“Istanbul − Il viaggio sospeso” di Elsa Zambonini Durul: un tentativo di dialogo interreligioso

“Istanbul − Il viaggio sospeso” di Elsa Zambonini Durul: un tentativo di dialogo interreligioso

Mag 27, 2019

Abbiamo già conosciuto Elsa Zambonini Durul, italiana trapiantata a Istanbul, con il suo primo romanzo “Lo stivale d’oro di Istanbul” e oggi la ritroviamo con quello che solo apparentemente sembra essere il sequel del primo lavoro.

Istanbul - Il viaggio sospeso

Istanbul – Il viaggio sospeso

In “Istanbul − Il viaggio sospeso”, pubblicato dalle Edizioni della Goccia, ritroviamo Lisa Andreoli, già protagonista de “Lo Stivale”, nonché altri personaggi già incontrati, ai quali si affiancano nuovi protagonisti e soprattutto una nuova, intricata e misteriosa storia.

Papà ha ricomprato la casa dei nonni, dove mia madre aveva passato la sua infanzia, usando il capitale ricavato dalla sua precedente vendita, ed Emre sta finendo di ristrutturarla. Da una parte mi fa piacere che ci trasferiamo in una vera casa con giardino, dall’altra però sono sicura che mi mancheranno le vicine, a cominciare da Giulia. E inoltre sarò privata di questa enorme stupenda cartolina illustrata sui toni del blu, che posso ammirare tutte le volte che metto piede su questa terrazza sospesa sotto il cielo. Era il mio rifugio meraviglioso e solitario nel mio primo anno qui, ora è il nostro rifugio”.

Lisa Andreoli è ormai stabilmente residente a Istanbul, dove insegna al Liceo Italiano. Vive con il suo compagno, Emre, fratello di Melisa, sua cara amica. La routine quotidiana si srotola fra lavoro, cene, pomeriggi con le amiche, sempre nell’affascinante cornice della città sul Bosforo, quella Istanbul che continua a essere descritta con dovizia di particolari dall’autrice, che lì vive ormai da tanti anni.

Ma questo consolidato tran tran viene a un certo punto interrotto quando Giulia, amica di Lisa, trova nella cantina della sua villa, durante dei lavori di ristrutturazione, un vecchio diario che consegna a Lisa perché lo legga e lo decifri.

Lisa non può immaginare che la lettura di quel diario aprirà nuove e inquietanti prospettive nella sua vita, portandola sulle tracce di parenti lontani, che tanto hanno segnato le vicende della sua famiglia. In particolare, Lisa scoprirà che nel suo sangue scorre per un quarto sangue ebreo e che parte di quel sangue ha fatto i conti con l’orrore delle persecuzioni della seconda guerra mondiale.

Il diario infatti era tenuto da Lisa Morpurgo, prozia della protagonista, che insieme al marito Guido fugge dall’Italia all’indomani della promulgazione delle leggi razziali del 1938.

La giovane coppia ebrea è costretta a separarsi dai due figli piccoli che vengono affidati ad una organizzazione che si occuperà di trasferirli direttamente in Palestina, dove i due genitori li raggiungeranno appena possibile. Ma la fuga di Lisa e Guido si interrompe a Istanbul, dove i due vengono ospitati da un generoso personaggio francese che vive in una casa in riva al mare.

Istanbul, 26 aprile 1944. Ho dovuto lasciare a casa i miei diari a cui sono così affezionata. Chissà se li rivedrò mai più. Adesso è urgente che fuggiamo e ci mettiamo in salvo finché tutto questo orrore non sarà passato. Non ho neanche tutta questa voglia di sopravvivere, poi: ne ho viste tante…tutto questo odio contro di noi non può non contagiarmi. Anche io ho cominciato a odiare me stessa”.

La Lisa attuale si immerge nella lettura del diario che la porta a vivere le tragiche vicende dei due ebrei in fuga, ma nello stesso tempo si trova a vivere una impressionante serie di eventi che la trasformano in una sorta di novella Mata Hari, alle prese con mafiosi, trafficanti di droga, agenti segreti israeliani.

Elsa Zambonini Durul

Elsa Zambonini Durul

L’intrigo internazionale nel quale la donna si trova catapultata si rivelerà poi legato alle vicende narrate nel diario, in un incastro di eventi, situazioni e personaggi da autentica spy story.

Al di là della cornice spionistica nella quale si svolge la storia, ciò che maggiormente cattura del romanzo è la vicenda narrata attraverso le pagine del diario della Lisa ebrea. Le riflessioni della donna sulla sua condizione di ebrea in fuga, i sotterfugi cui è costretta insieme al marito, le umiliazioni, le paure, costituiscono una trama intimistica che ben ripercorre l’orrore delle deportazioni.

Ci sono pensieri che cerco di tenere lontani da me per sopravvivere, per non annegare, e il ricordo dei miei genitori è uno di questi. Mi ricompare davanti agli occhi il momento in cui, tornando da una visita alla famiglia di Guido da cui ci eravamo fermati a dormire, avevamo trovato spalancata la porta di quella che eravamo costretti a considerare la nostra casa. Da quando erano cominciati gli arresti ci eravamo ridotti a vivere insieme in una soffitta, in un quartiere lontano dal nostro”.

Fra i numerosi personaggi che popolano il romanzo, spicca il Delegato Apostolico del Vaticano a Istanbul, Angelo Roncalli che diventerà poi Papa Giovanni XXIII. Sarà proprio il futuro pontefice ad aiutare Lisa e Guido, fuggiaschi in Turchia, a ritrovare i figli e ad avere i documenti necessari per proseguire il loro viaggio verso la Palestina, un viaggio che purtroppo non si compirà mai.

Lo spirito buono del prelato pervade le conversazioni con i due ebrei in fuga, la sua parola conciliante riesce a calmare i loro spiriti, impauriti e diffidenti.

Ci piace ravvedere nella storia narrata dalla Zambonini anche un tentativo di dialogo interreligioso, fra cattolici ed ebrei, un auspicio che il mondo di allora ancora non conosceva e che solo decenni più tardi diventerà realtà, con il pentimento di un altro pontefice che di fronte al muro del pianto chiederà perdono per il collaborazionismo che troppo spesso la chiesa cattolica dimostrò verso i nazifascisti e contro gli ebrei.

 

Written by Beatrice Tauro

 

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