“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” poesia di Cesare Pavese

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” oltre ad essere una poesia di Cesare Pavese è anche il titolo della raccolta omonima pubblicata postuma nel 1951, un anno dopo la morte del poeta.

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

Cesare Pavese Verrà la morte e avrà i tuoi occhi citazione
Cesare Pavese Verrà la morte e avrà i tuoi occhi citazione

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.

 

Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.”

 

22 marzo 1950

 

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano.

Dalla biografia di Cesare Pavese sappiamo che s’infatuò di svariate donne nel corso della sua vita ma che non riuscì ad instaurare un rapporto solido e soddisfacente. Così come si evince dall’ultima lettera all’amata Pierina (pseudonimo per Romilda Bollati, sorella dell’editore Giulio Bollati) scritta prima del suicidio avvenuto il 27 agosto 1950 in una camera d’albergo a Torino:

“[…] Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio, e che ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo? E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto, ho avuto i nervi sempre tesi e la fantasia pronta e precisa, e il gusto delle confidenze altrui? E che sono al mondo da quarantadue anni? Non si può bruciare la candela dalle due parti – nel mio caso l’ho bruciata tutta da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto.”

[…] io stesso mi sono fermato pensiero davanti ai veri o presunti canzonieri costruiti (Les Fleurs du Mal o Leaves of Grass), dirò di più, anch’io sono giunto a invidiarli per quella loro vantata qualità; ma al buono, al tentativo cioè di comprenderli e giustificarmeli, ho dovuto riconoscere che di poesia in poesia non c’è passaggio fantastico e nemmeno, in fondo, concettuale.” ‒ tratto da “Il mestiere del poeta”

 

Info

Il ritratto nella foto in rilievo è un’opera di Tullio Pericoli

 

Altre opere di Cesare Pavese presenti su OublietteMagazine:

Due sigarette

“Piaceri notturni”

“Estate”

“Dialoghi con Leucò”

 

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