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Sardegna da scoprire: Mont’e Prama e l’ombra dei Giganti

La Storia della Sardegna non è un mistero, per chi ha occhi per vedere.

 

 

Mont’e Prama

Certo, per chi si ostina a credere che i sardi non scrivessero, non navigassero, non costruissero nulla al di fuori delle torri nuragiche,  l’isola irrompe nella Storia solo con la sconfitta di Malko, il Cartaginese che tentò di occupare la Sardegna nel IV secolo AC.

Ma, come abbiamo appurato, i sardi scrivevano, eccome, navigavano e pure bene, costruivano monumenti raffinati.

 Se la cattiva volontà, o la malafede, di chi prende ha il potere di scrivere la Storia, ha deciso che la versione ufficiale sia diversa, forse occorrerebbe domandarsi se non è il caso di cambiare questa gente.

Un mio amico asseriva che è più facile far scoppiare una guerra che cambiare una riga nei libri di Storia, in Italia, ed è tristemente vero.

C’è un corto circuito tra investigatori (archeologi) e coloro che debbono trarre le conclusioni, gli storici. Così si arriva alle teorie più assurde.

Si, sto parlando dei Giganti di Mont’e Prama (il Monte delle Palme per chi non parlasse la nobile lingua sarda). Riassumendo in breve la storia di questa scoperta archeologica: nel 1974 due contadini, Sisinnio Poddi e Battista Meli, preparando un campo per la semina, portarono alla luce la testa di una statua.

Invece di infischiarsene o impadronirsene, come purtroppo succede sempre più spesso, i due avvisano un archeologo Oristanese e lui la Soprindendenza di Cagliari. Iniziano così gli scavi dal 1975 al 1979, poi nulla, fino al 2014.

Mont’e Prama

Gli scavi, sotto la spinta dell’interesse suscitato dalla fine del restauro delle statua trovate decenni prima, riprendono, con mezzi tecnici più avanzati, georadar in testa.

Da questo punto in poi si susseguono scoperte su scoperte e ci si comincia a fare domande imbarazzanti.

Io ho visitato il Centro Restauri di Li Punti, giusto gli ultimi giorni di restauro delle prime statue e, curioso come sempre, ho fatto domande a raffica alla gentile accompagnatrice a cui sono stato affidato.

La prima domanda, “Chi le ha scolpite? La prima risposta: “Uno scultore che veniva da fuori l’isola, da chissà dove!” la domanda conseguente è stata, ovviamente, quella di chiedere il perché questa conclusione. La risposta “Perché non sono state trovate altre statue in Sardegna, eguali a quelle.

Visto che la prima regola per trovare qualcosa è cercarla, sogghigno e ricordo che una testa di statua è stata trovata, casualmente, anche a Narbolia. Nessuno ha mai cercato nulla, tanto meno statue, da decenni, in Sardegna. Semplicemente ci si imbatte in qualcosa, spesso di eccezionale e allora si fatica a cercare soldi per scavare o, ancora più spesso, si sotterra tutto, aspettando tempi migliori e sperando non arrivino i tombaroli.

Perplesso passo alla datazione che, ovviamente, viene tenuta bassa, VIII secolo AC, mi si dice. Va bene, esco e non ci penso più. Poi iniziano i nuovi scavi, ancora una volta vado a visitarli, e vedo anche il Museo di Oristano, orrore architettonico ma gioiello museale, per quello che contiene.

Così vedo le nuove statue ritrovate, i nuovi reperti e tutto quello di interessante ritrovato negli scavi dei dintorni, compresi i semi trovati nel pozzo del sito nuragico Sa Osa. Ovviamente manca l’ultimo passetto, quello in cui uno storico, basandosi sulle evidenze archeologiche, mette un punto fermo sui fatti. Bene, lo faremo noi, allora.

Primo: di statue come quelle del Mont’e Prama non ne sono state trovate da nessuna altra parte della Sardegna. Vero, ma si sono forse cercate? No, mai. Però occorre dire che nemmeno da nessuna altra parte del mondo si sono trovate statue eguali. Quindi perché dire che lo scultore o il laboratorio che le ha scolpite non è sardo? Per scolpire le sculture ritrovate finora ci saranno voluti anni, se non decenni, un po’ troppo per uno scultore avventizio, credo.

Mont’e Prama

È come la storia degli scarabei di Tharros, trovati in grande quantità nella città sarda ed in poche decine di esemplari a Tiro, ma giudicati fabbricati a Tiro. Assurdo.

Poi la datazione. Perché VIII secolo? L’unico reperto trovato in una tomba, sopravvissuto allo scempio fatto del santuario probabilmente dai Cartaginesi, (anche se io penso siano stati i romani, vista la loro abitudine di provare ad annientare chiunque si opponesse alle loro mire egemoniche e i sardi si opposero eccome.) scarabeo dato al  periodo del Nuovo Regno Egizio (1552  1069 A.C.).

I bronzetti nuragici, fotocopie in bronzo delle statue, cominciano ad apparire nel XIII secolo A.C., perché non pensare che la statuaria sia, confrontando le date e le prove, l’XI secolo A.C.?

Forse per non levare il primato ai greci della scultura a tutto tondo in occidente? Comunque sia, negli stessi anni in cui si ritrovavano i Giganti, venivano scoperte delle tavolette d’argilla, scritte, vero e proprio archivio, in un nuraghe vicino.

Comunque sia, la gita in Sinis vale il viaggio. Duecento e passa Nuraghi, pozzi Sacri, Statue, ipogei e Tombe dei giganti e chissà cos’altro, sotto la terra, oltre alla bella città di Tharros, con i suoi misteri.

Chi sa se unendo finalmente le forze archeologi, linguisti epigrafisti e storici non riescano, una volta per tutte, a dare qualche risposta sensata alle mille domande che ci poniamo tutti.

 

Written by Salvatore Barrocu

 

 

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Denver l’aereoporto dei simboli: il Gargoyle e la pietra angolare

La costruzione e la simbologia di questo aeroporto sono avvolti nel mistero. La sua costruzione risale al 1995 ed è un letteralmente un mistero anche perché Denver prima di questa data aveva già un aeroporto internazionale. Per quest’opera furono investiti oltre 4.000 milioni di dollari e fu edificato in una zona altamente ventosa il che è anche causa di molti problemi al decollo e all’atterraggio dei velivoli.

Denver - Aeroporto

L’aeroporto internazionale di Denver, con i suoi 140 chilometri quadrati di superficie, è il terzo al mondo per dimensioni, nonostante Denver sia la 30esima città degli Stati Uniti. Per rendere operativo l’aeroporto sono stati utilizzati circa 8.000 chilometri di fibre ottiche. La pianta dell’aeroporto di Denver, vista dall’alto è una svastica, né più e né meno. All’ingresso principale dell’aeroporto c’è una pietra di marmo commemorativa recante i ben noti simboli massonici della squadra e del compasso dedicata alla “New world airoport commission”, una società che in realtà non esiste. Tutto l’aeroporto di Denver sembra essere pregno di simboli esoterici, al punto che la costruzione sembra una cattedrale esoterica camuffata. C’è una pietra angolare massonica, sotto la quale sarebbe sepolta una capsula del tempo che sarà dissotterrata nel 2094. Perché?

Poco distante dalla pietra angolare vi è la scultura di un Gargoyle che esce da una valigia. La parola inglese ‘gargoyle’ trae la sua estrazione dal latino gargulium. Gurgulium, termine onomatopeico collegato al gorgoglio dell’acqua che passa attraverso un doccione. Quest’ultimo venne in seguito trasformato nel francese gargouille con lo stesso significato, accolto in lingua inglese con il termine gargoyle.

Dal punto di vista architettonico una gargolla ha in genere la funzione di doccione, cioè è la parte terminale di un sistema di scarico per l’acqua piovana che si protende da un cornicione o da un tetto, con lo scopo di far defluire l’acqua lontano dai muri. A partire dal X-XI secolo iniziò a diffondersi in Europa l’utilizzo della pietra per il doccione. La spiritualità visionaria medioevale creò gargolle di ogni sorta, da figure demoniache a facce gioconde, fino a creature metà uomini e metà bestie.

La simbologia delle gargolle è complessa e attinge dalle Sacre Scritture e dall’universo pagano. Il retaggio delle creature ibride greche e egiziane si mischiò nel medioevo all’universo mitico dei bestiari come il Physiologus, libri illustrati con descrizioni di animali fantastici di terre lontane. Gli artisti influenzati da tali testi scolpirono dei doccioni bestiali e affascinanti. Le caratteristiche degli animali immaginari furono reinterpretate in chiave cristiana. Alcuni studiosi hanno teorizzato che le gargolle siano state utilizzate come guardiani delle chiese per tenere lontano i demoni. Altri pensano che questi doccioni simboleggiassero demoni, da cui i passanti avrebbero trovato scampo in chiesa.

Denver Aeroporto

Altri simboli apparentemente strani sono situati sul pavimento dell’aeroporto tra cui il simbolo “AuAg” (probabilmente le sigle chimiche dell’oro AU e dell’argento AG), ma alcuni pensano essere l’espressione chimica di un agente biologico che sarà utilizzato per contribuire a ridurre la popolazione della terra.

Un’altra stranezza sembrerebbe la recinzione che delimita l’aeroporto con i fili rivolti verso l’interno invece che all’esterno come razionalmente si dovrebbe fare per evitare intrusioni.

Nell’atrio principale dell’ingresso in aeroporto, vi è una gigantesca statua alta 11 mt di color blue cobalto che raffigura un cavallo di nome “Blue Mustang” – e ufficiosamente chiamato “Bluecifer” (come Lucifero, ma blu) con muscoli gonfi, vene e penetranti occhi rossi che si illuminano di notte, una visione davvero raccapricciante! Ricorda o meglio richiama la descrizione del quarto cavallo dell’apocalisse (versetti 19.2), la luna blu, simbolo di distruzione e morte, estremamente somigliante al cavallo del quarto cavaliere così come descritto nella Rivelazione di San Giovanni. Significativo anche il fatto che alcuni bambini che vedono la statua per la prima volta chiedono ai propri genitori se si tratti del cavallo di Lucifero.

Non aiuta a mitigare la fama blasfema dell’aeroporto sapere che il creatore di “Blucifer”, lo scultore Luis Jimenez sia stato ucciso dalla sua stessa scultura di cavallo, mentre la stava realizzando: una parte della scultura gli cadde addosso recidendogli un’arteria.

Altra stranezza dell’aeroporto è rappresentata dalla statua di Anubi il Dio Egizio dei morti, anche questa ha un’altezza non casuale, 9 mt.

Comunque la parte più inquietante è forse rappresentata dai murales che si trovano all’interno dell’aeroporto.

L’opera di murales è stata composta dall’artista Leo Tanguma e  ha per titolo “The Children of the World Dream of Peace”, e vorrebbe rappresentare le devastazioni delle guerre e la speranza in un futuro di pace e fratellanza. In verità tali dipinti appaiono alquanto inquietanti, e tale sensazione pervade molti dei visitatori che si ritrovano di fronte ad essi.

Denver - Aeroporto

La composizione consiste di quattro parti. Nella prima scena ha luogo una strana cerimonia. Adagiate in tre bare vi sono tre figure femminili, una nativa americana, una bambina dai caratteri occidentali ed una donna di colore, circondate da sei bambini e diversi animali. Alle spalle del gruppo vi è una città in fiamme, e scene di desolazione e distruzione.

La bambina bionda della bara porta cucita sul vestito una stella di David, e tiene tra le mani una Bibbia cristiana. Rappresenta la tradizione giudeo cristiana occidentale, così come le altre due donne raffigurano rispettivamente la tradizione africana e quella americana pre coloniale. Alle spalle delle bare una bambina regge una tavoletta in cui è raffigurato il tramonto del quinto sole, il momento in cui tra sconvolgimenti planetari avverrà il passaggio di era.

Nella seconda scena compare un personaggio dalle fattezze inquietanti, una sorta di soldato deforme che uccide una colomba bianca, e si impone tra scenari di devastazione, delimitati da una donna che tiene tra le braccia un figlio morto e dei bambini che riposano su delle macerie.

Nella terza parte dell’opera lo scenario cambia. Bambini in festa rappresentanti tutti i popoli del mondo portano le armi al centro della scena, dove un bimbo dalle fattezze ariane e vestito alla tedesca le distrugge. Il soldato della scena precedente giace ora senza vita sovrastato dal gruppo dei bambini. Particolare interessante, il bimbo tedesco addetto alla distruzione delle armi mostra un decisamente curioso pugno di ferro. Infine, nell’ultima scena i bambini accorrono circondati da numerosi animali al cospetto di un guru-santone, che celebra un rito sacro a simboleggiare la nuova era che ha inizio.

Come si è visto, nelle intenzioni dei committenti il gruppo di questi murales vorrebbe rappresentare la distruzione portata dalle guerre e la speranza di un mondo migliore che si rispecchia nella innocenza dei bambini, nel disarmo e in una nuova spiritualità. Chi si interessa allo studio delle tematiche care ai propagatori del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale” riconosce tutta la simbologia da tempo propagandata dai fautori del nuovo mondo, descritta qui in modo esplicito ed alquanto angosciante.

La pace così raggiunta però sarà il risultato di un’epoca di duri sconvolgimenti, di prove che l’umanità dovrà affrontare prima di conoscere un’era di pace e rinnovata spiritualità. Il disarmo degli stati nazionali rimane un passaggio necessario per il raggiungimento di tale obiettivo.

Denver Airport Gargoyles

Il pugno di ferro ricorda con grande chiarezza di intenti il modo in cui questa élite vorrà mantenere il suo ordine in questa nuova era?

La spiritualità New Age che traspare nella scena finale è parte fondamentale dell’intero progetto, una contro spiritualità che pervade i piani alti del potere.

I murales dell’aeroporto di Denver descrivono quindi in maniera palese il progetto di questo Nuovo Ordine, e le modalità in cui verrà raggiunto?

Questi murales sembrano raccontare anni duri e tribolazioni verso cosa?

Perché?

Molte persone credono che il più grande bunker sotterraneo del mondo si trovi sotto l’aeroporto di Denver. In particolare un bunker di 360.000 piedi quadrati, costruito dal Nuovo Ordine Mondiale per ospitare l’élite in caso di collasso economico o di olocausto nucleare. La costruzione dell’aeroporto di Denver è stato reso necessario come una giustificazione a questa opera del bunker.

L’aeroporto è stato costruito sopra a questo progetto in modo tale da occultarlo e nasconderlo alla vista?

 

Written by Vito Ditaranto

… a mia figlia Miriam con infinito amore…

 

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London Surprise: tutti i segreti bizzarri ed insoliti della Royal Albert Hall

Quarto appuntamento con la rubrica London Surprise, un viaggio dedicato a luoghi, storie, locali e tutto quanto è nascosto, segreto o nuovo per la pazza metropoli culla dei freak di tutto il mondo – e non solo! Oggi scopriamo la Royal Albert Hall in tutto il suo splendore. Ci soffermeremo sui segreti, i misteri e gli aneddoti del tempio della cultura anglo sassone per eccellenza!

Royal Albert Hall

Qui di seguito alcuni fatti insoliti/bizzarri/strani, legati all’edificio voluto fortemente dalla Regina Victoria per celebrare la visione del marito, il Principe Albert.

La Royal Albert Hall inaugurata nel 1871, ha visto esibirsi sul suo palco innumerevoli star di tutto il mondo, auto proclamandosi, così, a tempio delle arti in genere. È un piccolo gioiello di architettura, non sbagliamo nel dirlo. In realtà, però, è stato progettato privilegiando l’estetica, piuttosto che l’acustica.

Nel 1969, questa problema fu arginato inserendo nell’intercapedine del soffitto, materiale fono-assorbente. Nel 2001, altri lavori hanno ridotto il materiale precedentemente inserito perché giudicato troppo ingombrante.

Sotto l’arena risulta esserci uno spazio che può contenere dei giganteschi serbatoi d’acqua. Questi a volte vengono utilizzati per gli effetti speciali durante gli spettacoli. Sono stati infatti usati, ad esempio, nel 1998 per la messa in scena di Madama Butterfly. Ci vuole circa un’ora per riempirli.

Pochi però sanno quanto segue: nel 1877, Thomas Rammell – un pioniere della tratta ferroviaria del luogo – suggerì  che ci sarebbe dovuto essere un treno della metropolitana con partenza da South Kensington diretto sino alla Royal Albert Hall. I piani furono elaborati, ma la fermata non venne mai alla luce.

Boxe al Royal Albert Hall. Si, avete capito bene! Voglio farvi una domanda, però… Cos’hanno in comune il campioni dei pesi massimi Muhammad Ali, Lennox Lewis e Frank Bruno? Semplice: tutti hanno combattuto al Royal Albert Hall.

Ma un altro, insolito, terzetto di boxer è apparso nel 1951, su quel palcoscenico.

Royal Albert Hall

Una vecchia foto infatti mostra i gemelli Ronnie e Reggie che sfidarono Bobby Manito, di Clapham, e Bill Sliney, di King Cross. Il fratello maggiore Charlie assunse Lew Lazar, di Aldgate. Charlie perse, Reggie vinse e Ronnie fu squalificato per via di una testata rifilata al suo avversario.

Una delle poche superstar che non ha avuto la gioia di calcare il palco del Royal Albert Hall fu Michael Jackson, anche se visitò l’edificio nel 2000, in funzione di assistente personale di Elizabeth Taylor.

L’attrice, poi fu ricoverata in ospedale, ma nel disperato tentativo di partecipare al galà di beneficenza che aveva organizzato per raccogliere fondi per la ricerca sull’AIDS si presentò su di una sedia a rotelle.

A pochi istanti dall’inizio della cerimonia, però, non vi era traccia del suo assistente e il personale cominciò a farsi prendere dal panico, timorosi di aver perso l’occasione di avere Elizabeth Taylor tra loro.

Questo fino a quando Liz non arrivò sul palco con il suo fidato accompagnatore per la notte, Jacko.

Per quello che sarebbe stato il terzo film dei Beatles, “Up against it”, nel 1967, il drammaturgo Joe Orton scrisse una sceneggiatura che suggeriva alla band di vestire i panni della “resistenza” e indossare cinturone e pistola da tenere in mano, puntata contro il primo ministro alla Royal Albert Hall.

Non sorprende che il film non sia mai stato finito… Ma, c’è un ma: John Lennon e Yoko Ono sono andati alla Royal nel dicembre 1968, visitandolo ed esibendosi in una stranissima performance.

A proposito di performance… Nessuno show nella storia del Royal, si è dimostrato così popolare come quello del supergruppo svedese ABBA.

Quando la band ha suonato a Londra, nel 1977 più di 3,5 milioni di persone avrebbero voluto assistere al live ma la disponibilità era di appena 5.300 tickets/posti: ciò significa che gli ABBA avrebbero potuto essere sold out per ben 660 volte.

Royal Albert Hall

Nel 1991, la Royal Albert Hall ha ospitato l’unico torneo ufficiale di sumo wrestling tenutosi al di fuori del Giappone.

Presente il wrestler Konishiki, il lottatore di sumo più pesante della storia.

Per accogliere gli ospiti “supersized”, furono installati, nei servizi igienici dell’edificio, delle maxi docce negli spogliatoi.

La sala ha anche tenuto la prima maratona al coperto nel 1909: quindi tutti i sedili sono stati smontati… Il vincitore fu uno solo: un uomo italiano infatti completò tutti i 524 giri previsti.

Volete conoscere tutti gli altri misteri/curiosità/aneddoti legati al Royal Albert Hall? Prendete il primo aereo e volate sino a Londra! Esiste infatti un tour – visita guidata che vi permette di esplorare il tempio delle arti londinese per eccellenza! I biglietti per The secret story Tour, questo il nome della visita, costano £ 12,25 (adulti) e £ 5,25 (bambini).

 

Written by Stefano Labbia

 

Info

Sito Royal Albert Hall

 

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London Surprise: il dessert più pazzo di sempre? Il mega waffle di Bubblewrap a Londra!

London Surprise“: torna la rubrica dedicata alle “particolarità”, ai segreti della cittadina britannica con un occhio alle nuove tendenze in fatto di cibo, cultura, locali e chi più ne ha più ne metta! Beccatevi la terza puntata!

 

Bubblewrap - London

Oggi parleremo del dessert più folle mai tentato sinora, che sta letteralmente spopolando da un po’ di tempo a questa parte: il mega waffle di Bubblewrap! Direttamente da Cronuts, c’è una specialità dolce per autoctoni e turisti.

Cos’è il mega waffle Bubblewrap?! Presto detto: immaginate cialde fragranti e soffici al contempo, di dimensioni considerevoli fatte a mano e farcite di mille prelibatezze (cioccolato caldo fuso, gelato ed ogni altra squisitezza!) made in Hong Kong.

Originariamente concepito come un modo di riutilizzare uova non di prima scelta, che altrimenti sarebbero andate sprecate, le cialde sono invece divenute un alimento a se stante nonché estremamente popolare: eccole dominare incontrastate i dessert di Londra.

Tony e Sunny sono i fautori del mega waffle di Bubblewrap, che aprirà con una postazione permanente sulla Wardour Street a breve. Nel frattempo londinesi e turisti possono godersi questo splendore che appaga anima e stomaco, visitando la loro bancarella presso il mercato di Berwick Street.

Ci sono tre tipi di waffle disponibili ad oggi – normale, al cioccolato e quello che viene chiamato matcha: quest’ultimo è molto popolare presso i clienti del Sud Est asiatico, ma sicuramente è da provare!

Una volta cotte, le cialde sono riempite: che il peccato di gola abbia inizio!

Le opzioni sono infinite!“, afferma TonyLa nostra preferita resta quella farcita con fragole, lamponi, panna e salsa di cioccolato.” Ma anche “l’opzione” con la base al cioccolato e poi farcita con nutella, panna, banana e salsa al caramello salato non sembra essere male…

Bubblewrap - London

I waffle sono sorprendentemente leggeri, croccanti fuori e succosi nel mezzo. Vengono serviti dentro ad un pratico cono di carta, ideali come “spuntino” da passeggio al posto del classico gelato.

Il loro menu fisso, una volta a Wardour Street, offrirà ai clienti ancora più opzioni, come ad esempio la farcitura speciale al gelato – connubio caldo e freddo… da impazzire! – ed altri impasti come la cialda al sapor di cheesecake alla fragola, al pistacchio o al gusto di vaniglia e nocciola.

Bubblewrap aprirà a fine Marzo con uno shop presso Wardour Street, W1D 6QJ. Nel frattempo, saranno presenti a Berwick Street (Soho) ogni Sabato, dalle 10 alle 17:30.

Da leccarsi i baffi!

 

Written by Stefano Labbia

 

Info

Bubble wrap

24 Wardour St, London W1D 6QJ

10:00 – 17:30

Sito Bubblewrapdwaffle

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Instagram Bubblewrapwaffle

 

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London Surprise: La top five dello street food a Londra

Secondo appuntamento con London Surprise ovvero una rubrica che scova angoli nascosti, introvabili, curiosi, nella City per eccellenza: Londra. Uno sguardo su locali indie e glam al tempo stesso, scorci di una Londra di un tempo ritrovati. Immagini di una – la?! -capitale d’Europa che ha si abbandonato, economicamente parlando, l’euro ma che è multi culti e globale, nel vero senso del termine. Londra, insomma, è una metropoli tutta da scoprire, inseguire, scandagliare. Noi l’abbiamo fatto per Voi. Ma… mi raccomando! Keep the secret!

Crazy for Pasta

Street food. Qual è il vero significato del termine? E perché spesso è associato a junk food – letteralmente, cibo spazzatura?

Sfatiamo un mito: ciò che è in “strada” – street, in inglese – non sempre è fritto, unto, grasso o nocivo. Il “cibo di strada”, secondo quanto riporta Wikipedia, “è costituito da quegli alimenti, incluse le bevande, già pronti per il consumo, che sono venduti (e spesso anche preparati) soprattutto in strada o in altri luoghi pubblici (come mercatini o fiere), anche da commercianti ambulanti, spesso su un banchetto provvisorio, ma anche da furgoni o carretti ambulanti. Nei centri storici di alcune città italiane si è diffusa una tipologia di piccoli locali specializzati nella preparazione e vendita di cibi da mangiare in strada.“.

Abbiamo scovato per Voi il meglio del meglio dello street food girando tutta Londra e l’elenco che segue è il top del top.

Al primo posto della nostra speciale classifica personale c’è Crazy for Pasta (Camden market – Camden Lock): sì, lo so cosa state pensando… è un ristorante di pasta fresca fatta a mano.

Etna Coffee

O un “semplice” banco di piatti veloci/espressi come ce ne posso essere altri.

No. I ragazzi (provenienza Italia – Roma, sinonimo di garanzia, neanche a dirlo!) di Crazy for Pasta adoperano ingredienti italiani (Parmigiano Reggiano DOP stagionato 6 mesi, farina Caputo e i pomodori di Napoli su tutti) ed hanno un menù ricco per tutti i gusti e tutte le tasche – nonostante si parli di Londra!

Crazy for Pasta – Handmade stuffed Italian pasta. West Yard Street Food, Camden Lock Market NW1 8AF. Tutti i giorni dalle 9 alle 18.30.

Secondo posto per Etna Coffee (Victoria Station): si dice arancina o arancine? Lo chiederemo al personale la prossima volta che andremo a trovarli: rinomato per le sue colazioni abbondanti e… italiane (nel vero senso della parola!) qui trovate tradizione, culto del cibo e rispetto – cosa non da poco in una metropoli caotica come Londra!

Insomma, fritti a parte (vi consigliamo anche i famosissimi cipollini!) la tradizione italiana – e Siciliana, la S maiuscola non è un refuso – viene rispettata ampiamente nel menù che conta anche fantastici dolci come cannoli e cassate.

The Kati Roll Company

Imperdibile ad ogni ora del giorno e della notte!

Etna Coffee – 3 Victoria Arcade, London SW1E 5ND. Lunedì – Venerdì 07:30–20:30 Sabato – Domenica 9 – 20:30

Terzo posto per The Kati Roll Company (Soho): Pranzo? Cena? Tutti e due!

Ambiente etnico, dalle luci soffuse ed invitante, questo locale propone una specialità del finger food/street food: vrap piccanti con all’interno carne, verdure o uova.

La “piadina” di pollo – paratha farcito con pollo alla griglia e uno strato di uovo sbattuto – è vostra per £ 5 ed è ottima per scaldarvi in inverno, con il suo mix di carboidrati e di spezie e salse varie che abbondano di sapore.

The Kati Roll Company, 24 Poland Street, W1F 8QL. Lunedì – Giovedì – 11 – 22.30 Venerdì – 11- 23.30 Sabato – 12 – 23.30 Domenica 12 – 22.30

Al quarto posto della nostra personale top ten troviamo il locale chiamato “Malletti” (Clerkenwell): pizza al taglio Made in Italy a partire da £4 a quarto (very cheap come direbbero in UK!)!

Malletti

Ma la vastità del menù è impressionante: calzoni, vari tipi di pasta e chi più ne ha ne metta!

A pranzo risulta sempre affollato, dato il rapporto qualità – prezzo ma c’è anche un piccolo spazio in cui sedersi per gustare appieno il loro mitico calzone caldo e appena sfornato!

Malletti, 174-176 Clerkenwell Road, EC1R 5DD. Lunedì – Mercoledì 11 – 19:30 Giovedì – Venerdì 11 – 16:30

Quinto posto per il Keu (Old Street): sandwiches. Ho detto panini! Non semplici e banali panini… ma vari, abbondanti e gustosi!

Vi chiederete… si ma è un ristorante? Una gastronomia?

Tutto questo e molto, molto di più!

Si può mangiare, un ottimo e succulento panino ripieno di arrosto di maiale per soli £ 3.50. O un gigantesco sandwiches ripieno di petto di manzo o di maiale kimchi fatto al barbecue a soli £ 6.50.

Keu

Insomma… da provare assolutamente!!!

Keu, 334 Old Street, EC1V 9DR. Lunedì – Mercoledì 09:30–21:30 Giovedì – Sabato 9:30 – 22

 

Questa era la nostra personale top five dei locali street food / finger food di Londra!

Alla prossima puntata con… tutti i segreti del Royal Albert Hall!

 

Written by Stefano Labbia

 

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London Surprise: il bar più piccolo del mondo? Il Bar Termini a Londra!

London Surprise ovvero una rubrica nuova che scova angoli nascosti, introvabili, curiosi, nella City per eccellenza: Londra. Capitale sulla carta di un’Europa che ha abbandonato, economicamente parlando, e che è sempre più caotica, colorata, serie e “funny” al tempo stesso. La movida è prerogativa latina? Neanche per sogno! Londra è una metropoli tutta da scoprire, inseguire, scandagliare. Noi l’abbiamo fatto per Voi. Ma… mi raccomando! Keep the secret!

Bar Termini _ London

Ebbene sì, esiste, non è leggenda: uno dei bar più piccoli – in termini di dimensioni, ovviamente, non di qualità! – è realtà! Londra, da brava mamma freaky, lo ospita in Old Compton Street, dove la sua allegra crew serve mini cappuccini, mini caffè e chi più ne ha ne metta, in un ambiente confortevole e veramente unico nel suo genere in tutta la city.

Punto di riferimento, non solo per i residenti, questo piccolo ed incantevole locale conserva dentro sé tutto lo stile londinese di un tempo, amalgamato e mixato con l’odierna necessità di un cibo veloce ma di qualità.

Con una spruzzata (di più, in verità!), ovviamente, di italianità… Ciò non toglie che possiate benissimo.

Nonostante le piccole dimensioni, rilassarvi all’interno dei locali in cui troverete – neanche a dirlo – dei mini sgabelli (a dispetto delle apparenze comodi in realtà!) e “solo” sette tavolini con relative sedute.

Insomma più che un locale quasi un’esperienza da provare, quella che offre il Bar Termini, questo il nome della caffetteria, che si ritaglia un “piccolo” spazio per eleganza, originalità e menù in una metropoli sempre più caotica, convulsa, frenetica, dove la costante ricerca di evasione dallo stress quotidiano in virtù di un piccolo angolo di pace, sembra finalmente sedata.

Ampio il menù che va dal breakfast puro e duro (caffè caldo e freddo, cappuccino, crostate e cornetti, torte varie ed eventuali) al cibo in versione mini (panini, antipasti italiani a base di formaggio made in Italy DOC e affettati anch’essi provenienti dal Belpaese) sino ai famosi mini cocktail che hanno consacrato questo locale facendolo arrivare, unitamente al suo team, tra i primi quattro nel famoso contest “Tales of Cocktail”, categoria ‘Best New International Cocktail Bar’ nel 2015.

Bar Termini - London

Seguono importanti collaborazioni con marchi della moda (Pitti Uomo), presenze a Festival vari (Soho Food Feast 2015) e partecipazioni a manifestazioni benefiche.

Costi? Medi, se si realizza di essere a Londra, una delle città più care dove vivere.

Insomma, il Bar Termini si rivela essere una delle tappe fondamentali (o meglio ancora… una sana abitudine!) per tutti coloro che hanno bisogno di relax e grande qualità: di piccolo, infatti, il locale ha solo gli arredi!

 

 Written by Stefano Labbia

 

Info

Facebook Bar Termini

Sito Bar Termini

Orario: 10 – 23:30

Indirizzo: 7 Old Compton Street – Londra

Tel: +44 7860 945018

 

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Sardegna da scoprire: la Necropoli di Sos Furrighesos e le sue Costellazioni

“La Sardegna è fuori dal tempo e dalla storia.” – David Herbert Lawrence

 

 

Sos Furrighesos

Non amo particolarmente le necropoli.

Trovo sia molto più interessante e divertente visitare i resti di antiche città, con le strade, le botteghe, le case e immaginare come potessero vivere i nostri antenati.

Fatta questa premessa, così da levare ogni dubbio sulla mia infinita passione per la vita, vi parlerò di una tomba.

No, non vi sto prendendo in giro.

Ogni amante della Sardegna, ogni viaggiatore, ogni appassionato di archeologia ed ogni sardo che ami la sua terra e la sua storia, dovrebbe visitare, almeno una volta nella vita, la necropoli di Sos Furrighesos, in territorio di Anela.

Nel cuore della Sardegna, quindi, ben lontani dallo splendido mare e dalle bianche spiagge ma, vi assicuro, vale la pena affrontare questo viaggio.

Naturalmente è una necropoli conosciuta e ampiamente studiata. Dunque, chiederete, cosa c’è da sapere? Bene, io vi voglio descrivere quello che ho visto io, non quello che mi dicono di guardare gli eminenti studiosi che hanno condotto scavi e studi sul luogo.

Quello che colpisce, ma è una cosa consueta nelle necropoli sarde, è il silenzio assoluto che ti avvolge appena arrivi alle tombe.

Sembra che, oltre il confine sacro, neppure il canto degli uccelli o il frinire degli insetti possa passare.

Sos Furrighesos

Ed in questa realtà ovattata, fuori dal tempo, vedi la maestosa tomba del Re, coi sui strani gradini, che salgono, impressi nella roccia, destro sinistro, destro sinistro, fino alla nera bocca della tomba, coronata da una magnifica coppia di corna taurine rovesciata, incisa nella dura roccia.

Tranquilli, è una facile salita. Poi entri in quella che era la dimora del riposo eterno di un uomo, decisamente ricco e potente.

Se non leggi manuali o dotte spiegazioni, guardandoti in giro ci metti poco a pensare che, il proprietario della tomba, fosse proprietario di navi, Capitano e marinaio.

Si, perché stranamente, nessuno ha pensato di guardare il soffitto della Domus, dove fanno bella mostra di se le costellazioni così come le vedevano gli antichi sardi.

Io non sono un astronomo, ma la Croce del Sud e Orione, con la sua Cintura e la sua stellare ambiguità, sono riuscito a riconoscerle immediatamente.

Non è neppure la prima volta che vedo le stelle del cielo Shardana impresse nella roccia. Ce n’è un bellissimo esempio a Castelsardo, per fortuna nascosto agli occhi dei più.

Poi, sulla parete, tre incisioni. Animali, dicono gli archeologi. Ma chissà perché a me sembrano tanto tre navi, due da trasporto, grasse coi grandi remi, una di scorta, con la doppia prora, così come sono descritte le navi Shardana.

Sos Furrighesos

Tutte e tre, sulla prora, hanno la protome cornuta portafortuna (avrei voluto dire apotropaica, per sfoggiare un po’ di cultura, ma sono solo un viaggiatore del tempo, non cadiamo nel ridicolo!).

Certo, siamo lontani dal mare, ma mi pare di sentirne l’odore salmastro, li dentro.

Prendiamoci tempo ad osservare tutto per bene, il letto sepolcrale, la “cameretta” per i familiari, le incisioni scalpellate da qualche mano criminale (vi ricordate le famose scritte di cui ho parlato nell’articolo su Sa Mandra Manna di Tula? Ce ne sono segni anche qui, scalpellati, nascosti, ma presenti).

Dopo essermi perso in questa stanza, sognando le avventure che doveva aver vissuto il Capitano, passo all’altra domus, collegata da un breve corridoio.

Questa è molto più antica, col pavimento costellato di coppelle e le pareti di “labirinti” e corna taurine stilizzate.

 

Written by Salvatore Barrocu

Photo by  Chiara Tenzin Yangchen

 

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Il mistero dell’Angel Caido di Madrid: la statua di Lucifero si ispira al Paradiso Perduto di John Milton

“Descend from heav’n, Urania, by that name/ If rightly thou art called, whose voice divine/ Following, above th’ Olympian hill I soar,/ Above the flight of Pegasean wing.”

“Scendi, Urania, dal ciel, scendi, se questo/ nome a te si convien, la cui divina/ voce soave accompagnando, io m’ergo/ sopra l’Olimpio monte ed oltre il volo/ delle Pegásee favolose penne.” – John Milton, “Paradiso perduto”, Libro VII

Angel Caido di Madrid

La fontana dell’Angelo Caduto si trova nel “Parque del Retiro” di Madrid. Rappresenta non un angelo ma il diavolo Lucifero mentre cade dal paradiso, si ispira al “Paradiso Perduto” di  John Milton.

Costruita nel 1874 dallo scultore Ricardo Bellver y Ramón per volere del duca Fernán Núñez, la statua è una delle poche dedicate espressamente ed esclusivamente a Lucifero, l’angelo caduto.

Nel monumento Lucifero si appoggia, contorto, su una roccia mentre un serpente, simbolo del male, si attorciglia intorno alle sue gambe. L’espressione del viso è di stupore e disperazione.

Tra l’altro si trova all’altezza di 666 metri (l’intera città di Madrid ha come altezza media 667 s.l.m.), anche se secondo alcune teorie moderne il vero numero di Lucifero non è 666, ma 616, molti anni fa lessi anche un bellissimo libro su questo argomento.

Nel Papiro 115 (uno dei papiri di Ossirinco) e nel codice C (Codex Ephraemi Rescriptus) compare il numero 616 al posto del 666. Alcuni studiosi hanno proposto la teoria secondo cui il numero della bestia, il 616, corrisponderebbe al “Paraclito”, ovvero avvocato difensore, consolatore, Spirito di Verità.

Nel Nuovo Testamento il paraclito corrisponde allo Spirito Santo. Il termine ‘paraclito’ in greco risulta παράκλητος: sommando i valori alle lettere, si ottiene appunto il numero 616. In greco il numero 616 si scriveva XIC (chi + iota + stigma).

Angel Caido di Madrid

Quando mi reco all’estero i luoghi dove solitamente trascorro più tempo sono i parchi, specie se mi trovo in grandi città: è successo a Londra, New York, San Antonio, Roma e anche a Madrid.

Proprio nella capitale spagnola quasi ogni giorno passavo all’interno del Parco del Retiro e li trascorrevo momenti indimenticabili. In questo luogo cercavo sempre qualcosa di magico o nascosto.

Tuttavia, mai mi sarei aspettato di incontrare Lucifero! Sì, proprio lui, l’essere chiamato diavolo… all’incrocio infatti tra Paseo de República de Cuba e Paseo del Uruguay si trova la fontana dell’Angelo caduto (in spagnolo fuente del Ángel Caído) e dedicata proprio a Lucifero.

Venne costruita nel 1876 e si dice che negli anni successivi il luogo fu teatro di Sabba e rituali satanici da parte delle sette locali e che si sentissero strane voci che rendevano surreali il luogo e ciò lo rese una meta altamente sconsigliata specie nelle ore notturne visto che gli abitanti stessi udivano urla ed invocazioni spaventose a volte accompagnate da strane visioni.

Non avrei mai immaginato che questo luogo all’apparenza così tranquillo potesse nascondere segreti così sinistri.

La statua di Lucifero al centro della fontana non è poi così impressionante, ma per rendere il tutto più drammatico sono raffigurati anche dei serpenti che dai suoi piedi, salgono verso la parte superiore del corpo, mentre alla base della fontana i getti d’acqua escono da una serie di bocche demoniache.

Angel Caido di Madrid

Osservando bene il tutto ciò che risalta è il tono scuro che predomina e che dà un senso misterioso alla piazza in cui si trova. Questo tono scuro contrasta con i colori vivaci della piazza, con le piante e i fiori che si trovano ovunque, tranne che nelle immediate vicinanze della fontana.

Ho cercato di documentarmi su questo luogo e ho scoperto molti miti e leggende legati al sito ed a Ricardo Bellver y Ramón.

Intorno al XVIII secolo, gli anziani raccontavano che l’area che era abitata da streghe ed esseri misteriosi. Storie di un elfo che coltivava fiori nel Parco Retiro ogni volta che il Re lo attraversava, inspiegabili martellamenti nei muri di certi edifici, come quelli di Strada Toboso… ma non c’è bisogno di andare così indietro nel tempo per trovare questi fenomeni.

Nel corso degli ultimi anni, documenti come il “Caso Vallecas”, quando una ragazzina morì a causa di quella che appariva come una possessione demoniaca causata dall’uso incosciente di una tavola “Ouija”, il caso fu ampiamente trattato dai media nel 1990, un team di parapsicologi confermò, attraverso vaste analisi, l’esistenza di presenze ultraterrene.

Durante le notti vengono spesso avvistate tre suore che attraversano la piazza in preghiera, sagome che si muovono tra i fiori e che fissano la statua o i passanti.

La stazione di Atocha non è poi molto distante da questa piazza e forse molti ricorderanno l’attentato dell’11 marzo 2004 (Undici è un numero ricorrente in tutti gli attentati). Alcuni passanti giurarono di aver visto nuovamente le suore in preghiera proprio la notte prima dell’attentato.

Fuente del Angel Caido

Le varie storie legate alle visioni di queste suore mi hanno incuriosito molto. Approfondendo ho scoperto che una leggenda narra che Ricardo Bellver y Ramón, fece un patto con il diavolo e che in cambio della sua notorietà avrebbe dovuto costruire un monumento all’angelo caduto e che avesse confessato questo suo segreto solo in punto di morte a tre suore, le quali furono condannate alla preghiera eterna. Madrid è una città misteriosa oltre a essere carica di fascino.

La capitale spagnola nasconde molti altri misteri e altri segreti in piena vista, come i 75 file militari desecretati tra il 1992 e il 1997 che descrivono i maggiori avvistamenti UFO sopra la Spagna, tra cui rapporti di piloti e cittadini che assicurano di aver visto dischi volanti e luci sospette in forme simili a calamari. Questi file sono ora accessibili al pubblico nella libreria della Sede Centrale dell’Aeronautica.

 

Written by Vito Ditaranto

… con infinito amore a mia figlia Miriam

 

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Sa Mandra Manna di Tula: l’incisione più spettacolare della scrittura dei Sardi

Cos’è un mistero? È solo una domanda che resta senza risposta per un tempo abbastanza lungo da suscitare interesse.

 

Sa Mandra Manna di Tula

Ma se chi deve dare le risposte evita di esprimersi, allora sì che il Mistero diventa interessante e si merita la maiuscola, dando alla domanda una nota di proibito.

Se si parla di domande senza risposta, di Giganti e Fate, di misteriosi soldati e navigatori che infestavano il Mediterraneo giù, fino in Egitto, fantasmi di un passato mai dimenticato, di Misteri irrisolti e forse, alcuni, irrisolvibili, allora parliamo di Sardegna.

Quest’isola, cosparsa di resti d’altri tempi, seminata, quasi fosse un campo di grano, da pietre invece che da semi, pietre che un tempo erano case, templi, fortezze e mercati, moltissimi così antichi da sfuggire anche al nostro senso del tempo, pone molte domande, a chi la visita.

Purtroppo un po’ meno interesse suscita a chi ci vive, come accade spesso.

Mio padre definiva “vecchie pietre” quelle che poi si sono rivelate la necropoli dei legionari romani di stanza a Luguido, la Castro medievale.

Sempre mio padre definiva incisioni “che sembravano filo spinato” il Mistero di cui vi voglio parlare oggi, la scrittura dei Sardi.

Devo ringraziarlo, il suo completo disinteresse, legato alla profonda conoscenza del territorio e dei suoi segreti, mi ha portato ad appassionarmi, per emanciparmi, a quelle che lui ha sempre considerato stupidaggini.

Molti le hanno viste, queste incisioni, tanti hanno teorizzato sulla loro provenienza e funzione ma, ufficialmente, i Sardi non scrivevano, perciò sono tutte state datate come incise in epoca Storica, cioè punica o romana, o bizantina.

Sa Mandra Manna di Tula

Salvo poi trovare, sulla parete di un corridoio megalitico sigillato in epoca nuragica, intorno al 1500 A.C., una incisione che sembra fatta apposta per far venire il mal di testa all’archeologo responsabile dello scavo.

Certo, se non l’avessi portata alla luce io, questa incisione, probabilmente sarebbe stata catalogata come “Bizantina” o come scherzo di qualche pastore particolarmente spiritoso.

Del resto è noto che anche i bizantini fossero dei burloni. Tra una disquisizione su quanti angeli ballassero sulla pinta di uno spillo ed un massacro all’Ippodromo, dissigillavano antichi monumenti sardi per incidervi segni misteriosi, per poi rinchiudere tutto e ridere delle facce che avremmo fatto noi, riaprendo il sigillo, mille e trecento anni dopo.

La diatriba se fosse o meno scrittura ve la risparmio. Un film comico degli anni trenta avrebbe fatto meno ridere. Ma alla domanda “Se qualcuno l’ha inciso e qualcun’altro, a distanza di tempo, capiva quello che si era voluto tramandare, come lo chiamate?” Io chiamo questo scrittura. Poi discutiamo su che tipo di scrittura sia, fonetica, ideo-grammatica o quello che vi pare.”

Nessuna risposta, ovviamente. Così anche la risposta alla mia domanda, tra un po’, sarà annoverata tra i misteri.

Comunque, se quella ritrovata a Sa Mandra Manna di Tula è l’incisione più spettacolare, la Sardegna tutta è piena di questi segni.

Io stesso ed il mio piccolo gruppo di viaggiatori nel tempo ne abbiamo trovate almeno sette.

Sa Mandra Manna di Tula

In un Nuraghe famosissimo, Losa, dove sono ben conosciute, e ignorate ufficialmente, in una necropoli di Domus, nel cuore della Sardegna, sul bordo di un altare, in uno dei siti più famosi della Sardegna, completamente ignorate dalla Storia ufficiale e lasciate lì, senza una spiegazione, neppure una misera, di comodo.

Altre sono state scalpellate via, sostituite da croci, distrutte dallo zelo missionario dei primi cristiani, ma molte, ancora, giacciono sconosciute o ignorate, in attesa di essere scoperte.

Sarà fatica vana riportarle alla luce? Non so, ma fino a quando dominerà la linea di pensiero corrente, nulla cambierà.

Semplicemente i Sardi non scrivevano, quindi quei segni impressi sulla dura pietra con arte e con arte e sudore non esistono, almeno non ufficialmente.

 

Written by Salvatore Barrocu 

 

 

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Canterbury: the famous Cathedral is one of the first Christian churches built in England

“Explore, Cherish, Discover”

 

Canterbury

The City of Canterbury is a local government district with city status in Kent (England), not far from London. The main settlement in the district is Canterbury.

Canterbury was founded from many centuries before Christ and passed from village to town of the future United Kingdom only with Roman and Julius Caesar.

The city is in a perfect gothic style, retains characteristics stone’s roads and beautiful small homes and businesses who remember ancient times.

One of the most attractions of Canterbury is the famous Cathedral and it identifies an ancient and importan history. Infact, in 597 A.D., Pope Gregory the Great sent a monk, Augustine, to England as a missionary. Augustine estalished his seat (or “Cathedra”) and monastery in Canterbury and became England’s first Archbishop.

In 1170, Archibishop Thomas Becket was murdered in the Cathedral and, when soon afterwards miracles were sais to take place, the Cathedral became one of Europe’s most important pilgrimage centers. For that the Cathedral has a tradition of visitor welcome that reaches back to the days of medieval pilgrimage and continue also today to sharing the beauty of the great holy place.

The Crypt is the oldest part of the Cathedral, dating back to the 11th Century, with the round aches typical of Romanesque (Norman) architecture, and the beautiful carved capitals and decorated columns. The Eastern Crypt housed the tomb of Thomas Becket from 1170 to 1220, when it was moved to the Trinity Chapel above. It’s also very important St Gabriel’s Chapel to see some of the oldest Christian wall paintings in the country. The Crypt is a quiet place for prayer and reflection.

Cantebury Cathedral

The Cathedral grounds remember the monastic past from ruins of the Infirmary to the Granary, Bakery and Brewery (now part of the King’s School). On the north side there is the herb garden, recently created by the Cathedral gardeners around the ruins of the monastic dormitory. In the medieval times, herbs were used for medicinal purposes, but also brewing, strewing, dyeing, ink-making and freshening the air.

Next to it, there is the Water Tower, a Romanesque gem once the centre of a monastic water supply. On the sout side there is a modern building in the Cathedral Lodge, which offers first class hotel accommodation and conference facilities.

Of considerable beauty the Nave with 14th Century perpendicular gothic architecture; the Martyrdom inextricably linked with the murder of its famous Archibishop Thomas Becket; Cloister who connected the different parts of the monastery and the Chapter House who was used by the monks to assemble daily to discuss day to day activities and read a chapter of their benedictine rule; Bell Harry Tower whit the exquisite fan vaulted ceiling ad with the secret of the roundel with the old priory shield (IX i.e. Jesus Christ in Greek) that’s a trap door which was used to transport building materials and the bell on top of the tower; The Quire that was rebuilt and extended in the 12th century after a disastrous fire and the Trinity Chapel with the beautiful 12th century stained glass windows illustrate miracles and storie associated with St Thomas.

Canterbury Cathedral Cloister

To highlight a particular of Cloister: beautiful carvings of heraldic shields and fascinating faces and animals on the ceiling.

To appreciate the whole Canterbury Cathedral experience is recommended join one of the Services like Holy Communion, Sung Eucharist with Sermon, Eversong (usually sung), Evening Service.

Canterbury is very famous other than the Cathedral also for “The Canterbury Tales” a book of Geoffrey Chaucer, and because is hometown of Christopher Marlowe, and Orlando Bloom, also the witer Ian Fleming dead there.

 

In traduzione in lingua italiana

“Esplora, Adora, Scopri”

The City of Canterbury è un distretto di governo locale con la città stato nel Kent, in Inghilterra non lontano da Londra. L’insediamento principale nel distretto è proprio Canterbury.

Canterbury fu fondata molti secoli prima di Cristo e passò da villaggio a cittadina di quello che sarebbe stato il futuro Regno Unito solo con l’arrivo dei Romani sotto l’ordine di Giulio Cesare.

La città è in perfetto stile gotico, conserva le caratteristiche strade in pietra e bellissime piccole casette e negozietti che rimembrano un tempo antico.

Canterbury Cathedral - Crypt

Una delle maggiori attrazioni di Canterbury è la famosa Cattedrale ed annovera un’antica ed importante storia. Infatti, nel 597 D.C., il papa Gregorio Magno inviò un monaco, Agostino, come missionario in Inghilterra. Agostino stabilì la sua sede (o “Cattedra”) e il monastero a Canterbury e divenne il primo Arcivescovo d’Inghilterra.

Nel 1170 l’Arcivescovo Thomas Becket venne assassinato nella Cattedrale e, quando si diffuse la voce che avvenivano miracoli, la Cattedrale divenne una delle importanti mete di pellegrinaggio di tutta Europa. Per questo motivo la Cattedrale ha una lunga tradizione di apertura ed accoglienza verso i suoi visitatori che risale sino ai tempi dei pellegrinaggi medievali e continua sino ad oggi con la condivisione della bellezza del grandioso luogo sacro.

La Cripta è la parte più antica della Cattedrale e risale all’XI secolo, con archi a tutto sesto tipici dell’architettura romanica (e normanna) ed i bellissimi capitelli colpiti che sovrastano le colonne decorate.

Nella Cripta orientale si trovava la tomba di Thomas Becket dal 1170 al 1220, quando le sue spoglie vennero trasferite nella sovrastante Cappella della Trinità. Di notevole importanza anche la Cappella di San Gabriele nella quale sono presenti alcuni dei più antichi dipinti murali cristiani del Paese. La Cripta è un luogo di raccoglimento dedicato alla preghiera ed alla riflessione.

Il terreno circostante della Cattedrale ricorda il passato monastico, dalle rovine dell’infermeria al granaio, al panificio e alla birreria (che ora appartiene alla King’s School). Sul lato rivolto a nord, si trova l’erbario, recente creazione dei giardinieri della Cattedrale attorno alle rovine del dormitorio monastico.

Canterbury Cathedral - Cloister

In epoca medievale, le erbe erano usate per scopi medicinali, ma anche per la preparazione di infusi, tinte, inchiostri e per rinfrescare l’aria. Accanto all’erbario è presente l’acquedotto, una gemma romanica, una volta indispensabile per fornire d’acqua il convento.

Sul lato sud si trova l’Arcivescovado, un edificio moderno, che offre servizi di vitto ed alloggio e una sala conferenze tipici di un hotel a cinque stelle.

Di notevole bellezza la Navata con la sua architettura gotica perpendicolare del XIV secolo; Il Martirio inestricabilmente legato all’assassinio del suo più noto arcivescovo Thomas Becket; il Chiostro che collegava le diverse parti del monastero; la Sala capitolare luogo dove i monaci si raccoglievano ogni giorno per discutere delle attività quotidiane e leggere un capitolo della regola benedettina; la Torre di Bell Harry con la splendida volta a ventaglio e l’emblema del vecchio priore (IX cioè Gesù Cristo in greco) che cela una botola un tempo usata per trasportare i materiali da costruzione e la campana in cima alla torre; Il Coro che venne ricostruito ed esteso dopo esser stati distrutto da un incendio; e la Cappella della Trinità con le bellissime vetrate istoriate del XII secolo che illustrano miracoli ed episodi associati a San Tommaso.

Un particolare del Chiostro da mettere in rilievo è la presenza di bellissimi scudi araldici oltre agli affascinanti volti ed ai vari animali scolpiti sulla volta.

Canterbury Cathedral

Per apprezzare pienamente l’esperienza offerta dalla Cattedrale di Canterburysi consiglia di assistere ad una delle funzioni religiose come la Santa Comunione, l’Eucarestia cantata con omelia, il Vespro (solitamente cantato), la Messa serale.

Canterbury è molto famosa oltre che per la presenza di questa splendida Cattedrale anche per il libro di Geoffrey Caucher “I racconti di Canterbury” e perché è la città natale di Christopher Marlowe ed Orlando Bloom, inoltre lo scrittore Ian Flaming morì qui. 

 

 

 

Info

Sito Canterbury Cathedral