Pubblicato il

Sara Jane Ceccarelli domina il palco ed il pubblico al Lanificio 159: passione in musica

“Story of a girl who want to record an album” il titolo – o meglio il sottotitolo – dell’album ci porta di fronte al desiderio, all’obiettivo, mostrando la caparbietà, la forza struggente, la tenacia, il volere volare di una donna, di un’artista piena di passione, vitalità, del sangue caldo che le scorre nelle vene, assieme all’indie, alla musica – pardon… Musica – che è figlia del suo background, delle sue esperienze, della sua vita, dei suoi sogni.

Colors - Sara Jane Ceccarelli

E siamo fortunati a poter assistere a tutto questo… a poterci confrontare, accogliere tutto ciò che Sara ha voglia di farci sapere, di donarci, di condividere col pubblico.

Un live magico, incantato. Come se ne vedono pochi, di questi tempi…

Sara Jane Ceccarelli domina il palco ed il pubblico, catturandone anima ed attenzione, quasi che fosse una comunione di spiriti che s’intrecciano, s’infiammano, s’infuocano rapidi per tutte le quasi due ore di concerto.

Sara è fantastica: come una novella cantastorie, sa quando, come e perché dire. La tracklist delle canzoni eseguite non è scelta a caso: si parte con Rescue Yourself“, brano intenso, carico, vibrante, per poi arrivare a “Be Human in cui ti sciogli, prendi coscienza di ciò che ti circonda, di chi sei, di perché sei. Di cosa sei.

Passando per “The man who drew bodies in the water“ altro formidabile pezzo che tocca e scalda il cuore dentro. Sara Jane che tiene banco, non cede di un millimetro e modula le corde vocali che madre natura le ha dato, illuminandoci radiosa: la luna è in cielo, seppur ridotta in uno spicchio. Sara stasera ne è stata l’altra metà, presente sul palco del Lanificio 159 durante la serata del 15 dicembre.

Solo per noi. Lanificio che non è un palco ma IL palco, della scena live romana: tanti gli artisti ospitati dalla sua apertura, a questa parte, tutti incredibilmente validi, proponendosi così come punto fermo della cultura musicale romana ed italiana tutta.

Sara Jane Ceccarelli - Lanificio 159

Sara prosegue il concerto con “Colors” trascinando il pubblico presente con sé, rapendone l’attenzione e regalando sentimenti, passioni, ferocia a piene mani, senza trattenersi.

Si prosegue, poi, con “Winter Lady” altro pezzo che fa parte del nuovo album “Colors”, per la giovane etichetta “IColors”. Sara canta ed incanta in un live event che sconvolge piacevolmente con la sua voce calda, penetrando muri, carne, ossa e cuore.

Accompagnata da musicisti abili e capaci, il live di Sara Jane Ceccarelli scorre veloce: è acqua per la nostra anima, quasi come se avessimo camminato in pieno deserto per un giorno intero. Ne abbiamo bisogno. Bramiamo che scorra in noi. Che ci disseti di sentimenti.

E Sara Jane Ceccarelli lo sa. La sua voce lo sa. Il suo cuore lo sa.

Potente, Sara graffia, irrompe in te, chiedendoti permesso. E tu l’accogli ed apri la porta del tuo io. È uno scambio di energie, un fluire possente, poderoso tra i presenti e la stessa Sara. La musica fa il resto…

 

Data: 15/12/2016

Orario: 21:30

Luogo: Lanificio  159 – Via di Pietralata 159 – 159/A

 

Written by Stefano Labbia

 

 

Pubblicato il

“Flautissimo 2016”: la musicalità dell’esser vivo, sino al 27 novembre al Teatro Palladium, Roma

Quando possiamo dirci veramente vivi? Quando siamo felici. Contenti di respirare. Coi brividi. In estasi. Tante le sensazioni ed i modi di provarle.

 

Flautissimo 2016

L’amore ad esempio è una di queste.

L’altra, a mio parere, è la musica. Seconda arte che sa esprimere mille emozioni, mille preziose sensazioni solamente con pochi suoni.

Con pochi attimi. Con pochi movimenti.

Nella serata del 26 Novembre, la luna era in cielo a rischiarare l’atmosfera preziosa ed incantevole di una Roma di altri tempi.

Il tocco finale ad una nottata memorabile, l’ha regalato “Flautissimo” con l’esibizione sinfonica di Riccardo Ghiani al flauto, Francesca Carta al pianoforte e di Silvia Careddu (Flauto) e di nuovo Francesca Carta (pianoforte) che, all’interno della splendida cornice del Teatro Palladium, hanno portato emozioni delicate ma a tinte forti, eseguendo brani di innato sentimento.

Sonate tratte da opere di Gade, Roussel e Boehm – cui sono seguiti brani di Debussy e Reinecke – fanno parte delle perle musicate da una doppia coppia piena di delicatezza e personalità al tempo stesso.

Poesia per le orecchie e per l’anima, quella che per più di un’ora circa ha intrattenuto i presenti, deliziandoli con brio e attimi di vera e propria passione.

Silvia Careddu

Serata che si è andata ad incastonare in una due giorni – partita con due concerti eseguiti da Giulio Francesconi al flauto e Sara Matteo al pianoforte, che hanno poi ceduto il palco a Davide Chiesa (flauto) dove Sara Matteo era di nuovo al piano – d’eccezione, dedicata al flauto e ad “un viaggio segreto della musica/miti in controlucecome riporta il sottotitolo della manifestazione musicale.

