Le métier de la critique: Anna Kuliscioff, una donna votata alla libertà

Le métier de la critique: Anna Kuliscioff, una donna votata alla libertà

Ago 23, 2019

“A Milano non c’è che un uomo, che viceversa è una donna, la Kulisciova…” − Antonio Labriola a Engels nel 1893

 

Anna Kuliscioff

Anna Kuliscioff

Sono state molte le espressioni con cui Anna Kuliscioff è stata definita dai suoi contemporanei.

E ognuna è stata importante per delineare la complessità di una figura che non si può etichettare con un’unica definizione. Ed è proprio il suo essere personaggio dalle molte sfaccettature che permette di tracciare di lei un quadro di donna e di intellettuale fra i più affascinanti di cui si possa raccontare. Anche se il suo fascino non è stato apprezzato da tutti: molti sono stati i suoi detrattori che hanno messo in atto nei suoi confronti critiche e giudizi piuttosto severi.

“Come mai – mi dissi – isolare la questione della donna da tanti problemi sociali, che hanno tutti origine dall’ingiustizia, che hanno tutti per base il privilegio d’un sesso o di una classe?” − Anna Kuliscioff

È il 9 gennaio 1854 quando Anna Razenstejn nasce presso Sinferopoli (Crimea), dove trascorre un’infanzia serena e agiata.

Il suo percorso di vita, che può essere fonte d’ispirazione, è animato da un sentimento di giustizia umana e sociale.

Completati gli studi secondari con la massima valutazione, nel 1871 è una delle prime donne ad essere ammessa a frequentare il corso di laurea in filosofia presso il Politecnico di Zurigo. La filosofia evidenzia nella giovane il desiderio di affermare il suo sentimento politico, influenzato anche dal pensiero di Bakunin, promulgatore di nuove idee fra gli studenti.

Nonostante sia cresciuta in una famiglia agiata e borghese, Anna si dimostra sensibile alle condizioni in cui versano i contadini ed è turbata dai soprusi che questi subiscono.

Nella memoria di coloro che l’hanno conosciuta e frequentata è rimasto un suo clamoroso gesto di protesta: in seguito a un editto nazionalista dello zar, che imponeva agli studenti russi di tornare in patria Anna reagisce con veemenza. Non solo si rifiuta di rispondere a questo appello: ma esprime il suo dissenso con un gesto eclatante, ovvero brucia in pubblico il proprio libretto universitario, azione da interpretarsi come la circostanza che dà inizio alla sua attività politica.

In patria ci andrà in seguito, per aderire alla cosiddetta ‘andata del popolo’, un’iniziativa che vede i giovani intellettuali russi fare esperienza diretta per conoscere la realtà di coloro che lavorano nei campi, momento del suo percorso umano e intellettuale che segna la donna nel profondo.

Nel frattempo, Anna ribadisce la sua attività clandestina contro lo zar, e nel 1877, a seguito di una congiura rivoluzionaria, rischia di essere arrestata; ma sfugge all’arresto riparando in Svizzera.

Qui, per sottrarsi alle spie zariste cambia il proprio cognome in Kuliscioff, che manterrà per il resto della vita.

Femminista ante litteram, dotata di un’acuta intelligenza e di un’estrema indipendenza, Anna Kuliscioff può essere tutt’oggi un modello di riferimento capace di sollecitare il sentimento politico e sociale di questi nostri tempi difficili.

Nella sua parabola esistenziale, che vede intrecciarsi pubblico e privato, si inseriscono due storie sentimentali di rilievo con esponenti del socialismo italiano: Andrea Costa, da cui, nel 1881, ha una figlia, e Filippo Turati con cui condivide idee e sentimenti.

Dopo varie vicissitudini torna in Svizzera; quelli che seguono saranno anni segnati dallo studio e dalla malattia: la tubercolosi, contratta durante la dura carcerazione, fa la sua comparsa. Nonostante ciò la Kuliscioff rimane un’osservatrice attenta sia delle esigenze di rinnovamento che trovano spazio a cavallo tra Otto e Novecento, sia della politica, allora appannaggio dei soli uomini.

In mezzo a mille difficoltà, imposte dalla burocrazia e dalla mentalità dell’epoca, è tra le prime donne a specializzarsi in medicina; collaborando con l’università di Pavia dà inizio alla ricerca sull’origine batterica delle febbri puerperali (all’epoca tra le principali cause di mortalità femminile): è elemento che fa da apripista a studi che salvano numerose donne.

Anna Kuliscioff - by Nunes Vais

Anna Kuliscioff – by Nunes Vais

A Milano continua a svolgere la professione di ‘medica’, così come desidera essere definita, insistendo sulla desinenza femminile per quei lavori riservati per tradizione agli uomini. Si specializza inoltre in ginecologia evidenziando ancora l’origine della febbre puerperale.

La ‘dottora dei poveri’, appellativo che si guadagna per l’impegno con cui cura la gente più umile, esercita la sua professione fino a quando la tubercolosi non le permette più di lavorare.

Insieme a Filippo Turati, con cui ha stabilito un legame sentimentale e di idee, nel 1885 fonda la rivista la ‘Critica Sociale’; i suoi interventi sono numerosi e animano il dibattito politico italiano, soprattutto in materia di emancipazione femminile.

La redazione della rivista ha sede nell’abitazione di Anna e Filippo, e qui, la donna non perde occasione per incontrare intellettuali e personaggi della politica, ma anche gente umile come le sartine cui dà saggi consigli.

Nel 1890 Anna partecipa ad una conferenza in veste di prima relatrice donna del Circolo filologico milanese; in quest’occasione espone e ribadisce la questione femminile in Italia, tale intervento è da considerarsi il manifesto sulla questione femminile di cui si fa promotrice.

Ma, a proposito del femminismo, qual è la prospettiva da cui partono le riflessioni della Kuliscioff?

Anna parte dal presupposto che la questione femminile è parte integrante di una lotta più ampia e strettamente connessa al socialismo. Ma non sono soltanto queste le argomentazioni che Anna prende in considerazione, anche altre sono le speculazioni di cui si occupa, e ancora oggi sono aspetti di rilevante importanza sociale: discriminazioni di genere e le conseguenti sperequazioni. E di queste problematiche continua ad occuparsi con la passione e l’impegno che ha sempre dimostrato, supportando le sue opinioni con tenacia e determinazione.

Tanto che nel 1892 è tra i fondatori del Partito dei Lavoratori italiani che sancisce la separazione dei socialisti dagli anarchici. Prima formazione organizzata della sinistra italiana.

Fra le sue battaglie più famose è importante ricordare quella del 1902, la quale porta all’approvazione dal Parlamento della prima legge italiana di tutela del lavoro femminile e minorile presentata da Turati.

L’ impegno politico di Anna pare inarrestabile e continua a concentrarsi sui diritti delle donne e a una legge che istituisca il suffragio universale; il suo disegno di legge per il suffragio universale verrà approvato tra mille ostacoli nel 1919, anche se non arriverà a conclusione a causa dello scioglimento prematuro delle camere.

Alla Kuliscioff è stato attribuito un giudizio poco benevolo, ma che ha un fondamento di assoluta giustezza. È stato detto, infatti, che il suo approccio alla questione femminile è troppo economicista.

Secondo il suo modo di concepire tale argomentazione, per cambiare lo status quo occorre cambiare le relazioni interpersonali, le basi sociali e i riferimenti culturali su cui si basa il dominio maschile. Ancora, secondo Anna, l’emancipazione delle donne dev’essere morale e intellettuale, e in egual misura economica e legislativa e deve riguardare l’intera società.

“Solo col lavoro equamente retribuito, o retribuito almeno al pari dell’uomo, la donna farà il primo passo avanti ed il più importante, perché soltanto col diventare economicamente indipendente, essa si sottrarrà al parassitismo morale, e potrà conquistare la sua libertà, la sua dignità ed il vero rispetto dell’altro sesso.” − Anna Kuliscioff

Anna Kuliscioff

Anna Kuliscioff

Nonostante le sue battaglie di vita siano state spesso difficili, Anna non è mai venuta meno alla sua capacità critica, che la spinge a schierarsi contro la tradizione e il conservatorismo, contro i privilegi borghesi dei movimenti di emancipazione femminista d’élite e contro lo sciovinismo del suo stesso partito.

Le speculazioni della Kuliscioff non si limitano solo agli equilibri sociali e alla sfera pubblica. Smonta pregiudizi e stereotipi, anche se il suo modo di agire non piace e può essere frainteso.

A proposito dell’amore, anche da donna innamorata, osserva che nell’amore romantico esiste il rischio che si trasformi per mezzo del matrimonio in uno strumento oppressivo. Da madre, affettuosa e presente, riconosce che l’istinto materno, inteso come unico motivo di appagamento femminile, induca a una chiusura nei confronti di ciò che risulta estraneo al nucleo familiare.

“Nella donna il sentimento della maternità ha sviluppato, è ben vero, bellissimi ed elevatissimi lati di altruismo domestico… Ma questi sentimenti, se in origine furono la base della convivenza sociale, nei tempi moderni confinati a forza nella cerchia ristretta degli interessi esclusivamente familiari, degenerano in grettezza, avarizia ed egoismo.” − Anna Kuliscioff

In definitiva, la libertà alla quale aspirava la Kuliscioff è imprescindibile dalla giustizia sociale.

La libertà intesa come un’ampia vocazione politica impregnata delle ambizioni rivoluzionarie che hanno visto Anna protagonista, in comunione con un cammino di emancipazione individuale.

Pensiero che esplicita meglio, se mai ce ne fosse bisogno, la figura di donna che è stata: pensatrice, scienziata, intellettuale, madre. Modello esemplare cui ogni donna dovrebbe aspirare.

Infine, è nel 1925 quando Anna Kuliscioff lascia per sempre questo mondo.

Durante il suo funerale un gruppo di fascisti si scaglia contro la carrozza del corteo funebre.

Da ricordare, inoltre, che nel 1981 la RAI ha realizzato una miniserie in cinque puntate su questo straordinario personaggio, la protagonista femminile che ha interpretato la Kuliscioff è stata Marina Malfatti.

“Non è una condanna ad ogni costo dell’altro sesso che le donne domandano; esse aspirano anzi ad ottenere la cooperazione cosciente ed attiva degli uomini migliori, di quanti essendosi emancipati, almeno in parte, dai sentimenti basati sulla consuetudine, sui pregiudizi e soprattutto sull’egoismo maschile, sono già disposti a riconoscere i giusti motivi che le donne hanno di occupare nella vita un posto degno per averne conquistato il diritto”.

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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