“Circe” di Madeline Miller: l’umanità della strega

«E arrivammo all’isola Ea: vi abitava

Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana» (Omero, Odissea)

Circe di Madeline Miller
Circe di Madeline Miller

Qualcuno ha mai pensato, anche solo per un momento, a quella che deve essere stata la vita di Circe, prima che il “sommo” Odisseo arrivasse sulle sponde di quell’isola dispersa?

Prima di Eea, Circe era la figlia di Helios e di Perseide, una ninfa del mare. Suo nonno era Oceano.

La sua storia è iniziata quando ancora gli dei dell’Olimpo non avevano la minima idea di cosa fare per liberarsi dei titani. Circe, la sparviera, è intrisa delle forze del mondo dei mortali ed eppure è stata relegata ad essere una comparsa, tra le molte, di un uomo geniale ma, di certo, non un angelo dal cuore d’oro.

“Nacqui quando ancora non esisteva un nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità. Parlavamo di pesci e coltivavamo fiori, distillavamo la pioggia dalle nubi e il sale dalle onde. Quella parola, ninfa, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro. Nella nostra lingua significa non solo dea, ma sposa.”

Io penso che, per una delle ultime figlie di Helios, fosse necessario qualcosa in più che la sua cattiva reputazione per aver costretto i compagni di un “eroe” a divenire dei porci.

A fare giustizia ci pensa Madeline Miller con “Circe” pubblicato dalla casa editrice Sonzogno ed edito nel 2019.

La Miller è nata a Boston ma cresciuta a New York e Filadelfia. Ha studiato lettere classiche alla Brown University ed ha insegnato greco e latino per anni nei licei americani. Nel 2011 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, La canzone di Achille, la cui stesura ha occupato circa dieci anni.

Nel 2018 viene pubblicato il suo secondo libro, Circe, incentrato sulla figura della strega di Eea al di là dell’episodio narrato da Omero nell’Odissea. Il romanzo viene accolto positivamente dalla critica ed è stato candidato al Women’s Prize for Fiction, un premio che la Miller aveva già precedentemente vinto per la sua opera d’esordio nel 2013.

Il romanzo affronta le difficoltà di Circe nell’essere diversa da tutte le altre ninfe. Respinta dalla madre perché troppo “umana” e assettata di attenzioni da parte del padre, Circe scoprirà presto che gli dèi, compreso il suo fratellino, altro non sono che degli squali alla ricerca di sangue.

Entità intrappolate nell’eternità e troppo schiacciate dalla nuova influenza degli dei dell’olimpo che hanno relegato i titani a dèi di secondo grado.

Nella lotta, intrapresa tra i figli di Helios per essere più apprezzati o più potenti, Circe finisce per essere schiacciata e, per la prima volta scopre la sua Volontà: con l’utilizzo del Moli, un fiore nato dal sangue degli dei, plasma l’incantesimo che desterà uno dei mostri più temuti di tutta l’odissea e muta, per sempre, un essere umano in una divinità del mare.

Circe offre la coppa ad Ulisse - Painting by John William Waterhouse - 1891
Circe offre la coppa ad Ulisse – Painting by John William Waterhouse – 1891

Solo questo non sarebbe bastato a spedirla in esilio.

Cosa può aver fatto di così grave per meritare l’allontanamento sull’isola di Eea?

Ci fu un dio, molto tempo fa, che fu punito per aver fatto dono del fuoco agli umani.

Circe ha aiutato quel dio a dissetarsi durante il processo che gli venne fatto dagli dei.

L’esilio provoca l’evoluzione di Circe, la sua vita diventa la magia e lei scopre che la sua “umanità” non la disturba affatto. Ma, perché c’è sempre un ma, la ferita per aver perso l’approvazione presunta di suo padre la turba ancora troppo.

Scoprirete, tra queste pagine, quanto le divinità possono essere crudeli, meschine e malvagie. Non è che Omero lo avesse omesso ma le divinità, tra le sue parole, sembravano più dei giocherelloni.

Qui non sta giocando proprio nessuno.

I loro scacchi sono gli umani, i loro pupazzi da strappare sono gli umani e quelli che loro credono scherzi da nulla, in realtà, uccidono. Non è che non lo sappiano, semplicemente non gli interessa.

“Dimmi” ribatté, “chi tributa le offerte migliori, un uomo miserabile o uno felice?”

“Uno felice, ovviamente.”

“Sbagliato. Un uomo felice è troppo impegnato con la sua vita. Crede di non dovere niente a nessuno. Ma distruggilo, uccidigli la moglie, storpia suo figlio e vedrai che si farà sentire. Affamerà la sua famiglia per un mese pur di sacrificarti un vitellino di un anno bianco come la neve. Se può permetterselo, te ne offrirà cento.”

“Ma alla fine” dissi, “dovrai sicuramente ricompensarlo. Altrimenti smetterà.”

“Ah, resteresti sorpresa nel vedere quanto a lungo può andare avanti. Però sì, alla fine è meglio dargli qualcosa. Lui sarà di nuovo felice. E tu potrai ricominciare da capo.”

Vi siete mai davvero domandati cosa avevano fatto coloro che erano sbarcati sull’isola di Circe per meritare di finire tramutati in porci?

Una donna sola, che venire nell’agio, nella ricchezza di una prigione dorata, che accoglie dei marinai in difficoltà.

L’occasione fa l’uomo ladro e non c’è bisogno che io dica altro.

Quanto sono spiritosi gli dei, mandano in esilio uno dei loro rinnegati e imbandiscono uno spettacolino per divertirsi, mentre il malcapitato viene vessato e umiliato. Il tutto solo per un sorso offerto ad un condannato.

Ma Circe sta scoprendo se stessa e non ha paura degli uomini.

Forse.

Fu così che arrivò Odisseo. Lei riscoprì la sua “umanità” e lui… Lui è Odisseo, è sempre alla scoperta di qualcosa.

Madeline Miller
Madeline Miller

Credo di avervi già detto troppo. Ho sorvolato su molte vicende del libro, dovete scoprirle da soli ma sappiate che mi sono rivista mentre, da ragazzina, leggevo l’Odissea.

Come tutti, pensi sia una storia avvincente, e lo è.

Pensi che sia un gioco, e nella finzione di Omero lo è.

Solo che Omero non parlava di finzione.

Solo che gli eroi sono tali solo finché non apri le porte di casa loro.

Solo che nessuno, in guerra, sta giocando.

Solo che, come per una delle leggi della fisica, ad una azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Se mi schiacci aspettati che io reagisca. Facile, no?

No, niente affatto.

“Di tutti i mortali sulla terra, sono in pochi quelli di cui gli dèi sentiranno mai parlare. Bisogna considerare le circostanze. Ora che ne apprendiamo i nomi, loro sono già morti. Devono essere delle vere e proprie meteore per catturare la nostra attenzione. La questione è semplice: per noi siete polvere.”

Adoro quando qualcuno si prende la briga di analizzare le fonti antiche, le fa sue e crea qualcosa di diverso mettendoci lo stesso amore ricevuto. Questo è uno di quei casi, l’Odissea non è stata stravolta semplicemente ne è stato fornito uno dei retroscena.

Odisseo non è mai stato diverso da com’è, solo che noi non abbiamo osservato.

Circe non è mai stata senza pietà, per quello dovrete rivolgervi a Medea, forse.

 

Written by Altea Gardini

 

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