“La mia band” dei Lo-Fi Poetry: esplorando anime e sfaccettature dell’underground e non della nostra Penisola

“La mia band” dei Lo-Fi Poetry: esplorando anime e sfaccettature dell’underground e non della nostra Penisola

Mar 7, 2019

Nella mia continua e mai sazia ricerca musicale che ruota, per la maggiore, attorno l’underground italiano, ecco arrivare da Vicenza una band eclettica, capace di esplorare le diverse anime e sfaccettature della musica contemporanea della nostra Penisola, vi presento quindi i Lo-Fi Poetry”.

La mia band – Lo-Fi Poetry

La traccia che dà il titolo all’EP, “La Mia Band è una riflessione ironica sul mondo dei gruppi underground e sugli stereotipi che spesso e volentieri si incontrano…

C’è chi è troppo convinto delle potenzialità della propria musica (citazione: “Ragazzi, qui ci vogliono i clap, I clap sono troppo indie/ La mia band fa rock alternativo tendente all’indie/ Ma con i piatti della batteria che devono suonare molto jazz… La mia band ha un contratto discografico con un’etichetta indipendente…/ Io e la mia band abbiamo registrato un EP/ La mia band ha un’agente di booking in zona Milano/ Ma che ha contatti in tutta la Lombardia”).

E chi lo è troppo poco (ulteriore citazione: “la mia band è un po’ sfatta/ Non abbiamo concentrazione/ Ci manca il focus sull’obiettivo/ D’altra parte ci manca il singolone”).

Il brano è scanzonato quanto basta per potere piacere anche a chi segue le proposte Itpop del momento, secondo quella linea tracciata da gruppi come “Lo Stato Sociale” o “Thegiornalisti”.

Non tutto l’Ep però viaggia in questa direzione e, la seconda traccia, ci mostra invece un’anima più alternative rock interpretato dalla voce di Federico Specht, ruvida e punk, alla maniera di gruppi come “Prozac +” che ci rivela un’ottima capacità di songwriting e di produzione, un bel mix, in pratica il dono della sintesi, senza elementi superflui come spesso capita nei lavori autoprodotti.

Lo-Fi Poetry

Il gruppo di Vicenza spinge poi sull’acceleratore ne “Lo Spettacolo” con basso distorto in stile noise, e il cantato/ recitato di Massimo Milan che ricorda molto di più proposte come Uochi Tochi con la loro elettronica che non i Massimo Volume anche se, nella successiva “Non Svegliarmi Questa Mattina”, li evoca. Così come la tematica rimanda al monologo iniziale di “Trainspotting”, a suo modo, “generazionale”.

Chiude il disco “Quello Che Rimane”, incrocio tra elettronica ed indie rock (inteso nell’accezione che si dava al termine fino a 10 anni fa), dove prevalgono le strutture di quest’ultimo, e tra i brani è forse quello meno coinvolgente del disco.

Un piccolo calo di tensione che non fa comunque perdere valore al lavoro, e ci fa segnare i Lo-Fi Poetry tra le nuove realtà da tenere sotto osservazione per il 2019 e, possibilmente, oltre!

 

Written by Luca Dainese

 

 

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