Manifestazione che avrà il suo culmine nella giornata di domani dove sul palco si alterneranno Felix Renggli (flauto) e Irene Veneziano (pianoforte) nel concerto delle ore 15:30 che vedrà i due impegnati in due sessioni dedicate a Schumann e Reinecke. Irene Veneziano che suonerà, a seguire, con Andrea Manco (flauto) il “Trockne Blumen” di Schubert.

Ore 17:30: sul palco del teatro vedranno esibirsi nel concerto dal titolo “L’apoteosi di Ercole” Juliette Hurel (flauto) e Francesca Carta (pianoforte) cui seguiranno, per la direzione del Maestro Paolo Totti, Andrea Oliva (flauto solista), Annamaria Lanciani (Ottavino), Luigi Rodorigo, Mauro Baiocchi, Martina De Longis, Marcella Piccinini, Chiara Pacifico, Marco Bruni, Alberto Massari, Fabrizia Urbani (flauto in do) unitamente a Ennio Incerto, Francesco Maione (flauto in sol) e Giulia Cellini, Ida Paris, Giampaolo Macrì, Laura D’Amico (flauto basso). Completa la formazione Francesca Grosso al flauto contrabbasso.

Seguono due mini concerti che vedono protagonisti Debussy e nuovamente Schubert alle 19:30, musicati da Paolo Taballione (flauto) e Gesualdo Coggi (pianoforte).

Emmanuel Pahud

Verranno infine eseguite alcune arie di Mahler e di Von Weber, portati in scena da Emmanuel Pahud al flauto e Francesca Carta al pianoforte. Un’esperienza da vivere per librarsi nell’aria e nelle arie orchestrate.

Da notare che sul palco, per il concerto delle 18:30 di Sabato 26 si sono alternate due coppie, nella fattispecie Marco Caroli al flauro e Irene Veneziano al pianoforte (Von Koch, Martin, Jòhansson e Jolivet) e Alice Morzenti (flauto) e nuovamente Irene Veneziano al piano che hanno eseguito brani di Roussel, Ravel e Hindemith.

 

Flautissimo Musica 2016 – Teatro Palladium – Piazza Bartolomeo Romano 8, 00 154 Roma

Biglietti: 18 euro (intero) e 15 euro (ridotto)

Accademia Italiana del Flauto – Via Ferruccio 28 B – 00185 Roma

 

Written by Stefano Labbia

 

Info

Facebook Flautissimo Festival

Sito Accademia italiana del Flauto

segreteria@accademiaitalianadelflauto.it

0644703290

 

Pubblicato il

Fireyed & Irradia live @Let It Beer di Roma: catarsi e hard-heavy alla massima potenza

Fireyed & Irradia: un live potente, massiccio, a tratti violento quello che si è svolto, ieri 30 novembre, al Let It Beer di Roma, locale con la migliore selezione di birre e una vasta programmazione live che comprende moltissimi generi musicali: dal rock al funk, dal cantautorato al folk, passando per il metal e l’hard rock, finendo con le sigle dei cartoni animati!

Let It Beer Roma

Il live di ieri è stato energico, travolgente, isterico. Ma anche provocante, possente, esplosivo.

I giovani Irradia prendono possesso del palco mostrandosi una vera forza della natura cui seguono gli energici e provocanti Fireyed.

Un mix multi genere davvero ben calibrato e congeniato. Il pubblico, in clima pre Halloween, si è scatenato al ritmo dei successi delle due band come Big Monkey” (Fireyed) e “Going Away” (Irradia) per una serata all’insegna della buona musica.

Irradia, brillanti possessori di voracità e vivacità, hanno tinto il palco di suoni e colori, vibrando e scuotendo anime e coscienze, con le loro chitarre graffianti ed i loro corpi in delirio.

Live che poi si è concluso in bellezza con i Fireyed direttamente da Londra e con un live in programma per oggi 31 ottobre a Caserta al Diesis.

Palcoscenico importante, quello del Let It Beer dove in passato si sono esibite alcune delle band e dei cantautori/cantanti che hanno lasciato il segno sulla scena romana, negli anni a venire.

La band dei Fireyed ha eseguito i loro brani più famosi, tra cui l’elettrica “Shake Me”, la dolce “Ill Be Waiting” e la sinuosa “From the ground floor”.

Fireyed & Irradia - Roma

Fireyed che rispondono al nome di Valentino Moser, Paco, Frank McLii e McFläy: figli dell’hard-heavy rock non poi tanto segreti.

Pubblico scatenato anche per gli Irradia, (al secolo Voce: Bruno Falconi, Chitarra: Ivo Di Marco, Basso: Mattia “chuck col bass” Ceccarelli Batteria: Luca Buonfiglio) band giovane e dal suono alternative metal inviperito che ha proposto alcune delle tracce più significative del loro percorso artistico come l’alternativa “Never Been Wronger”, la caotica “Right Now” e la spumeggiante “Blood Signs”.

Un concerto, quello del 30 Ottobre, indimenticabile per chi ha avuto il piacere e l’onore di assistervi: due band in fermento su un palco che non delude mai le aspettative.

Due band che devono ancora completare il loro percorso artistico ma che, indubbiamente, possono e sono capaci di dire la loro.

Concerto importante, quello al Let It Beer. Pregno di buona musica, acida e velenosa.

