Selfie & Told: la band HD Holden racconta “Eden Mot.hell”

Selfie & Told: la band HD Holden racconta “Eden Mot.hell”

Mar 10, 2019

“They paint in black all your baggy clothes/ they take your thumbs and take away your soul/ they turn your bones numb and cold/ just like a zombie in the middle of the earth// do you live while everybody’s dead/ do you dream while everybody’s dead/ do you breathe while everybody’s dead/ while everybody’s dead// […]” ‒ “Dead Man Walking Blues”

HD Holden

Progetto skunky folky beatbox blues nato come one man band ed evoluto naturalmente come ‘collettivo’ di musicisti indipendenti.

Musica bastarda, originale, scritta sotto l’influsso di una luna dipinta nel blues.

Cris (voce/chitarra) inizia la sua gavetta tra Castelfranco Veneto e Bologna dove viene a contatto con diverse realtà artistiche e musicali.

Tra anaillogicità ed elettronica inizia a sperimentare e registrare le prime canzoni DoItYourself suonando in vari locali felsinei collaborando con diversi musicisti provenienti da tutto il paese.

Registra il primo ep “GreenSkinBlueBones” nel 2013, tra querce e foreste, incontra Spa [chitarra] e Cippo [beatbox], con i quali inizia i primi live jam locali.

Successivamente si aggiungono Alessandro Bruno Brunetta [sax e organo], Enrico Polo [batteria] ed Enrico Moro [basso], prende così vita “Eden Mot.hell“, uscito nel 2018 e attualmente in promozione live.

Walter Pity, iconico ed esoterico struzzo-mascotte degli HD Holden intervista la band per la rubrica Selfie & Told!

 

W.P.: Ciao regaz, come andiamo?

HD Holden: Ciao Walter! Tutto bene, tu? Ah, grazie per aver deciso di intervistarci!

 

W.P.: Prego, avanzo una birra. Bene che vi vada bene a voi, lo vorrei anch’io per me, ma l’altra sera mi sono lasciato con l’ennesima struzza stronza, si lamentava perché non infilo la testa sotto la sabbia, “è un’indignazione! il solito egoista bastian contrario! è il nostro credo! blah blah blah… bastardo!”… beh, si trovi un vero struNzo come lei allora! Ad ogni modo, veniamo a noi: vorrei sapere chi siete? da dove venite? come nasce il progetto? e, soprattutto, ma che c@**o di genere fate?

HD Holden: Il tutto nasce dopo un periodo di lugubrazione di Cris (chitarra/voce/composizioni), tra progetti e collaborazioni condivise con altri musicisti, con ausilio di portatile e scheda audio autoproduce tracce, beat, bozze, canzoni e sperimentazioni varie. Nel 2013 HD Holden si concretizza con “Green Skin Blue Bones” (ascoltabile su bandcamp), EP che ruota attorno a blues, folk, strizzando l’occhio una sorta di psichedelia, downtemo, generi che prendiamo tutt’ora di riferimento, seppur ampliando il range anche in altre direzioni. Dopo le prime uscite in solo, per ampliare l’HDimensione, Cris incrocia i flussi di Stefano “Spa” Sparisi (chitarra), con cui condivideva l’esperienza in un’altra band, Riccardo “Cippo” Rampazzo (beatbox..ora anche a synth e sequencer), incontrato (causa coincidenze assurde) a un’esibizione di beatboxer allo Sherwood Festival, e Alessandro “Bruno” Brunetta (sax e tastiere), apparso all’improvviso da una dimensione parallela. Iniziarono così le registrazioni di “Eden Mot.hell” con la partecipazione di Enrico Polo (batteria) ed Enrico Moro (basso), che entrano anche a pieno regime nel progetto. Il tutto è stato seguito dalla produzione visionaria di Matteo “Tex” Cusinato, gaiardo producer castellano di musica concreta, teatro e molto altro.

 

W.P.: So che questo album è stato registrato in buona parte in una location particolare, non in un classico studio, nevvèro? Inoltre sembra quasi un concept, con tanto di stanze e prezzo “temporale”.

Eden Mot.hell

HD Holden: Yep, buona parte dell’album è stata realizzata in Malga Campocroce, sul Monte Grappa, tra capre, asini, cavalli e un bel po’ di neve. Avevamo deciso di isolarci per qualche giorno da pensieri, impegni e tempistiche cittadine (e dalla rete mobile) per focalizzarci interamente sulla musica. Ci riuscimmo, trasformando la malga in uno studio in presa diretta. Volevamo sperimentare una cosa “old school”, pur consci del fatto potesse risultare un lavoro ostico e potenzialmente impreciso. Gino, il malgaro padrone di case e suo figlio Massimiliano, ci coccolarono per tutto il tempo, ci facevano trovare la tavola imbandita, con tanto di vino e digestivo. Una cosa molto familiare. Tra l’altro, per chiudere il cerchio, il figlio più piccolo di Gino, è Filippo (Andreatta, ndr), il tuo padre creatore! Ha disegnato te e la copertina del disco. Ad ogni modo, successivamente tornammo in pianura con tutto il registrato, mixando, impastanto, togliendo e risuonando alcune parti… il mix è stato estenuante e lungo. Ogni martedì sera Matteo e Cris si trovavano fino a notte fonda nello studio casalinga sotterraneo di quest’ ultimo a lavorare alle tracce, con tutte le ingiurie e la pazienza dei coinquilini che si sorbivano ascolti in loop infiniti di batterie, sax, beat e via… Ne è uscito un semi concept, legato dalla curiosità di esplorare le diverse stanze dell’inconscio umano. Dai rapporti, al tempo, dalla presa di coscienza all’amore incondizionato. Del resto, in copertina ci sei tu davanti al Mot.hell che cerchi di convincere un tizio a diseppellirsi la testa.

 

W.P.: Sì, quel tipo aveva detto che mi avrebbe dato un passaggio, sono stato lì due giorni ad aspettare gli passasse la sbronza! Bello il trip delle stanze, e per fortuna non vivevo con voi al tempo! Qualche aneddoto divertente sulle registrazioni di Campocroce?

HD Holden: Beh, il più rilevante è stato quando scoprimmo, dopo aver passato una giornata intera a cablare, microfonare e testare acustiche per tutta la malga che il vecchio pc a disposizione non supportava il mixer/scheda audio, ovviamente montato per ultimo, non ti dico il panico. Cris scalò la collina innevata, nell’unica zona dove potesse prendere un minimo il telefono, e iniziò una serie di chiamate alla ricerca di un pc più nuovo con tanto di software di registrazione. Un’ora sotto la neve per poi scoprire che un amico passato a trovarci (Daniele “Lele” Petrin aka Santo Subito) aveva l’ultimo iMac con l’ultimo Logic. Così scendemmo dai monti, direzione Bassano del Grappa, a recuperare l’archibugio adatto per iniziare le registrazioni. Poi ci sono un sacco di boiate che metteremo in un video backstage, una sorta di “making of, remember time…”.

 

W.P.: Beh, sembra che, nella sfiga, la fortuna fosse dalla vostra. A proposito di video, vi ringrazio ancora per il cameo in “Dead Man Walking Blues”, è stato divertente. Mi fate una panoramica dei vostri videoclip?

HD Holden: Per Eden Mot.hell abbiamo realizzato 4 video ufficiali: per primo “Dissolve” (mix singolo), composta quando eravamo ancora un trio, con la partecipazione inconsapevole di Stefano “Stech” Durighel (aka Pino Nuvola) negli ambient, nel senso che era passato in studio a fare un giro e gli abbiamo chiesto di suonare qualcosa sopra al pezzo in costruzione, è calzato a pennello alla prima take. Nel video sono presenti le “Cobrainals”, danzatrici tribal fusion con cui abbiamo piacevolmente condiviso più di qualche palco nel passato. Dead Man Walking Blues è un po’ la storia romanzata della formazione della band, che gira con degli occhiali “sgama apparenze” stile “They Live” di Carpenter. L’abbiamo girato tra l’area di Castelfranco Veneto e La Stanza, associazione culturale di San Martino di Lupari (Padova) diventata, negli anni, la mecca di molti musicisti più o meno locali, con le sue Jam Session e proposte musicali crea scambio, aggregazione, flusso e in qualche modo una scena, è davvero magica, presino qualche berliner ce la invidia! Plant a Seed ci vede protagonisti di un live Chatroulette, in pratica volevamo fare un esperimento socio-antropologico suonando in modalità delirio-live nel mondo dell’internet, raccogliendo il meglio del peggio che la videochat poteva offrire. Presente anche Jay Zonta, fresco cantautore bassanese e disturbatore sociale che ha partecipato anche come ospite al brano. Forth and Back, uscito a gennaio 2019 è un video clip più “serioso”, scuro e criptico, si rifà alla dimensione onirica, all’interpretazione dei sogni, al tempo che va avanti e indietro in un loop infinito caratterizzato da scelte e volontà. La protagonista è Alice (già apparsa in “Dissolve”) e la location è quella di Fumegai, piccolo borgo abbandonato tra i monti di Arsiè (Belluno).  Questo posto ha qualcosa di esoterico, era menta di contrabbandieri, streghe e gente normale che cercava una via di fuga tra l’allora Regno d’Italia e Impero Austro Ungarico, sembra si sia fermato nel tempo, continuando ad avere una dimensionalità tutta sua. C’è qualcosa di magico lassù, al tempo stesso spettrale e inquietante, meglio visitarlo sotto la luce del sole.

 

W.P.: Io so dove nascondete le copie dell’album, ma per chi non fosse fortunato quanto me, dove potrebbe trovarlo?

HD Holden

HD Holden: L’opzione più digitale e veloce è senza dubbio Spotify, iTunes/Apple Music, Deezer, Google Play, YouTube e tutti i vari shop online… eventualmente il sig. Google vi può dare una zampa. Ovviamente chi viene ai nostri concerti può comprare il disco fisico, che si può toccare con mano e permette di vivere di più anche l’artwork (by Filippo Andreatta e mastro Roberto Bordin).

 

W.P.: Perfetto, allora verrò ad ascoltarvi… prima o poi! (sorride cinicamente) Ultima cosa, che poi il lettore si sfrantuma il deretano a leggere tutte ste fregnacce… prossimi progetti?

HD Holden: Dalla regia ci dicono “potete rimanere aggiornati seguendo i nostri profili Facebook e Instagram, state connessi”. Oltre a questo, stiamo programmando un po’ di date per portare l’album (e anche tu, sì Walter…) in giro il più possibile. Il tutto sarà pubblicizzato a dovere, quindi seguite i nostri social. Nel mentre, buttiamo giù le bozze per il prossimo disco, non vediamo l’ora di concretizzarlo, ci sono già bozze e idee interessanti al riguardo.  Non vediamo l’ora! A proposito, che ora s’è fatta?

 

W.P.: Ora di andare a bere qualcosa ragazzi, come sempre, offrite e guidate voi.

HD Holden: Sempre il solito str…uzzo.

 

Seize all my love/ it won’t enough/ to take care of all/ you want and you wanted to be/ it’s dawn/ and it’s a lonesome road/ that cut us in two/ this void/ would not be enough/ to come back to you// forth and back again// crumbling down/ on my reasons to live/ I take the last breath/ among those millions screams/ from my low flying/ and I’m dying/ day by day/ biting the tales/ they won’t be enough/ to come back to you// […]‒ “Forth and Back”

 

Written by HD Holden

 

 

Info

Facebook HD Holden

Instagram HD Holden

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: