Intervista di Emma Fenu ad Elena Genero Santoro: nel verosimile mondo della porta accanto

Nessuno badava a lei che non si era fatta nemmeno un graffio. Era lì, invisibile e smarrita. I presenti, benché accomunati da un’unica sorte, le parevano estranei.” − da “Claire nella tempesta”

 

Elena Genero Santoro
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro, torinese, è una donna dai grandi occhi marroni bistrati di azzurro, dalla carnagione olivastra, su cui spicca un perenne sorriso intelligente, e dai lunghi capelli mossi.

È una scrittrice creativa e apprezzata, una recensora, una ingegnera e una mamma.

Oggi abbiamo il piacere di conversare con lei su attuali, eppur eterne, tematiche che riguardano l’essere umano e il suo crescere, relazionandosi con sé e con gli altri.

In particolare, ci soffermeremo sul suo ultimo romanzo, Claire nella tempesta, edito da Leucotea nel 2019, e ambientato a Nizza, in concomitanza con il terribile attentato.

Claire, la protagonista, sta per sposarsi a Londra, ma la affligge il sapersi infertile: decide di rifugiarsi a Nizza, dove rincontra il cugino Oswald che soffre di ipertimesia, ossia ricorda ogni istante della propria vita. E queste sono solo le premesse di una coinvolgente e intricata vicenda…

 

E.F.:  I ricordi sono solo passato o sono un tassello per il futuro?

Elena Genero Santoro: C’è chi dice che il passato e il futuro non esistono e che bisogna vivere il momento presente. È vero solo in parte. Ci sono situazioni che si verificheranno a prescindere dal nostro contributo. Per esempio un attentato, come quello di Nizza, che io racconto. Molto più spesso, però, costruiamo il nostro futuro ponendo le basi nel nostro passato. Gli eventi accadono come concatenarsi di cause ed effetti. Il futuro è il risultato, non sempre prevedibile, di ciò che abbiamo fatto prima e di quanto abbiamo imparato dai nostri errori. Ma c’è ancora una variabile in gioco: l’oblio, quel meccanismo che cancella parte della memoria. E, se da un canto è un bene perché smorza il dolore dei ricordi più duri, dall’altro ci fa ricadere sempre negli stessi cliché. Un esempio di oblio collettivo: l’attuale ondata di odio e violenza verso i migranti che non è dissimile da quella del fascismo verso gli ebrei e i neri. 

Ma cosa succede se per qualcuno il meccanismo dell’oblio non funziona? Oswald, uno dei protagonisti di Claire nella tempesta, vive proprio questa situazione: ricorda qualunque momento della sua vita, anche gli eventi più atroci. In lui il passato è sempre presente e perdurerà nel futuro. Rischia ogni volta di impazzire, eppure reagisce optando per il bene. Il suo obiettivo è “creare dei bei ricordi”, affinché anche il suo futuro sia buono. Per questo accudisce in ospedale un neonato partorito anonimamente e in attesa di essere adottato.

 

E.F.:  Essere come bambini implica un sano modo di conservare, nell’età adulta, lo stupore e l’immaginazione. Ma non riuscire a crescere e a instaurare relazioni mature cosa può cagionare?

Claire nella tempesta
Claire nella tempesta

Elena Genero Santoro: Può cagionare tanta sofferenza in chi sta intorno. Claire, la protagonista del mio romanzo, è campionessa di evitamento. Quando qualcosa non le garba, esce e sbatte la porta. Preferisce voltare pagina per non dover affrontare le situazioni scomode. Non è una donna stupida, anzi, ha una bella testa che le ha consentito di fare un’ottima carriera come informatica e creativa. Possiede una grande dote di immaginazione e i mondi virtuali che crea sono per lei un rifugio. Eppure rinuncia con grande facilità ai rapporti umani appena diventano troppo impegnativi e ogni volta si fa terra bruciata intorno. È sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che le possa recare più appagamento di ciò che ha appena lasciato. Non si cura dei cuori che spezza, del disagio che crea negli amici: il suo unico obiettivo è cercare di stare bene. Eppure anche per lei arriva il momento di fare i conti con la realtà e di cominciare a crescere. Di capire che per stare veramente bene i problemi vanno riconosciuti e affrontati e i nodi vanno sciolti.

 

E.F.: L’istinto di maternità è difficile da definire. Ci provi?

Elena Genero Santoro: Sull’istinto di maternità si è detto tutto e il contrario di tutto. Qualcuno dice che non esiste. Io sono la prova vivente che esiste. Già in tenerissima età mi sentivo madre, adoravo le bambole e trovavo correlazioni madre-figlio dappertutto. Avevo un frigo giocattolo, lo accostavo a quello della cucina e dicevo: “Frigo mamma, frigo bimbo”. Nessuno mi condizionava in questo, anzi, mia madre mi regalava le macchinine per ampliare i miei orizzonti e non tenermi legata allo stereotipo femminile e, per tutta risposta, io creavo una famiglia di macchine: la macchina grande era la mamma, quelle piccole i figli. Ho sempre saputo di volere dei figli, non necessariamente naturali. Non mi sono sentita completa fino a quando i miei bambini non sono venuti al mondo. E credo che le donne come me siano molte. Ma penso anche che ci siano tante donne diverse da me e che non tutte abbiano l’istinto materno. L’istinto materno esiste, ma non tutte ce l’hanno innato. Poi c’è Claire, che è convinta di non avere alcun istinto materno. I bambini le danno fastidio, non vorrebbe mai dover rinunciare a qualcosa per occuparsi di uno di loro. Claire ritiene che l’istinto materno non si possa acquisire. Suo cugino Oswald è certo che il suo sia solo un meccanismo di rimozione, che in passato Claire non fosse così, ma che lo sia diventata in seguito ai suoi traumi. L’istinto materno lei ce l’ha nascosto e dovrebbe cercare di recuperarlo. Chi ha ragione? Ma soprattutto, è importante saperlo? O è più importante che Claire impari ad accogliere con amore le opportunità che la vita le pone davanti, senza definizioni precostituite?

 

E.F.: Cosa accomuna i protagonisti del tuo ultimo romanzo?

Elena Genero Santoro: Direi l’amicizia e l’umanità. Futura e Patrick sono amici del loro vicino di casa, Philip, il fidanzato di Claire, e partiranno con lui per andare ad aiutare Claire a Nizza. Patrick, in realtà, non sopporta Claire per via di vicende pregresse, eppure saprà mettere da parte l’antipatia personale in nome di una solidarietà giusta. Oswald persegue il bene. Nick, chirurgo pediatrico, cerca di aggiustare i cocci di un disastro inaspettato. Nessuno di loro è perfetto, ma ognuno di loro è in cerca di una forma di giustizia. E poi c’è Claire che nel momento del bisogno saprà tirare fuori tutte le sue risorse in un modo sorprendente.

 

E.F.: E cosa accomuna, in qualche modo, i tuoi libri? Chi c’è dietro la pagina?

Elena Genero Santoro
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro: Adoro l’iperrealismo, nelle arti grafiche come nella letteratura. Mi affascinano i mondi virtuali così sapientemente costruiti da sembrare reali. Adoro gli scrittori come Perissinotto o Simi; il primo poi è un maestro nell’innestare la fiction su fatti di cronaca. Sono rimasta sconvolta, elettrizzata (e persino un po’ spaventata) quando ho scoperto il sito “Thispersondoesnotexist” che, con un algoritmo crea, ogni volta che si ricarica, il volto di una persona inesistente, partendo da frammenti di immagini reali. Anche io parto da frammenti di immagini reali, a maggior ragione questa volta, con l’attentato di Nizza come scenografia. I mondi che io creo devono sembrare verosimili, possibili. I miei protagonisti hanno tutti dei difetti, fisici e caratteriali. Hanno tutti dei limiti. Gli eroi senza macchia e senza paura mi danno fastidio. I miei sono personaggi della porta accanto. È il mescolare le loro esistenze a volte inconciliabili che dà vita a storie originali e inaspettate. 

 

Written by Emma Fenu

 

 

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