Intervista di Rebecca Mais a Marco Paracchini e al suo “Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond”

“[…] James Bond trova dunque il suo spazio vitale nell’eterna lotta contro spie sovversive, ingaggiato per missioni di ogni sorta, in paesi dal forte sapore esotico, conquista la simpatia di un grande pubblico, soprattutto maschile (nei romanzi Bond è notevolmente più donnaiolo di quanto possa apparire nei film). […] E Fleming? La leggenda narra che sia rimasto in silenzio per tutta la durata del lungometraggio e che, alla fine del film, fece lunghi e celeri passi per allontanarsi il più possibile dalla sala cinematografica per non parlare né coi produttori né coi media […].”

Marco Paracchini
Marco Paracchini

Ci sono personaggi letterari divenuti famosi grazie al cinema che hanno influenzato profondamente la società e che fanno parte delle nostre vite come si trattasse di persone realmente vissute. Uno di questi è James Bond, mito senza tempo, creazione di Ian Fleming, del quale registi hanno realizzato numerose pellicole, e sul quale si continua a scrivere tanto.

Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond” (Undici Edizioni, dicembre 2018) si concentra sull’aspetto cinematografico dell’agente segreto le cui vicende, o forse meglio dire avventure, si intersecano con i romanzi originali e su quanto hanno poi ideato gli sceneggiatori.

Come è nato questo mito? E cosa lo ha portato fino a noi sempre rinnovato e mai fuori moda?

Ma lascio la parola a Marco Paracchini, autore, regista freelance, docente accademico, relatore di storytelling, che ha gentilmente dedicato un po’ del suo tempo a noi. Capirete meglio gli argomenti trattati nel suo libro, la passione che lo ha portato a questa scrittura e tanto altro.

 

 

R.M.:  Benvenuto su Oubliette Marco. Come è nato e di cosa parla il tuo “Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond”?

Marco Paracchini: Grazie per l’invito, lieto di presenziare su Oubliette. Il saggio è nato con l’intenzione di spiegare cosa si celi dietro a una produzione storica come quella di 007. Trovo sia necessario soffermarsi su determinati stilemi socio-culturali al fine di comprendere la longevità di questo franchise cinematografico. Non solo, nel testo sono presenti anche capitoli legati al fenomeno economico e popolare, ma anche sguardi legati allo spionaggio mondiale.

 

R.M.:  Come nasce la passione per James Bond?

Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond
Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond

Marco Paracchini: Nasce dai contesti famigliari dei primi anni ’80 in cui, dopo cena, ci si metteva dinnanzi alla tv e si sceglieva quale film vedere. Con l’avvento poi delle vhs, i film più gettonati in casa nostra erano sempre quelli dell’agente 007 e gli action-movie dell’epoca. Ecco perché il libro è dedicato a mio padre.

 

R.M.:  Un aggettivo per descrivere “Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond”?

Marco Paracchini: Opterei per “particolareggiato”.

 

R.M.:  Più che scrittore ami definirti storyteller, uno che narra storie utilizzando diversi mezzi. Hai infatti realizzato numerosi cortometraggi e ideato campagne di storytelling audiovisivo, anche nell’ambito delle campagne sociali. E sei anche docente accademico e insegnante di regia. Parlaci un po’ di tutto questo.

Marco Paracchini: Proprio in questi mesi “festeggio” venti anni di film brevi. Dal 1999 racconto storie attraverso l’audiovisivo, ma da una decina di anni scrivo anche romanzi, racconti e saggi. Il termine “scrittore” è ormai abusato, soprattutto sui social-network ove molti sono tuttologi ergo anche scrittori. Scrivere è impegnativo e ti dà anche una bella responsabilità: quando qualcuno dona la sua attenzione ti dona il suo tempo che è, ricordiamolo, la cosa più preziosa che ha. Ecco perché amo definirmi un racconta-storie; lo storyteller prende per mano le persone e le porta in ambienti lontani e/o fa vivere ai fruitori emozioni ed esperienze mai provate. Ma non vivo con le vendite dei miei libri quindi non mi permetterei mai di parificarmi ai Maestri della letteratura e definirmi scrittore. Per ciò che concerne la docenza insegno ormai dal 2006 e ricopro il ruolo di docente accademico presso l’ACME di Novara (Regia e Storytelling Transmediale) e allo IED Milano nei corsi serali (Storytelling Audiovisivo). Ma ho avuto anche belle esperienze didattiche a Torino, presso il Liceo Cavour e all’ITI Omar di Novara.

 

R.M.:  Questa non è certo la tua prima pubblicazione. Quali sono i temi/generi sui quali preferisci scrivere?

Marco Paracchini: Mi definisco un narratore di misteri perché prediligo i paradigmi narrativi legati al giallo e al noir. Ho inventato un profiler nipponico che risponde al nome di Kenzo Tanaka, ho scritto due romanzi brevi con protagonista Sherlock Holmes e un paio di romanzi di spionaggio. Non disdegno però i saggi e con questo testo vorrei proprio ampliare le mie peculiarità narrative anche in quest’area.

 

R.M.:  Generi letterari e scrittori preferiti da lettore?

Marco Paracchini: Prediligo i saggi, libri intrisi di analisi e studi sui più disparati personaggi e/o sulle teorie che differiscono dalla scienza ufficiale. Adoro saperne di più, ecco perché nella mia libreria potrai trovare sempre un libro che tratta un argomento e di fianco un testo che invece dice esattamente l’opposto. I libri servono a questo, a ritrovare un po’ sé stessi, ma anche parte della verità, potendo scegliere di “ascoltare” le due campane su un determinato argomento. Nella narrativa preferisco scrittori classici come Arthur Conan Doyle, Ray Bradbury, ma anche Jun’Ichiro Tanizaki, Okamodo Kido ed Edogawa Ranpo.

 

R.M.:  Come è avvenuto l’incontro con Giuseppe Celestino e Maurizio Roccato della Undici Edizioni?

Marco Paracchini
Marco Paracchini

Marco Paracchini: Stavo presentando “Il Numero 4”, romanzo con protagonista Kenzo Tanaka, presso una bella iniziativa editoriale portata avanti dalla Mondadori Store di Vercelli e lì si sono fatti avanti cercando di capire se avevo qualcosa da proporre loro. È stato “amore a prima vista” perché si sono dimostrati subito persone serie e soprattutto coerenti con quello che dicevano. Ho proposto loro l’idea di realizzare un volume sulla spia britannica più famosa del mondo e hanno abbracciato il progetto immediatamente.

 

R.M.:  Chi vorresti ti leggesse?

Marco Paracchini: Potrei dire mio padre poiché il libro è uscito pochi mesi dopo la sua morte, ma siccome so che è impossibile spero che si avvicinino al libro le persone che amano il Cinema perché questo saggio è stato pensato per tutti, ideato per un range di età molto esteso. In fondo 007 è una figura che ha lasciato il segno nella Storia del Cinema ergo andrebbe analizzata, capita e “digerita”. Sono certo che anche chi non adora l’agente inglese, scoprirà in queste pagine molte cose intriganti.

 

R.M.:  Progetti per il futuro? Sono previste presentazioni del tuo libro?

Marco Paracchini: In questo periodo sto ultimando il nuovo romanzo su Kenzo Tanaka e ho altri due libri pronti da far pubblicare, ma il focus ora è su “Bond Ages. 007 sguardi sul cinema di James Bond” e quella che è la mia prima guida su Tokyo (che sarà distribuita dal mese di ottobre in tutta Italia). Con Undici Edizioni stiamo pianificando un paio di presentazioni in Piemonte ché in Lombardia sono andate già bene, ma puntiamo poi su Milano, Roma e Torino.

 

R.M.:  Grazie Marco, in bocca al lupo per le presentazioni e alla prossima!

 

Written by Rebecca Mais 

 

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