Selfie & Told: Alessandro Tarallo racconta l’album “Noi collegati”

Selfie & Told: Alessandro Tarallo racconta l’album “Noi collegati”

Ago 11, 2019

“Ruota karmica torna ancora e si fa un giro su di me/ lascio la presa ora/ io che non mi alzo più/ son caduto ancora e tu/ tu con me/ si chiudono le porte di questa dimora/ se c’è un perché dov’è?// […]” – “Noi collegati”

Alessandro Tarallo

Alessandro Tarallo

Noi collegati è l’album di esordio di Alessandro Tarallo, un viaggio dall’esterno verso l’interno, dalle sonorità dense e graffianti, quelle più terrene, a quelle più armoniose e delicate dell’etere; un viaggio verso l’oscurità e la comprensione di se stessi.

La produzione artistica di Paolo Fattorini ha dato il giusto abito e forma a queste canzoni. I testi sono ricchi di simbolismi che fanno riferimento al mondo dell’alchimia e della psicologia.

Noi collegati non è solo un album: è anche un progetto grafico ispirato alla concezione di Carl Gustav Jung riguardo i rapporti: il partner, o la persona che amiamo, non è solo qualcuno esterno a noi da desiderare ma è collegato con il nostro inconscio e, come uno specchio, riflette le profondità di noi stessi.

Il progetto nasce dal vissuto dell’autore che, travolto dalle apparenti contraddizioni della propria relazione, sente la necessità di andare a fondo delle sensazioni contrastanti.

I pensieri e le emozioni che affiorano, suggeriscono le parole delle sue canzoni, e le intuizioni relative al legame psicologico/animico di coppia danno vita ad un racconto illustrato.

Ed ora beccatevi la sua auto-intervista per la rubrica Selfie & Told!

 

A.T.: Sei pronto? Premetto che, poiché sono nella tua testa e quindi sapendo già di cosa parla il tuo progetto, farò in qualche modo finta di non conoscerlo. La prima domanda è, cosa ne pensi di questa intervista?

Alessandro Tarallo: Originale senza dubbio e credo che il dialogo interiore possa sorprendermi più di quanto io immagini. Per questo mi aspetto grandi cose dalla personalità multipla che è in me.

 

A.T.: Bene. Da come ne parli hai già fatto esperienza con altre parti di te. Devo pensarti schizofrenico, pazzo o qualcosa di simile?

Alessandro Tarallo: Siamo tutti il frutto di varie maschere che indossiamo in diverse situazioni il cui vocìo nella testa è più o meno chiaro. E poi, un pizzico di pazzia, può essere una buona cosa.

 

A.T.: Pensi di conoscere bene le tue maschere?

Noi collegati - Alessandro Tarallo

Noi collegati – Alessandro Tarallo

Alessandro Tarallo: Non tanto da andarci a letto insieme… A parte gli scherzi, la conoscenza delle varie parti di me è stato proprio il fulcro del mio progetto musicale.

 

A.T.: Cosa intendi?

Alessandro Tarallo: La scrittura delle canzoni di questo album è stato un modo per ricontattare delle parti di me nascoste. Ho riaperto porte sulle mie paure e insicurezze che ero convinto, erroneamente, di aver superato.

 

A.T.: Il titolo del tuo progetto “Noi collegati” in che modo ha a che fare con tutto questo?

Alessandro Tarallo: Noi collegati parla di una connessione, di un filo invisibile che collega due innamorati. I rapporti sono la cosa più potente al mondo, per fare i conti con sé stessi. Jung diceva che ci innamoriamo di una parte inconscia di noi stessi che proiettiamo nel partner. Una storia d’amore quindi ti mette a nudo, e a volte cinicamente, ti costringe a fare i conti con le tue parti più buie. È quello che è successo anche a me.

 

A.T.: Trae quindi spunto dal tuo vissuto?

Alessandro Tarallo: In prima battuta sì, ma parallelamente “Noi collegati” è diventato anche un racconto illustrato nato come tentativo di dare una spiegazione allegorica ai conflitti amorosi. I protagonisti di questo racconto sono due anime che, attratte tra loro, provano a raggiungersi ma vengono ostacolate da due corde ancorate alle loro schiene che le tirano a sé.

 

A.T.: Riescono poi a raggiungersi?

Alessandro Tarallo: Non amo fare spoiler… Ma posso dirti che grazie al loro viaggio nelle profondità scopriranno qualcosa di più… Per questo ti invito a seguire il racconto sul mio sito o a venire ai miei concerti, nei quali proietto l’intera storia accompagnata da effetti visivi a ritmo di musica. All’interno del booklet, artigianale, trovi anche il poster del mondo di “noi collegati”.

 

A.T.: Ho visto dai vari video, che suoni una sorta di “disco volante”, che roba è?

Alessandro Tarallo: Arriva dalla costellazione di sirio B… no beh, è un hand pan (conosciuto ai più come hang drum). Uno strumento di percussione di una lega particolare di metallo dal suono “mistico”. Il mio si chiama Caisa Om, accordato a 432 hertz, e con la peculiarità di avere la nota principale intonata con l’Om della cultura induista. L’Om è quella vibrazione che tutto permea e da anima a tutte le cose viventi e non.

 

A.T.: Interessante… Ovviamente da tuo alter-ego non avrei potuto dire “che è sta c…ta?”

Ancora un paio di domande: le varie maschere contribuiscono a dare carattere ad un individuo. Se volessimo tracciare un parallelismo con il tuo progetto, quali “maschere” hanno contribuito in maniera sostanziale alla sua formazione?

Alessandro Tarallo

Alessandro Tarallo

Alessandro Tarallo: In ordine cronologico, la persona che ha ispirato questo progetto. A seguire i miei familiari che mi hanno sempre sostenuto. Paolo Fattorini, mio produttore artistico che ha fatto maturare i brani e ha dato il vestito musicale al tutto. Mary, mia compagna di vita che mi ha sostenuto, poi tutto il team del progetto grafico, e poi la mia band, Marco Viscardi e Marco Presazzi, come prima formazione e Marco Martinelli e Lorenzo di Felice che fanno parte della formazione ufficiale. Infine Cristiano Furnari dell’etichetta Terre Sommerse che mi sta dando varie opportunità.

 

A.T.: Per concludere, visto che avevi un’alta aspettativa delle tue multipersonalità, come pensi sia andata l’intervista a questo proposito?

Alessandro Tarallo: Sinceramente pensavo mi mettessi più in difficoltà, spingendomi a valicare la mia comfort zone, ma la prendo come un segnale che ora ho bisogno di stare in una zona di comfort.

 

Mi sono innamorato di sua figlia vorrei parlarle senza darle del tu/ mi sono innamorato di sua figlia qualche minuto poi me ne torno giù// pare che lei non riesca proprio a vedermi/ ha provato ad allargare l’inquadratura?/ sono a trenta centimetri più in basso/ rimango qui per vedere meglio i décolleté/ e i cuori della gente// […]– “Mi sono innamorato di sua figlia”

 

Written by Alessandro Tarallo

 

 

Info

Facebook Alessandro Tarallo

Sito Alessandro Tarallo

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: