The Lighthouse #0: la storia dei fari, tra salvezza e follia

The Lighthouse #0: la storia dei fari, tra salvezza e follia

Lug 5, 2019

“Ora erano molto vicini al Faro. Eccolo che si stagliava, nudo e dritto, abbagliante di bianco e nero, e si vedevano le onde rompersi in schegge bianche come vetro infranto contro gli scogli. Si vedevano le venature e le spaccature degli scogli. Si vedevano chiaramente le finestre; un tocco di bianco su una di esse, e un ciuffo di verde sullo scoglio. Un uomo era uscito e li aveva guardati con il cannocchiale ed era rientrato.” −  Virginia Woolf

Resti del faro di Alessandria sott'acqua

Resti del faro di Alessandria sott’acqua

Nella moltitudine delle segnalazioni marittime, il faro è la più importante, la più antica, e certamente quella che ha maggiormente ispirato artisti, letterati e pensatori, grazie al suo fascino romantico e alla facilità di connessione della simbologia ad esso congiunta: la luce guida, la torre, la navigazione, il guardiano del faro.

Il nome deriva dall’isola di Pharos (dal lat. pharus, gr. ϕάρος), un’isola situata davanti al porto di Alessandria d’Egitto.

Su questa isola nel III secolo a.C. fu costruita, per volere del mercante greco Sostrato di Cnido, una torre sulla quale ardeva costantemente un gran fuoco, in modo che i naviganti potessero districarsi dalla retrostante palude Mareotide coi suoi bassi fondali.

Il Faro di Alessandria fu considerato una delle sette meraviglie del mondo antico nonché una delle realizzazioni più avanzate ed efficaci della tecnologia ellenistica, e ha dato il via alla costruzione di torri similari con la medesima funzione prima nel Mediterraneo classico, poi via via in tutti i mari esplorati del globo. Nel XIV secolo d.C. venne distrutto da due terremoti, nel 1480 il sultano d’Egitto utilizzò le rovine per la costruzione di un forte.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, si cessò la costruzione dei fari, e questa ebbe una ripresa solo nel XII sec. (il primo impianto della Lanterna di Genova è datato tra il 1128 e il 1139).

Nei primi decenni del XVII secolo, si avviò la costruzione dei gruppi luce con specchi riflettenti, basati sulla teoria delle coniche, studiata in particolare da Bonaventura Cavalieri, grazie al quale cominciò la costruzione dei primi fari moderni.

La grande svolta nella tecnologia dei gruppi luminosi dei fari è avvenuta nel XIX secolo grazie al sistema ideato nel 1822 dal francese Augustin Jean Fresnel. Tale sistema permette di trasformare la luce continua ed omnidirezionale della sorgente luminosa in fasci luminosi orizzontali attraverso un sistema di lenti (“ottica”), rotante rispetto ad un asse verticale.

Lanterna di faro - metà 1800

Lanterna di faro – metà 1800

Il segnale luminoso emesso da un faro è composto da una luce intensa visibile per brevi intervalli di tempo. Questi intervalli di luce sono codificati in una specifica sequenza al fine di consentire all’osservatore di identificare in modo inequivocabile il particolare faro e quindi distinguerlo con sicurezza dagli altri presenti nell’area di navigazione.

In particolare, si chiama “caratteristica” la sequenza temporale di luci (“lampi”) ed eclissi ed il loro colore, mentre si chiama “periodo” della caratteristica l’intervallo di tempo dopo il quale la sequenza si ripete (ad esempio, due lampi bianchi di 10 secondi).

Il colore della luce dei fari è sempre bianco per i fari più importanti, mentre può essere anche verde, rossa e gialla per i fari e fanali minori. La luce di alcuni fari può anche avere dei settori di colore particolare (generalmente realizzati attraverso l’uso di pannelli colorati sulla lanterna), al fine di segnalare ai naviganti i settori di navigazione sicura o pericolosa.

La portata luminosa del segnale emesso da un faro è definita come la massima distanza, espressa in miglia nautiche a cui la luce può essere scorta.

L’uomo svolge una figura chiave nel funzionamento di queste strutture: il “guardiano del faro”. Poco sappiamo dei primi guardiani nell’antichità classica. Secondo alcune ipotesi, furono probabilmente schiavi col compito di raccogliere e accatastare la legna ed alimentare giorno e notte questo fuoco perpetuo.

Nel Medioevo questa funzione venne svolta in modo volontario dai monaci dei monasteri, che dovevano considerare loro dovere prestare aiuto ed assistenza alle navi di passaggio, e solo in alcuni casi il faro era custodito da un corpo di guardia retribuito.

Nel 1800, con l’aumento del numero di fari in tutto il mondo, il ruolo di guardiano divenne un vero e proprio mestiere, racchiuso in una corporazione. In Italia la gestione dei fari è affidata al Servizio Fari della Marina Militare Italiana. In altri paesi, come ad esempio la Francia, la manutenzione dei sistemi di segnalazione marittima è assicurata dal Service des Phares et Balises, facente capo al ministero dell’ecologia.