Insomma… Come avete potuto perdervelo?!

 

Written by Stefano Labbia

 

 

Info

Facebook evento

Facebook Lei It Beer

Facebook Fireyed

Facebook Irradia

Soundcloud Irradia

 

Pubblicato il

Karel Music Expo: un’esposizione di musiche di ricerca nel Giardino sotto le Mura ed al Teatro Civico di Castello a Cagliari

Karel Music Expo’ è un festival che si svolge nel pieno centro di Cagliari, ha avuto come ogni anno la location principale nel bellissimo Teatro Civico di Castello, quasi sopra il Bastione Saint Remy, dove si svolgono i concerti principali.

Ultra Violent Rays

Oltre ai concerti nel teatro, quest’anno si è scelta un’altra bella location, molto centrale, nel Giardino Sotto le Mura, a poca distanza dalle vie del centro pedonale della città.

Ormai giunto al decimo anniversario, l’evento ha la caratteristica di voler essere più un’esposizione di musiche di “ricerca” che un vero e proprio party.

La tre giorni parte subito con un nome di punta interessante, Steve Wynn, fondatore e cantante dei Dream Syndacate, gruppo fondamentale dell’underground americano degli anni ottanta e capostipite del sottogenere paisley underground. Wynn delizia il pubblico con il suo concerto acustico, che alterna suoi cavalli di battaglia ad alcune cover  (Elvis Costello e Nick Cave). Intrattiene il pubblico pure al banchetto del merchandising con un’estemporanea canzone dei Creedence Clearwater Revival, Who’ll stop the Rain, dedicata alla pioggia che sembrava dovesse essere l’incomodo della serata.

Degno di nota nel primo giorno Mario Nardi & Usde. Carine ma niente più le Fuzzhoneys, maltesi. Prescindibile Adam Miller.

La seconda serata, quella del venerdì, si apre con la notizia che Stuart Braithwaite, chitarrista dei Mogwai e dei Minor Victories non sarà dei nostri, un problema di salute non lo farà sbarcare in Sardegna per il Karel. Ma a tenere banco ci sono l’impeto e il muro di suono dei pesaresi Soviet Soviet.

Fuzzhoneys

Un pugno in faccia del quale sentivamo il bisogno. Son stati il gruppo che ha fatto smuovere qualcuno del pubblico portandolo a ballare ai piedi del palco, rompendo quello spesso vetro immaginario che ci divideva dai musicisti. Post punk diretto, senza fronzoli, molto curato, con cavalcate inarrestabili e qualche momento più psichedelico.

Segue subito Wrongonyou, interessante anche se meno d’impatto, forse anche per la somiglianza troppo marcata con il suo ispiratore Justin Vernon che tutti conosciamo come Bon Iver, sicuramente perché dopo il bombardamento sonoro dei Soviet Soviet non sarebbe stato facile per nessuno esibirsi in solitaria con solo chitarra, seppur amplificata ed effettata. Da dire che alcune canzoni son state molto belle.

L’anticipazione ai Giardini sotto le Mura è stata davvero piacevole, con gradevoli performance nelle quali hanno spiccato sicuramente quelle di Carlo Addaris, ex Colazione Freak, anch’esso in procinto di pubblicare un album (dal titolo Metamorfosi) e quella dei losangelini Ultra Violent Rays, duo trip hop, dove la possenza del drumming di Greg Gordon era accompagnata dalla splendida voce e dal basso di Cooper Gillespie. Momento inaspettato e molto intenso nella cover di Rooster degli Alice in Chains.

Si arriva in scioltezza all’ultima serata, l’orario non aiuta, quindi, persi i primi due concerti ai Giardini sotto le Mura, vedo con piacere qualche pezzo dei polacchi Pola Rise, con l’ipnotica voce della cantante che sembra rubata a Bjork.

L’attesa è però tutta per le due performance del Teatro Civico, KIku&BlixaBargel&BlackCraker e Sorge.

Blixa Bargeld

I primi, duo elettro pop con sfumature virate al jazz proveniente dalla Svizzera, composto dalla tromba e dall’elettronica di Yannick Barman e dalla batteria di Cyril Regamey ma coadiuvati dal vivo dalla chitarra di David Dyon, dal rapper underground Black Cracker ma soprattutto dall’eccezionale presenza di Mr. Einsurzende Neubauten Blixa Bargeld.

Suonano in modo splendido, soprattutto nei momenti più tirati, dove si dimostrano compatti e con un sound molto spesso, un po’ meno incisivi nelle dilatazioni, e accompagnano bene il flow di Black Cracker portandoci in atmosfere da colonna sonora cinematografica.

Poi arriva lui, Blixa, che da dimostrazione dell’ingombro e dell’eccessività di un personaggio come lui. Il siparietto per un problema tecnico, per quanto potesse ad alcuni risultare sgradevole, fa parte delle piccole cose che contribuiscono a costruire l’aria maledetta di un monumento del rock più colto e lontano dall’idea di popolare qual è.

La magia, arriva dopo la tensione, e il suo declamare versi, ululare, in modo veramente arrabbiato, aveva il potere di assorbirti e di farti entrare all’interno dell’esibizione, di non lasciarti respiro, spazio. Un carisma inarrivabile, sdraiato in terra, con quel suo abito nero luccicante, con l’aria stravolta, forse ubriaco, o forse solo immerso in un personaggio dal quale non riesce a uscire. Disturbante, bello, valeva da solo il biglietto.

Emidio Clementi - Sorge

Ciliegina sulla torta Emidio Clementi, col suo progetto Sorge, degno seguito o parallelo dei Massimo Volume, che con il suo spoken e il suo piano malinconico e scordato ci sbatte in faccia una realtà che abbiamo negli occhi e che decifriamo solo a tratti. Poesia moderna, esibizione statica ma viva, introspettiva, ma lui fa ciò che è, e lo fa bene. Come conclude una sua canzone: “Dio ci assolva, speriamo che non sia stanotte”.

Bella tre giorni in attesa di Tommy Emmanuel che arriverà il 14 ottobre all’auditorium del conservatorio a concludere la parte musicale e che comprende diversi eventi correlati extramusicali.

 

Written by Daniele Mei

Photo by Emiliano Cocco

 

 

Info

Programma Completo

 

Pubblicato il

Lezioni di rock con Ernesto Assante e Gino Castaldo: David Bowie a Villa Ada, Roma

Un portatile, un tablet e due smartphone. Lavorano così, Ernesto Assante e Gino Castaldo, quando si vestono da professori.

 

Lezioni di Rock

Danno lezioni: lezioni di rock. Il 12 Luglio, a Villa Ada a Roma, edizione “L’isola che c’è”, hanno insegnato Bowie. Il Duca Bianco, la cui morte ha lasciato un vuoto indimenticabile, è stato salvato dalle tenebre dall’indifferenza, con una serata omaggio.

Si fanno da spalla a vicenda, sul palco si alternano. Si prendono in giro, sono allegri, spigliati, competenti, a volte un poco didascalici. La coppia, inseparabile, ha raccontato la poliedricità dell’artista Bowie, l’ecletticità dell’uomo, Bowie.

Bowie è morto più volte, amava cambiare personaggi, cambiare stili, ci ha insegnato a cambiare mentalità“, eliminando gli stereotipi dalla mentalità collettiva, studiando ogni mossa e non liberandosi mai del suo essere. Amava l’arte, l’arte del pop, e già nei primi anni di carriera aveva sperimentato più d’un campo artistico: all’epoca mischiare i generi era piuttosto complicato.

Ma l’attività di mimo, vivissima negli anni Sessanta, unita a quella di cantautore fu l’eccezione che confermò la regola. Una regola presto infranta dal passare del tempo, evidente soprattutto negli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80.

Lezioni di Rock

È un pioniere delle maschere, del mimo, del trucco, è schiavo, spesso, di vestiti luccicanti e alti zatteroni. I repentini cambi di abito come di sound e di arrangiamenti, rimangono nella memoria di chi li ha avvertiti e vissuti come propri.

L’egocentrismo più raffinato, l’estetica per l’estasi. Perdersi, per Bowie, è il punto di partenza. Perdersi, poi, nella droga, diventa una forma mentis che lo porterà a periodi insonni e deliranti.

Dissimulatore dell’amore, lasciava trasparire una non calanche di costumi e di regole: si sposò Mary Angela Barnett: “Ho conosciuto mia moglie, perché frequentavamo lo stesso uomo”, celebre avanguardista dell’omo-bisessualità: “A volte non ricordo chi sia l’uomo tra me e mia moglie”.

Allusioni che sono anche le notevoli metamorfosi, tutti i “Changes”, che hanno origini antiche ed attingono da Apuleio, Ovidio fino a Kafka.

Lezioni di Rock

L’incontro si è svolto facendo interagire i racconti e la narrazione della biografia del cantautore, video inediti, aneddoti. Bowie è stato l’icona di un cambiamento radicale della storia del rock e della società britannica. Un “Pantheon”, del rock, hanno suggerito Assante e Castaldo.

Della sua morte e dell’album uscito pochi giorni prima della sua scomparsa, ne abbiamo parlato in un articolo di febbraio.

Ci si chiede ancora: se Bowie ora viaggia tra le stelle, sarà considerato davvero “Starman”?

 

Written and Photo by Elisa Longo

 

 

Info

Sito Villa Ada

 

Pubblicato il

U2 a Torino: grande spettacolo per la seconda tappa italiana del tour europeo del 5 settembre 2015

“If there is a light/ You can always see/ And there is a world/ We can always be/ If there is a dark/ Within and without/ And there is a light/ Don’t let it go out/ And this is a song/ A song for someone/ This is a song/ A song for someone.” (Da “Song for Someone”)

U2 - Tour 2015

Sabato 5 settembre 2015: sono le ore 20:30 quando gli U2 giungono sul palco del Pala Alpitour di una già calda Torino che da ore (c’è chi era in fila dalla notte prima per aggiudicarsi i migliori posti nel parterre) attendeva di godere della voce e del carisma di Bono e dei suoi ormai rodati musicisti.

Oltre 13000 gli spettatori presenti al concerto della seconda data torinese (la prima venerdì 4) del tour europeo “Innocence+Experience” rinominato il tour indoor in quanto, dopo anni, all’interno di palazzetti. Questo avrebbe dovuto favorire la qualità dell’audio ma così non è stato. Sembra infatti ci siano stati alcuni problemi al riguardo entrambe le serate. Pare che Bono abbia detto sia dipeso dalla voce troppo elevata del pubblico rispetto ai concerti precedenti. Ma poco importa. Neppure questo piccolo intoppo ha potuto pregiudicare un concerto che non poteva che essere spettacolare.

