Selfie & Told: i Levia raccontano l’EP “L’altro capo”

Selfie & Told: i Levia raccontano l’EP “L’altro capo”

Mag 5, 2019

“La testa non soffre più,/ resta in attesa che il moto della Terra rimetta a posto le cose./ La testa non soffre più,/ è concentrata su quell’ordine perfetto che improfuma le rose./ Contrariamente al cervello delle mie dita che si sforzano di fare./ Contrariamente al cervello del mio cuore che si uccide ad amare./ Contrariamente a quello che si dice nel cielo c’è poco da sperare./ Contrariamente per raccogliere una rosa mi continuo ad abbassare// […]” ‒ “Contrariamente”

Levia

I Levia Gravia nascono nel 2001 a Salerno. Sono vincitori del “Premio Benjamino Esposito” nel 2001 e del “Premio Ecoradio” nel 2008. Sono finalisti del Premio “Primomaggio tutto l’anno” nel 2008, del “Premio Fabrizio De André” nel 2015 e di Botteghe d’autore nel 2016.

Con OtiumRecords pubblicano nel 2008 il primo album, “Il Contributo” e lo presentano al Teatro Masini di Faenza nella serata inaugurale del Meeting delle Etichette Indipendenti. Due dei brani in esso contenuti hanno portato nello stesso anno il gruppo al Musicultura.

Nel 2015 esce il loro secondo lavoro discografico “Nel tempo che avanza” pubblicato con I Make Records. I Levia Gravia in questi anni contano centinaia di live in giro per l’Italia.

Nel 2018 perdono il Gravia del nome, combattendone la cacofonia a favore della sintesi.

Nell’aprile del 2019 pubblicano il terzo disco, “L’altro capo”, sempre con I Make Records e con l’ultima traccia sono di nuovo finalisti al Premio De André.

Ed ora beccatevi questa auto-intervista per la rubrica musicale Selfie & Told!

 

L.: Cos’è “L’altro capo”?

Levia: L’altro capo, è l’altra testa, quella fuori dalla logica del “dovremmo”, del “sarebbe meglio se”. L’altro capo, è dall’altra parte, l’altra sponda del nostro mare. L’altro capo, dopo il punto, è un nuovo inizio. È il titolo del nostro terzo disco, un EP con cinque brani, cinque sguardi sulle illusioni e le disillusioni del presente, da Andrea Pazienza alla vanità dei social, dall’inevitabilità della scrittura alla pietà del Mediterraneo. È musica d’autore intrisa di dense atmosfere pop.

 

L.: Com’è nato il disco?

L’altro capo – Levia

Levia: Dall’impulso creativo di Alfonso De Chiara, dalla scrittura nuda e cruda delle canzoni, abbozzate con chitarra e pianoforte e subito congelate in un’impronta di arrangiamento. L’arrangiamento, qualcosa che per la prima volta nella nostra esperienza si è sviluppato di pari passo con la stesura dei pezzi. Questo a voler dire come per noi sia fondamentale questo livello della composizione, troppo spesso sciattamente messo in secondo piano rispetto a testo e musica. Ed è proprio in questo che Fabio Raiola (l’altra testa del gruppo), ha dato il suo fondamentale contributo, mettendo ordine e razionalizzando, con orchestrazioni e strutture, tutto il materiale disordinato partorito nel corso dei mesi. Ed infine Domenico Andria (basso) e Rocco Sagaria (batteria), due musicisti veri, hanno contribuito attivamente a dare la forma definitiva alle canzoni che sono finite nel disco.

 

L.: L’ispirazione per i testi?

Levia: Nei libri: c’è Saramago, Philip Roth, Marias e McEwan, ma c’è anche Andrea Pazienza, un grande poeta, scrittore, oltre che disegnatore. Nei film dei fratelli Coen, Wes Anderson, Sorrentino e nelle serie tv di Vince Gilligan. Nella vita normale di ogni giorno, negli amici, nelle famiglie, nella fortuna di avere la musica in cui rifugiarsi. Ma poi c’è anche la tragedia che ribolle intorno, la morte nel mare che ci circonda, l’odio che si vuole combattere con l’odio, la politica nera che ci atterrisce.

 

L.: L’ispirazione per la musica?

Levia: Il canale youtube dei Tiny Desk Concerts, gli Elbow, Conte, Dalla e Fossati, Aaron Copland e David Byrne, Andrew Bird e Nick Mulvey. E Francesco Tedesco, il cuore pulsante di I Make Records, che ha dato il suono alle batterie e al disco tutto.

 

L.: Videoclip?

Levia: Ci saranno due videoclip ad accompagnare l’uscita del disco, entrambi ideati e realizzati con Enrico Francese, regista preparato e anche ottimo musicista. Il primo, che ci ha portati in finale la Premio De André, aiuterà a capire forse meglio l’ultima traccia del disco “L’elicottero e il silenzio (confessioni di un pilota)”, brano che racconta il dramma dei barconi da un inedito punto di vista. Il video è stato girato in collaborazione con gli amici dell’ufficio Migrantes della Diocesi di Salerno che si occupa con serietà e dedizione all’accoglienza, all’ospitalità e all’integrazione degli immigrati. Il secondo video, anche questo corale come il primo, accompagna l’uscita di “Contrariamente”, seconda traccia del disco. Ci siamo noi e tanti amici, che poi è un po’ il senso della canzone…

 

L.: Perché scrivere ancora canzoni?

Levia

Levia: Per psicanalizzarsi ed esorcizzare le paure, per resistere, per mettere al sicuro un pezzo di vita rendendolo oggettivo. Ma la canzone è anche un esercizio di stile, nel rispettare la metrica e la gabbia della struttura. Dare una colonna sonora a un racconto, giocare con le note e gli arrangiamenti, cercare un equilibrio tra il testo e la musica, le parole e le note. E perché, semplicemente, non riusciamo a farne a meno…

 

L.: E il futuro?

Levia: Speriamo di continuare a suonare finché ce n’è e di far arrivare le nostre canzoni il più lontano possibile, di essere riconosciuti e riconoscibili. Il panorama iperproduttivo, con centinaia di release quotidiane, confonde tutto ed è difficile, quasi impossibile farsi largo. Cerchiamo come il pane compagni fedeli che ci diano ascolto.

 

Non mi pare di volare dolcemente sopra al mare/ ma su un mostro scuro senza carità,/ e assisto a un altro sacrificio che decidono d’ufficio/ al Ministero della Disumanità./ Ma fintanto che sorvolo mi conforto che son solo/ a digerire tutta questa crudeltà,/ quando poi atterro al letto certamente non m’aspetto di dormire// […] “L’elicottero e il silenzio (confessioni di un pilota)”

 

Written by Levia

 

 

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