“Naked In A Dress” album di Toria: le suggestioni del mettersi a nudo

“Naked In A Dress” album di Toria: le suggestioni del mettersi a nudo

Feb 21, 2019

Un lavoro dalle atmosfere soffuse, minimale ed estremamente coinvolgente.

 

Naked In A Dress

Toria, aka Marco Torriani, ci consegna questo debutto realizzato con grande classe e qualità, con veramente poco o nulla da invidiare a musicisti americani dediti allo stesso genere e subito sembra di trovarsi catapultati in uno di quei film che abitualmente usano come colonna sonora brani di Bon Iver o Sufjan Stevens.

Il disco “Naked In A Dress” arriva dopo alcune esperienze con band della sua zona, Crema, e dopo la collaborazione come tastierista e seconda voce dal vivo con Bugo, tra il 2008 ed il 2010.

Canzoni come “In Silence” o “Me & Mr. Me” ci proiettano subito in paesaggi nordici, innevati, perfettamente in linea con questa stagione, e si nota una certa affinità anche con artisti scandinavi come Kings Of Convenience. Ma ai boschi norvegesi, in questo caso, sostituiamo le nebbie padane con risultati altrettanto suggestivi.

La formula prevede qualche rischio, quello principale è di “mettersi a nudo” come scrive nel testo di presentazione del disco, e questo può non piacere a tutti, ma lo stesso vale anche per cantautori stranieri, per cui andrebbe utilizzato lo stesso metro di giudizio.

Gli arrangiamenti sono solo all’apparenza scarni e minimali, in realtà rivelano una cura maniacale nei dettagli, dall’utilizzo degli archi a chitarre distorte rumoriste in lontananza, o ancora a voci doppiate, cori, slide, batteria e percussioni, ma invadenti e sempre al servizio della canzone.

“Through The North” ha una grande melodia con crescendo quasi “morriconianisecondo l’influenza dei Calexico, per intenderci, ed è un altro dei brani particolarmente riusciti di questo disco per il quale, è davvero difficile scegliere un singolo episodio che risalta su altri.

Toria

Tutti i brani dal potenziale elevatissimo, e sono davvero pochi o nulli i momenti deboli o semplicemente riempitivi.

“A Trip To The Moon” ci riporta poi in territori da singer / songwriter classico, anche se la voce è sempre processata per suonare contemporanea, come negli ultimi lavori di Lambchop o Bon Iver.

In chiusura troviamo altre due perle, “Uppercut” e “Painless Night”, e quest’ultima richiama alla mente le ballad post-grunge, come i lavori solisti di Eddie Vedder e, sebbene si differenzi un po’ dal resto della produzione, ne rappresenta comunque un vertice.

Un cantautore da seguire e scoprire, e che speriamo possa ricevere la stessa attenzione dedicata ai fenomeni internazionali di questo genere.

 

Written by Luca Dainese

 

 

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