“Hum” album della band Baobab Romeo: un disco di rara qualità

“Hum” album della band Baobab Romeo: un disco di rara qualità

Feb 25, 2019

Il mio infinito viaggio di ricerca musicale fa tappa questa volta a Mantova, da dove arrivano i Baobab Romeo (band esistente già dal 2013) che mi colgono di sorpresa con Hum un album che dimostra come nel tempo, questa formazione, sia riuscita a costruire un proprio stile e linguaggio.

Hum – Baobab Romeo

Non solo i Baobab Romeo riescono ad integrare elettronica e rock con un approccio moderno ed originale ma trovo di notevole caratura la voce di Mattia Bresciani, capace di interpretare con un tocco soulful anche i brani più glaciali, rendendoli come in un incrocio magico tra Peter Gabriel, Nine Inch Nails o The Knife.

Ad accompagnarlo in questa avventura ci sono Sebastiano Confetta (chitarra, elettronica, synth) e Davide Bianchera (basso, synth).

“Hum” viene pubblicato anche in vinile, formato consigliato per questa release, e merita una segnalazione anche la collaborazione con “Iuvenis Danza”, una compagnia di danza contemporanea per cui hanno musicato un video che ha partecipato all’IDACO Festival di New York.

Difficile segnalare un singolo episodio, “Hum”… è un lavoro che si lascia scoprire nella sua interezza, una giusta armonia tra gli elementi, in cui niente è fuori posto ed anche l’accento e la pronuncia inglese del cantante sono impeccabili.

C’è sempre un fondo di oscurità nei brani della formazione mantovana, con rumori e suoni elettronici a fare da contraltare alle melodie della voce, e l’equilibrio tra parti programmate e parti suonate, a volte nella direzione di un funk futurista: “Island”; altre verso il mondo delle musiche per film e ambient: “Vulcano”, ballad dark particolarmente riuscita.

Baobab Romeo

“Marvin” è un altro esempio della creatività del gruppo, un giro quasi blues, con chitarre riverberate, un loop ipnotico per un brano che potrebbe proseguire all’infinito senza mai stancare.

“Beautiful Colours” ci mostra come i Baobab Romeo prediligano battute lente, e che la loro anima black risiede sia nelle ritmiche sia nel cantato, al contrario di “Hex” che procede in una direzione più rumorista, e non sarebbe stato male in uno degli ultimi esperimenti di Trent Reznor.

Chiude il disco “ìs” che va invece in una direzione pop più solare e l’elettronica del gruppo si fonde con chitarre riverberate, quasi shoegaze e sarò una grande sorpresa per chiunque avrà voglia di approfondire fino in fondo questo disco di rara qualità.

 

Written by Luca Dainese

 

 

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