Selfie & Told: il power-trio NO AU racconta l’album “Be In”

Selfie & Told: il power-trio NO AU racconta l’album “Be In”

Lug 7, 2019

“Moon what a magic world/ where everything will be fine/ put a question in my mind// Like the coldest thing/ put it into the fire/ start to burn inside// […]” – “Horses”

NO AU

NO AU sono un power-trio che viene dalla Lombardia (Monza e Milano, per la precisione) formato da Stefano Guglielmi, cantante, chitarrista e fondatore del gruppo, Alessio Cirillo al basso e Francesco Rondinelli alla batteria.

Fanno musica rock psichedelica. Dopo aver realizzato un primo EP auto-prodotto (“hElP”, del 2012), escono ad aprile 2019 con il primo album di pezzi inediti, “Be In, ancora una volta orgogliosamente auto-prodotto e questa volta promosso da Costello’s.

Suonano in giro da una vita, su qualsiasi palco, dove trovano, dove li chiamano. Con rabbia, furore e molta, moltissima emozione.

Ed ora beccatevi la loro auto-intervista per la rubrica Selfie & Told!

 

A.: Suono in questa band da pochi mesi, per questo vi chiedo: perché il nome NO AU?

Stefano: Perché in un pomeriggio di un po’ di anni fa, nel momento in cui avevo deciso di fondare un gruppo, stavo ascoltando “No Wow” dei Kills. No wow, no au… è stato un attimo, da lì è partito tutto…

 

A.: Dal 2012 (anno di uscita del primo EP auto-prodotto) al 2019 (anno in cui è uscito “Be In”) sono trascorsi ben sette lunghi anni. Come mai? C’è un motivo?

Stefano: Eravamo troppo impegnati a cambiare formazione. Gli assestamenti sono stati diversi… all’inizio eravamo in due, poi siamo diventati tre, poi quattro, poi siamo ritornati di nuovo tre… solite cose…

Francesco: La grande truffa del rock’n’roll!

 

A.: Quindi adesso il gruppo, oltre a me che percuoto il basso, comprende?

Be In – NO AU

Stefano: Me che canto e suono la chitarra.

Francesco: Io vado di batteria…

 

A.: “Be In” è il titolo del disco nuovo. Anche se io personalmente non ci suono dentro perché sono entrato nella band a mixaggi e mastering finiti, devo dire che mi piace parecchio… anzi, lo adoro! Due parole su quest’album adorabile?

Stefano: Grazie! Sì, è uscito ad aprile grazie a Costello’s che ci aiuta nella promozione. Si può ascoltare su tutte le piattaforme online: Spotify, I-Tunes… Sono 7 pezzi, tra cui una cover dei Beatles (ri)fatta a modo nostro: birra, delay, urlo e pitch. Personalmente sono molto legato soprattutto alla title-track che conclude l’album. L’abbiamo messa proprio alla fine del “viaggio” perché, secondo noi, ti lascia la “botta” di energia anche una volta che l’album è terminato.

Francesco: Anche per me è uno dei pezzi migliori. Mi piace che sia l’ultima canzone del disco e che arrivi in coda in un ipotetico ascolto “dall’inizio alla fine”, come si usava una volta. Anche dal vivo è l’ultimo pezzo del concerto…

 

A.: Se dovessimo dire quali sono le nostre influenze, in breve? Io sono un punkettone…

Stefano: Il mio battesimo con il rock è avvenuto grazie al Caino e all’Abele della musica moderna, e cioè i fratelli Gallagher. Sicuramente nella musica che facciamo, quei due si sentono, si percepiscono. Nel mio modo di suonare la chitarra penso si senta un po’ anche il timbro made-in-UK: chitarra crunchatabeat e voce nasale “alla Kinks”… e poi air-guitar degli Who, il pop psichedelico dei Beatles, lo shoegaze dei Black Rebel Motorcycle Club che ovatta le atmosfere, i ritornelli dei Dandy Warhols che fanno dondolare la testa, i Black Angels, i SUUNS. Questa è la musica che amo. Ma se mi chiedi cosa ascolto con più goduria da tre anni a questa parte, ti dico i Toy. Destrutturano l’indestrutturabile. Fantastici.

Francesco: Posso dire che mi piacciono cose diverse. Per esempio, per me Federico Fiumani dei Diaframma è un mito, anche se a ben vedere non è che c’entri molto con la musica che facciamo, se non forse nell’approccio che io ho sulla batteria: molto diretto, semplice, essenziale. Mi piacciono anche altri, ovviamente: tra i gruppi british, gli Stranglers, che hanno iniziato negli anni ’70… Roba nuova insomma, suoni nuovi, moderni… Tra le cose uscite da poco, invece, mi è piaciuto più di tutti Ron Gallo, un ragazzo americano che secondo me spacca.

 

A.: Se invece dovessimo trovare che cosa lega tre musicisti di un power-trio come il nostro? Voglia di “spaccare” a parte, intendo.

NO AU

Stefano: Il rock’n’roll è il collante, la voglia di evadere che si porta dentro, la voglia di “rottura”. Io non suono per gli altri, sia chiaro, è un’esigenza che ho dentro, che poi viene condivisa, e sono fiero di poterla sprigionare insieme agli altri…

Francesco: Comunicare quello che abbiamo dentro, che nel nostro caso (visto che facciamo questo genere di musica) secondo me è rabbia e passione.

 

A.: E dal vivo, chi ci ascolta e ci vede suonare, cosa sente e cosa vede?

Stefano: Mah, forse siamo un po’ di nicchia, tra virgolette, è inutile nasconderlo. Ti deve un po’ piacere la psichedelia, per apprezzarci. Ultimamente abbiamo suonato all’Ohibó di Milano (30 maggio), e poi speriamo di fare tanti bei concerti ancora, anche dopo, in giro.

Francesco: Secondo me il gasamènto si sente, la cazzimma si sente… suonare in trio è sempre una bella cosa: poche cose, ma dirette. Per me la semplicità paga sempre.

 

“Looking myself in a puddlerain/ confused and mused in purple rain/ soon comes tomorrow, soon comes true/ watching out but I’m think I’m in bloom// Shallalala  don’t be shy/ Shallalala – shake and/ Shallalala – shine all right” – “Purple Daze”

 

Written by NO AU

 

 

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