Lungo le coste italiane sono presenti 58 fari principali con ottica rotante, e 109 fari secondari con luce fissa. Sulle carte nautiche edite dall’Istituto Idrografico della Marina Militare è riportata la posizione dei fari, che sono descritti in termini di caratteristiche e periodo luminoso, elevazione e portata. Una completa descrizione dei fari è anche riportata su una specifica pubblicazione, “Elenco dei fari e segnali da nebbia”, edito dall’Istituto Idrografico della Marina Militare.

Breogán e la Torre di Hercules

Breogán e la Torre di Hercules

Tra i fari più famosi, possiamo citare: La Lanterna di Genova (il faro più alto d’Italia), La Torre di Hercules (il faro attivo più antico del mondo), il faro di Île Vierge, a Finisterre, che nel 1902 tolse alla Lanterna di Genova il titolo di Faro più alto d’Europa.

Il faro di New York, sulla fiaccola della Liberty Statue, capolavoro del francese Frédéric Auguste Bartholdi, con la collaborazione di Gustave Eiffel, che ne progettò gli interni.

Ancora, in Bretagna, il faro de La Jument, reso celebre dagli scatti del fotografo Jean Guichard, e il faro di Ar-Men: l’inferno dei guardiani, che impazzivano sotto i colpi delle onde che minacciavano di abbattere la torre, causando numerosi incidenti, e per le intossicazioni del mercurio, che spesso fuoriusciva dal vascone in cui galleggiava l’ottica di Fresnel travolgendo gli uomini gravemente in un caso e intossicandoli.

La sindrome da inalazione da mercurio, a volte chiamata sindrome di Minamata o eretismo mercuriale(dal greco ερεθίζειν, irritare) provoca come sintomo uno stato di aumentata eccitabilità, generalizzato o circoscritto che sfocia in una malattia psicogena, caratterizzata da eccessiva timidezza e fobia sociale.

Questa era comune nei guardiani dei fari, a causa della prolungata esposizione al mercurio in cui galleggiavano i sistemi ottici. I sintomi includono atassia, parestesie alle mani e ai piedi, generale debolezza dei muscoli, indebolimento del campo visivo, danni all’udito e difficoltà nell’articolare le parole. In casi estremi porta a disordine mentale, paralisi, coma e morte nel giro di alcune settimane dai primi sintomi. Queste lunghe serie di incidenti indussero a sviluppare dei sistemi di rotazione meccanici per azionare i gruppi ottici.

In Italia la gestione dei fari è affidata a una cinquantina di militari e 362 civili, di cui solo 161 hanno la qualifica di faristi, ovvero di “guardiani dei fari”. Attualmente i fari sono dotati di sistemi di automazione totale quasi tutti ormai disabitati e comandati a distanza via computer dai “controllori dei fari”, i quali rilevano le anomalie tecniche. La manutenzione degli impianti si è risolta ad una visita periodica, e questi guardiani del mare restano solitari lungo le coste a sorvegliare i mari, e alimentare le fantasie sognatrici.

L’allontanamento fisico dai fari ha decretato in molti casi un rapido decadimento delle strutture, che giacciono fatiscenti sulle coste, e il cui recupero o manutenzione è diventato estremamente costoso per i ministeri che se ne occupano.

The Lighthouse 0

The Lighthouse 0

In alcuni casi i fari sono stati venduti, dati in concessione, e restaurati per diventare strutture turistiche, come nel caso dei fari della Croazia, o del faro di Capo Spartivento, in altri paesi si è scelto di ripristinare le figure dei guardiani (Baia di San Raphael, California) con la sola funzione di prendersi cura del mantenimento delle strutture.

Altri fari sono diventati monumenti nazionali, e pur svolgendo il loro ruolo di ausilio alla navigazione, ospitano contemporaneamente installazioni museali a tema, come la Lanterna di Genova.

Meno fortunati i fari di Capo Murro di Porco a Siracusa, e di Capo Mannu sulla costa occidentale sarda che, automatizzati da decenni, si trovano in stato di abbandono e degrado delle strutture. Alloggi, magazzini, cisterne sono ormai cadenti e preda dei vandali.

“Fare il guardiano è un dovere, una responsabilità. Bisogna essere predisposti. Le difficoltà sono moltissime, i gabbiani, i topi, l’isolamento, in cui trascini anche la famiglia. Con mia moglie e le mie tre figlie abbiamo passato anni interi vedendo pochissima gente. Ma almeno io la solitudine non la sentivo. A volte mi incanto pensando a quanti miliardi di occhi mi hanno visto senza che io li vedessi.” − Ex guardiano del faro di Lampione, al largo di Lampedusa

 

Written by Claudio Fadda

 

 

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