Selfie & Told: Pereira racconta l’album “Mascotte”

“È un’ora che io sto aspettando/ che senza te, io torni in porto/ le navi che mi stanno attorno/ sono fabbriche del mio conforto// Riempi un bicchiere di sogni leggeri/ e una moka dei tuoi pensieri/ da districare con la lingua, a morsi di pace/ e tornerò tra le braccia amate// […]” – “Ciabatte galleggianti”

Pereira
Pereira

Ciao, sono Pereira! Non è il mio vero nome, mi avete scoperto, ma dà un tocco più tropicale al tutto, anche se il suo significato nasce dalla letteratura italiana.

Infatti questo progetto prende vita dal libro di A. Tabucchi “Sostiene Pereira” che ha influito moltissimo nella mia scelta di passare dal cantare in inglese all’italiano, il che mi ha reso molto più “nudo” ed esposto a quelle che erano le mie parole.

Per il resto adoro i tropici, anche se vengo dalle montagne.

Oppure adoro la musica dance e tutto ciò che riguarda gli anni 70 e 80, ma non ballo.

Il mondo è strano, no?

Ed ora beccatevi la mia auto-intervista per la rubrica Selfie & Told!

 

P.: Cosa ne pensi di Spotify e delle altre piattaforme di streaming?

Pereira: Credo che, come l’internet, sia un mondo da continuare a scoprire, che può dare voce a tutti, nel bene e nel male. In fondo però è un ottimo metodo per i grandi ricercatori di artisti un po’ più di nicchia per scoprire, scoprire e scoprire.

 

P.: Quanto credi sia importante il live nella musica odierna?

Pereira: Credo fermamente nel live. Purtroppo molte volte sembra il live conti poco, oppure che certe band lo interpretino come un disco messo in play con qualche “schitarrata” sopra. Penso che il talento del musicista stia anche nel saper creare un live che magari non sia perfetto e uguale al disco, ma che sia sincero e crei un’atmosfera e un legame col pubblico unici.

 

P.: Credi di saper creare questo legame col pubblico?

Pereira: Se vuoi scoprirlo, vieni a sentirmi quando sarò nella tua città.

 

P.: Qual è il tuo approccio alla scrittura dei brani?

Pereira: Solitamente compongo dove mi capita: al pc, con una chitarra, con un piano oppure partendo da una frase che mi gira in testa. Adoro quando riesco a trasportare tutte le parti che sto pensando e a registrarle velocemente come demo. Non sempre è facile, molto spesso è importante essere nel proprio “luogo sicuro” con tutti gli strumenti a portata di mano, così da poter registrare tutto ciò che passa per la testa velocemente.

 

P.: Quando, secondo te, un brano è realmente vincente?

Mascotte - Pereira
Mascotte – Pereira

Pereira: Penso quando riesce a donarti qualcosa anche se spogliato di tutti gli arrangiamenti oppure suonato in una versione totalmente diversa da quella a cui si è abituati.

 

P.: Per esempio?

Pereira: Beh credo che per far rendere un pezzo solo chitarra acustica/piano e voce, deve esser un pezzo molto molto forte.

 

P.: Ritorni sulla questione live? E tu porterai in giro le tue “creature” anche in acustico?

Pereira: Sì, sono abbastanza fissato sulla questione ahah. Penso proprio di sì, o per lo meno ci proverò!

 

P.: Cos’è importante secondo te al giorno d’oggi per un musicista?

Pereira: Credo che il vivere a contatto con le persone sia la cosa più importante: solo così si può aver qualcosa da raccontare non solo di sé stessi, ma anche riguardo ciò che viviamo tutti assieme. In secondo luogo, secondo me è molto importante che l’artista in genere sia immerso in una scena, abbia contatti con altri artisti che lo possano influenzare/aiutare a crescere. Confrontarsi con altri è un ottimo modo per sperimentare e far nascere mille nuove cose.

 

P.: Cosa manca alla musica italiana rispetto alla musica d’oltre oceano?

Pereira: La parola che mi viene subito in mente è varietà. In Italia gli ascoltatori ascoltano tantissima musica rap/trap oppure tantissimo pop. Purtroppo tutti gli altri generi con le loro sottocategorie sono molto più sacrificati. Altro problema è che in molte zone la musica live di qualità fatica a prendere piede, ha poco seguito e di conseguenza le proposte sono sempre meno. Questo non facilità di certo la diffusione di una cultura votata all’ascolto e ad un approccio curioso nei confronti della musica, che molto spesso si limita ad essere un sottofondo.

 

P.: Dici perciò che è difficile fare musica in Italia?

Pereira: Si sa che ovunque fare musica non è il mestiere più semplice, c’è tanta gavetta da fare e tantissimi bravi artisti che comunque non riescono a dire la loro ad alti livelli. Molte volte magari è un gioco anche di fortuna, chissà.

 

P.: Cosa ti piacerebbe vedere in Italia nei prossimi anni?

Pereira
Pereira

Pereira: Mi piacerebbe più spazio per l’arte in genere e tanta interazione tra i diversi artisti. Più musicisti che creano colonne sonore, più registi che curano video musicali, più disegnatori che disegnano copertine: sarebbe bello che ogni città, anche molto piccola, avesse una sua “scena”, ma questo dovrà certamente partire dai musicisti in primis.

 

Scorre la pioggia d’estate e ti allontani da me/ Arriva il freddo inverno e io rimango immobile/ Torna l’autunno ma non sfumature che ho perso/ Passano mode e rivoluzioni accadono// Ma già, lo sai, combatterei/ per averti lì con i miei/ a studiare in una notte/ esplorare le tue calze rotte// […]– “Klimt”

 

Written by Pereira

 

 

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