“Le parole sono importanti” di Marco Balzano: l’etimologia e lo studio del vero

“… l’etimologia è simile alla poesia perché ci fa accedere a un senso pieno e complesso che, altrimenti, nella frenesia della comunicazione ci sfuggirebbe–Marco Balzano

Le parole sono importanti
Le parole sono importanti

Uno dei libri più significativi dell’anno appena trascorso è sicuramente Le parole sono importanti di Marco Balzano, edito per Einaudi. Marco Balzano, tutti si ricorderanno, è anche l’autore di Resto qui, finalista al Premio Strega 2018 sempre per i tipi di Einaudi.

In appena ottantacinque pagine lo scrittore milanese ricostruisce la storia di alcune parole attraverso la loro etimologia, spesso imparentata con le lingue classiche. Etimologia, infatti, deriva dall’aggettivo greco ἔτυμος (etymos), vero, reale: pertanto costituisce davvero la verità delle parole, ovvero ciò che, come si legge nel sottotitolo, indica “dove nascono e cosa raccontano”.

Nell’introduzione Balzano, che nella vita è anche un insegnante, mostra il suo rammarico per il fatto che nelle scuole sia assente una disciplina come l’etimologiaperché è una materia che si presterebbe benissimo all’insegnamento: in sessanta minuti di lezione è facile impiegarne qualcuno per ricercare la storia di una parola; quest’operazione, poi, può attraversare tutte le discipline e può riguardare tutti i vocaboli perché ciò che conta è l’acquisizione di un’abitudine che ci permetterà di trovare le nostre parole, quelle che ci appartengono di più”.

Per Balzano, inoltre,risalire all’etimologia […] vuol dire semplicemente cambiare prospettiva: non più partire dal significato di una parola, ossia da un apprendimento statico […], ma ascoltare una storia che racconta dove comincia la vita di quella voce, di quelle che le stanno accanto e di quelle che le sono figlie. È possibile, infatti quando si ricorre all’etimologia, isolare una parola. Col dizionario etimologico se ne conosceranno grappoli, famiglie intere. E tutto questo, oltre che essere interessante, può diventare un vero e proprio piacere intellettuale”.

Con questa consapevolezza Balzano ci conduce dunque dentro la storia di dieci parole (divertente, confine, felicità, social, memoria, scuola, contenuto, fiducia, parola, resistenza) raccontata in altrettanti dieci capitoli costruiti sapientemente in modo da spiegare facilmente e gradevolmente concetti pure importanti e complessi.

Se, a dirla con Calvinoleggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”, allora Marco Balzano ci permette di entrare dall’alto dentro la vita delle parole e di catturare perciò i legami esistenti tra le parole stesse, non atomi, ma organismi in simbiosi con altri organismi.

Senza voler spoilerare troppo, vorrei esprimere la profonda empatia che ho provato leggendo il capitolo sul termine “scuola”.

Ho imparato a conoscere questo vocabolo durante la stesura della mia tesi di laurea dedicata alle riflessioni di Aristotele sulla musica. Ebbene per il filosofo uno dei motivi per cui si dovrebbe introdurre la musica nell’educazione della polis felice è quello che essa costituisce un nobile passatempo, in greco σχολή (schole), in latino otium.

Si tratta del momento in cui il cittadino greco, libero dagli impegni politici e militari, si dedica ad attività che noi oggi chiameremmo “spirituali”, come la lettura, la filosofia, la scrittura e, appunto, l’ascolto musicale. Tutto ciò per gli antichi costituiva un momento ludico, seppur di alto livello intellettuale, tale comunque da “ricreare” lo spirito degli uomini.

Tutto ciò collide, argomenta Balzano, con le attuali politiche scolastiche tutte tese a fare della scuola qualcosa di utile in vista del lavoro. La scuola, invece, dovrebbe tornare a rendere le persone libere, in grado di pensare, a prescindere dall’utilità pratica: solo così la scuola potrebbe davvero svolgere il suo antico e autentico compito, formare buoni cittadini, come era nello spirito della Grecità.

Degno di attenzione risulta inoltre quanto si legge nel capitolo sul vocabolo “parola”, che costituisce pertanto una sorta di tema nel tema di questo libretto. Parola, infatti, deriverebbe da parabola. La parabola, in quanto indicante un percorso, implica una relazione tra i poli del percorso stesso, nella fattispecie tra chi emette un atto comunicativo e chi lo riceve. Per questo il parlare, conclude l’autore, è sempre un evento condiviso e mai solitario o autoreferenziale: il parlare è sempre, in definitiva, un dialogare.

Marco Balzano
Marco Balzano

Dopo aver letto tutto il volumetto è possibile vedere dall’alto il nesso che tiene insieme i termini affrontati da Balzano in ogni capitolo, sicché essi stessi contribuiscono davvero a fornire al lettore quella conoscenza unitaria rivendicata come prerogativa dell’etimologia nelle pagine iniziali di questo preziosissimo saggio.

La fine dello scorso decennio, con l’avvento e lo sviluppo dei social, ha favorito certamente una maggiore libertà comunicativa, ma spesso ha anche favorito un’eccessiva arbitrarietà nell’uso delle parole che, in quanto lanciate virtualmente via etere, potrebbero sembrare meno pesanti. Eppure le parole sono importanti, ovvero restano a testimoniare qualcosa: prova ne è che rimane sempre una traccia di quanto scriviamo o diciamo virtualmente.

Il mio augurio è che questa consapevolezza, insieme alle tante verità che Marco Balzano ci racconta, possa guidarci nel nuovo decennio ad un uso più autentico e meditato delle parole: queste ultime, davvero, sono sempre e comunque social nel senso etimologico, ovvero proprio del termine, in quanto realizzano il carattere “sociale” o “politico” dell’uomo già definito da Aristotele nel IV sec. a.C.

Buone parole e ad maiora!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

 

Bibliografia

Marco Balzano, Le parole sono importanti, Einaudi, Torino 2019, 85 pagine, 12 euro

 

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