Orta e l’isola di San Giulio: uno dei borghi medievali più belli d’Italia

“Fai che il tuo cuore sia come un lago. Con una superficie calma e silenziosa. E una profondità colma di gentilezza.” − Lao Tzu

 

Orta e l’isola di San Giulio

Senza alcun dubbio, Orta, in provincia di Novara, lo si può definire uno dei borghi più belli d’Italia.

Adagiato sulla sponda orientale dell’omonimo lago prealpino di origine glaciale, all’estremità di un promontorio collinare, ha una posizione geografica davvero invidiabile.

Sia per l’armonia scenografica del luogo, sia per la suggestione evocativa che ne scaturisce, grazie anche all’isola di San Giulio collocata nel bel mezzo del lago, a circa quattrocento metri dalla riva. Il centro abitato della piccola città sorge proprio in prossimità della sponda del lago; e fin dai tempi più remoti è il nucleo principale della Comunità della Riviera.

Nella piazza principale del centro, pur nelle sue dimensioni ridotte, si svolge un’intensa vita turistica, tanto da essere punto di ritrovo mondano dal quale partono le imbarcazioni dirette all’isola di San Giulio.

La piazza, salotto affacciato sul lago, è dedicata a Mario Motta, un eroe del luogo, ed è circondata da edifici ben commisurati in relazione all’esiguo spazio destinato alla piazza stessa, i quali sono affiancati da una serie di caratteristici porticati che rendono l’insieme ben armonizzato.

Di questi edifici si ricorda il Palazzo della Comunità della Riviera di San Giulio edificato nel 1582, costituito da un portico a piano terra dove si svolge il mercato. È presente poi una sala riunioni al primo piano dove si esercitano il potere legislativo oltre che quello esecutivo, tramite il Consiglio Grande. La realizzazione del Palazzo è un connubio di elementi classici e rustici al contempo; esempio ne sono gli affreschi che trovano posto in facciata, la irregolare ala esterna e le piccole colonne del portico. L’edificio culmina poi con una piccola torre campanaria.

Borgo di origine medioevale, Orta è centro testimone di un passato apprezzabile. Con le sue chiese barocche e torri antiche, le sue strette viuzze in cui ci si addentra per spingersi in collina verso il Sacro Monte, e le quali s’incrociano l’una all’altra, conservando il sapore del tempo antico.

“I laghi sono pozzanghere rimaste dopo il diluvio.”

Orta e l’isola di San Giulio

Sono diverse le leggende che legano la città al suo passato. Una fra queste racconta che San Giulio, fuggito dalla Grecia per scampare alle persecuzioni, per combattere il paganesimo cominciò a innalzare chiese cristiane. Per erigere la sua centesima chiesa raggiunse le rive del Lago d’Orta; affascinato dalla bellezza del luogo rimase a contemplare l’isola, nonostante si dicesse fosse infestata da draghi e serpenti. Dalla riva, non trovando alcuna imbarcazione, stese il proprio mantello sulle acque e raggiunse l’isola, al centro del lago, dove scacciò draghi e serpenti, edificando la sua centesima chiesa, e nella quale fu poi sepolto.

Ma questa si racconta essere solo una leggenda.

“Piccolo lago in mezzo ai monti – il giorno le calde mucche bevono ai tuoi orli; a notte specchi di stelle – mi sento oggi in un timido la tua chiarezza.” − Umberto Saba

La storia della città, invece, da quanto viene riferito, è molto più drammatica, perché sia il nucleo abitato del paese, sia l’isola di San Giulio furono investite da periodi di lotte e scenario di assedi sanguinosi.

Scavi archeologici dimostrano in questo sito la presenza umana fin dal Neolitico. Nel corso dell’Età del ferro le sponde del lago erano abitate da popolazioni celtiche; in seguito il territorio subì un processo di romanizzazione che caratterizzò tutta la zona, fino all’arrivo dei Longobardi, intorno all’anno 570.

La città fu dotata anche di un sistema di fortificazioni, da parte di Onorato, vescovo di Novara, opere proseguite poi nei secoli a venire, che fecero di Orta un inespugnabile municipium di cui parla Arnolfo nell’XI secolo.

In seguito, Orta diventò un ducato longobardo e teatro di battaglie sanguinose quando il re longobardo Agilulfo, accusando di tradimento il duca Minulfo, lo fece assassinare.

Altro fatto storico rilevante per la città di Orta furono le lotte per la conquista del regno italico, che scaturirono dagli scontri fra i vescovi di Novara e il re Berengario II, la cui moglie fu assediata dall’imperatore germanico del Sacro Romano Impero Ottone I.

Durante l’assedio vide la luce Guglielmo da Volpiano, il grande riformatore del monachesimo europeo, che fu tenuto a battesimo dallo stesso Imperatore.

Orta e l’isola di San Giulio

La città venne poi restituita al vescovo di Novara; e durante il Medioevo rimase sotto la dominazione della chiesa di Novara, fino al 1817 quando la chiesa rinunciò ai possedimenti a favore di Vittorio Emanuele I. Al vescovo vennero assegnati il castello e i palazzi dell’isola.

Nel 1973 sull’isola venne edificato un monastero benedettino Abbazia Mater Ecclesiae, nel quale vengono svolti studi e ricerche su testi antichi. Luogo colmo di grande misticismo, possiede inoltre un laboratorio di restauro di tessuti antichi.

Da citare ancora, in virtù dell’atmosfera idilliaca che si respira in questi luoghi, la location scelta da Giuseppe Tornatore per le riprese del film La corrispondenza; nel film il borgo viene definito con un nome diverso, ma ugualmente l’attrattiva del luogo è riconoscibile.

Inoltre, nell’isola di San Giulio è stato ambientato il romanzo breve di Gianni Rodari C’era due volte il barone Lamberto, ovvero, I misteri dell’isola di San Giulio.

Anche Umberto Eco l’ha citata più volte nel libro Numero Zero che si chiude con la frase ‘L’isola di San Giulio sfolgorerà di nuovo nel sole’.

“Il lago era immerso nel silenzio, come se avesse inghiottito tutti i rumori. La superficie sembrava uno specchio, s’increspava a ogni soffio di vento. Si sentiva soltanto, ora alto, ora basso, il canto degli uccelli.” Banana Yoshimoto

 

Written by Carolina Colombi

 

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