Le métier de la critique: Otello e Jago, fatale annichilimento

Denis De Rougemont, in “L’amore e l’Occidente”, suggerisce una fra le più belle tesi sulle ambigue verità della passione amorosa, poi ripresa, anche da filosofi moderni, per esempio da Herbert Marcuse, il quale identifica l’Eros col Thànatos.

Denis De Rougemont
Denis De Rougemont

Per Denis la passione dell’amore cresce con la sua assenza e che ciò sia vero lo avverte sulla propria pelle chiunque sia almeno un po’ innamorato.

La passione, ammoniva Zenone, è sinonimo di pazzia. Non bisogna credere che ciò che si ha in mente quando si è in preda ad essa possa portare mai a saggi proponimenti. La prerogativa di un ideale è di non doversi materializzare mai, anzi, di smaterializzare gli elementi che giungono a contatto. Perché ciò non accada occorre che essi mutino la loro forma al più presto. Se il matrimonio è la tomba della passione è anche, in casi meno meno felici, ma forse ugualmente disgraziati, la culla di una convivenza che sopravvive fino alla morte.

C’è chi maliziosamente afferma che, se Romeo e Giulietta si fossero sposati, avrebbero finito per tollerarsi, poiché erano d’animo nobile, e avrebbero sopportato con eroismo idealistico la loro reale Natura, che era differente da quella esibita durante il loro innamorarsi.

Tale opportuna mutazione di sé dopo la convivenza è una costante nella maggior parte dei matrimoni. Si arriva talvolta a confessare che se si fosse capito realmente chi era l’altro non lo si sarebbe sposato, ma ormai gli si è così affezionato che non lo si cambierebbe con nessuno, nemmeno con quell’altro che gli pareva.

Il fenomeno finora descritto non mi pare innaturale, perché obbedisce a contrastanti aspetti della Natura, specialmente di quella umana. Nel caso in questione, la passione fra Desdemona e Otello, è però la nerezza di quest’ultimo che voglio analizzare, anche se il discorso iniziale tende a slittare in mille direzioni.

Egli ha sofferto, e Desdemona si commuove:E tu m’amavi per le mie sventure/ ed io t’amavo per la tua pietà.” (dal libretto d’opera di Arrigo Boito). I due amanti sono attratti l’un l’altro perché la loro Natura si è espressa con parole e con gesti di pietà.

Le parole di lui e l’emozione, forse anche le lacrime, di lei, hanno funzionato da potenti catalizzatori. Desdemona non ha amato qualunque uomo con un passato da schiavo e da eroe, ma solo colui che ha trafitto il suo cuore dopo avergli narrato la propria storia in modo accorato. Otello non ha ricambiato la passione di qualunque dama disposta ad ascoltare le sue penose peripezie, ma solo quella di colei che ne è rimasta turbata.

Perché le origini di Otello non vengono mai precisate? Ho l’impressione che tale mistero sia un un corollario del precedente. O forse serve unicamente perché si debba poi tentare di rinvenire la necessaria chiave interpretativa. Essendo Otello un simbolo, non dev’essere troppo individuato da caratteristiche geografiche, che deviino l’attenzione dal vero significato del suo essere.

Otello rientra a Venezia accolto da Desdemona e dal popolo - by Alfonso Chierici
Otello rientra a Venezia accolto da Desdemona e dal popolo – by Alfonso Chierici

Un simbolo di che cosa? Non della gelosia. Otello è uomo buono, ed anche simpatico, che ha già patito fin troppo, perché debba ridursi a simbolo di un sentimento tanto negativo da essere alla fine banale. Un simbolo di cosa, allora, se non dell’Amore che, per quanto sia un sentimento comune, richiede sempre eroismo ed è in grado di smuovere le montagne?

È Jago il simbolo dell’Odio? La sua passione odiosa non è affatto immotivata, ma è Naturale quanto quella amorosa manifestata da Otello.

Provo a ridurre le dimensioni del conflitto, in maniera assurda. Otello è un protone, e Jago un anti-protone, il “suo” anti-protone. Quando due particelle opposte fra loro giungono a contatto, provenendo una dal passato e una dal futuro, secondo le teorie paradossali di un Richard, si annichilano del tutto, liberando una certa quantità di energia. “Come la liana che cinge il dorso dell’albero, la Legge corre avanti e indietro…”, come spiegava l’esperto Baloo al giovane Mowgli. Non si tratta di unione, ma di mutua distruzione.

E non si può dire che la colpa del misfatto sia più dell’una o dell’altra particella. Non esistono diverse responsabilità, ma differenti funzioni. Prima o poi l’uomo riuscirà forse a intrappolare tutta quell’energia scatenata, risolvendo d’incanto il problema della crisi energetica. Ma anche se ciò non accadesse mai, tale opportunità è così affascinante che di sicuro qualche trovatore elettronico intonerà presto un poema ciberneticamente tragico.

Jago non sa bene di essere un anti-Otello ed è probabile che tale inconsapevolezza accresca la sua azione fungendo da acceleratore di particelle che, in altre parole, acuisca il suo odio e la sua carica distruttiva. Tanti avranno provato, a volte, un’antipatia spontanea e apparentemente immotivata per qualcuno appena conosciuto e che non ha mai fatto loro nulla di male, anche se, più lo si conosce, più il sentimento trova delle giustificazioni razionali che ne smorzano l’intensità.

Resta sempre aperto il problema centrale, perché Otello è nero? Perché l’amore, come tutti i sentimenti che uniscono, fa comprendere ciò che appare uguale e opposto in una creatura, la sua carica sessuale, l’unica che esiste nella realtà dell’amore, quel certo non so che, che lo distacca per magia dal mondo conosciuto, dalla vita di tutti i giorni, e che favorisce quello scambio di vitalità che è, in definitiva, il sentimento erotico.

In modo analogo, nel microcosmo atomico, gli elettroni, saltando di livello, e liberando o perdendo un fotone, gestiscono il rapporto elettromagnetico con i protoni, i cui valori sono tanto complementari quanto opposti. Il sentimento amoroso è una sorta di religione in cui il pietoso amante s’identifica col proprio inverso, l’amata, a cui si unisce per miracolo, in un tempo che s’annulla nel luogo sacro in cui è consumato il sacrificio, il tempio dell’amore.

Mircea Eliade
Mircea Eliade

Secondo Mircea Eliade l’uomo religioso crea una frattura spazio-temporale in cui è inciso un territorio mistico in cui nessun’altro può entrare ad eccezione di colui che aderisce in maniera assoluta al principio religioso che lo informa totalmente, facendolo rinascere. È per tale ragione che gli amanti sembrano così infantili, irrazionali e soprattutto stupidi a chi non ama più. Sono dei poveri infanti che fondano sulla reciproca differenza la propria divina uguaglianza.

Otello è amato anche perché è nero, cioè diverso dagli altri sbiaditi cavalieri, e dalla stessa nivea Desdemona, e la sua nerezza è una qualità che si assomma alle altre e, nella tragedia, diventa il simbolo icastico della diversità che scatena le passioni.

Anche l’odio fra Jago e Otello si può ricondurre a un conflitto fra opposti, essendo un sentimento appassionato che vive nel confronto di valori speculari, la cui somma annulla il valore finale. Otello è l’eroe positivo, l’uomo di successo, il primo condottiero della Serenissima, il luminoso amante, ricco di gioie e di colori, Jago è solamente il buio uomo che odia.

L’amore fra Otello e Desdemona è la festa della vita. L’odio di Jago, tanto giovane e luminoso nell’aspetto esteriore quanto vetusto e orrido nell’animo, per Otello, nero sì di pelle ma dal cuore immacolato, essendo aggravato dal fatto di non essere condiviso, diventa la luttuosa epifania della morte. Il dramma delle diverse passioni ridurrà infine gli amanti in vittime.

Mi viene in mente ora un’altra metafora quantistica, quella suggerita dalla forza nucleare forte. I gluoni mantengono insieme non solo i protoni e i neutroni, ma anche i loro componenti, i così detti quark, che possono contare sei distinti “colori” e “sapori”. I gluoni, allorché possono sfruttare dell’energia derivata dagli stessi quark, si spostano e, nel farlo, fanno mutare di “colore”, cioè di varietà, i quark con cui vengono a contatto. È interessante notare il fatto che nessun quark può avere come compagno di scrivania un collega che abbia lo stesso carattere (lo stesso capita tra gli impiegati parastatali).

Un altro aspetto singolare della faccenda è che due particelle adiacenti, per essere tenute insieme, necessitano di un numero limitato di gluoni, che esercitano un’azione assai debole. La forza da loro emessa e il loro numero crescono in misura proporzionale alla loro distanza, “La lontananza sai è come il vento…”.

Otello di Shakespeare - Dettaglio del dipinto Otello e Desdemona a Venezia di Théodore Chassériau - Atomo
Otello di Shakespeare – Dettaglio del dipinto Otello e Desdemona a Venezia di Théodore Chassériau – Atomo

Quando la stringa di gluoni, allungandosi, produce una quantità ben precisa di energia, si rompe, esattamente come un elastico tirato al limite della sua resistenza, e libera dell’energia. Al posto dei tre quark, si creano due sistemi separati, uno composto dai tre quark originali e l’altro da un quark e da un anti-quark che, nel reciproco accostarsi, si elidono producendo un bosone virtuale che è una divina particella che non esiste ma che fa esistere le cose che esistono.

Non si può certamente attribuire ai tre personaggi della tragedia un esatto ruolo quantistico, poiché delle realtà composite come sono gli uomini e le donne, obbediscono innanzi tutto alle leggi della relatività, che litigano aspramente con quelle quantistiche, e, ancor di più, alla variabile umana che s’individua in ognuno di noi. Vi è però un apporto ambivalente fra ciò che appare nell’infinitamente piccolo e quel che esiste nel macrocosmo. Essendoci un Otello, non può non capitargli accanto uno Jago. Sarebbe interessante porre la questione alle rispettive anime di un Gassman o di un Randone che, parecchi anni fa si alternavano nelle due parti.

 

Written by Stefano Pioli

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: