“Piccole donne” di Louisa May Alcott: occorre leggere il libro per tentare di capire

Da quando leggo troppo, cioè più di quel che serve, ho l’abitudine di classificare i libri che sorseggio, diluisco con acqua o che ingoio avidamente, in base alla reazione emotiva e intellettuale che essi mi provocano.

Piccole donne - Louisa May Alcott
Piccole donne – Louisa May Alcott

Un rincrescimento che a volte mi prende è che i più fantastici autori, con le loro incredibili opere, li lessi quando le reazioni, a volte esagerate, esplodevano dentro di me senza sfoghi letterari.

Ora escono per iscritto con una certa regolarità, ma solo quando mi trovo di fronte ad opere particolari. Il fenomeno è simile a quel che accade quando s’ingeriscono sostanze tossiche ma salutari. Occorre alla fine rigettarle, per guarire dalla stessa cura.

In questo processo Jorge fu il mio indimenticabile mentore. L’unione sacra che avviene fra un autore il suo lettore, quando è tale, produce la medesima energia di quando una particella di materia unisce per sempre il suo destino a una goccia di antimateria.

Mi dispiace che “L’idiota” di Fedor, “Una stagione all’inferno” di Arthur, i due “Tropici” di Henry, “Lo straniero” di Albert, “Dissipatio H.G.” di Guido siano passati non senza conseguenze, ma privati del mio commento scritto. Poveri autori, si rigireranno nelle loro tombe! Scrivere adesso, e forse potrei ancora, sarebbe fuori tempo, come se si esercitasse lo jus primae noctis al festeggiamento delle nozze d’oro.

Quando m’imbatto in un ottimo libro, ma di cui poco mi sovviene da dire (e nulla da scrivere), la cosa un po’ mi duole, ma me ne faccio prontamente una ragione. Era quel che mi stava capitando leggendo Piccole Donne” di Louisa May Alcott, quando improvvisamente…

il romanzo mi parve da subito assai perfetto, e ammisi che poco vi era da aggiungere, però…

Colgo alcune frasi che meritano di essere estrapolate:

(dal Capitolo 14 – “Segreti”)

“‘Viva la signorina March, la celebre scrittrice americana!’, esclamò Laurie gettando in aria il suo cappello e afferrandolo di nuovo, con gran divertimento di due anatre, quattro gatti, cinque galline e una mezza dozzina di bambini irlandesi, perché ormai erano giunti fuori dalla città.”

(dal capitolo 20 – “Confidenze”)

Oh povera me! perché non siamo nate tutti maschi? Almeno non vi sarebbero queste noie!”

(dal capitolo 21 – “Uno scherzo di Laurie e la pace di Jo”)

Se fossi un ragazzo scapperemmo insieme, e ci divertiremmo un mondo; ma poiché sono una miserabile fanciulla, devo essere seria e starmene a casa. Non tentarmi, Teddy, è una pazzia.”

La narrazione è basata quasi esclusivamente sull’incontro dialettico dei suoi protagonisti, come ne “Il grande Gatsby” di Francis. Qui si tratta d’infiniti e ciacolanti dialoghi, fra le sorelle e se stesse e fra loro e qualcun altro. È raro che la conversazione avvenga senza la presenza di almeno una delle quattro tapine. Esse si alternano perciò sulla scena.

La mia preferita è Jo, non a caso aspirante scrittrice, la più verace fra le donzelle, quella meno piccola donna, anzi, la più criticata perché a volte si atteggia a maschiaccio.

Louisa May Alcott
Louisa May Alcott

C’è Meg, la maggiore, quasi materna nei confronti delle altre. C’è Beth, la più soave, amante della musica, di cui è esecutrice appassionata. Infine, c’è Amy, la più piccola e particolare, precoce artista dell’immagine, tutte donzelle di buona borghesia un po’ decaduta economicamente, anche perché il padre è lontano, in guerra e non si sa quando, come e se tornerà. Mi accorgo che sto raccontando la storia, forse perché ho poc’altro da dire, se non un suo compendio.

Dopo alcune peregrinazioni ellittiche e disgraziate, giunge a casa il padre e la sua azione gravitazionale breve ma intensa muta la storia, come nessun’altra racchiusa all’interno del libro.

Ogni essere compie un nuovo percorso che pare destinato ad una maggior felicità. In che senso? L’unico consiglio che mi permetto di dare in tali casi è che occorre leggere il libro per tentare di capire.

L’energia del romanzo non ha cambiato visceralmente la mia vita, ma di sicuro l’ha allietata, facendomi sbandare in modo quasi impercettibile. Le quattro tipe mi hanno fatto compagnia e talvolta mi son chiesto cosa pagherei per essere un loro vicino di casa, in modo da poter scegliere fra loro un’eventuale amichetta del cuore, o forse una fidanzatina o forse…

Esiste un paradosso nella meccanica quantistica che si chiama “effetto tunnel”. Nella fisica classica un corpo non può superare un ostacolo qualora la sua energia sia insufficiente. Nel mondo quantistico nulla è certo, tutto è probabile, poiché le funzioni esponenziali non sono mai nulle. Grazie a quest’assurda ma possibile eccezione avvengono le reazioni nucleari all’interno del sole, tanto da farlo brillare.

Senza la tepida e ristoratrice assistenza dell’astro divino, che probabilità avrebbe avuto la (relativamente) scapigliata Jo di incontrare il pressoché coetaneo Stefano? Quasi nulle. Infatti ci siamo trovati per caso. E a breve forse ci fidanzeremo. È così terribilmente gioviale, la Giovannina, che finirei per perdonarla, anche se talvolta mi chiamasse Teddy!

Così tu termini l’opera, adorabile Louisa:Sul gruppo di famiglia, su Meg, Jo, Beth e Amy, cade il sipario, quanto può ancora avvenire dipende un po’ dall’accoglienza che riceverà il primo atto di questa commedia familiare dal titolo Piccole donne.”

Che dici? Leggerò mai il suo seguito, seguirò le tue nuove traiettorie? Non so, forse sì! Anzi, sai che ti dico? È… probabile…

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Piccole donne, Louisa May Alcott, collana Biblioteca Economica Newton, Newton Compton Editori

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: