Travel to Moscow: la Cattedrale di San Basilio dedicata a Vasily Blazhenny

“Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.” – San Paolo Apostolo, Prima lettera ai Corinzi

Cattedrale di San Basilio - San Basilio dall'alto Photo by Alessandro Ciliento - San Basilio interni
Cattedrale di San Basilio – San Basilio dall’alto Photo by Alessandro Ciliento – San Basilio interni

Il culto per San Basilio il Grande, vescovo di Cesarea (IV sec.), Dottore della Chiesa, è molto diffuso nei paesi dell’Europa orientale, compresa la Russia.

Tuttavia, la Cattedrale di San Basilio, eretta a Mosca tra il 1555 e il 1560 sulla odierna Piazza Rossa, adiacente il Cremlino, non è dedicata a San Basilio il Grande, ma ad un suo omonimo, tipicamente russo, conosciuto come San Basilio il Benedetto, noto anche come Vasily Blazhenny, o “Basilio folle in Cristo“, dal nome di una forma di ascetismo della Chiesa ortodossa. Colui che intraprende tale via religiosa è chiamato jurodivyj-pazzo di Dio.

Basilio era tenuto in altissima considerazione da Ivan IV di Russia (detto Ivan il Terribile), il quale gli aveva manifestato una devozione così profonda in vita che, come narrano le sue biografie, il giorno del suo funerale lo Zar volle trasportare personalmente la bara del santo assieme ai boiardi della città. Dal 1588 è sepolto per volontà dello Zar nella Cattedrale omonima.

La cattedrale fu costruita per volontà di Ivan IV per commemorare la presa di Kazan’ e Astrachan’, e rappresenta il centro geometrico della città dal XIV secolo. Intenzione dello Zar, era quella di rappresentare con questo monumento la Gerusalemme Celeste, ovvero il Regno di Dio come descritto nell’Apocalisse di Giovanni:

“E Colui che sedeva era nell’aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardonico: e attorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, somigliava a uno smeraldo. E attorno al trono c’erano ventiquattro troni: e sui troni sedevano ventiquattro anziani vestiti di bianche vesti, e avevano sui loro capi delle corone d’oro.” Apocalisse, 4:3 – 4:4

I venticinque seggi dell’Apocalisse furono ricreati edificando oltre alle nove cupole principali, altre otto piccole cupole a cipolla intorno al corpo centrale, quattro intorno alle chiese occidentali, più altre quattro. I costruttori crearono una chiesa con venticinque corone d’oro.

Cattedrale di San Basilio
Cattedrale di San Basilio

Le cupole, coperte con lamine di stagno dorato che ricordano delle fiaccole che si innalzano verso il Cielo, e che con i paramenti murari ricreavano la tradizionale combinazione di bianco, rosso e oro tipica ortodossa.

L’uso moderato di ceramica blu e verde consentì di ottenere il richiamo cromatico dell’arcobaleno, come prescritto dalla Bibbia.

Vista da fuori, la Cattedrale mostrava nove chiese costruite su un basamento comune, un’allegoria generalizzata della Città Celeste ortodossa, simile alle rappresentazioni delle miniature medievali.

L’edificio originale il cui progetto è attribuito agli architetti Barma e Postnik, è in realtà un grande santuario costituito da otto chiese laterali distribuite simmetricamente intorno alla nona, centrale, la Cattedrale dell’Intercessione della Madre di Gesù sul Fossato.

Insieme con il santuario occidentale dedicato all’”Ingresso in Gerusalemme”, e a quello orientale dedicato alla “Trinità datrice di vita” questi santuari creano l’asse principale ovest-est (Cristo, Vergine, Trinità), mentre gli altri quattro santuari sono dedicati a feste religiose durante le quali si sono svolti eventi cruciali della campagna di Kazan’. La città fu presa infatti nel giorno dell’intercessione della Vergine, il 14 ottobre 1544.

Il santuario non ha precedenti o simili nella storia dell’architettura russa e bizantina ma fonde in sé elementi architettonici provenienti da tutto l’impero.

Cenni bizantini sono richiamati dai falsi archi, mentre altri più orientalizzanti sono riconoscibili nello sviluppo in altezza delle nove strutture a torre, coperte da cupole a cipolla oggi ornate con un sontuoso esterno di piastrelle policrome che richiamano la Moschea di Qolsharif, distrutta dalle truppe russe durante l’assalto alla città tartara.

Il numero delle cupole principali fu scelto dallo Zar, per indicare i nove giorni necessari per far capitolare Kazan’, mentre l’opera muraria si riconduce alle chiese votive lignee della Russia settentrionale, con una struttura lignea che sorregge due opere murarie a sacco in mattoni rossi.

Così la descrive nel 1615 lo svedese Peer Peersson nel libro Storia del Granducato di Mosca:

Processione della Domenica delle Palme - Stampa olandese, XVII secolo
Processione della Domenica delle Palme – Stampa olandese, XVII secolo

“La città capitale, Mosca, è divisa in tre parti; la prima di queste, chiamata Kitaj-gorod, è circondata da solide e spesse mura. Contiene una chiesa straordinariamente bella, tutta rivestita con gemme luccicanti, chiamata Gerusalemme. È la destinazione finale dell’annuale processione della Domenica delle Palme, quando il Gran Principe conduce un asino trasportante il Patriarca dalla chiesa della Vergine Maria alla chiesa di Gerusalemme, posta vicino alle mura della cittadella. Qui è dove vivono le più illustri famiglie di principi, nobili e mercanti. Qui è, inoltre, il principale mercato moscovita: la piazza dei commerci è costruita come un rettangolo in laterizio, con venti corsie per lato dove i mercanti hanno i propri negozi e i relativi depositi…”

La storia del santuario non è esente da tragici avvenimenti. La Cattedrale della Trinità andò a fuoco nel 1583, e la decima chiesa venne eretta nel 1588 vicino al santuario nordorientale dei Tre Patriarchi, sopra la tomba del venerato “Stolto in Cristo” Basilio il Benedetto, da cui il santuario prese il nome dopo la canonizzazione.

Nel 1737 la Cattedrale venne nuovamente danneggiata da un incendio e restaurata ad opera dell’architetto Ivan Fëdorovič.

Durante la Campagna di Russia (1812), le truppe napoleoniche occuparono Mosca, saccheggiarono la Cattedrale e la utilizzarono come stalla per i cavalli. La Cattedrale fu risparmiata dall’incendio che rase al suolo Kitaj-gorod provocato dal tentativo dei napoleonici di distruggerla, come da ordine di Napoleone.

Negli anni ’20 del 1900, infine, il neocostituito governo sovietico decise che un edificio religioso nel centro di Mosca era sconveniente al bene del Partito, e si decise di demolirla. In sua difesa si era espresso l’architetto e restauratore Petr Baranovskij, con un telegramma a Stalin.

Timothy J. Colton, nel suo libro “Moscow: Governing the Socialist Metropolis” narra che l’architetto Vladimir Semënov, capo urbanista di Stalin, abbia osato: “bloccare il gomito di Stalin quando il leader prese in mano il modellino della Cattedrale per vedere come la Piazza Rossa sarebbe apparsa senza di essa” e sia stato sostituito dal funzionario Sergej Černijšov.

La Piazza Rossa prima del grande incendio del 1812, Fyodor Alekseyev, 1802
La Piazza Rossa prima del grande incendio del 1812, Fyodor Alekseyev, 1802

Nel 1933 la Cattedrale fu esclusa dall’elenco del patrimonio culturale russo. Baranovskij fu convocato per un’ultima dichiarazione al riguardo della demolizione e venne arrestato per le sue obiezioni con l’accusa di attività antisovietica.

Mentre questi scontava la pena nel Gulag, dove rimase per due anni, cambiarono le opinioni del Partito in merito alla Cattedrale, e anche gli innovatori più radicali cominciarono ad ammettere che sarebbe stato opportuno risparmiare la Cattedrale.

A partire dal 1990 la Cattedrale è stata inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, ed è uno dei monumenti più visitati e rappresentativi della città moscovita.

“Ero diventato come folle, non mi curavo di nulla e nulla mi preoccupava, ogni vanità mi era estranea; desideravo solo restare nella solitudine; mi possedeva un solo desiderio, quello di immergermi costantemente nella preghiera e quando ci riuscivo, la mia anima era colma di allegria (…)” – Anonimo russo, Racconti sinceri di uno jurodivyj al suo padre spirituale, Parigi 1973

 

Written by Claudio Fadda

 

 

 

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