“La signora dello zoo di Varsavia” di Niki Caro: un capitolo della resistenza polacca durante il nazismo

“La signora dello zoo di Varsavia” di Niki Caro: un capitolo della resistenza polacca durante il nazismo

Mar 23, 2019

“Forse è per questo che amo gli animali: li guardi negli occhi e sai cosa c’è nel loro cuore… Non sono come le persone…” ‒ Antonina Zabinski

 

La signora dello zoo di Varsavia

Diretto dalla regista Niki Caro, La signora dello zoo di Varsavia è film di genere drammatico con riferimenti ad eventi storici del Novecento.

Sono fatti realmente accaduti quelli portati in scena dalla regista, che si è ispirata al libro di Diane Ackerman, dal titolo Gli ebrei dello zoo di Varsavia.

Siamo nel 1939 ed è in atto l’invasione della Polonia da parte di Hitler, in conseguenza della quale gran parte della popolazione viene rinchiusa nel ghetto di Varsavia. Location singolare, quindi, come singolari sono i personaggi che danno vita a uno sviluppo coinvolgente, narrato con finezza e garbo.

Ma, prima di partecipare brevemente il lettore ad una trama intensa, seppur raccontata con delicatezza, è bene fare un ritratto della vita dei due protagonisti, personaggi realmente esistiti, al fine di evidenziarne un coraggio non comune.

Antonina Zabinski era un’insegnante nata nel 1908. Appassionata d’arte e di musica, e cresciuta secondo i dettami della religione cattolica, infatti i suoi due figli verranno entrambi battezzati, apparteneva al genere di persone che possiedono un animo nobile. Aspetto questo, manifestato anche dal grande amore che nutriva per tutti gli animali.

In seguito alla morte dei suoi genitori, durante la rivoluzione russa, sperimenta sulla sua pelle il prezzo che la guerra fa pagare agli esseri umani.

Prima della sua morte, avvenuta nel 1974, Antonina ha dichiarato di aver sì rischiato la propria vita, ma non le sarebbe stato possibile rimanere indifferente di fronte alla disperazione, dovuta alla fame e alla miseria, dei suoi concittadini, causate dalla furia hitleriana.

Menzionando Jan Zabinski, marito di Antonina, non si può che raccontare analogie e affinità che legavano la coppia. Jan era ateo, a differenza della moglie, ma ugualmente era uomo dalla sensibilità e dal coraggio non comune. Nato nel 1897 Jan Zabinski era zoologo e zootecnico, e direttore dello zoo di Varsavia negli anni compresi tra il 1939 e il 1945. Durante l’invasione della Polonia da parte dei nazisti, viste le condizioni di estrema povertà e i soprusi subiti, all’insaputa della moglie non poté fare altro che entrare a far parte della Resistenza polacca, proprio per dare il suo contributo al fine di far crollare il regime nazista.

Anch’esso, come Antonina, nel periodo successivo ai fatti raccontati nella pellicola, ha dichiarato che le sue eroiche azioni sono avvenute in seguito ad una spinta esclusivamente umanitaria, che andava oltre a insegnamenti di carattere religioso o politico che fossero.

Come già sottolineato, Jan Zabinski, zoologo e direttore dello zoo di Varsavia, farà della sua rispettabile e stimata professione uno strumento per offrire, non solo conforto ai suoi concittadini, ma anche aiuto concreto a un buon numero di ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia.

La signora dello zoo di Varsavia

Ambientato nel 1939, quando la Germania nazista invase la Polonia, nel film viene evidenziato come lo zoo venne distrutto, e con esso gli animali che vi erano custoditi, curati con affettuosità dalla coppia e dal loro figlio.

Molti esemplari, fra le specie più belle ed esotiche alloggiate nello zoo, vennero uccisi, anche a causa dei bombardamenti che prepararono l’invasione.

“Stanno portando via gli ebrei dalle loro case. Li porteranno tutti nel ghetto…” ‒ Jan Zabinski

Ma, il capo della Gestapo incaricato di sorvegliare il giardino zoologico (Lutz Heck) permette loro di continuare a gestire ciò che rimane dello zoo e dare vita a un nuovo progetto: convertire lo zoo in un allevamento di maiali. Escamotage questo che permetterà alla coppia di salvare molte vite.

Ed è proprio grazie all’allevamento di maiali che i coniugi possono accedere al ghetto di Varsavia, durante il quale ritirano scarti alimentari da dare in pasto agli animali. In realtà, al di sotto di immondizia e scarti, ogni volta che Jan (Johan Heldenberg) si reca al ghetto nasconde un certo numero di ebrei rinchiusi in quell’inferno sulla terra, rappresentato con fedeltà nel film, e che dà la misura della amara e dolorosa realtà dei fatti effettivamente avvenuti.

In modo precario e molto pericoloso, i Zabinski nascondono uomini, donne e bambini ebrei nelle gabbie appartenute agli animali, in attesa poi di fargli raggiungere luoghi più sicuri, muniti di documenti falsi procurati dallo stesso Jan.

“Stanno morendo migliaia di persone. Perfino i bambini più piccoli…” ‒ Antonina Zabinski

Nella pellicola Antonina (Jessica Chastain) comunicava con i rifugiati suonando il pianoforte: un’accesa melodia per denunciare una situazione di pericolo e invitare i suoi ospiti al silenzio assoluto. Mentre una musica più lieve indicava il momento in cui potevano lasciare le gabbie e salire al piano superiore onde recuperare una parvenza di normalità.

Grazie al coraggio della coppia e a quello del loro figlio maggiore, all’epoca soltanto un ragazzino, che partecipava con convinzione all’attività dei genitori, la coppia Zabinski riuscì a salvare circa trecento persone, sottraendole alla fame e alla deportazione.

“E nessuno sa quanto sia difficile passare la vita a nascondersi…” ‒ Antonina Zabinski

A commento del film La signora dello zoo di Varsavia, il quale racconta una pagina poco conosciuta della resistenza polacca, è doveroso aggiungere che la pellicola è sì un’opera d’arte, raccontata in tutta la brutalità dei fatti realmente accaduti, ma è un’opera che suggerisce importanti spunti di riflessione.

Per quanto negativo, l’evento nazista, in questo caso si è fatto strumento per far emergere un’umanità viva e palpitante, insita nell’animo dei protagonisti.

La signora dello zoo di Varsavia

Antonina, per esempio, viene mostrata mentre parla con gli elefanti in un colloquio tenero e naturale. Un altro momento di intensa emotività è quello in cui la donna s’intrattiene con una ragazzina violata nel corpo e nello spirito, avvicinandosi a lei con delicatezza ed esortandola ad andare oltre la violenza subita. Episodio dal quale traspare la forza interiore posseduta da una persona delicata e solo apparentemente fragile quale era Antonina.

Il coraggio inoltre. Dote che non appartiene a tutti gli esseri umani.

Entrambi, moglie e marito hanno denotato una notevole dose di determinazione e audacia, che ha permesso loro di mettere a rischio la propria vita e quella dei figli, manifestando un raro altruismo, capace di superare gli eventi contingenti.

“Non puoi mai sapere chi sono i tuoi nemici e di chi puoi fidarti…” ‒ Jan Zabinski

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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