“Madame Curie” film di Mervyn Leroy: Marie Curie, una donna di straordinario temperamento ed esempio di rara genialità

“La vita non è facile per nessuno, e allora? Bisogna perseverare e avere fiducia in se stessi. Dobbiamo credere di essere portati per qualcosa e che questo qualcosa vada raggiunto a ogni costo”.

 

Madame Curie
Madame Curie

Per la regia di Mervyn Leroy è stato realizzato, in tempi ormai lontani, nel 1943 per la precisione, un film che offre allo spettatore lo spaccato di vita di una donna geniale, forse la più geniale che sia mai esistita; una pellicola che apre le porte del mondo della fisica, materia preclusa ai più, affascinante, seppur molto complessa, e strettamente collegata ad altre discipline scientifiche.

Il film in questione racconta di Marie Curie, la grande ricercatrice che ha omaggiato la scienza di una svolta decisiva, segnando i suoi tempi e quelli a venire. Figura di donna emancipata e dalla mente brillante, sullo schermo viene interpretata dalla attrice Greer Garson che si è calata perfettamente nei panni della Curie.

Madame Curie, film intramontabile per il contenuto altamente formativo, può dare lo spunto per un approfondimento che va oltre la performance realizzata sul grande schermo. Approfondimento utile per conoscere, con maggior dovizia di dettagli, la vita di Marie Curie, che ha fatto della fisica la sua primaria ragione di vita, lasciando però anche il giusto spazio agli affetti famigliari.

Nata a Varsavia nel 1867, in una Polonia dominata dalla Russia, Maria Sklodowska, fin da piccola denota una straordinaria intelligenza. Acume e grande carattere sono due delle molteplici peculiarità che accompagneranno l’intera esistenza della scienziata, attraversata anche da momenti bui e non privi di sconforto. Si racconta inoltre avesse una memoria prodigiosa, un’enorme capacità di concentrazione e un’inesauribile sete di sapere.

Sesta e ultima figlia di una coppia di insegnanti stabilirà un rapporto privilegiato con la sorella Bronia, un legame d’affetto che si spezzerà solo con la morte di Marie.

Per mantenersi agli studi la giovane studiosa fa diversi lavori, fra cui la governante. Studi che terminerà a Parigi, quando nel 1891 raggiunge la sorella.

Qui, trova un luogo dove coltivare la sua passione per la fisica, nonostante l’ostilità che le donne dell’epoca sono costrette a subire. Si scontra infatti con pregiudizi atavici, idiosincrasie che renderanno sofferto e faticoso il suo percorso di donna e scienziata.

La capitale francese è centro propulsore di un’accesa fiducia nell’avvenire, alimentata da scoperte e invenzioni. Tuttavia, a questo impeto rivolto al futuro, fanno da contrappeso pesanti censure sociali. La Francia, rimasta sbalordita dalla sconfitta della guerra franco-prussiana del 1871, è un paese agitato da correnti nazionaliste, razziste e antifemministe. È quindi difficile immaginare una condizione più compromessa per una giovane donna straniera, in odore di ebraismo, che per di più anela a farsi strada in un mondo dominato dal maschilismo.

Ma è con grande determinazione che Marie brucia una tappa dopo l’altra: una laurea in Fisica, e in seguito una in Matematica.

Madame Curie
Madame Curie

“Esaminando i progressi compiuti dalla fisica nell’ultimo decennio, si resta stupiti da quanto essi abbiano mutato le nostre idee sulle elettricità e sulla materia. Questa evoluzione è stata determinata in parte dalle dettagliate ricerche sulla conducibilità elettrica dei gas, e in parte dalla scoperta e dallo studio dei fenomeni della radioattività”.

Nel frattempo, nell’anno 1894, nella vita di Marie fa la sua comparsa Pierre Curie, interpretato dall’attore Walter Pidgeon. Fra i due nasce una bell’amicizia basata sullo studio e sulla ricerca, basi su cui si fonderà il loro matrimonio celebrato nell’anno successivo. Nonostante accetti di portare il cognome del marito, Marie rimarrà sempre una donna emancipata e indipendente, sebbene il legame con Pierre sia di totale condivisione.

Sarà proprio in collaborazione con il marito che Marie porterà avanti la sua ricerca scientifica che darà risultati imprevedibili. I due, giorno e notte, dedicando poco spazio a se stessi e alle due figliolette, accudite dal suocero di Marie, sicuri che dalla pechblenda, materiale grezzo radioattivo e una delle principali fonti di uranio, fossero presenti altri elementi da aggiungere a quelli già conosciuti.

L’aspettativa sarà lunga e difficoltosa, attraversata anche da momenti di sconforto la quale coprirà un lungo periodo, in cui a momenti alterni l’impegno dedicato alla ricerca sembrerà inutile.

Cercheranno di isolare il radio e il polonio, presenti in piccole quantità nella pechbenda esaminandone tonnellate.

Infine, colmi di felicità, nel luglio del 1898, isolano una piccola quantità di un nuovo elemento chiamato Polonio in onore del paese di Marie. Ma il Polonio ha però vita troppo breve perché ne sia possibile l’estrazione su scala industriale, anche se ha una particolarità: emette un solo tipo di raggio, mentre il radio, scoperto successivamente, emette molti raggi.

A lato di questa scoperta c’è da aggiungere che James Chadwick, nel 1932, servendosi di una sorgente di Polonio scoprirà una delle tre particelle elementari dell’atomo: il Neutrone, ricerca che portava avanti da circa 10 anni.

“Vorrei che avesse un bel colore”.

I sali di radio puri sono incolori, ma le loro radiazioni colorano le provette di vetro che li contengono di una tinta azzurrognola, tanto da provocare un chiarore visibile al buio.

Madame Curie
Madame Curie

Il radio, come l’uranio, si trova nella pechbenda ma in quantità infinitesimale; quindi, per ottenere alcuni milligrammi di radio abbastanza puro, tanto da poterne stabilire il suo peso atomico, Marie e Pierre lavorano come veri e propri operai, scavando nella pechbenda all’interno del loro capannone-laboratorio.

Con 20 chili di pechbenda, che Marie versa in una bacinella di ghisa e mette sul fuoco, ove si scioglie; la scienziata filtra e raccoglie, fino ad ottenere una soluzione che viene misurata.

Per eseguire l’operazione di purificazione occorre utilizzare il solfuro di idrogeno, un gas altamente tossico.

In seguito, con un impegno indefesso, con grande soddisfazione e gioia di Marie, nel 1902 dalla pechbenda scaturisce un cristallo di radio, elemento che la scienziata mostrerà orgogliosa a tutto il mondo, ottenendo anche il più importante dei riconoscimenti: il Nobel.

“In riconoscimento dei servizi straordinari che essi hanno reso nella loro ricerca sui fenomeni radioattivi”.

A questo punto non si può non ricordare che la scoperta della radioattività sconvolge le leggi dell’universo fisico, e il nome di Marie Curie viene associato alla cura per il cancro. Marie però non deposita il brevetto internazionale per il processo di isolamento del radio, lascia che la comunità scientifica potesse effettuare ricerche in questo campo senza alcun ostacolo per favorire il progresso scientifico del settore.

A interrompere però questo momento di enorme gratificazione interviene un evento devastante nella vita di Marie, che fa di lei una donna vulnerabile: la morte di Pierre, investito da una carrozza.

A Marie viene offerto di occupare alla Sorbona il posto del marito; la scienziata accetta, continuando a portare avanti le sue ricerche. Nel frattempo i primi sintomi del male che la affliggeranno per il resto della sua vita, minandone il fisico, fanno la loro comparsa.

A questo punto, è onesto astenersi dal raccontare le vicende sentimentali, vere o false che siano, che hanno toccato Marie Curie, cercando di distruggerne l’immagine cristallina che ha lasciato ai posteri. La sua storia con Paul Langevin ebbe ampia risonanza non solo nel mondo accademico, ma fu motivo anche di pettegolezzi tesi a scalfire e a mettere in discussione la moralità di Marie Curie.

Quando le fu riconosciuta l’idoneità, grazie sempre alla sua dedizione totale alla ricerca, di ricevere un secondo Nobel per la Chimica, nel 1911, le fu sconsigliato da alcuni colleghi perbenisti, di non andare alla celebrazione per ritirare il premio, proprio per le chiacchiere inerenti alla sua relazione con Paul Langevin. Ma lei, donna di temperamento si presentò ugualmente, per ricevere ciò che le era dovuto.

“In riconoscimento dei suoi servizi della chimica tramite la scoperta del radio e del polonio. Dell’isolamento del e dallo studio della natura e dei componenti di questo notevole elemento”.

Durante la Prima guerra mondiale Marie Curie si presta per fare volontariato sul fronte di guerra, che raggiunge con un’automobile e un’apparecchiatura radiografica per andare in soccorso ai soldati feriti. Mezzo che le permette di salvare più di una vita. Addestra inoltre, a fare della radiologia un indispensabile metodo di cura sul campo, tecnici e infermieri.

Nel 1909 fonda a Parigi l’Istituto Curie così come farà a Varsavia. Quando raggiunge gli Stati Uniti nel 1921 raccoglie fondi per continuare sulla strada della ricerca, dopo essere stata accolta trionfalmente.

Madame Curie - film
Madame Curie – film

Purtroppo, a causa delle lunghe esposizioni al radio, la malattia contratta la porta alla morte: è il 1934.

Ancora oggi i suoi appunti di lavoro successivi al 1890 sono considerati pericolosi a causa del contatto con sostanze radioattive.

Pellicola di grande valore formativo, soprattutto per i giovani, che offre un approfondimento soprattutto sul percorso innovativo di una notevole scienziata, da definirsi un’icona non solo dei suoi tempi ma anche di quelli a venire.

In chiusura vi racconto che nella mia piccola cinetica sono orgogliosa di avere pezzi unici quali, come in questo caso, Madame Curie, pezzo ormai introvabile, ma fonte di ispirazione che mi ha permesso di conoscere e approfondire un personaggio unico che ha dato una svolta fondamentale all’universo scientifico.

Ma non solo pellicole che trattano di scienziati, mi picco di avere nella mia minuscola ma ricca cinetica, ma anche film e documentari d’arte e di storia. In altri casi, invece, pellicole che trattano di figure che hanno fatto parte di altre realtà e di queste sono state un traino fondamentale. O ancora su avvenimenti o persone che hanno lasciato un’impronta nella nostra società; solo per citarne alcuni, Nelson Mandela o J. Kennedy.

Nella mia appassionata ricerca di amante del cinema non cerco film eclatanti, ma quelli che hanno lasciato un’impronta nel cammino dell’umanità. Anche se alcuni film possono risultare ormai datati, restano comunque pronti ad aprirmi nuovi orizzonti e ad offrire un valore aggiunto a quella che è la mia esperienza di scrittrice e di persona informata sui fatti (nei limiti ovviamente del tempo materiale che dedico a questa mia passione).

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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