“Roma, la città degli dèi” di Corinne Bonnet ed Ennio Sanzi: la capitale dell’Impero come laboratorio religioso

“Qui confluisce da ogni terra e da ogni mare quello che generano le stagioni e producono le varie regioni, i fiumi, i laghi, e le arti dei Greci e dei barbari; se uno vuole osservare tutte queste cose, bisogna o che se le vada a vedere viaggiando per tutta l’ecumene o che venga in questa città. Infatti, quando nasce e si produce presso ciascun popolo, non è possibile che non si trovi sempre qui, addirittura in abbondanza. Tante sono le navi da carico che giungono qui trasportando tutti i prodotti da ogni luogo, in ogni stagione, in ogni volgere d’autunno, che l’Vrbs sembra il laboratorio comune della terra.” – Elio Aristide, Orazioni, XIV, 200

Roma, la città degli dei

Da questo passo è nato il progetto di scrivere un volume che raccogliesse le religioni e i culti a Roma che ho tra le mani: Roma, la città degli dèi” a cura di Corinne Bonnet ed Ennio Sanzi. Il volume è edito per la Carocci editore nel maggio del 2018.

Ho pensato di iniziare anche io da questo passo di Elio Aristide per donare al lettore un anticipo di quanto troverà nel libro.

Lo ammetto, non è facile riassumere quanto troverete tra le pagine. Perché? Per lo stesso motivo sottinteso, ma forse nemmeno così tanto, nel passo che avete letto sopra: Roma era il centro del suo mondo, un’ecumene da lei creato e su cui essa gravitava. Guardare il mondo dell’Urbe più famosa del mondo dallo spioncino della sua grandezza, magnificenza e dell’eco della storia che di essa ci è pervenuto, non solo non è facile ma nasconde insidie.

Quali insidie? Quando si parla della grande città di marmo di Augusto, riuscite a vedere l’uomo? Le genti? I loro cuori? Le loro menti che lavorano all’unisono mentre una donna prega per la salvezza della sua casa e della sua prole e, al contempo, l’imperatore prega e si adopera per tenere stabile un impero adottando anche culti che provengono da lontano per farlo?

Potete vederli, ora?

Roma, la città degli dèi.

Vi ho portato troppo avanti nel tempo, la Storia della città che è stata Roma non inizia con Augusto ma molto prima.

Inizia con sette colli che per restare uniti hanno adottato uno sotto strato votivo che era embrionale ma prendeva forma “rubando” forme da coloro che abitavano, già grandi civiltà, al loro fianco.

Roma è sempre stata, scusate se mi approprio della definizione data dagli autori di questo volume, un laboratorio in fervente e continua attività.

Nel corso dei lunghi anni che hanno reso immortale l’Urbe, si sono creati intrecci di divinità che non appartenevano alla primigenia storia della città.

Questo è sempre stato chiaro, chi non ha visto come Ares sia divenuto Marte? Ma c’è di più e, in parte, lo si può appunto dedurre dal fatto che il pantheon greco sia stato assorbito e adattato dal modo concettuale di Roma.

Come è iniziata la vita di questo enorme laboratorio culturale?

Da dove queste divinità sono arrivate ad occupare, con i loro templi, i luoghi più importanti della città?

Dal commercio? Anche. Ma se Roma non fosse partita per conquistare nuove terre, annettere nuovi popoli e soddisfare il crescente fabbisogno di gloria e risorse, nulla di questo sfaccettato prisma di divinità, culti e mos maiorum sarebbe mai nato.

Stiamo parlando di uno stato per cui le regole del culto, qualsiasi esso fosse, era fortemente intrecciato con la vita politica e sociale della città.

Sì, i romani non concepivano la religione come qualcosa di distaccato dalla legge: la politica si asserviva alla religione e quest’ultima si asserviva alla prima.

Nessuna distinzione.

Quindi con nuovi popoli che arrivavano da ogni parte del mondo sarebbe stato impossibile governare se si fosse attuato un piano di sterminio delle religioni altrui.

Certo, questa convivenza per funzionare doveva, in un qualche modo, essere accettata dalla grande regola che governava Roma: il mos maiorum, ma non era un evento eccezionale che questo accadesse anche se spesso era la conseguenza di un grande periodo di crisi o dovuto da una guerra che tardava a terminare.

Era, inoltre, tollerato che i cittadini continuassero a professare la loro religione di origine, purché si ricordassero di porre attenzione e preghiere anche verso gli dei che proteggevano lo stato di cui erano ospiti.

Ci sono stati molti fenomeni anche di osteggiamento a questi nuovi culti che pervenivano da ogni parte del mondo, ma il tempo e la necessità, il più delle volte, ha risolto le resistenze iniziali anche se non ha messo del tutto a tacere chi ne era delatore.

Ma è così anche ora, no?

Ennio Sanzi – Corinne Bonnet

I nuovi culti venivano accolti e adattati al modo di interpretarli di Roma, assumevano epiteti e attributi che li legassero al nuovo luogo di culto e che non snaturassero completamente il culto originale. Questo portava all’accettazione e al fatto che i cittadini, provenienti dalla terra natia della divinità, potessero riconoscere il loro culto, sentirsi a casa e integrati nel grande sistema romano.

Questo era possibile per via della macchina politeista romana, non avrebbe potuto essere così altrimenti.

Aesculapius arrivò sull’isola Tiberina a seguito di una persistente epidemia di peste.

La Mater Magna, Cybele, arrivò a Roma dopo la seconda Guerra Punica. Questo culto evidenzia come una parte del suo clero fosse accettato come elemento della società, mentre l’altra parte veniva tenuta a distanza perché non conforme al mos maiorum ma non per questo osteggiata.

Il successo o la delazione, a Roma, ve ne accorgerete leggendo, saranno sempre conseguenti a fenomeni culturali o politici a Roma.

Alcuni culti saranno la conseguenza dell’annessione dell’Egitto e mentre alcuni prospereranno, altri saranno osteggiati da coloro che non volevano associare la propria immagine a quella di una regina che aveva messo in pericolo Roma.

Altri culti come Iuppiter Dolichenus, verranno caldamente appoggiati dall’esercito come sarà anche per Mithra, ma al contempo no verranno dimenticati i commercianti che venivano dalle zone originarie dei culti.

Il culto del primo verrà ampiamente assorbito tra le divinità ancestrali di Roma e sarà parte attiva all’interno del sistema di culto della famiglia imperiale.

Il secondo avrà numerosi e diversi fedeli a seconda del luogo in cui verrà professato ma sarà sempre riconducibile al suo substrato originale.

Ogni “dossier”, ovvero i capitoli del libro, riguardano un culto ma insieme ad esso troverete anche le persone che lo hanno adottato e vissuto sulle loro pelli. Come ogni indagine sociologica che si rispetti e a Roma troverete un crogiuolo di storie diverse e miscelate tra loro.

Ve l’ho detto, non è affatto facile spiegarvi con poche parole l’emozione di leggere e apprendere le vie che ogni culto ha preso dopo essere entrati nell’orbita di Roma. Tre le pagine troverete molto di più di quello che non sono riuscita a dirvi in poche righe e ne rimarrete folgorati.

 

Written by Altea Gardini

 

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