“Vita e destino” di Vasilij Grossman: il libro è lo scrittore, lo scrittore è il libro

Torniamo a quel libro più unico che raro. Ti definisco, amico mio, come Colui che dà l’Idea. Non mi rivolgo a te libro o a te scrittore, ma a quell’unicum che ormai sei diventato: Vita e destino” di Vasilij Grossman.

Vita e destino di Vasilij Grossman
Vita e destino di Vasilij Grossman

Cosa cerco nelle mie letture? Il senso delle cose. Non m’interessa tanto la storia, in quanto trama di esseri, poiché essa scaturisce dalle cose, non è una cosa, ma un insieme di esistenze che interagiscono. A me importano gli esseri che tramano la storia.

È un libro corale, polifonico, in cui ogni voce mantiene la sua individualità ed è tesa a concorrere alla realizzazione di un cosmo. Vasilij è il direttore d’orchestra che dispensa l’esistenza ai suoi personaggi. Anch’egli è un’idea come un’altra, che trasmette una parte di sé alle cose, e che da queste è a sua volta trasformato, fondandone l’esistenza grazie al suo essere e causandone, infine, la miriade di destini.

Il libro è lo scrittore, lo scrittore è il libro.

Questo è quanto accade ogni volta che un vero scrittore scrive un vero libro. Il libro è il fine primo e ultimo di ogni vero scrittore.

Perché solo ora sono consapevole di questa realtà, che ora mi appare così semplice che faccio una così grande fatica a descriverla, anzi, sono quasi vergognoso di farlo? Perché si tratta null’altro che di una banalità.

Ma vale la pena di ricordare cosa significhi “banale”? La parola deriva da “ban”, il proclama del signore feudale. Banale è quel che esiste nel Comune ove risiede la comunità feudale. E un luogo, un edificio, un cosmo, che è bandito e regolato dal suo Feudatario. E questo è il ruolo che riveste lo scrittore.

È il grado di nobiltà che appartiene a Vasilij. Lui decide la vita e il destino di ognuno. Conferisce ad ognuno una sua propria sembianza, come nessun altro è stato in grado di fare, prima e dopo di lui. È colui che crea ed è continuamente ricreato dalle sue stesse creazioni. Esse, ricreandolo, gli permettono di ricrearle, continuamente.

È un miracolo che accade dalla pagina 1 alla pagina 750. È uno scambio continuo di energia, che si trasforma in massa e viceversa. L’autore conferisce la sua energia ai personaggi che, ogni volta, restituiscono l’energia al loro Padre. Il sistema è isolato, sito nel settore meridionale del fronte orientale, tra il Don e il Volga. In quel luogo si contrappongono l’esercito russo e quello hitleriano. Il fine è difendere oppure raggiungere la città dedicata a un tremendo, quanto ridicolo, zar sovietico, imperiosamente imperante. La parte meno interessante narra la vittoria delle truppe sovietiche su quelle naziste. L’esito avrebbe potuto essere l’opposto.

Ipotizzo che, in un altro degli infiniti mondi possibili, sia stata la Wehrmacht a trionfare sulle disgraziate truppe indigene. Non sarebbe cambiata nulla nella logica dei fatti. Anche in tal caso i corpi presenti nella pugna avrebbero, di volta in volta, fornito la propria energia alla formazione di altri corpi che, a loro volta, esaurita la loro missione, avrebbero donato il loro potenziale, al fine della creazione di un cosmo successivo. Perché credo che nel gioco divino rientri anche il demiurgo Vasilij? Perché egli non è un Dio, ma un “banale” demiurgo, un artefice e un legislatore, e nulla più. Di fatto egli non crea, ma si limita a descrivere le trasformazioni che avvengono anche grazie a lui.

Anch’egli soggiace alla Costituzione che sovrintende alla Legge, a cui anch’egli deve adeguarsi. Nella fattispecie egli, sovietico e storiografo del Ventesimo secolo, non può che svolgere la sua funzione manipolatrice e direttiva, all’interno di una creazione Divina, a cui deve senz’altro sottostare. Il suo compito principale è di fungere da trasmettitore di idee altrui, rivolgendosi a dei personaggi che vivono al di fuori di lui. L’importante è comprendere che anche lui diventa una marionetta manovrata dagli altri umani, che hanno in mano il suo destino, come lui ha il loro.

Vasilij Grossman - 1945
Vasilij Grossman – 1945

Egli è il Grande Burattinaio e, al contempo, il Principe dei Pupi! Egli è l’uomo che crea altri uomini e da loro è ricreato. Ed uso ancora questo verbo perché non ne posseggo altri. Ma solo Dio crea veramente. Ma chissà dove s’è rintanato! Se si è davvero nascosto alla nostra vista! O se invece È al di là della nostra umanissima concezione!

Il personaggio più vicino all’autore è lo scienziato Viktor Pavlovic Strum. In vari passi di “Vita e destino”, Vasilij mostra di conoscere a grandi linee le idee della moderna fisica. La meccanica quantistica prevede che la conoscenza dell’infinitamente piccolo non può essere che indeterminata.

L’osservatore, nella sua indagine, muta le condizioni della particella esaminata. E viceversa. Ogni sua componente subisce a sua volta una trasformazione nel corso del suo processo cognitivo.

Secondo la teoria della relatività, invece, ogni conoscenza è certa, ma dipende dal punto di vista, cioè dall’evento spazio temporale rappresentato dall’osservatore stesso. Ed è inaudito immaginare due osservatori identici. Essi sono sempre se stessi e nulla più.

Nessun dubbio che Vasilij sia il demiurgo, ma anch’egli non può mai svincolarsi dalla sua elaborazione narrativa. Ogni volta che egli tenta di descrivere il cosmo, lo determina e da esso è determinato. Il fisico danese Bohr arrivò un giorno ad affermare che la particella esiste soltanto allorché è attestata. Prima e dopo, non esistono prove della sua materialità.

Il fotone stesso, luciferino, è al contempo, oppure, di volta in volta (dubbio ancora non risolto), sia onda che particella. Dal suo punto di vista, il tempo è nullo. Concetto assurdo, ma assai verosimile.

Nessuno, come Vasilij, riesce a fare luce sul mondo, ma anch’egli non è in grado, perché umano e non divino, a cessarlo, anche solo per un brevissimo istante. Al di sotto della lunghezza di Planck, che è pari a 0,000081 × 10−35 m, non sono concepibili osservazioni o predizioni scientifiche. Vasilij può rivolgere la sua attenzione soltanto a quanto gli appare, riga dopo riga, all’esterno di tale limite, attento unicamente a quel che esiste.

Ogni essere umano è descritto per quello che è, senza finzioni o esagerazioni. Perciò affermo che nessuno, più di Vasilij, sia stato in grado di dare l’idea a ciò che scrive. Nonostante la sua mole, in nessun luogo di “Vita e destino” si riscontra l’inutile o il sovrabbondante.

Ogni sua particella svolge la sua funzione, quella di realizzare un attimo di vita, irripetibile, unica, ove l’anima di volta in volta apparsa è l’uomo nella sua interezza infinita perché infinitesima, libera perché soggiogata, ricchissima perché misera, nuda perché adornata della sua veste caratteristica, individuale perché facente parte di un sistema complesso, eterna perché irreversibile.

Mai, prima di Vasilij, avevo compreso cosa s’intenda per creazione letteraria. Creazione creata, in quanto v’è un legame indissolubile con l’ineffabile. Questo è il fardello inderogabile del demiurgo, dare forma a quel che non ne ha.

L’Idea È da sempre. Bisogna soltanto farla esistere.

 

Written by Stefano Pioli

 

 

Bibliografia

“Vita e destino”, Vasilij Grossman, Aldephi

 

Estratto della biografia su Wikipedia

Vasilij Semënovič Grossman (in russo: Василий Семёнович Гроссман; Berdyčiv, 12 dicembre 1905 – Mosca, 14 settembre 1964) è stato un giornalista e scrittore sovietico.

Di famiglia ebraica, visse gli anni dell’infanzia e della giovinezza nella cittadina ucraina di Berdyčiv, importante centro dell’ebraismo dell’est europeo. Aderì all’ideologia e alle indicazioni del regime sovietico fino alla seconda guerra mondiale, durante la quale fu corrispondente di guerra per il quotidiano dell’esercito Stella Rossa e seguì l’avanzata sovietica fino alla Germania. Trascorse più di mille giorni al fronte, un record.

In quel periodo cominciò a comporre una grande opera sulla guerra, incentrata sulla battaglia di Stalingrado, e diede alle stampe Il popolo è immortale (1943), esaltazione dei sacrifici sofferti dai popoli dell’Unione Sovietica e dello spirito combattivo che li animò durante l’invasione tedesca del 1941. Inoltre tra il 1944 e il 1945 lavorò a un’opera che documentava i crimini di guerra nazisti nei territori sovietici contro gli ebrei (Il libro nero – Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945). Fu corrispondente con il corpo d’avanzata sovietico che, il 27 gennaio 1945, entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, assistendo agli orrori compiuti dai nazisti nei confronti degli ebrei deportati da tutta Europa. Il tema della soppressione nazista nei confronti degli ebrei sarà ripreso in Vita e destino.

Dopo aver assistito alla campagna antisemita che avvenne in Unione Sovietica fra il 1949 e il 1953 maturò una diversa sensibilità, si trovò in dissidio con il regime e cadde in disgrazia. Nel 1970 venne pubblicato postumo in Francia uno dei suoi romanzi più significativi, Tutto scorre…, e la stesura finale della sua grande opera sulla guerra, intitolata Vita e destino, venne sequestrata e non avrebbe mai visto la luce se qualcuno non avesse conservato e fatto pervenire clandestinamente una o due copie a Losanna, dove fu stampata in russo nel 1980 presso la casa editrice Éditions L’Âge d’Homme di Vladimir Dimitrijević.

 

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