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“L’estate, l’amore e la violenza”: il tour estivo dei Baustelle apre a maggio e toccherà tutta Italia

Giorni senza fine, croci lungomare/ Profughi siriani, costretti a vomitare/ Colpi di fucile, sudore di cantiere/ Nel cortile della scuola, tese ad asciugare/ canottiere rosse, rosse a sventolare/ Se mi dai la mano, ti porto a navigare/ E se mi accarezzi, e lo lasci fare/ C’è qualcosa nella fine dell’estate non so bene che cos’è/ E non riesco a respirare” – “Il Vangelo di GiovanniBaustelle

L’amore e la violenza – Baustelle

Il tour invernale della band Baustelle ha registrato uno straordinario successo, sono stati 19 teatri, 19 sold out ed un totale di 27mila spettatori. L’ultimo album “L’amore e la violenza ha registrato in tutta Italia un’accoglienza oltre le aspettative.

Un giro d’Italia concluso lo scorso 30 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma e che riprenderà il 26 maggio 2017 al prestigioso Miami Festival presso il Magnolia a Segrate in provincia di Milano.

La band di Francesco Bianconi (voce, chitarre, tastiere), Claudio Brasini (chitarre) e Rachele Bastreghi (voce, tastiere, percussioni) sarà affiancata sul palco da Ettore Bianconi (elettronica e tastiere), Sebastiano De Gennaro (percussioni), Alessandro Maiorino (basso), Diego Palazzo (tastiere) ed Andrea Faccioli (chitarre).

Io non ho più voglia di ascoltare/ questa musica leggera/ Nello sparire, nel mistero del colore delle cose/ quando il sole se ne va/ Resta poco tempo per capire/ il significato dell’amore/ Idiozia di questi anni, il vangelo di Giovanni/ Il vangelo di Giovanni/ La mia vera identità” – “Il Vangelo di GiovanniBaustelle

Una notizia molto interessante è la presenza di Pietro Berselli nella data dell’8 luglio al Sherwood Festival di Padova scelto per aprire il concerto, un ritorno nello storico festival indipendente di Padova, dopo la prima esibizione a Sherwood nel 2015.

Pietro Berselli: “L’8 luglio tornerò a Sherwood Festival, che mi aveva accolto a braccia aperte qualche anno fa quando tutto questo era appena iniziato, e avrò l’onore di aprire sul mainstage il concerto dei Baustelle nel tour di quella bomba che è il loro ultimo disco! Insomma, la vedo come una grande responsabilità, ho già la tachicardia, vado a chiudermi in sala prove.

Circa due settimane fa è uscito il nuovo singolo “Il Vangelo di Giovanni”, accompagnato dal video di Tommaso Ottomano, prodotto da Basement e girato a Macao. L’attore protagonista Davide Banfi è seduto in una stanza circondato da altri personaggi (Yuriy Krupey, Romolo Guerrieri, Erica Vitulano, Silvana Del Grosso, Inga Babenko, Carlo Scardovelli, Thierno Diallo, Francesco Liberti, Maurizio Careggio).

Baustelle – ph Simone Cecchetti

Ogni figura rappresenta un’identità del protagonista che si dibatte in uno stato emotivo straziante per comprende chi sia realmente. Il video rappresenta perfettamente la situazione di molti “giovani” d’oggi che si trovano a combattere contro le imposizioni della società esterna che ha relegato l’Io alla sola Ragione (da intendere come “sistema di regole scelte da altri”) e della famiglia d’origine che ha posto i desideri repressi nei figli.

Così troviamo parti femminili e maschili che vogliono il loro spazio, che combattono tra di loro per usurpare l’Io. Il finale del video è spettacolare e vede la simbolica morte/unione/rinascita del protagonista che dopo l’abbraccio ed accoltellamento del suo “vero Io” scorto tra le manifestazioni, viene raccolto e cinto di una corona di spine.

L’abbiamo capito o no di che cosa trattano i Vangeli?

“[…] Egli era nel mondo,/ e il mondo fu fatto per mezzo di lui,/ eppure il mondo non lo riconobbe./ Venne fra la sua gente,/ ma i suoi non l’hanno accolto./ A quanti però l’hanno accolto,/ ha dato potere di diventare figli di Dio:/ a quelli che credono nel suo nome,/ i quali non da sangue,/ né da volere di carne,/ né da volere di uomo,/ ma da Dio sono stati generati./ E il Verbo si fece carne/ e venne ad abitare in mezzo a noi;/ e noi vedemmo la sua gloria,/ gloria come di unigenito dal Padre,/ pieno di grazia e di verità./ Giovanni gli rende testimonianza/ e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi:/ Colui che viene dopo di me/ mi è passato avanti,/ perché era prima di me»./ […]– Prologo – Vangelo di Giovanni

TOUR

26/05/2017 – SEGRATE (MI) – MAGNOLIA / MIAMI FESTIVAL

16/06/2017 – RUSSI (RA) – PALAZZO S. GIACOMO / RAVENNA FESTIVAL

02/07/2017 – GARDONE RIVIERA (BS) – ANFITEATRO DEL VITTORIALE /TENER-A-MENTE

Pietro Berselli

08/07/2017 – PADOVA – STADIO EUGANEO / SHERWOOD FESTIVAL

13/07/2017 – ROMA – VILLA ADA / ROMA INCONTRA IL MONDO

15/07/2017 – MONTEPRANDONE (AP) – COSE POP FESTIVAL

21/07/2017 – COLLEGNO (TO) – PARCO CERTOSA REALE / FLOWERS FESTIVAL

22/07/2017 – S. STEFANO MAGRA (SP) – AREA EX CERAMICA VACCARI

23/07/2017 – CORTONA (AR) – PIAZZA SIGNORELLI / CORTONA MIX FESTIVAL

27-30/07/2017 – VASTO (CH) – SIREN FESTIVAL

10/08/2017 – PALERMO – TEATRO DI VERDURA

11/08/2017 – ZAFFERANA ETNEA (CT) – ANFITEATRO FALCONE E BORSELLINO

13/08/2017 – MELPIGNANO (LE) – CONVENTO DEGLI AGOSTINIANI / SO WHAT FESTIVAL

25/08/2017 – ASOLO (TV) – ASOLO CITY PARK / AMA MUSIC FESTIVAL

26/08/2017 – MANTOVA – PIAZZA CASTELLO / Mantova Arte & Musica

03/09/2017 – PRATO – PIAZZA DUOMO / Settembre Prato è Spettacolo

08/09/2017 – BRA (CN) – ATTRAVERSO FESTIVAL/Parco della Zizzola

16/09/2017 – MODENA – FESTA UNITA’

 

Orde di stranieri, dentro le fontane/ Guanti di bambini, code all’altalene/ Lettere del papa sulla fedeltà del cane/ Io non ti conosco, ma ti voglio bene/ Certe volte l’esistenza si rivela con violenza intorno a me/ E non riesco a sopportare” – “Il Vangelo di Giovanni” – Baustelle 

 

 

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Intervista di Cristina Bucci a Daniele Rotella: dai The Rust and The Fury a Boda

“I can change the colors./ I can feel my pains./ I would restart your memories./ I could bring you my love./ I set the controls fore the heart of the sun./ I’m moving away from here./ I’m moving to the end of times, spaces, galaxies./ I’m just killing you./ I know your memories.” – “Killing you

Boda

Daniele Rotella è musicista operaio, un chitarrista che ha fatto del suo strumento, sia in versione elettrica che acustica, una questione di vita. È il leader dei The Rust And The Fury, band rock perugina amata e dileggiata dalla critica.

Due dischi alle spalle con etichette del calibro di La Fame Dischi (il primo) e la prestigiosa Woodworm Label (il secondo).

Sotto il nome di Boda debutta con un album maturo registrato in solitaria. Undici canzoni sussurrate dal bosco, protagonista indiscusso dell’intera opera.

Un viaggio tra luoghi sonori evocativi e istantanee di vissuto. Arvo Part e i Sigur Ros che giocano con Neil Young.

 

C.B.: Daniele Boda Rotella dopo due grandi dischi con i The Rust And The Fury approda all’avventura solista. Com’è nata questa esperienza?

Daniele Rotella: Posso dire che è stato un processo molto naturale. Avevo da parte alcune canzoni scritte nel corso di questi ultimi quattro anni, alcune anche in tempi più “antichi”. Le ho registrate nell’arco di un anno e mezzo e hanno preso una forma ed una sostanza nuova. Una veste che si addice al mio modo personale di vedere oggi la musica.

 

C.B.: Con i The Rust avete avuto grandi riconoscimenti. Che periodo è stato?

Songs: For a lovely soul

Daniele Rotella: Un periodo meraviglioso. Tutto è successo in modo molto naturale e senza alcuna forzatura. Abbiamo vissuto un periodo di grazia, dove tutto ci è riuscito in maniera semplice e molto spontanea. Vivevamo in sincronia l’un con l’altro ed in una armonia unica che non ho mai “sentito” e vissuto prima.

 

C.B.: Quello che colpisce di questo disco è che sei riuscito a stupire. Riuscire a discostarsi pur mantenendo il proprio stile riconoscibile non è mai facile. Per me addirittura ti sei superato. Preferisco di gran lunga questo “Songs: for a lovely soul” alle tue vecchie produzioni. Sei maturato?

Daniele Rotella: Mi sono messo alla prova. Ho scavato nel fondo delle mie idee da produttore e le ho messe in pratica, cercando di cogliere tutti gli elementi di arrangiamento ed esecuzione che ho sempre ricercato nel mio modo di lavorare. Sì penso di essere maturato, ma in funzione di un naturale processo di evoluzione artistica. In una continua sensazione di bello e di bellezza. Perché la musica è una continua ricerca della bellezza, come in tutta l’arte.

 

C.B.: Lo avrai intuito che il tuo disco mi è piaciuto molto ma penso che avrebbe avuto più fortuna all’estero. Mai pensato di emigrare?

Daniele Rotella: Ci penso ogni giorno della mia vita. Emigrare dove però? Ho un’esigenza di scoprire nuovi posti e nuove frontiere sonore. Farmi contaminare. Conoscere nuove forme di espressione musicale e non. Ho vissuto in Scozia per un periodo. Devo dire che molto mi ha lasciato questo posto. Molti suoni, odori e pensieri.

 

C.B: A proposito di questo hai mai pensato all’italiano per i testi?

Daniele Rotella: Ovviamente sì. C’ho provato, ma non è nelle mie corde. Né degli strumenti, né tanto meno in quelle vocali.

 

C.B.: Ascoltando la tua musica si capiscono molto bene i tuoi riferimenti. Praticamente tutta roba non italiana, ma quali gruppi italiani tuoi colleghi ascolti o hai stima?

Daniele Rotella – Boda

Daniele Rotella: Non ascolto musica prodotta in Italia. Lavoro come fonico e ti assicuro che mi basta ascoltare le band dal vivo. Difficilmente trovo qualcosa di stimolante. Viviamo in un tempo di banalità musicale dove funzionano solo i ritornelli ridondanti da coro da stadio. Non trovo differenza tra il pop becero e quello che viene definito “Indie”. Percepisco una grande confusione. Una mescolanza di generi, retaggi del passato e ritornelli senza senso.

 

C.B.: A quando un concerto nel bosco?

Daniele Rotella: Presto molto presto! Devo “celebrare” il bosco che ha dato vita a questa idea. Il bosco di Monte Malbe. Mi ha ispirato e sussurrato tutte le note di questo disco. Per l’esattezza ha “suonato” questo disco attraverso me.

 

Written by Cristina Bucci 

 

 

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“1984 movies”, nuovo album del deejay torinese Spectre: un animo irrequieto, uno spirito eclettico

Spectre, alias d’arte di Aldo Sulotto, è un deejay e producer di musica elettronica torinese.

 

1984 movies – Spectre

Fortemente influenzato dallo stile 80’s, ma anche grande ammiratore di artisti monumentali appartenenti a varie decadi come The Cure, Daft Punk, Nick Drake, Depeche Mode e Fatboy Slim che molto dicono sull’ampia tavolozza di colori sonori a sua disposizione, Spectre decide di concentrare tutte le energie nella musica solo dal 2015, tant’è che inizia ad esibirsi nei suoi dj set intrisi di techno e synthwave e a pubblicare l’anno successivo il primo EP Miami con l’etichetta indipendente Indastria Records.

Il 10 aprile di quest’anno è invece uscito il nuovo album 1984 – movies, un mix prelibato ed equilibrato tra atmosfere vintage anni 80 ed electronic dance sporcata da elementi dark e techno.

Un lavoro in cui non mancano inoltre venature tipicamente electro pop, arricchito da sfumature e virgole assai diverse le une dalle altre, declinato in synth nostalgici e allo stesso tempo 2.0.

La sua carriera professionale da solista ben si amalgama al duo di cui fa parte assieme ad Alberto “Hyde” Appiano, The Basement, con all’attivo due dischi (Beautiful Terrible e Prelude) e uno in arrivo a giugno 2017 dal titolo Renaissance.

Insomma un animo irrequieto, uno spirito eclettico negli ascolti e sperimentale nella produzione che, tra synth analogici e digitali, audio workstation e strumentazione tradizionale, si sta facendo strada nel panorama musicale contemporaneo.

Diviso in cinque tracce, 1984 movies rappresenta il percorso introspettivo dell’artista torinese, che preferisce affidare il proprio messaggio all’amalgama di sensazioni liberate dai suoni piuttosto che ai testi (di cui l’album è infatti completamente sprovvisto).

Spectre

Questo perché Spectre, per sua stessa ammissione, non è interessato alla divulgazione di un pensiero o punto di vista in particolare, ma alla semplice creazione di buona musica.

Un approccio ormai prassi, condiviso negli anni da molti dei più apprezzati esponenti del panorama elettronico internazionale (Aphex Twin, Squarepusher, Boards Of Canada e Gas solo per citarne alcuni).

Il singolo di lancio è Electro (Remix), un episodio assai fresco ed energico corredato da un gustoso videoclip molto “metropolitano” disponibile su YouTube; è bene che l’ascoltatore sappia però che non mancano tracce un po’ più hypnotiquées e strutturate come la fosca Lust (Remix) o l’incantevole brano eponimo 1984 movies (Remix) che, giunto alla fine, rilascia un suono che sembra appartenere ad uno dei primi videogiochi usciti in circolazione negli anni 80: un “gesto” che si prende la scena lasciando l’ascoltatore piacevolmente sorpreso.

 

Written by Maria Carola Leone

 

 

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“Uomo Donna”, in uscita l’album di Andrea Laszlo De Simone: il nuovo videoclip “Vieni a salvarmi” è un manifesto

Non mi aspetto che sia vero tutto quanto ciò che vivo e mi possiede/ sempre incluso in illusioni ereditarie che dovremmo esaminare/ e se smetterò di pensare vienimi a salvare/ se potessi ritornare allo stato grezzo non avrei niente da imparare/ se potessi non sapere ciò che è giusto non saprei come sbagliare/ […]” – “Vieni a salvarmi

Andrea Laszlo De Simone

Andrea Laszlo De Simone c’è.
Anche se forse non esiste.
Andrea Laszlo De Simone ha un nome, un secondo nome, un cognome ed una faccia.
Cosa che di questi tempi è quasi una rarità.
Andrea Laszlo De Simone è 1, ma è anche 6.
Un cantautore travestito da band. Una band travestita da cantautore.

Il 9 giugno 2017 per la 42 Records uscirà “Uomo Donna attesissimo album del cantautore torinese Andrea Laszlo De Simone, conosciuto qualche anno fa grazie al promettente “Ecce homo”.

“Uomo Donna” è stato autoprodotto e registrato in presa diretta in collaborazione con il fonico bolognese Giuseppe Lo Bue, successivamente post-prodotto e mixato utilizzando tecniche sperimentali a cavallo tra l’analogico e il digitale fino a creare una sorta di paradosso sonoro che parte dalla canzone italiana anni ’70 per arrivare a oggi (il disco è stato masterizzato da Andrea Suriani all’Alpha Dept. Studio di Bologna). Un disco complesso, articolato e vitale che vive in un tempo tutto suo dove convivono passato, presente e futuro.

Sai che di un uomo/ non puoi capire se lo puoi amare/ io sono solo/ tu sei una donna/ io sono un uomo/ mi hai voluto bene/ mi hai voluto bene/ Sai che una donna/ non puoi capire se la puoi amare/ tu sei da sola/ io sono un uomo/ tu sei una donna/ ti ho voluto bene/ […]” – “Uomo Donna

Vieni a salvarmi” è il brano che segna l’inizio della sua collaborazione con 42 Records, una delle etichette indipendenti più vitali e importanti del panorama italiano e che proprio nel 2017 arriva a tagliare il traguardo dei dieci anni di attività.

Vieni a salvarmi – Uomo Donna

“Vieni a salvarmi” più che un singolo è un manifesto, un’invocazione libera dalle strutture tipiche della forma canzone tradizionale (il brano dura 7 minuti e 26 secondi ed è costruito come un continuo saliscendi tra esplosioni e implosioni).

Un grido d’aiuto disperato e che in realtà vuole rappresentare una resa, come evidenziato splendidamente dal video scritto e diretto dallo stesso Andrea Laszlo De Simone insieme a Gabriele Ottino del collettivo torinese Superbudda (con la direzione della fotografia di Paolo Bertino e l’aiuto di Irene Carbone).

[…] Per essere libero dovrei scordare tutto quello che ho imparato// ci rende ciechi/ e non ha ragione/ è un’invenzione/ non può salvarci/ e non ha ragione// ma ora non importa/ vieni a salvarmi/ ma ora non importa/ vieni a salvarmi/ […]” – “Vieni a salvarmi

“Vieni a salvarmi” è il tentativo di raccontare la distanza che intercorre fra la realtà e la nostra proiezione di essa. La realtà per come la vediamo e la percepiamo è il frutto della nostra elaborazione mentale: non a caso la narrazione si basa sulla contrapposizione fra le immagini di un naufrago cieco immerso nel bianco (Sergio Rubino) e le immagini della sua stessa soggettiva che appare invece ricca di dettagli.

Andrea Laszlo De Simone

Il mondo sonoro di Andrea Laszlo De Simone nasce dallo scontro di classico e moderno, la canzone d’autore italiana e la psichedelia.

Battisti ed i Radiohead.

Modugno ed i Verdena.

I Beatles ed i Tame Impala.

Il “volo magico” di Claudio Rocchi e quello “terreno” di Iosonouncane.

L’album “Uomo Donna” sarà presentato con una serie di esibizioni speciali in alcuni dei più importanti festival musicali italiani, prima di un tour vero e proprio che partirà dopo l’estate con la riapertura della stagione dei club.

Dei live si occuperà DNA Concerti, uno dei booking italiani più rinomati e rispettati.

[…] Ci rende ciechi/ e non ha ragione/ è un’invenzione/ non può durare e non ha ragione/ vieni a salvarmi.” – “Vieni a salvarmi

 

Prima foto by Ivana Noto

 

 

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“Ci hanno fregato tutto”, terzo album di Olden: il dialogo con se stessi, la rabbia, la rassegnazione e la paura

Tu che credi di sapere cos’è il bene/ mentre tutti gli altri sono il male/ Non ti credo no/ Non ti credo no/ Sfili nelle strade con le tue bandiere/ contro questo mondo innaturale/ Non ti credo no/ Non ti credo no/ Ora dimmi quel che pensi/ però quel che pensi per davvero/ […]” – “Non ti credo

Ci hanno fregato tutto

Ci hanno fregato tutto” è il terzo album di Olden ed uscirà il prossimo 22 maggio 2017 per Beta Produzioni.

Durante il tempo trascorso dalla pubblicazione del suo ultimo disco “Sono andato a letto presto”, Olden si è esibito dal vivo sui palchi delle principali città italiane e, soprattutto, non interrompe mai il suo impegno come autore. Ci hanno fregato tutto” è il risultato di questo lavoro.

Messo da parte il carattere intimistico della seconda produzione discografica, l’artista interrompe in parte il dialogo con se stesso e si rivolge al pubblico ed alla propria generazione, dando voce alla rabbia, alla rassegnazione, alla paura del mondo di oggi. Quello di Olden è un album che è un’istantanea sullo spazio entro cui si muove l’artista, un modo con cui guardare alle cose, alle persone, al mondo che lo circonda.

Se le mani fossero catene/ ti lascerei la chiave/ da solo non so farlo bene/ allora liberami tu/ Io rimarrei nascosto/ guardandoti commosso/ Sei il mio diluvio addosso/ Sole distante/ ma brillerai lo stesso/ Sei il mio pianeta rosso// Se i tuoi occhi fossero sorprese/ mi aspetterei l’amore/ ma non so più cercare bene/ stavolta trovamelo tu/ […]” – “Pianeta rosso

Davide Sellari, in arte Olden, nasce a Perugia nel 1978 ma vive dal 2008 a Barcellona, città nella quale matura l’idea di costruire un progetto solista sotto il nome Olden e dove nel 2012 esce il suo primo album da solista, che ottiene subito ottime recensioni, e il singolo “Jim & Jane”, che viene trasmesso da molti network italiani, tra cui Radio 2. Nel frattempo Olden continua a scrivere, ma alla sua lingua “materna”, l’italiano.

Gianni non dimostra quarant’anni/ ha il locale sempre pieno di disperati come lui/ Gianni dice che sta bene solo/ ma da solo non sta mai/ Gianni ha una macchina stupenda/ che ha finito di pagare giusto qualche giorno fa/ […] Gianni dice che non avrà figli/ che la vita è solo una e di certo non la sprecherà/ […] Gianni in realtà si chiama Ugo/ si vergogna del suo nome/ […]” – “Gianni

Ci hanno fregato tutto”, registrato e mixato da Enrico Giovagnola presso il Rokkaforte Studio, è un disco dal rock graffiante. Una chitarra dalle sonorità ruvide e dure fa da collante ai testi e alle parole aspre del cantautore, che imprimono su pellicola l’immagine di una società assottigliata, di una generazione disillusa. Quello di Olden è anche un invito a reagire, a non lasciarsi schiacciare: “Ci hanno fregato tutto”, o almeno ci stanno provando. Adesso tocca a noi.

“[…] E sei convinto che è sempre lo stesso/ che tu sei uguale il solito fesso/ ma poi ti accorgi che adesso rifletti/ e fumi poco tanto prima o poi smetti/ ma devi smettere pure di bere/ devi correre e sudare se no poi/ non ce la fai/ […] Ma dove sono tutte quelle idee?/ ci credevi ciecamente ed adesso non vedi più niente […]” – “Ci hanno fregato tutto

La copertina dell’album è stata realizzata da Renzo Chiesa, fotografo di copertine storiche come “Gelato al limon” di Paolo Conte e di “Dalla” di Lucio Dalla (immagine diventata poi simbolo del cantautore bolognese) e molte altre.

Olden

Olden nel 2013 viene ingaggiato per far parte del cast di uno spettacolo musicale dedicato alle “canzoni anarchiche”. In “Canzoni d’Amore e d’Anarchia”, Olden duetta con Joan Isaac, canta “La canzone del maggio” di De André, “Addio Lugano bella” ed altre canzoni della tradizione anarchica europea. Insieme ad Olden si esibiscono artisti come Juan Carlos Biondini, Vittorio De Scalzi, Beppe Voltarelli, Joan Isaac e tanti altri. Nel 2014 collabora con Cose di Amilcare ed è proprio durante le registrazioni del nuovo disco che gli viene comunicata la notizia della partecipazione al Premio Tenco.

“[…] E penso che non ha importanza quando/ ma presto o tardi anche i pianeti esplodono/ la nostra gioia è una sostanza breve/ è quello che fa il Sole con la neve/ e penso che non è importante quando/ ma prima o poi tutte le Stelle cadono/ la nostra gioia è una vacanza breve/ e tu non perderla ed usala come si deve/ […]” – “Vacanza breve

Il 20 novembre 2015 esce il suo secondo album “Sono andato a letto presto”, un album autoprodotto e ditribuito da Goodfellas. Dall’Lp vengono estratti i singoli “Perla Nera”, “Senatore Bailey” e “La casa che non c’e’”. A febbraio 2015 parte il “A Letto Presto Tour”, per una serie di concerti che toccano tutta la penisola e che portano Olden a cantare in molti importante live club italiani. Nello stesso anno partecipa di nuovo al Premio Tenco. Il 22 ottobre esce l’EP “L’Amore Occidentale”, sei brani dedicati al tema del pacifismo e dell’anarchia, attraverso un viaggio nella storia della canzone popolare; seguirà poi un minitour di presentazione dell’Ep che tocca le principali città italiane.

Il 23 ottobre partecipa nuovamente al Premio Tenco e durante gli eventi pomeridiani della rassegna si esibisce cantando le canzoni pacifiste di Francesco Guccini, al quale è dedicato il Tenco 2015 e l’album “Tra la Via Aurelia e il West” uscito il 24 marzo 2017 (Ala Bianca/Club Tenco), omaggio al cantautore nel quale Olden canta “L’atomica cinese”.

Da bambino ho appeso un crocifisso storto/ perché io soffrivo nel vederlo morto/ […]” – “Non ti credo

 

Tracklist

  1. Non ti credo
  2. Ci hanno fregato tutto
  3. Ma non sarebbe stato meglio
  4. Pianeta rosso
  5. La festa dell’indiependenza
  6. Gianni
  7. Vacanza breve
  8. È tutto tuo
  9. Gli stessi sorrisi di sempre

 

Credits

Voce, chitarra Acustica: Olden

Piano, Sytnh: Enrico Giovagnola

Chitarra elettrica: Andrea Foreschi

Batteria, percussioni: Francesco Miceli

Basso elettrico: Giacomo Rossetti

 

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“Una valle che brucia” ed “Analisi logica” di unòrsominòre.: doppia uscita dopo cinque anni di silenzio

“Padre che non sei nei cieli/ e neppure in terra o sul fondo dei mari/ ma solo nel cranio di scimmie ammaestrate/ troppo impaurite per discriminare/ l’angoscia di essere soli/ da quello che è reale/ Padre nostro che se tu fossi nei cieli/ qualche domanda per te io l’avrei/ magari intorno al male/ l’arbitrio/ le aporie/ l’ineluttabile dolore/ le cosmogonie/ ma prima di inchiodarti di nuovo alla croce/ ti chiederei/ […]” – “Hubris, o preghiera del senza Dio

Una valle che brucia

Venerdì 14 aprile diNotte Records (Santo Barbaro, Babalot, Camillas, Three in one gentlemen suit e molti altri) ha annunciato l’uscita di “Una valle che brucia” ed “Analisi logica rispettivamente un album ed un ep del cantautore unòrsominòre., nome d’arte di Emiliano Merlin.

Due dischi disponibili lo stesso giorno, senza alcun preavviso, senza nemmeno un video ad annunciarne l’uscita. A cinque anni da “pezzali” (quindicimila visualizzazioni su YouTube in pochi giorni) e “La vita agra”, unòrsominòre. torna a pubblicare del nuovo materiale e lo fa in modo piuttosto inusuale, cioè totalmente a sorpresa.

Una valle che brucia” è una raccolta di undici canzoni. Il minimo comune denominatore è anzitutto nei suoni scelti per arrangiarle: un mood minimalista, freddo, chiuso tra l’elettricità della chitarra di Emiliano Merlin, l’elettronica dei molti sintetizzatori (spesso “poveri”), una batteria sorda e scheletrica, e qualche pianoforte scarno. Meno chitarre e più suoni sintetici rispetto alla passata produzione dell’artista.

Alekos è preso/ gli hanno strappato le unghie/ nel cazzo ha un uncino rovente/ Le piante dei piedi livide, battute/ le costole spaccate, frantumate/ Alekos sputa e morde/ Alekos sputa e morde/ perde conoscenza/ sputa e morde/ […] Hanno sparato a Giancarlo sul portone di casa/ dieci colpi non solo uno/ dieci buchi sulla faccia/ dieci buchi nella testa/ Giancarlo non percepiva salario/ ventisei anni/ carne da martirio/ […]”  – “Canzone di Alekos

Massima attenzione è data alla parola e al suo significato; i testi sono densi, importanti, ricchi di riferimenti alla letteratura e alla storia, spesso crudi e violenti, e toccano tematiche profonde e impegnative. Le parole, come nel precedente “La vita agra”, sono crude, vivide, lucide, spietate; nessuna tregua è concessa alla tensione, in un susseguirsi di immagini e riflessioni, in una prospettiva desolata, lontana da certo patinato ottimismo molto di moda di questi tempi. A differenza del precedente lavoro qui i temi si fanno più universali, meno legati all’attualità sociale italiana.