People have the power di Patti Smith ha funto da preludio all’entrata di Bono, David Howell Evans in arte The Edge (chitarrista), Adam Clayton (bassista) e Larry Mullen Jr. (batterista), che subito sono partiti con The Miracle (Of Joey Ramone), dedicata allo scomparso leader dei Ramones (New York, 19 maggio 1951 – New York, 15 aprile 2001). Hanno seguito “Out of control”, “Vertigo” e così via per un totale di 25 canzoni in un crescendo di suoni, luci, emozioni.

Dai brani dell’ultimo album (“Songs of Innocence”, 2014) ai successi storici come “Sunday Bloody Sunday” (con una splendida e suggestiva coreografia corredata dai colori della bandiera dell’Irlanda), “Desire”, “Angel of Harlem”, “October” (da ventisei anni non veniva performata in un loro tour)  “Where the Streets Have No Name”, “Pride (In the Name of Love)”, “With or Without You”, “City of Blinding Lights” , “Beautiful Day”, “I Still Haven’t Found What I’m Looking For”. Quest’ultima ha chiuso la serata portando sul palco, a sorpresa, Zucchero. Peccato che il duetto sia durato solamente poco più di qualche minuto.

U2

Ma non è tutto. Durante “Mysterious Ways” Bono ha fatto salire sul palco una ragazza napoletana la quale, con disinvoltura ed emozione tangibile, ha ballato con il leader della band irlandese. Per la canzone successiva, “Desire”, sono invece stati fatti salire due ragazzi che hanno suonato la batteria, uno che ha suonato la chitarra (che gli è stata regalata prima di scendere dal palco) ed un altro che ha duettato con Bono con una voce di tutto rispetto. Si sarà trattato di persone chiamate lì sul momento o di qualcosa di preparato? Si propenderebbe per la seconda ma in ogni caso è stato un momento molto bello e particolare della serata.

Non sono poi mancati i messaggi di Bono riferiti alla guerra in Siria, all’accoglienza dei rifugiati e ai morti per HIV (questione portata avanti in modo particolare con questo tour). Piccoli inframezzi hanno inoltre mostrato video riferiti a questi. La parte più sociale del concerto ha mostrato diverse assonanze con lo spettacolo “The Wall” di Roger Waters: simili le coreografie, i suoni e i messaggi. Non è infatti mancata neppure una proiezione dei resti del muro di Berlino.

Ancora una volta la rock band più famosa del momento (e praticamente dai loro esordi) non ha deluso e Bono ha ricordato quale animale da palcoscenico sia.

Un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita e possibilmente più di una volta: prima di lasciare Torino gli U2  hanno dichiarato di essere dispiaciuti per le poche date in Italia e di voler tornare al più presto per dare la stessa possibilità ad altri fans.

 

SCALETTA:

      1. The Miracle (Of Joey Ramone)

        U2
      2. Out of Control
      3. Vertigo
      4. I Will Follow
      5. Iris (Hold Me Close)
      6. Cedarwood Road
      7. Song for Someone
      8. Sunday Bloody Sunday (acoustic version)
      9. Raised by Wolves
      10. Until the End of the World
      11. Invisible
      12. Even Better Than the Real Thing
      13. Mysterious Ways (w/ a fan on stage)
      14. Desire (w/ a fan on guitar, a fan sharing vocals, and 2 fans on drums)
      15. Angel of Harlem
      16. Every Breaking Wave (piano version)
      17. October
      18. Bullet the Blue Sky
      19. Zooropa
      20. Where the Streets Have No Name
      21. Pride (In the Name of Love)
      22. With or Without You

 

Encore:

        1. City of Blinding Lights
        2. Beautiful Day
        3. I Still Haven’t Found What I’m Looking For (with Zucchero) (with “Mother and Child Reunion” intro)

 

Written and photos by Rebecca Mais

 

 

Pubblicato il

Sold out all’Arena di Verona la prima tappa italiana dei londinesi Mumford & Sons del 29 giugno 2015

“Love was kind, for a time/ Now just aches and it makes me blind/ This mirrors holds, my eyes too bright/ That I can’t see the others in my life/ We too young, and heads too strong/ To bear the weight of these lover’s eyes/ ‘Cause I feel numb beneath your tongue/ beneath the curse of these lover’s eyes.” (“Lover’s Eyes”, 2012)

Mumford & Sons

Il 4 maggio 2015 è stato pubblicato il loro nuovo album, “Wilder Mind”, il terzo della loro carriera. I Mumford & Sons nascono a Londra nel 2007 e sono Marcus Mumford (voce, chitarra e batteria), Winston Marshall (voce, chitarra elettrica e banjo), Ben Lovett (voce e tastiera) e Ted Dwane (voce, basso e contrabbasso).

In questo tour sono presenti anche Chris Maas (batteria) e Tom Hobden (violino) del gruppo inglese Noah and the Whale.

Mentre i primi due album, “Sigh no more” (2009) e “Babel” (2012), contenevano brani di genere indie folk/ folk rock, con l’ultimo ci si è mossi maggiormente verso l’alternative e l’indie rock, scostandosi quindi dall’impronta american folk – bluegrass dei precedenti album ma regalando ai fans dei sounds altrettanto gradevoli e godibili.

Dopo aver attraversato gli Stati Uniti d’America, aver toccato il Canada ed esibitisi in Belgio (prima tappa europea) in occasione del Rock Werchter di Rotselaar, i Mumford & Sons sono finalmente tornati in Italia e si sono esibiti il 29 giugno 2015 all’interno della splendida Arena di Verona.

