“La bastarda degli Sforza” di Carla Maria Russo: Caterina, mente e braccio armato della casata

“La bastarda degli Sforza” di Carla Maria Russo: Caterina, mente e braccio armato della casata

Mag 20, 2019

Nel XIV secolo la geografia politica italiana è segnata dalla fioritura delle Signorie. Milano è una delle corti più ammirate d’Europa, retta negli anni ’60 da Galeazzo Maria Sforza, figlio del valoroso Francesco e di Bianca Maria Visconti, donna fiera e combattiva che non esita ad affiancare il marito nelle imprese belliche.

La bastarda degli Sforza

In questo contesto, nel 1463 nasce Caterina, figlia illegittima di Galeazzo e di Lucrezia Landriani, bellissima concubina del duca. La bambina eredita la bellezza della madre e la fierezza della nonna paterna, dalla quale viene educata.

Nel romanzo storico La bastarda degli Sforza (Piemme Edizioni, 2015, pp. 365), Carla Maria Russo traccia un superbo ritratto di Caterina, prendendo le mosse dall’infanzia che quest’ultima trascorre sotto l’ala protettiva di Bianca Maria.

Alla piccola viene impartita una formazione umanistica e, cosa eccezionale per l’epoca, le viene permesso di apprendere le tecniche di combattimento e di esercitarsi nelle armi. Caterina ha un temperamento vitale, un’intelligenza vorace e una viva curiosità. È deliziosa ma si comporta come un maschio. È volitiva e ribelle, fiera e altera come la nonna, la quale le inculca i principi fondamentali per una dinastia di signori: l’obbedienza cieca alla volontà paterna e il rispetto degli interessi del casato.

Il privilegio della nascita va ripagato con l’accettazione del proprio destino, qualunque esso sia.

E il destino di Caterina è amaro. A soli nove anni viene data in sposa a Girolamo Riario, rampollo di una famiglia romana di recente nobiltà e nipote di papa Sisto IV. La crudele logica della ragion di Stato richiede il sacrificio della piccola, deflorata senza pietà da quel consorte che le è stato imposto. Come una vera Sforza, Caterina subisce quell’atto mostruoso con dignità e compostezza, soffrendo senza darlo a vedere, ricacciando indietro le lacrime e pensando al bene della famiglia. Il trauma segna uno spartiacque nella vita di Caterina. Le ferite fisiche fanno male, sì, ma molto più fanno male quelle psicologiche; la beata innocenza dell’infanzia è perduta per sempre e dalle ceneri della bambina nasce una giovane donna temprata dal dolore, agguerrita e determinata.

Caterina disprezza il marito ma, obbediente agli insegnamenti della nonna, resta fedele al nome che porta, schierandosi a fianco del marito in difesa dei Riario nelle alterne vicende della dinastia.

Carla Maria Russo ci regala un romanzo al femminile, la cui protagonista è una donna di straordinaria modernità. Indomita e indomabile, Caterina è la mente e il braccio armato della casata, un’Amazzone sempre in prima fila nelle battaglie e tanto furore le vale l’appellativo di ʻtygreʼ. Gli uomini la temono e la rispettano, il suo giudizio è tenuto in gran conto.

Carla Maria Russo

La bastarda degli Sforza ha una struttura binaria; capitoli narrati in terza persona si alternano ad altri dalla prospettiva omodiegetica in cui proprio la voce di Caterina conduce il lettore nel cuore degli eventi. Ma lo conduce anche nel suo stesso cuore: ella svela i propri sentimenti e i più intimi pensieri.

La prosa elegante della Russo restituisce una figura di donna mirabile, interlocutrice dei potenti in un’epoca di luci e ombre in cui il potere è declinato solo al maschile.

Audace, fiera, coraggiosa fino all’eccesso, fino all’incoscienza, eppure, a suo modo, anche capace di saggezza, di riflessione e di pacatezza”.

Per una sorta di rovesciamento semantico, l’appellativo ʻbastardaʼ finisce per sottolineare proprio la rivendicazione dell’appartenenza alla stirpe da parte di Caterina, che è figlia illegittima, sì, ma è colei che meglio incarna il sangue degli Sforza.

L’unica della mia progenie […] che sembra aver ereditato in pieno la tempra indomabile di Francesco.”

La Russo pone l’accento sullo spirito battagliero di Caterina ma nel contempo la raffinatezza della sua penna evoca in filigrana anche il gran fascino della ʻtygreʼ, di cui è dato cogliere la cultura e la bellezza. Una bellezza che è soprattutto interiore e che si riflette all’esterno illuminandola nel buio delle travagliate vicende della sua vita.

 

Written by Tiziana Topa

Photo “La bastarda degli Sforza” di Tiziana Topa

 

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