Donne contro il Femminicidio #56: le parole che cambiano il mondo con Daniela Mencarelli Hofmann

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio
Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono state sintetiche e precise; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per Donne contro il Femminicidio, di Daniela Mencarelli Hofmann, scrittrice e poetessa romana, che vive tra Zurigo e Costarainera (IM). Si è dedicata alla ricerca ambientale, alla cooperazione e all’insegnamento e ha scritto di ambiente, sviluppo, migrazione e discriminazione di genere. Ne L’Ombra di Perseo, il suo primo romanzo, l’autrice indaga la psicologia degli uomini violenti.

 

Femmina

Un simbolo archetipico che rimanda alla capacità riproduttiva della donna, alla fecondità procreatrice, al mistero della vita. Femmina è la madre di tutti noi, è la Grande Madre. Nel linguaggio comune la parola assume invece connotazioni negative; dispregiative perfino. La mala femmina è, come Circe, una donna cattiva, furba e probabilmente puttana. È un essere che, a differenza del maschio, l’eroe, è incapace di controllare i suoi istinti; è corpo senza spirito, senz’anima. Da piccole, quante volte lo abbiamo dovuto sentire “non fare la femminuccia!”, come se non fossimo state presenti. Ogni volta mi sentivo combattuta, provavo rabbia, ma anche vergogna. Perché il messaggio era chiaro: la femmina è inferiore, non sa controllare le sue emozioni.

Siamo state spaccate a metà, la santa e la madre, la puttana e la strega. Nell’iconografia cristiana tale contrapposizione è particolarmente evidente: da un lato la Madonna, simbolo del femminile che dona la vita e che nutre, che calpesta il serpente, il diavolo, che ha assunto i tratti animali per tentare – con successo! – Eva; dall’altro l’Arcangelo Michele o San Giorgio, che uccide Lucifero nelle vesti di un drago alato. Inorridisco ogni volta di fronte a certe raffigurazioni, come l’affresco di Paolo Uccello, in cui il maligno ha il seno e la pelle verde come le piante: è il drago ucciso da San Giorgio, ma è anche Medusa decapitata da Perseo. Su questa contrapposizione si basa un grande errore della civilizzazione occidentale: il femminile è associato al corpo, ai sensi, al male, al diavolo, all’inconscio.

La Bibbia c’insegna che all’origine del male ci sono il serpente e la donna che, come nei miti greci e babilonesi, è servita a sostenere l’orgoglio maschile, a sviluppare un sentimento di vergogna per tutto ciò che è femminile: è Pandora, responsabile dei mali del mondo.

L’odio degli uomini contro le donne si annida qui, in questa contrapposizione fra spirito e corpo, in questo bisogno di superiorità, di disprezzo e di controllo. Consciamente o meno, gli uomini violenti hanno paura delle donne, sono emozionalmente deboli. Il mio romanzo ne descrive la psicologia. L’odio per le donne – e il loro bisogno di liberazione – è il vero protagonista del mio romanzo.

 

Femminismo

Daniela Mencarelli Hofmann
Daniela Mencarelli Hofmann

Il Femminismo vuole porre termine all’oppressione sessista, cioè a ogni forma di subordinazione e violenza contro le donne. Nel processo verso l’uguaglianza dei diritti molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare: la parità salariale, per fare un esempio, è un obiettivo lontano nella maggior parte dei paesi europei. E la violenza contro le donne è purtroppo ancora un fenomeno quotidiano – le statistiche ci dicono che una donna su tre è vittima di violenze domestiche. Ma anche i temi ambientali sono temi femministi, perché il degrado e lo sfruttamento indiscriminato della natura comportano serie conseguenze sulla vita delle donne. Penso per esempio alle indiane che combattono la deforestazione, perché la perdita delle foreste e della biodiversità riduce drasticamente i loro mezzi di sostentamento. Più in generale, la logica del dominio sulle donne e sulla natura è la stessa: è un sistema di valori in cui le donne, identificate con la natura e con il corpo, sono considerate inferiori; mentre gli uomini, associati al mondo della razionalità, della mente (logos) sarebbero superiori. Questo sistema di valori ha sorretto e continua a sostenere la stessa logica di dominio patriarcale: sulle donne e sulla natura.

Perciò le donne sono tendenzialmente portatrici di una cultura diversa, basata su valori quali la protezione dell’ambiente, l’uguaglianza, la giustizia e l’accoglienza. E spesso rifiutano una struttura gerarchica in cui le minoranze sono discriminate.

Il futuro del pianeta o sarà donna o non sarà.

 

Femminicidio

Com’è noto, con questo termine s’intende l’uccisione da parte di un uomo di una persona di genere femminile – una donna, una ragazza o una bambina – perché tale. La diffusione del fenomeno spaventa: i casi rilevati di femminicidio nel mondo sono stati 93 000 nel 2012, circa la metà dei quali compiuti dal partner o da un membro della famiglia. E il femminicidio resta una delle cause principali di morte prematura delle donne.

Nel mio romanzo ho voluto sottolineare la trasversalità della violenza di genere e del femminicidio: ho scelto apposta determinate figure maschili, dalle quali non ci si aspettano certi comportamenti. E invece. Perché è un fatto: a compiere tali atti efferati sono uomini di tutti i ceti sociali, a prescindere dalla condizione economica e dal livello d’istruzione. Tra loro ci sono medici, professori, poliziotti, carabinieri e guardie giurate, liberi professionisti, studenti, operai – e si tratta tanto di stranieri quanto di italiani. La cultura del dominio sulle donne permea tutta la società, il racconto stesso delle violenze sui media lo dimostra: leggiamo di raptus e di gelosia come se si trattasse di circostante attenuanti (che nei tribunali a volte purtroppo sono considerate tali). Il delitto d’onore è stato abolito, ma nella cultura misogina permane.

Anche parlare di “mostri”, come fanno a volte i media, non ha senso: un mostro, per essere tale, deve essere un’eccezione. Ogni giorno leggiamo invece di atti di violenza contro le donne; a macchiarsi di questi reati, quindi, non può essere che l’uomo cosiddetto normale. Per approfondire quest’aspetto, nel romanzo ho studiato la psicologia degli uomini maltrattanti, incluse le terapie di recupero. Perché capire non è in nessun caso giustificare, ma piuttosto il primo passo per cambiare.

 

Educazione sentimentale

La convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne prevede l’introduzione di corsi di educazione all’affettività: in Italia questa norma non è stata applicata, cioè lo Stato non fa prevenzione. Introdurre l’educazione sentimentale nelle scuole fornirebbe ai giovani strumenti e conoscenze per avere in futuro una vita sentimentale equilibrata. Bisogna insegnare loro che picchiare una donna non è un fatto normale, anche se il padre lo fa, che i conflitti non si risolvono con la forza ma col dialogo. Insegnare a rielaborare le emozioni, a entrare in relazione con l’altro, sfatare i pregiudizi sull’inferiorità della donna, educare al rispetto reciproco, al fatto che tutti e tutte devono avere gli stessi diritti, le stesse possibilità: è così che si combatte la violenza contro le donne, combattendone le cause all’origine.

L’Ombra di Perseo vuole essere il mio piccolo contributo. Credo nella forza del racconto, nella sua capacità di trasportarci dove non siamo mai stati. Di immaginare cose che non abbiamo mai visto e di comprendere ciò che non abbiamo vissuto in prima persona.

Insegna l’empatia.

Capire è il primo passo per cambiare.

 

Written by Emma Fenu

 

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