“Pompeo” di Luca Fezzi: un eroe tragico tradito dalla sorte

“Pompeo” di Luca Fezzi: un eroe tragico tradito dalla sorte

Giu 18, 2019

“Chiunque si rechi da un tiranno diviene suo schiavo, anche se ci va da libero” Sofocle

 

Pompeo - Luca Fezzi

Pompeo – Luca Fezzi

Lo ripeteva, sulla tolda di una nave, un uomo. L’uomo aveva vissuto al massimo delle sue possibilità, giocando con la sorte e con la legge.

Non era un uomo comune, non era nemmeno uno di coloro che possono ergersi al di sopra del giudizio della storia: non esistono quegli uomini, nessuno può dire alla storia cosa pensare di loro.

Ora, si potrebbe obiettare che la storia viene scritta dai vincitori: vero, ma non esatto.

La storia sottintende, chi ha occhi e orecchie per sentire o vedere è libero di aprire i cassetti della memoria e comprendere.

Li vedete gli uomini? Non le statue dell’antica Roma, non i grandi statisti, ma gli uomini?

Tanto tempo fa, sulla tolda di una nave, un uomo sapeva che la sua fine era vicina. L’unico dubbio che gli era rimasto consisteva nell’incertezza di come questa sarebbe arrivata: gli sarebbe stato concesso di morire da uomo? Da soldato? Gli sarebbe stato concesso di morire ad opera dello scacco matto perpetrato ai suoi danni dal suo nemico più acerrimo?

Luca Fezzi, in un saggio pubblicato da Salerno editrice nel 2019, illumina quell’angolo che il solo Cicerone aveva tentato di rischiarare, rimanendone tradito.

Anche Cicerone era un uomo. Un uomo dalla fede incrollabile ma dall’intelligenza acuta e anche questa fu la sua rovina: la speranza che, nonostante lui avesse avvertito come la storia avrebbe eletto il suo vincitore, tutto sarebbe tornato come era una volta.

Non è terribile essere traditi dal proprio cuore?

Luca Fezzi ci parla di Pompeo Magno, l’uomo che per sfuggire al vincitore di Farsalo, fuggì nel Mediterraneo fino ad arrivare tra le braccia di un ragazzino manovrato dai suoi consiglieri e dai comandanti romani, compagni d’arme di Pompeo, lasciati di stanza in Egitto.

Pugnalato, su di una scialuppa, da uno degli uomini di cui si fidava mentre gli si prometteva salvezza.

Io posso vedere gli occhi, ormai vitrei, di colui che era Pompeo. Lo vedo mentre guardano Cesare e sembrano dire: dovevi essere tu a farlo.

Vedete gli uomini? Per paura di Cesare, di Pompeo e di Roma, hanno per sempre dato una svolta alla storia.

Così il 28 settembre del 48 a.C. Pompeo si afflosciò esanime a terra, davanti agli occhi di sua moglie Cornelia.

Luca Fezzi insegna Storia romana presso l’Università degli Studi di Padova. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Modelli politici di Roma antica, Roma, 2015; Il corrotto. Un’inchiesta di Marco Tullio Cicerone, Roma-Bari, 2016; Il dado è tratto. Cesare e la resa di Roma, Roma-Bari, 2017.

Pompeo Magno - 20 a.C. circa

Pompeo Magno – 20 a.C. circa

Questa è una biografia che ti lascia senza dubbi: quando Cesare e Pompeo si scontrarono, la Repubblica di Roma sentì una fitta al cuore, guardò verso l’orizzonte e vide il corpo di Romolo smembrato da coloro che professavano di amarlo.

La città vide le statue cadere e, mentre si teneva il petto e ansimava a terra, la stella di Venere esultava eletta dallo stesso Pompeo sulle gradinate del suo maestoso teatro. Una stella che, dopo questa battaglia sarebbe stata sorvegliata a vista da quella di Marte.

Un giorno Venere perderà il suo campione ai piedi di Pompeo e Marte arriverà a pretendere il tributo che gli verrà donato in omaggio per la pace.

Ma, chi era Pompeo?

Non è facile dirlo, nonostante la biografia scritta da Fezzi sia illuminante.

Fin da giovane militò nell’esercito e prese il comando quando era ancora molto giovane. Era amato dai suoi soldati, risolse il problema dei pirati, sedò le rivolte in Spagna e lo fece declamandosi servo del Senato romano.

Servo o manipolatore?

Credete davvero che Augusto fosse stato il primo a ricevere omaggi dai senatori, come se fosse un dio sceso in terra? Augusto diventò l’amato padre della patria perché si prese tutto con la forza?

Pompeo, con i suoi atteggiamenti ambigui, avrebbe spodestato lo stesso Romolo se gli fosse stato concesso. Perché la storia è stata scritta da Cesare ma il fidato Cicerone ha salvato Pompeo, ora lo conosciamo e sono certa che nemmeno il senatore Marco Tullio Cicerone mi darebbe contro.

L’unica differenza è che lui ne sarebbe stato felice.

“[…] allontana dalla nostra vista, o sicario, il funesto dono/ del sovrano, la vostra scelleratezza ha offeso Cesare/ Ancor più che Pompeo. Ho perduto l’unico premio/ Della guerra civile, donare la salvezza ai vinti.” − Lucano. Farsaglia, IX 1064-67

Pompeo aveva contribuito a salvare Roma da Silla, dall’invasione, dalla paura, e dalla carestia. Pompeo per i romani era come Alessandro Magno.

Magno Pompeo, grande condottiero e oratore, come il grande re dei Re Alessandro. Ma Alessandro era fuoco in marcia e non era tenuto a prestare ascolto ad alcuno. Pompeo non ebbe lo stesso carisma e la stessa fortuna.

Alla fine, in comune con il grande Alessandro, ebbe la follia, nell’unico momento di bisogno di sostegno, di dare ascolto a coloro che non gli erano amici ma che ne avevano timore.

Oh, quante follie si fanno per udire ancora la folla che acclama il proprio nome!

“[…] ne è testimone la Gallia, dove la strage che egli vi menò riaprì alle nostre legioni la strada per la Spagna; ne è testimone la Spagna, che fu tantissime volte spettatrice della totale disfatta di un gran numero di nemici; ne è testimone per parecchie volte ancor l’Italia, che, trovandosi sotto l’incubo della terrificante e pericolosa guerra servile, inviò la sua invocazione di aiuto a Pompeo che si trovava lontano, e bastò che lo si aspettasse perché la guerra perdesse in accanimento e pericolosità, bastò che egli arrivasse perché la si estinguesse e seppellisse per sempre” − Cicerone, Per la legge Manilia, 30

Lo vedete l’uomo? Colui che per il bene della Repubblica, non si esime da compiere stragi nemmeno nella terra di Italia?

Pompeo prese gli onori, eccome se li prese anche se lo faceva usando modestia e mostrando costrizione.

Alessandro, Iskandar, non lo avrebbe fatto. Mai avrebbe usato modestia, mai doppiezza.

Ma, la verità è che, alla fine, Roma non era Pella o Babilonia e le tradizioni del mos maiorum obbligavano ad atteggiamenti diversi.

Quello che è certo è che, lo sospettava anche Cicerone, in virtù della sua intelligenza, non si può davvero credere che, con Pompeo, la Repubblica sarebbe vissuta.

Luca Fezzi

Luca Fezzi

La storia ha semplicemente scelto un altro condottiero, perché “un cadavere non morde”.

“perché ti lasci sopraffare al primo colpo della sventura,

malgrado la nobile forza di donna illustre per le iscrizioni

di avi così venerandi? Accedi a una gloria di secoli;

non armi o leggi procurano gloria al tuo sesso,

unico alimento ne è la sventura dello sposo. Solleva

lo spirito; il tuo affetto contenda con i fati; amami

proprio in quanto sconfitto. Ti sono di gloria maggiore,

ora che ho perduto i fasces e la turba devota dei senatori

e lo stuolo dei re. Comincia a seguire tu sola

Pompeo. Con lo sposo ancora in vita sarebbe sconveniente

un estremo dolore, che nulla è in grado di accrescere.

Piangere il marito dev’essere l’ultimo segno di fedeltà.

Non hai sofferto i mali della mia guerra; Pompeo sopravvive,

ma la fortuna è perita: se piangi, amavi questa soltanto.” − Lucano. Farsaglia, VIII 72-85

Lo vedete ora? Pompeo, il Magno?

Sapeva di aver giocato e di aver perso, non per Roma, non per odio verso Cesare, ma in quanto Pompeo: l’uomo.

 

Written by Altea Gardini

 

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