“Il tè nel deserto” di Paul Bowles: tutto il mondo è la velatissima ma certa immagine di qualcos’altro

“Il tè nel deserto” di Paul Bowles: tutto il mondo è la velatissima ma certa immagine di qualcos’altro

Ago 20, 2019

Non sappiamo quando moriremo e quindi pensiamo alla vita come a un pozzo inesauribile. Eppure tutto accade solo un certo numero di volte. Quante volte ricorderemo un certo pomeriggio della nostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di noi che non potremmo nemmeno concepire la nostra vita senza? Forse quattro o cinque volte, forse nemmeno. Quante volte guarderemo sorgere la luna piena? Forse venti. Eppure tutto sembra senza limiti.”

Il tè nel deserto

Il tè nel deserto

Dà emozione quando in un libro leggi quello che hai in testa da tempo e che sai che prima o poi ne uscirà. Anch’io, mi dicevo: quante volte ancora prenderò il treno, quante volte mi soffierò il naso, quante ancora scenderò le scale che mi recano in cortile e quante salirò quelle della casa dei miei? Di sicuro, A Dio (?!) piacendo, nessuno lo sa. Azzardo dei numeri: 459, 4.552, 39.452, 17.725. Oppure: 265, 2.456, 17.543, 8.912.

E poi? C’è la vita. Posso benissimo vivere senza prendere il treno, soffiarmi il naso, salire scale. Quei numeri esistono e un giorno compiranno il loro senso. Qualsiasi atto che mi è concesso (da chi?, da che?) di compiere, a parte quelli connessi alla sopravvivenza, ad esempio il respiro e il battito cardiaco, può essere smesso da un momento all’altro, senza che sia pregiudicato alcunché d’essenziale. Paul Bowles, con “Il tè nel deserto” (Feltrinelli), mi ha convinto che quel numero esiste ed inquieta.

Nel romanzo, protagonista è la Vita e la sua terribile e negletta ancella: la Morte. Le due comari non solo si assomigliano, ma si compendiano, e perciò vanno a braccetto per tutti i giri che quelle comuni persone compiono. Viaggi piccoli, ampi, viziosi, reiterati, definitivi, meditati, interrotti, fortemente voluti, infiniti, irragionevoli, casuali, provvisori, obbligati, futili, necessari. Ogni trasferimento è ogni volta un ricreare una vita diversa in un altrove ancora indeterminato, un fatto che accade all’istante, ora, mentre la morte agisce in modo altrettanto subitaneo.

Addio!

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio!– così gemeva Lucia, nell’ottavo capitolo dei “Promessi Sposi”.

Ma no, Lucia, che dici?! Nulla di quanto ci è occorso termina di influire su di noi. Non è più possibile dire salutare per sempre quel che si è vissuto! Ogni cosa rimarrà in noi per l’eternità, perché ciò che si è adesso, lo si deve a quel che non è più.

La sua sparizione ha prodotto l’apparenza del nuovo, dell’attuale, del qui, dentro di me e improvvisamente là, nell’immediato esterno.

Incombe allora il ben maggiore pericolo, che è celato e sotteso, ma da cosa e a cosa lo è? Il fatto che si pensi che lo sia, sembrerebbe una prova che, pertanto, non lo può essere per nulla.

Paul Bowles

Paul Bowles

Se l’esistenza non è che il frutto di una grande illusione, nel caso disperato che essa non sia altro che argilla, la quale serve a creare forme, ma che rimane solo mediocre terriccio, sarebbe il segno che, almeno esso, è e che non tutto, e forse nulla, sia fittizio.

Se non lo è l’argilla, non lo è nemmeno il rame, il ferro, l’oro, il cuore, l’anima, il pancreas che produce liquidi digestivi e insulina, il cui eccesso può portare alla pancreatite, ennesima attestazione dell’esistenza umana.

Tutto il mondo è la velatissima ma certa immagine di qualcos’altro. E finché ogni sogno creerà un ulteriore sogno, sarà la prova dell’attività di almeno un sognatore. Un giorno, immaginiamolo felice st’improbabile evento, un bel dì, finalmente, anch’egli si sveglierà.

Prima o poi…

… scetati guaglio’ ca l’aria è doce!

Improvvisamente, la vita era là e lei c’era dentro, non stava osservandola dalla finestra.”

 

Written by Stefano Pioli

 

 

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