iSole aMare: Emma Fenu intervista Carla Mura, l’artista che fa dei fili espressione creativa

iSole aMare: Emma Fenu intervista Carla Mura, l’artista che fa dei fili espressione creativa

Feb 27, 2019

La rubrica “iSole aMare si propone di intervistare isolani che della propria condizione reale e metaforica abbiano fatto cultura, arte e storia ponendosi in comunicazione con il mondo: nessun uomo è un’isola o forse lo siamo tutti, usando ponti levatoi?

Carla Mura

Sono l’Isola. Ma sono magica e infinita: non mi puoi cingere tutta.

Non mi puoi spostare, non mi puoi unire alla terraferma, non puoi possedermi. Puoi solo essere accolto, sederti alla mensa del mio corpo di sabbia e granito, mangiare dalla mia bocca le bacche del piacere e della nostalgia, fino a inebriarti, fino ad essere anche tu me. Ed allora ti fermerai per sempre, mi guarderai nelle pupille di basalto immerse nel cielo degli occhi e diverrai pietra.

Sarò la tua Medusa, con filamenti trasparenti danzerò per te negli abissi, ti brucerò di passione e non sarai più libero, nemmeno quando te ne sarai andato lontano, remando fino allo sfinimento, e il mare fra noi sarà un siero diluito con sangue di memoria e con lacrime di speranza.

Tu mi hai toccato, ora ti tendo le mani io.

Tu mi hai baciato, ora cerco il tuo sapore su di me.

Tu mi hai guardato: ora scruto l’orizzonte come una Didone abbandonata.

Tu mi hai annusato: ora raccolgo dalle fauci del maestrale il tuo polline per i miei favi.

Tu mi hai seguito: ora calo un ponte levatoio solo per te.

Tu mi hai atteso, ora ti attendo io.”  Emma Fenu ‒ “L’isola della passione”

 

Isole Amare.

Terre Femmine dispensatrici di miele e fiele, con un cuore di granito e basalto e capelli bianchi di sabbia che si spandono nel mare come le serpi di Medusa che, secondo la leggenda, un tempo della Sardegna fu sovrana.

Isole da Amare.

Terre Madri e Spose che squarciano il cuore di nostalgia, tirando il ventre dei propri figli con un cordone ombelicale intrecciato di mito, memoria e identità.

iSole aMare.

Sole che scalda e dà vita oppure che brucia e secca, negando l’acqua.

Mare che culla e nutre oppure che disperde e inghiotte, imponendo l’acqua.

 

La rubrica “iSole aMare” si propone di intervistare isolani che della propria condizione reale e metaforica abbiano fatto cultura, arte e storia ponendosi in comunicazione con il mondo: nessun uomo è un’isola o forse lo siamo tutti, usando ponti levatoi? A questa domanda implicita i nostri ospiti, attraverso parole, note e colori, saranno invitati a rispondere.

La rubrica è stata inaugurata da Paolo Fresu, hanno seguito Claudia Zedda, le fondatrici di LibriamociPier Bruno CossoGrazia FresuCristina Caboni, Maria Antonietta Macciocu, le sorelle Francesca e Marcella BongiornoFranca Adelaide Amico, Anna MarcedduSilvestra Sorbera, Nadia ImperioAnna SantoroSalvina VilardiMarina Litrico, Tatiana PaganoGavino PuggioniGabriella Raimondi, Giuseppina Torregrossa, Francesca Mereu, Francesca Guerrini, Claudia Musio, Paola Cassano, Giulia Baita, Olimpia Grussu, Cristina Muntoni, Valeria Pecora e Graziella Pinna Arconte.

Oggi è il turno di Carla Mura, artista nata a Cagliari e oggi residente in Veneto. Dopo un lungo periodo di sola pittura, ha iniziato a realizzare le sue opere utilizzando un materiale da lei molto amato, il filo di cotone, annodandolo e incrociandolo su supporti vari, dal legno alle pietre marmo e travertino, al plexiglass, alla tela.

 

E.F.: Quanta sardità è presente nelle sue opere?

Carla Mura

Carla Mura: La sardità che può esistere o coesistere nelle mie opere è sicuramente di tipo lavorativo, inteso come operato manuale, poiché le donne sarde di un tempo tessevano i cestini o altri oggetti a mano; non ho, invece, mai utilizzato telai. Quando ho iniziato ad utilizzare il filo come materiale principe dei miei lavori, abitavo ancora in Sardegna, a Cagliari appunto, sicuramente l’ispirazione viene anche dalla mia splendida isola anche se il mio lavoro è contemporaneo e internazionale come visione oramai.

 

E.F.:  Il filo è un simbolo del femminile di grande impatto che dalle Moire ci conduce fino a Maria Lai, per lei cosa rappresenta?

Carla Mura: La mitologia greca mi fa veramente emozionare e il mito delle Moire che decidono il destino degli uomini è stupendo. Mi sento anch’io molto visionaria e con una spiccata e forte sensibilità che mi permette di capire il livello della sensibilità altrui: è uno dei migliori pregi. Detto questo, la mia passione per l’arte mi ha portato prima ad utilizzare gli acrilici e poi, da ormai più di vent’anni, il filo, quasi sempre di cotone, con il quale o intessuto un rapporto simbiotico e unico. Le varie tecniche da me utilizzate sono frutto del mio senso estetico, della mia fantasia, della mia esperienza. Il filo per me rappresenta la forza ma anche la fragilità. Mi identifico molto con questo materiale e riesco ormai ad ottenere un risultato molto gratificante. I colori dei fili li scelgo a seconda della grammatura del filo, della sua consistenza: ci sono dei colori che rispecchiano esattamente i colori “del mondo” e per questo riesco a realizzare sia paesaggi astratti sia architetture sensibili. Maria Lai la conobbi a Cagliari, all’Università mentre riceveva la Laurea ad Honorem, nel 2004. Mi emozionò: come si poteva non emozionarsi davanti a tale delicatezza?

 

E.F.:  Cosa implica, oggi, “fare Arte”?

Carla Mura: Oggi viviamo in un mondo estremamente difficile rispetto a 20 anni fa. Sono cambiate le regole comportamentali, sono cambiati i tempi, è cambiata la società, sono cambiati i giovani e tante altre cose importanti, potrei fare un lungo elenco. È tutto molto più complicato. Fare Arte, tuttavia, è sempre bello se si trovano gli interlocutori giusti, quelli appassionati, quelli precisi e di parola come piace a me, per il resto è veramente difficile perché ci sono troppi cosiddetti “artisti” che sicuramente disturbano il mercato e anche la base dell’Arte, ossia cosa sia e di cosa sia l’Arte stessa. I galleristi sono tanti ed è molto particolare la selezione e il feeling che si viene a creare con ognuno di essi, quelli che ci rappresentano come artisti. Certo, dobbiamo fidarci. L’atto espressivo è sempre liberatorio, sentito.

 

E.F.:  la sua proposta espressiva in che rapporto si pone fra la trazione e l’innovazione?

Carla Mura: La mia proposta espressiva è un mix perfetto tra tradizione materica e di tipo lavorativo, come ho detto prima, e il massimo dell’evoluzione intesa in termini di sintesi del reale. I miei “fermo immagine” sono il risultato di tutto ciò. Le mie visioni reali o immaginarie rappresentato l’innovazione, il mio materiale usato rappresenta cosa c’è di più semplice e comune al mondo, che può certo diventare unico e compiuto a seconda di come viene impiegato.

 

Written by Emma Fenu

 

Info

Rubrica iSole aMare

Sito Carla Mura

 

 

 

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