in realtà era il nome del suo gatto) con una sede immaginaria in via Calimala 2, Firenze. La raccolta avvicinava Palazzeschi al Crepuscolarismo tanto per lo stile quanto per i contenuti. Il libro fu recensito in modo positivo dal poeta Sergio Corazzini con il quale Palazzeschi iniziò una fitta corrispondenza, fino alla precoce morte del Corazzini avvenuta nel 1907.

Nel 1908 pubblicò, sempre presso l’immaginario editore Cesare Blanc, il suo primo romanzo di stile liberty dal titolo: riflessi, ricco di misticismo e religiosità decadenti per quanto concerne la prima parte, inaspettatamente fondato sul registro comico, della cronaca e del pettegolezzo mondano, per quanto riguarda la seconda. Seguì la terza raccolta Poemi, che avrebbe portato per la prima volta Palazzeschi ad un pubblico più ampio. In seguito alla lettura di Poemi Filippo Tommaso Marinetti rimase entusiasta, convinto della creatività di Palazzeschi e alquanto compiaciuto dell’uso del verso libero. Palazzeschi fu dunque invitato a collaborare alla rivista “Poesia”. Pubblicherà la raccolta di poesie l’Incendiario, dedicato “A F.T. Marinetti anima della nostra fiamma”, preceduto dal Rapporto sulla vittoria futurista di Trieste. Nell’estate il volume venne sequestrato a Trento per gli accesi toni interventisti della prefazione. Nella raccolta si ritrova lo scherzoso componimento E lasciatemi divertire, dove il poeta si immagina di recitare la poesia davanti ad un pubblico costernato e scandalizzato.

(Fonte biografia: wikipedia)

 

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