Le porte dello splendido anfiteatro romano, oltre 2000 anni di storia, si sono aperte intorno alle 19, con migliaia di persone che attendevano con ansia davanti ad uno dei settanta ingressi della struttura.

A principiare la serata i due gruppi di supporto: Eaves con la sua musica pop non troppo originale e Shura con brani molto particolari dai suoni che vanno dall’electropop al new wave, dall’R&B all’Indietronica, entrambi provenienti dal Regno Unito.

Mumford & Sons - Foto di Rebecca Mais

Intorno alle 21:50 i tanto attesi Mumford & Sons sono saliti sul palco cominciando con la splendida, una tra le più amate dai fans, “Lover’s Eyes”, un’attesa fin dal principio ben ripagata.

Da quel momento è stato un avvicendarsi di note, di ritmo, di luci e di calore mostrato dal pubblico nei confronti della band londinese.

Una serata emozionante durante la quale è stato possibile ascoltare ben 21 canzoni, buona parte facenti parte del nuovo album ma tante altre tratte da quelli precedenti, come “I will wait”, “Awake my soul”, “The cave”, “Little Lion Man” e “Ghosts That We Knew”, solo per citarne alcune.

Un’acustica senza pari quella dell’Arena che ha reso ogni nota e la voce del cantante Marcus Mumford davvero ben udibili, nonostante le voci del pubblico, e piacevoli, senza dubbio molto più che nell’ascolto del semplice CD.

Mumford & Sons - Foto di Rebecca Mais

Gradita e inaspettata inoltre la sorpresa dei Mumford and Sons che al termine di “Dust Bowl Dance” (traccia numero 11 del primo album “Sigh No More”) sono scomparsi per un attimo per riappare poco dopo sulla balconata centrale dell’Arena antistante il palco, dove hanno cantato, Marcus, Winston, Ben e Ted, con il solo accompagnamento della chitarra acustica e del banjo, “Sister” e “Cold Arms”, quest’ultima per la prima volta assoluta live. Un regalo che ha reso la serata ancora più speciale.

Lodevole poi il buffo tentativo di Marcus di pronunciare alcune frasi in italiano cavandosela piuttosto bene nonostante il marcato accento inglese.

Insomma un concerto che le oltre dodicimila persone presenti non scorderanno facilmente da una parte per la suggestiva location veronese, dall’altra per l’abilità dei Mumford and Sons di creare canzoni coinvolgenti unitamente a delle voci calde e da strumenti sempre differenti e ben suonati.

 

Written and photo by Rebecca Mais

 

 

La scaletta della serata:

Lovers’ Eyes

I Will Wait

Snake Eyes

Wilder Mind

Awake My Soul

Lover of the Light

Thistle & Weeds

Ghosts That We Knew

Believe

Tompkins Square Park

The Cave

Roll Away Your Stone

Monster

Only Love

Ditmas

Dust Bowl Dance

 

Acoustic on the Arena’s central Balcony:

Sister

Cold Arms

 

Encore:

Hot Gates

Little Lion Man

The Wolf

 

Info

Sito Mumford & Sons

 

Pubblicato il

Catartica 094/014: i Marlene Kuntz a Cagliari per due serate Sold Out al Fabrik

“Zio come riusciresti a convincere Uno come me che li ha seguiti sempre dagli esordi sino a Che Cosa Vedi ad andare oggi a un loro concerto? Dammi dieci buoni motivi.”

“Te ne basterà uno. Dal vivo spaccano ancora come ai tempi di Catartica!”

Marlene Kuntz

Parecchi detrattori o vecchi fan aspettavano al palo i Marlene Kuntz, dopo vent’anni tornano con un tour celebrativo a supporto di Catartica, primo e seminale album che li portò all’attenzione (nazionale) di chi era abituato a sentire certe sonorità provenire solamente dall’estero.

Sono stati tra i primi a muoversi in territori inesplorati sino a quel momento (la prima metà degli anni novanta per intenderci) tra un certo tipo di rock alternative di matrice statunitense e divagazioni noise che andavano a fondersi con un personale utilizzo del cantato in italiano (per essere riduttivi e sintetici).

La doppia data sold out al Fabrik di Cagliari tra venerdì 5 e sabato 6 dicembre ha tutta l’aria di celebrazione resa ancora più intrigante dal nuovo Pansonica, EP di recente uscita con brani partoriti nel primo periodo di attività del gruppo sino al periodo che intercorre tra Catartica ed Il Vile.

Sette brani inediti (anche se una versione live del brano Donna L è apparsa in un altro EP della discografia della band) ripescati dal passato; risuonati e arrangiati con le idee e la capacità tecnica di oggi, attualizzati, riportano il gruppo ad una rabbia ed energia tenuta nascosta per troppo tempo.