Il disco si apre con “Il demone meridiano”, una ballata per pianoforte effettato, batteria sincopata e chitarra dissonante, in cui Emiliano dipinge con occhio disincantato un piccolo affresco dei nostri tempi contraddittori e superficiali; per poi proseguire con la dichiarazione di guerra al concetto di dio di “Hubris”, musicalmente vicino a certe suggestioni del Dalla di “Come è profondo il mare”, mentre “Canzone del partigiano Giovanni” è costruita su un loop di percussioni elettroniche e su sintetizzatori distorti, e riflette amaramente sull’inutilità del sacrificio di chi ha dato la vita per la libertà del proprio Paese, viste la nefasta situazione politica e sociale in cui l’Italia versa ormai da anni.

unòrsominòre

È un tempo perfetto/ per vivere da idioti/ che fortuna anche stavolta/ nessun connazionale trai feriti/ e passiamo allo sport// La pubblicità è l’anima del brutto iddio/ Il Papa è molto santo e condanna la droga e la tortura/ Il Papa condanna la mafia, la guerra, la povertà/ e la gente lo applaude/ la gente lo applaude/ […]” – “Il demone meridiano

Sono queste prima tre tracce a dettare il mood di un disco di intensità straordinaria, che parla di guerre, rivolte, resistenze (“Canzone di Alekos”); ma anche della vita che ci sfiora mentre siamo distratti (“Il demone meridiano”, “Varsavia”); della (non) esistenza di dio, dell’insensatezza del cosmo (“Breve considerazione sul cosmo”); del massacro degli animali (“Mattatoio”: unòrsominòre. è animalista e vegano) e degli uomini (“Uomini contro”, “18 Aprile”).

Esser gentili/ con chi è alla nostra mercé/ ecco l’unico esame morale/ noi buoni, noi civili/ razionali come siamo/ la violenza ci fa orrore/ ma ce ne nutriamo/ non riusciamo a farne senza/ e ci scanniamo su ogni piccola cosa/ ma siamo sempre tutti concordi che ammazzare non è peccato/ torturare non è male/ mutilare e violentare si può fare/ se a soffrire è solo un animale/ […]” – “Mattatoio

Molte le citazioni storiche, letterarie e scientifiche, molti i riferimenti alla cronaca e alla filosofia, fra riferimenti alla dark-wave anni ’80, al Beck di “Sea Change”, alla musica rumoristica, a Ivano Fossati e ai Radiohead e una voce che brano dopo brano usa tutta la sua profonda espressività e rilascia un senso di urgenza raro nel panorama musicale odierno del nostro Paese.

Definirsi creativi/ non è necessario/ l’ironia a tutti i costi non è necessaria/ anzi è deleteria/ ritenere qualcosa che valga la pena di dire/ apprezzare chiunque la dica non è necessario/ no, non è necessario/ che tutto quanto non è necessario/ non ci può fare bene/ […]” – “Fare meno/ Fare meglio

Analisi logica” è, in qualche modo, la controparte rock: le chitarre tornano a farla da padrone, la batteria a pestare; i testi sono più graffianti, spesso sarcastici, e guardano in maniera esplicita alla critica sociale e di costume, inanellando – come il titolo suggerisce – considerazioni tanto logiche quanto contrarie allo stato delle cose. I tre brani che costituiscono l’ep sono “O tempora” (un lungo “talkin’ blues” elettrico, che guarda a “L’avvelenata” di Guccini o a “Io se fossi dio” di Gaber, elencando tra il sarcastico e l’incazzato tutte le brutture dell’Italia di oggi), “Épater le bourgeois” (un esperimento rock musicalmente vicino ai Motorpsycho di metà anni ‘90, con testo parlato o meglio urlato, in cui unòrsominòre. elenca le vicende di diversi personaggi più o meno noti della storia o della cronaca che hanno compiuto atti apertamente avversi al “comune senso del pudore”), e una versione rimasterizzata della nota “pezzali” (finora edita solo su una compilation della Fosbury Records e su YouTube).

Analisi logica

I nobili restaurano privilegi ancien régime/ disparità in progressione esponenziale/ e tu mi chiedi ancora/ che male c’è di male a guardare la partita/ma davvero non l’hai capito/comunque ricorda che io le spiegazioni le ho già date/ io le mie canzoni migliori le ho già scritte e cantate/ è che a cantare non convinci mai nessuno/ se non è già convinto di già/ […]” – “O tempora

Entrambi i lavori sono stati registrati e prodotti da Fabio De Min (Non voglio che Clara); le sessioni si sono svolte alla fine del 2016 in diversi studi in giro per l’Italia (principalmente Gli Artigiani di Roma). Emiliano è autore di musiche, testi e arrangiamenti; oltre a cantare, suona buona parte degli strumenti (chitarre, bassi, sintetizzatori, pianoforti, percussioni), coadiuvato da Michele De Finis e Jonathan Maurano (EPO) e da Mauro Rosati (Persian Pelican, Serena Abrami).

I due dischi sono acquistabili su Bandcamp in download digitale a offerta libera o, unicamente per mail order, su supporto fisico in un particolare formato (una busta in cartoncino riciclato contenente i due cd, una selezione di fotografie, e un codice per il download di materie extra tra cui versioni alternative di diversi brani e un libretto contenente i testi).

unòrsominòre. è Emiliano Merlin, veronese trapiantato a Padova e poi a Roma, già nei Lecrevisse nei primi anni 2000. unòrsominòre. ha pubblicato il suo album d’esordio senza titolo nel 2009, e l’ep “Tre canzoni per la Repubblica Italiana” nel 2010. Nel 2011 “La vita agra”, e nel 2012 il singolo “pezzali”. Di professione astrofisico, vive con due gatte e non mangia animali.

 

Credits

Parole musiche e arrangiamenti di Emiliano Merlin in arte unòrsominòre.

Emiliano Merlin: voci, chitarre elettriche e acustiche, basso elettrico, sintetizzatori, batteria elettronica, pianoforte, percussioni

Michele De Finis: chitarre elettriche, oscillatori, sintetizzatori, basso elettrico

Mauro Rosati: pianoforte, organi, sintetizzatori, basso elettrico

Jonathan Maurano: batteria, percussioni

Fabio De Min: organo, sintetizzatori

Produzione artistica di Fabio De Min e Emiliano Merlin

Missaggio e mastering: Fabio De Min

 

 

 

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“Promesse”, esordio della band Il Grande Capo: un gioco di paradossi ed ossimori, una sinestesia di memorie

“[…] C’è una notizia/ i sindaci di Roma saranno tre/ sulla terrazza del Campidoglio/ io sto a guardare/ uno conta le cose da fare/ uno è bravo a disegnare/ ed il terzo guarda il cielo/ che pioggia libera quella di maggio/ come le lacrime/ so giocare con la pistola/ oggi lo stadio è pieno/ senza imbarazzo sparo sereno/ […] Come sei bella nella pancia della balena/ e con un fiore nella testa” – “Ray Ban

Promesse – Il Grande Capo

Il Grande Capo è un gruppo di quattro ragazzi col mare negli occhi da quando sono piccoli.  Sono Elio D’Alessandro (voce e chitarra), Giacomo Forte – tastiere, Stefano Mancini (batteria) ed Ilaria Tortoriello (basso e voce). Suonano insieme dal 2013 e si conoscono da una vita. La corrente li trasporta e loro stanno in ascolto, alla ricerca di bellezza e novità.

Hanno aperto i concerti di artisti di rilievo nel panorama indie nazionale (Dadamatto, Mimosa, La Governante, Morgan con la i, Perturbazione). Il 22 novembre 2016 è uscito il loro primo disco “Promesse”.

[…] Sarò come un chiodo scoperto/ sarò un quadro messo di traverso/ sarò casa, panni da lavare/ sarò voglia di comunicare con te// […] Ma nella notte controllami/ controllami// Ho visto gli occhi che dimenticherò/ proprio mentre cadevo all’indietro/ e le voci in strada sono angeli/ che mi guidano con le ali di vetro// […] Andrà in chiesa con la mano sul cuore a pretendere il tuo amore/ […]” – “Promesse

Già “gruppo della settimana” per Mtv New Generation, nel 2017 sono tra i 16 finalisti di Musicultura 2017, Festival della Canzone Popolare e d’Autore, che ha lanciato artisti del calibro di Cristicchi, Mannarino, Pacifico, Gian Maria Testa, Povia, Avion Travel, L’Orage, Maldestro. Le canzoni finaliste andranno a comporre il cd compilation di Musicultura 2017 e saranno circuitate da RaiRadio 1. Ad aprile sono stati inseriti tra i 12 finalisti del concorso 1MNext che porta ogni anno sul palco del primo Maggio a Roma le band emergenti della scena musicale italiana.

Quando litigo con te gridi troppo forte/ chiedo il desiderio come un condannato a morte/ vedo spazi dove posso correre veloce/ guardo in basso come chi pensa sottovoce/ Perdo il contatto con le vie/ volo sopra Roma/ città eterna dell’hangover/ […]” – “Sottovoce

Promesse” è un album che viene da lontano, che è stato pensato e sentito fino in fondo prima di prendere forma definita. I primi testi e arrangiamenti iniziano a prendere forma nel 2012. Ogni brano è una traccia, che ripercorre il vissuto della band e dei suoi membri. Sono sensazioni, ricordi, pensieri. Promesse, in effetti.

Il Grande Capo

“[…] Ma vorrei salutare un attimo chi abita la mia mente/ Tu che cammini lento lento/ tu che sai che ci vuole tempo per aver in pugno il tempo/ tu che sorridi e dici bravo/ che ti trema la mano/ tu che mi guardi da lontano/ […]” – “La Metro va

Il mood del disco è quello di un viaggio sensoriale, attraverso sentimenti infranti, una sinestesia di memorie.  C’è della rabbia in questo disco, ma una rabbia lucida. Calibrata. E c’è della malinconia. È tutto un gioco di paradossi ed ossimori, dosati alla perfezione e scanditi da arrangiamenti in cui il rock si unisce al pop anni ’70, mantenendo forte l’impronta del cantautorato, ritmato dai sintetizzatori. Una forte libertà nella scelta dei suoni e dei testi è quello che caratterizza in modo determinante l’album.

“[…] Domenico Savio di cosa ti fai?/ È tutta Natura la gioia che hai/ Io non sono un santo, ma come vorrei, come vorrei/ […] Lasciati andare completamente a me/ Volevo diventare santo ed invece ho imparato a fare il caffè / Domani è già tardi/ rivestiti dai/ Ho fatto un peccato/ tu mi assolverai/ […]” – “Domenico Savio

La band racconta:Il Grande Capo è un’idea, un’immagine, il miglioramento costante, la statura che vorremmo: un centimetro in più. È un gioco per divertirci e per stupire, è il giusto grado di imprudenza. È l’unico essere che protegge la tribù, la lotta delle frecce contro i fucili, la danza della pioggia. È amore per le cose belle. È il sesso libero, ma con lo spirito di un bambino.”

“[…] Leggo i tuoi libri Pasolini/ Pasolini/ Guardo i tuoi film Pasolini/ Pasolini// Lettere luterane/ capire per negare/ furie le tue passioni/ solo i pianeti compiono rivoluzioni/ ho ucciso mio padre/ mangiato carni umane/ tremo di gioia/ tremo di gioia// […]” – “Pasolini

Undici tracce che si aprono con il singolo che ha anticipato l’uscita del disco e che ha acceso un’enorme aspettativa sul progetto: Il Mare è troppo Grande, un pezzo autobiografico, scritto dal frontman Elio D’Alessandro. La forza del testo è che stato scritto di getto, sulla scia di un’empatia molto forte, di sentimenti e pensieri vividi e questo lo si percepisce al punto che l’ascoltatore si perdere, in questo mare immenso di parole e musica e ne viene trascinato, in fondo. Come un naufrago. L’arrangiamento lo consacra a vera e propria hit.

Il Grande Capo

Scusami non voglio tornare/ mi attendono le forze del male/ Scusami non voglio ascoltare/ ho la testa piena di sale/ no, non voglio parole/ ma attimi di luce// […]” – “Di luce

Promesse è il singolo che da il titolo all’album. È l’ispirazione. Il punto d’inizio da cui tutto nasce. Promesse è un’incontro in primis con se stessi e poi condiviso con gli altri. È una dichiarazione d’intenti alla vita, all’amore.

E promesse sono, in differente modo, tutte le altre tracce del disco. Come Domenico Savio, che è una promessa di fede. Pubalgia, promessa di odio, di ricordo di dolore e di rabbia. Viale Africa, promessa di indeterminazione, un pezzo che è un inno alla leggerezza, quella anche un po’ superficiale, dove si brinda, si corre, si balla, senza affliggersi con pensieri e opinioni altrui. Sottovoce è una promessa di verità, quella amara, quella che ferisce e per questo viene quasi sussurrata, la verità che arriva alla fine e che non si può risparmiare.

[…] Nella mia testa brindiamo a chi resta/ […]” – “Viale Africa

Tracklist
1 Il mare è troppo grande
2 L’innocente
3 Promesse
4 La metro va
5 Domenico Savio
6 Pubalgia
7 Viale Africa
8 Ray Ban
9 Sottovoce
10 Pasolini
11 Di luce

 

 

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“Isole”, il nuovo album della band Les Enfants: dream pop e cantautorato

“Ridi sempre/ come se/ vedi il sole dentro me/ se sogni forte la città/ si sveglia/ Ridi sempre/ come se/ vedi il sole sorgere/ nella luce svanirò/ è un sogno/ Ma vola anima mia/ sopra la città/ non ti sorriderò/ e come un uccello volo anche io/ Noi siamo isole lontane da sempre/ sei un vortice controcorrente// […]” – “Isole

Isole – Les Enfants

I Les Enfants tornano con l’EP “Isolein uscita il 5 maggio 2017 per l’etichetta Uma Records.

Quattro ragazzi di Milano che ci hanno meravigliato sin dal primo ascolto con il loro sound tra dream pop cantato in lingua italiana. I Les Enfants sono Marco Manini (voce, batteria), Francesco Di Pierro (chitarra), Umberto Del Gobbo (farfisa & synth, chitarra, metallofono), Michele Oggioni (basso).

Vivi nel Sole/ Tu ci credi/ Pioggia di stelle/ volerai/ Ciò che non dici/ resta dentro di te/ Muoiono i pesci/ come mai?/ Vieni insieme a me vedrai/ dentro il bosco dormo io/ Fai silenzio sveglierai/ tutti i mostri// […]” – “Mostri

Il 24 marzo 2012 esce il loro primo EP, “Les Enfants”, per l’etichetta indipendente “ViaAudio Records”. In pochi mesi collezionano numerose aperture di prestigio come BudSpencerBluesExplosion, Colapesce, Edda, La Fame Di Camilla, Mojomatics, I Am Oak, The Fire con un totale di più di 50 date in un anno.

Nel settembre 2013 esce il loro secondo EP, “Persi nella notte autoprodotto. Il disco – registrato e mixato da Matteo Sandri al Mono Studio di Milano e masterizzato da Giovanni Versari – è accompagnato dal video del primo singolo “Dammi un nome”.

Nel 2016 entrano in studio con Giuliano Dottori per registrare il loro nuovo album, in contemporanea partecipano alle selezioni di X Factor 10. Entrano alla fase live del programma e rimandano l’uscita del disco “Isole” al 5 maggio.

Se ti senti inutile/ forse non lo sei/ Se ti senti fragile/ pensi ai cazzi tuoi/ Se ti han detto studia e poi/ lavorerai/ ma non è così semplice// Se qui tutto è lecito/ se tu non ci stai/ se ti scordi il codice/ non sai più chi sei/ questo mondo illogico/ non ti affonderà/ […]” – “Lupo

I Les Enfants fanno sognare con melodie semplici ma avvolgenti, ricamate con synth e chitarre che ben si fondono con la batteria, la voce di Marco e i suoi testi tra l’essenziale e l’evocativo. Il loro album di debutto “Isole” è un esperimento creativo privo di costrizioni: un ibrido sonoro in cui dream pop, cantautorato, pop e inserti elettronici si incontrano e tessono nuove e originali trame musicali in continua evoluzione. Il disco è il frutto di un lavoro a 5 mani tra i membri della band e l’impronta inconfondibile di Giuliano Dottori, con il quale hanno creato, scritto e arrangiato “Isole”.

Ora che abbiamo tutto/ e non ci manca niente/ Dimmi cosa sperare/ Dimmi di che cosa ho bisogno/ Santa Pazienza non so più aspettare/ Prendimi per mano/ portami lontano/ Dammi la tua forza stammi vicino/ Questa vita che mi scappa dalle mani/ Oh non credo più in niente// […]” – “Santa Pazienza

Les Enfants

La produzione artistica è interamente affidata a Dottori presso il Jacuzi Studio mentre il mastering a Giovanni Versari, a esclusione del brano Isole affidato alla produzione di Antonio Filippelli, mixato e masterizzato poi da Cristian Milani.

Si son rotti i pezzi del cielo/ si son rotti e tu sai il perché/ non distinguo il falso dal vero/ non so più conoscere me/ chi li ha rotti i pezzi del cielo?/ c’è silenzio dentro di me/ bussi forte alle porte del cielo/ se passato e futuro non c’è// […]” – “Pezzi

I Les Enfants parlano del loro album: ““Isole” è un esperimento, un’esplorazione di nuovi mondi sonori e ritmici, è incontro e confronto con altre visioni musicali. “Isole” siamo noi lontani ma vicini, è parlarsi senza ascoltarsi, è aspettare di vivere. “Isole” è il posto perfetto dove rifugiarsi, dove scappare. “Isole” è bisogno di restare da soli, è richiesta di aiuto. “Isole” sono i brani del nostro primo disco, ogni Isola ha un mondo suo, è unica e diversa dalle altre. “Isole” è elettronico e rock, è synth e chitarre. “Isole” è il nostro primo disco e il frutto di 3 anni di esperienze, concerti, collaborazioni. “Isole” è un Miracolo dopo una lunga notte persi in mare.

Miracolo/ vieni a me/ semplice e così/ come sei/ Dall’alto vieni tu/ ci credi o no?/ È un’ancora per te/ centro demone// E come se/ fossi qui con me// Il vento mi parla di te/ e dice come vuole/ il futuro con te/ Tu che abiti il bosco/ e vivi qui dentro di me/ coprimi di terra ed oro/ e pioggia di sole// […]” – “Miracolo

TRACKLIST

  1. Isole
  2. Lupo
  3. Santa Pazienza
  4. Mostri
  5. Polvere
  6. Pezzi
  7. Miracolo
  8. Soli No

CREDITS
Marco Manini ~ testi, voce e ritmiche
Michele Oggioni ~ basso
Francesco Di Pierro ~ chitarra
Umberto Del Gobbo ~ synth
Giuliano Dottori ~ coach e produzione artistica presso Jacuzi Studio
Matteo Cantaluppi ~ mix
Giovanni Versari ~ master
Antonio Filippelli ~ produzione brano Isole
Cristian Milani ~ mix e master brano Isole presso Isola Studio
Gabriele Bosetti (Il Fieno) ~ cori in Soli No
Carmelo Marturano ~ Grafiche e artwork

 

 

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“Quantum”, quinto album di gianCarlo Onorato: l’incontro brutale tra creature diverse e l’erotismo estremo

“E se invece io adesso prendessi le cose dal niente/ cominciassi ad inventarti come se tu fossi qua/ canterei matematiche nuove per farti più densa e sentirti le anche/ la mia scienza sarebbe inventarti anche se non ci sei// Ma tanto non mi senti/ Tanto non ci sei/ Ma tanto non mi senti/ Tanto non ci sei […]” –  “Scintillatori”

Quantum – gianCarlo Onorato

Quantum” è il titolo del quinto album di studio di gianCarlo Onorato che uscirà il 5 maggio 2017 per l’etichetta Lilium.

Piangi pagliacci vestita di notte e stringi le mie mani se vuoi/ eri una bambina carni di latte non ti importava di niente/ mi volevi/ così nella caduta bagni le ali nel tuo buio/ distesa e morta viva/ attenti il tuo castigo tra tutti questi fiori/ I piedi nell’acqua e con le labbra viola/ sputi il mio riflesso che hai di te/ […]” – “La norma dell’attesa”

Quantum” è un’opera solenne e potente, policroma, luminosa e a tratti scurissima, incentrata sul tema dell’incontro. Nel corso degli 11 brani che lo compongono, l’artista affronta il tema centrale dell’incontro: dall’incontro brutale tra creature diverse (Le belle cose), all’incontro iconografico e segreto della fecondazione (Niente di te), dall’erotismo più estremo (La norma dell’attesa), a quello soave e abbacinante del concepimento (Il passaggio), dall’unione che poi genera l’assenza (Scintillatori), all’apparizione luminosa (In grazia), dalla passione lubrica e furente per la donna-dea (Il barocco del tuo ventre), sino al passo dolente della separazione dalla vita (Primavera di Praga), e alla sublimazione dell’incontro con l’ignoto (Senza gravità).

Tutti questi angeli caduti/ formano un delirio intorno a te/ mentre forzo con due dita il tuo languore che non ha densità/ perché sei la vita che hai e quel che sarà nessuno lo sa/ tutti questi spiriti malati/ tramano velluto attorno a noi/ mentre buco con la lingua il tuo languore che non ha densità/ […]” – “Senza gravità”

In ogni brano riecheggia il contatto, la fusione, e lo scontro tra ciò che è supernaturale e ciò che è materia. L’album, annunciato in sordina dal brano lirico “Cristo pornografico” a dicembre 2016 con la regia di Andrea Sorini, è densamente attraversato da un’anima di impianto rock, con una ritmica importante e impetuosa in dialogo sempre con le corde più interiori della voce di Onorato.

“[…] Creature deliziose nel tormento della vita/ che mi chiamano al calore e mi scorticano i sensi senza te/ Stanotte senza te/ Stanotte senza// Stanotte ti ho sognata eri un gambo di velluto sotto il manto di un Cristo pornografico/ che diceva adesso vengo spalancava le labbra sollevava la veste ed era il Sole/ […]” – “Cristo pornografico

Insieme ad un nutrito numero di eccellenti musicisti, e prodotto dallo stesso Onorato e da Marco Giuradei, Quantum ha richiesto quasi tre anni di lavorazioni e snocciola uno strumentario vasto e articolato per portare un tassello denso di pathos e rinnovamento nella carriera dell’autore.

La copertina, unica nel suo genere e opera del creativo Gino Durso, è imperniata attorno all’omonimo dipinto di gianCarlo Onorato.

E l’angelo disse non sono puro/ né sono io la luce/ ed il cielo si chiuse come per gioco/ come Apocalisse/ deve esserci un passaggio là per noi/ l’esistenza libera tra là per noi/ ed aprì le gambe, bocca del vento// […] Annegando in quel transito pensai/ che credevo/ ho creduto fossi tu/ che mistero/ che il passaggio fossi tu/ la tua bocca la tua soglia tu mi dai// […]” – “Il passaggio

gianCarlo Onorato è un musicista ed uno scrittore fuori dagli schemi, è considerato tra le figure seminali della scena indipendente italiana, dopo essere stato in adolescenza leader di Underground Life, formazione culto dell’art rock degli anni ‘80, con la quale ha inciso decine di dischi e tenuto centinaia di concerti.

gianCarlo Onorato

Come solista ha pubblicato i dischi “Il velluto interiore” (Lilium/Bmg 1996), “Io sono l’angelo” (Lilium/Sony 1998), “Le nozze chimiche” (Lilium/Sony 1999), “Falene” (Lilium/Venus 2004), “Sangue bianco” (Lilium/Venus 2010), “Onorato&Godano exLive” (Lilium, 2014)

Ricordiamo due premi: Premio PIMI 2010 alla Carriera ed il Premio Giacosa 2012 Le Parole della Musica, Sezione Le Nuvole.

Come scrittore è autore dei libri: “Filosofia dell’Aria” (1988, LMPLG/Stampa Alternativa), “L’Officina dei Gemiti” (1992, ‘Millelire’/Stampa Alternativa), “L’ubbidiente giovinezza”, (1999, Il Sestante/Ultrasuoni), “Il più dolce delitto”, (2007, Sironi), “ex-semi di musica vivifica” (2013, VoloLibero). Ha partecipato anche a libri collettivi quali “Devi chiamarmi sempre” con CD allegato in cui musica e interpreta le poesie di Anna Lamberti Bocconi (2006, Campanotto Editore), “Il mio posto nel mondo” di De Angelis/Deregibus/Secondiano Sacchi (2007, BUR), presente col saggio “Tenco e Boris Vian, un frastuono gentile”, “IndYpendenti d’Italia” di De Angelis/Guglielmi/Sangiorgi (2007, Zona), presente col saggio “Elegie del niente”, “La formazione dello scrittore” (2015, Laurana Editore), “Letture d’autore” di Pierluigi Lucadei, (2016, Galaad Edizioni) presente con una lunga intervista.

Tra il 2010 e il 2015 ha tenuto oltre 200 concerti in tutta Italia, 98 dei quali insieme a Cristiano Godano (Marlene Kuntz).

[..] Gli astronauti farebbero salti/ ma La Luna non somiglierebbe ad un incubo in più/ le automobili resterebbero ferme/ come gravide donne lucenti di tutte le età/ noi avremo quindici anni e cento anni in un solo respiro/ di gelato macchiati ed inzuppati anche di pubertà/ come se il Paese cercato esistesse davvero/ e non fosse più quello che è stato né quello che è// […]” – “Scintillatori

 

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“Songs: For a lovely soul” di Boda: un disco di canzoni perfette!

“The embersburns into the woods./ I taste the smell./ I’m looking for the place that burns./ I’ll see the giant eyes that burn over me./ I could be in peace singing along./ Like a ship on the waves./ Floating Memories, trying to save my soul./ Wind carry me away” – “Wind

Songs: For a lovely soul

Daniele Rotella è musicista operaio, un chitarrista che ha fatto del suo strumento, sia in versione elettrica che acustica, una questione di vita.

È il leader dei The Rust And The Fury, band rock perugina amata e dileggiata dalla critica. Con loro ha due dischi alle spalle usciti con etichette indipendenti italiane del calibro di La Fame Dischi (il primo) e la prestigiosa Woodworm Label (il secondo).

Sotto il nome di Boda debutta con un album maturo registrato in solitaria. Undici canzoni sussurrate dal bosco, protagonista indiscusso dell’intera opera.

Un viaggio tra luoghi sonori evocativi e istantanee di vissuto. Arvo Part e i Sigur Ros che giocano con Neil Young.

Il disco si chiama Songs: For a lovely souled è uscito il 17 Marzo 2017 per La Sete Dischi, la divisione digitale della prima etichetta che licenziò l’esordio dei The Rust And The Fury, La Fame Dischi appunto. Una sorta di ritorno alle origini.

L’album è in free download a testimonianza del fatto che sempre di più la migliore musica emergente italiana è gratis, cosa al quanto paradossale se pensiamo alla situazione attuale della scena indipendente.

Ma veniamo a Boda e al suo piccolo gioiello. A leggere le quattro righe che accompagnano la descrizione del suo disco in prima persona si direbbe che molti tratti di questa sua “confessione” si ritrovano poi tra le righe delle sue canzoni:
“Parlare è come suonare. Suonare mi riesce sicuramente meglio che parlare. Per cui da sempre ho suonato ad altissimi volumi, consapevole che avrei comunque disturbato qualcuno. Mi piace disturbare attirare l’attenzione, per lasciare un segno del mio passaggio. Come fanno i cani.”

Boda

Se già con i The Rust And The Fury eravamo di fronte a grandi dischi, anche con questa avventura solista Daniele Rotella dà prova di grande maestria e di padroneggiare molto bene la materia che tratta: la musica e le canzoni.

Canzoni che mai immagineresti così perfette in un equilibrio che porta l’intero ascolto dell’opera a una sorta di viaggio interiore di fronte a noi stessi con lo sguardo crudele di chi sa che non può più nascondersi ed è arrivata la resa dei conti.

Occorre essere coraggiosi per intraprendere il viaggio che Boda ci propone perché alla fine di tutto, alla fine dell’intera esperienza d’ascolto, non saremo più gli stessi.

Siamo pronti?

 

Written by Cristina Bucci

 

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