Marlene Kuntz

Mala Mela, posta in apertura attira subito l’attenzione dei presenti che attendevano il gruppo da qualche ora all’interno del locale. Subito dopo a seguire 1° 2° 3°, Fuoco su di te e Giù Giù Giù, poste in apertura come un trittico di fendenti tirati in pieno volto a far chiarire subito le idee a chi credeva di trovarsi di fronte a vecchi musicisti imbolsiti e svogliati; considerati finiti da una parte dei vecchi seguaci dopo l’uscita di qualche disco più tranquillo e riflessivo dove si accentuava l’intenzione da parte dei cuneesi di andare verso una direzione più vicina alla classica forma canzone allontanandosi dai rumorismi dilatati degli esordi e situazioni equivoche che portarono a critiche da parte di certi snob nell’ ambiente rock indie italiano, tipo la partecipazione a Sanremo (nei vari Social fece più scalpore di quella degli Afterhours, avvenuta qualche anno prima) o la partecipazione come consulenti tecnici al talent show The Voice (questa evitabile a dirla tutta).

Il materiale di Pansonica riesce nell’impresa di amalgamarsi in maniera impeccabile con canzoni memorabili come Trasudamerica e Lieve. La potente Parti ha un ritornello capace di conficcarsi in testa e restarci a lungo, Donna L è una bordata hardcore aggressiva posta dopo le intense melodie di Canzone di Domani. Sig. Niente possiede un giro di basso potentissimo ad opera di Luca Lagash Saporiti, ottimo bassista in forza al gruppo dal 2007.

Marlene Kuntz

Cristiano Godano si conferma, se ci fosse bisogno ricordarlo, frontman di razza in grado di attirare a sé l’attenzione di tutti per la maggior parte dello show, ben supportato dagli incastri chitarristici di Riccardo Tesio e da Luca Bergia, il propulsore dal tocco preciso che siede dietro le pelli rimanendo quasi al buio.

Merry X-Mas fa saltare parecchi culi nelle prime file e M.K. incalza col suo incedere incazzoso e quel cantato tra il parlato e l’urlato in rima.

Il pubblico in pieno stato di estasi purificatorio dovuto alla catarsi sonica che echeggia in sala viene travolto dai Marlene sul gran finale della serata con Festa Mesta, Sonica e Nuotando nell’Aria;

Dopo ben venticinque anni di attività live e venti dalla pubblicazione di Catartica è d’obbligo questa celebrazione dato il valore assoluto ricoperto in ambito italiano, sperando possa ripetersi tra due anni per Il Vile.

Complimenti per la Festa.

 

Written e Photos by Emiliano Cocco

 

 

Scaletta

_Mala Mela

_1° 2° 3°

_Fuoco Su Di Te

_Giù Giù Giù

_Gioia Che Mi Do

_Canzone Di Domani

_Donna L

_Oblio

_Parti

_Lieve

_Trasudamerica

_Sig. Niente

_Capello Lungo

_Merry X-Mas

_M.K.

_Ruggine

_Sotto La Luna

_Festa Mesta

_Sonica

_Nuotando Nell’Aria

 

 

Pubblicato il

Patti Smith ha aperto il tour italiano davanti a 1500 spettatori al Creberg Teatro di Bergamo

“She is benediction/ She is addicted to thee/ She is the root connection/ She is connecting with he// Here I go and I don’t know why/ I fell so ceaselessly/ Could it be he’s taking over me// I’m dancing barefoot/ Heading for a spin/ Some strange music draws me in/ Makes me come on like some heroine.//”

Patti Smith

1° dicembre 2014: è con le parole della canzone “Dancing Barefoot” che Patti Smith ha aperto il concerto al Creberg Teatro di Bergamo, il primo del suo tour  italiano. Un tour di famiglia si potrebbe dire, dal momento che ad accompagnarla sono i due figli, Jesse Paris al pianoforte e Jackson alla chitarra, e Tony Shanahan, sostituto ormai da alcuni anni dello scomparso Richard Sohl, al basso e alla chitarra.

Un concerto acustico, il primo e probabilmente l’unico con questa formazione inedita, che ha coinvolto ogni spettatore, nessun biglietto è andato invenduto e la stessa Patti Smith si è mostrata entusiasta del pubblico e della giornata di domenica trascorsa a visitare la parte alta di Bergamo e la casa natale di Papa Giovanni XXIII a Sotto il monte Giovanni XXIII, a circa 20km dal capoluogo.

Una leggenda della musica internazionale, un’ora e mezza di spettacolo circa per 13 brani storici ed indimenticabili, ognuno di essi a mostrare un periodo particolare della sua carriera.

Jackson Smith

Commovente la sua interpretazione di “Beautiful Boy”, scritta da John Lennon per il figlio Sean, dedicata da lei al nipotino che l’ha appena fatta diventare nonna. Vi è stato poi un brano in ricordo di Amy Winehouse e non è mancato “Perfect Day” per commemorare la scomparsa del grande Lou Reed avvenuta poco più di un anno fa.

Non sono mancate le acclamate “Because the night”, autore del brano Bruce Springsteen, testo di Patti Smith, “People have the power”, scritta insieme al marito Fred Smith (chitarrista degli MC5) e “Pissing in a river” scritta da Patti Smith and Ivan Kral.

Nel 2015 Patti Smith festeggerà i 40 anni del suo primo album, “Horses”, pubblicato nel 1975 dalla casa discografica Arista Records.

Ascoltare la voce di Patti Smith live è un’esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita: solo in questo modo si possono cogliere appieno tutte le sfumature della sua voce, il suo modo così caldo e coinvolgente di interpretare le canzoni. L’artista, originaria di Chicago e trasferitasi successivamente a New York, non si limita a cantare, lei avverte ogni parola con estrema sensibilità ed è in grado di trasmetterne il significato come pochi altri. Nonostante i suoi quasi 68 anni la sua voce non ha subito modifiche rilevanti e la sua grinta è rimasta intatta.

Patti Smith

Ascoltarla cantare e parlare fa comprendere quanto, nonostante il suo successo, sia rimasta immutata la sua personalità, per tutto il tempo del concerto ci si dimentica quasi di aver davanti un mito della musica rock: Patti Smith sorride, ride quando sbaglia le prime parole di “Perfect Day”, manda cenni di consenso ai figli e a Tony Shanahan, saluta il pubblico e chiede maggiore luce su questi ultimi per poter osservare chi si trova davanti, parla lentamente per far comprendere a tutti ciò che dice e di tanto in tanto pronuncia qualche parola in italiano.

Tra le prime parole pronunciate sul palco ci sono state infatti queste: “Sorry for my English, I only speak English, but I feel Italian.” Un’umiltà rassicurante che l’avvicina ancora di più al suo pubblico e che mostra tutto il carisma di questa musicista, cantante, scrittrice e poetessa americana che ha fatto la storia della musica e soprattutto, last but not least, è una donna che ha sempre fatto valere i propri diritti e che ha combattuto per i valori nei quali credeva.

Scaletta

  1. Dancing Barefoot

    Patti Smith Bergamo 2014
  2. Paths That Cross
  3. My Blakean Year
  4. Beautiful Boy
  5. This Is the Girl
  6. Perfect Day
  7. Ghost Dance
  8. Beneath the Southern Cross
  9. Oh Holy Night
  10. Pissing in a River
  11. Because the Night
  12. Banga
  13. People Have the Power

 

Written and photo by Rebecca Mais

 

 

Pubblicato il

The Black Keys: un’esplosione di rock blues viscerale travolge la capitale

Le Chiavi Nere vengono a forzare le serrature del Postepay Rock in Roma. In tredicimila acclamano a gran voce il duo americano, in formazione allargata a quattro elementi per le sessions live. Questo 8 luglio è l’unica data prevista sul suolo italiano per quest’anno per promuovere l’ultimo “Turn Blue”, disco di recente uscita.

I Montecarlo Fire  hanno il compito di aprire  per questa giornata del festival romano. Nella mezz’ora a disposizione presentano i brani del disco d’esordio, “Tra Il Giorno E La Notte”. Il suono ricorda sonorità rock e new wave con testi scritti sia in lingua italiana sia in inglese. Il gruppo dà l’impressione di essere acerbo dimostrando di avere alcuni limiti nel saper gestire il palco in maniera da farsi apprezzare pienamente dal pubblico.

Dopo la loro esibizione arrivano sul palco i tecnici e i roadies  che  velocizzano le operazioni per preparare tutta la scenografia che farà da cornice alla band statunitense durante il concerto.

Un impianto luci addizionale è sistemato dietro gli strumenti dei musicisti per dare risalto all’effetto scenico.

Le telecamere, poste un po’ ovunque col compito di riprendere il gruppo durante la performance da varie angolazioni, mandano simultaneamente in onda sugli schermi ai lati e dietro il palco le riprese video dando una maggiore dinamicità.

L’irriverenza degli esordi lascia spazio a uno show ben collaudato e strutturato. Gli accorgimenti scenografici ampliano le potenzialità del gruppo verso una prospettiva di spettacolarità che porta a un livello qualitativo superiore d’intrattenimento.

La possente batteria Ludwig domina la scena dal lato sinistro del palco. L’attenzione è catturata dalle particolari finiture in stile arcobaleno sugli enormi fusti, che riprendono lo stile dei modelli degli anni 50/60.

Patrick Carney  prende posto dietro le pelli e scandisce l’iniziale Dead And Gone  seguito a ruota dai riff della chitarra di Dan Auerbach. Sotto il palco si forma un campo di battaglia tra saltelli e spinte per la foga collettiva venutasi a creare.

Il cantante/chitarrista rimane affianco al suo compagno d’avventura e sembra voglia duellarci mentre incalza lo sporco blues di Next Girl.

Il gruppo da maggior rilevanza ai brani tratti dagli album tre dischi, per la precisazione da “Brothers” sino all’ultimo “Turn Blue”, dando maggior attenzione a “El Camino”; l’album che ha conferito al gruppo fama a livello mondiale. Fortunatamente trovano spazio nell’esibizione tre bombe pronte a esplodere come Strange Time, Same Old Thing e la conclusiva I Got Mine da quel gioiello indie rock chiamato “Attack & Release”.

Forse ci si aspettava qualche cavallo di battaglia in più dal repertorio della prima parte della discografia. Una cosa improbabile a causa del cospicuo numero di dischi pubblicati. In conclusione a sentire i consensi ricevuti dal gruppo, tra urla e applausi, la maggioranza delle persone presenti pare sia rimasta più che soddisfatta della forzatura subita dalle Chiavi Nere.

 

Written and photo by Emiliano Cocco

 

Resoconto del Live a Roma, 8 luglio 2014 

Line up

Dan Aurbach : Guitars,Vocals

Patrick Carney: Drums

Scaletta

Dead And Gone
Next Girl
Run Right Back
Same Old Thing
Gold On The Ceiling
It’s Up To You Now
Strange Times
Money Maker
Bullet In The Brain
Turn Blue
Howlin’ For You
Nova Baby
Gotta Get Away
She’s Long Gone
Tighten Up
Fever
Lonely Boy
Little Black Submarines
I Got Mine