“Il primo re” di Matteo Rovere: un’enorme licenza poetica che modifica la storia della fondazione di Roma

“Il primo re” di Matteo Rovere: un’enorme licenza poetica che modifica la storia della fondazione di Roma

Feb 15, 2019

Qualche giorno fa, ho deciso di andare al cinema. Ammetto di non aver scelta la prima serata di programmazione del film perché non volevo trovarmi nella condizione di avere una sala piena e con troppi rumori di sottofondo.

Il primo re

Ora, immagino vorrete sapere cosa ho deciso di vedere. Ebbene, ho preso la decisione di partecipare alla proiezione de Il primo Re” di Matteo Rovere.

Nonostante io non abbia scelto il primo giorno di proiezione ma una di poco successiva, mi aspettavo una affluenza diversa, più massiccia, per un film considerato come la rinascita di un certo tipo di genere da parte del cinema italiano. Peccato, perché pur avendo una sala di media grandezza a disposizione, seduti con me c’erano solo altre tredici persone.

Lo so, i miei studi in archeologia e il mio amore per la tradizione che sta alla base di quel grande impero che fu Roma, mi rendono una voce di parte ma, come ho fatto altre volte con pellicole che si sono rivelate non esattamente storiche, ho deciso di guardare il film con gli occhi della me stessa che desiderava vedere come uno dei giovani registi italiani avesse affrontato la fondazione di Roma.

Quindi al cinema siamo andate in due: io e la mia controparte che mi sussurrava: “Dai, alla fine, anche Troy ci è sembrato bello. Ti ricordi? Abbiamo trovato dei grandi pregi anche in Alexander, vedrai andrà tutto bene!

Verissimo, mi è davvero piaciuto anche Il Gladiatore di cui ho amato le anime dei personaggi anche se la storia di Marco Aurelio e suo figlio Commodo, in realtà, si è svolta in maniera molto differente.

Quindi, mi sono seduta e ho aspettato di vedere i gemelli che diedero vita a Roma.

Va bene lo stesso che non siano gemelli, l’importante è che almeno il regista li abbia voluti fratelli.

Per comodità, darò un nome alla mia parte entusiasta e la chiamerò: Lei, alludendo all’intelligenza artificiale di un altro film che ho molto amato, perché come nel film, l’altra me ha una volontà propria e mi aiuta a vedere le cose in maniera diversa.

Tutto il film è un’enorme licenza poetica del suo autore, lo si capisce dai primi minuti.

I ragazzi sono già adulti, hanno un trascorso con le genti di Alba e questo li ha segnati.

Questo Lei lo ha inquadrato come un invito a capire il regista mentre io, non potendo esimermi dal conoscere quello che so a riguardo della fondazione di Roma, ho storto un po’ il muso. Non sarà la prima volta che lo faccio ma questa volta ha ragione Lei.

La prima cosa che si scopre è che, con l’aiuto di una grande equipe di semiologi, il film è stato girato in una lingua che dovrebbe, pressoché, essere il latino arcaico. Mi piacerebbe sapere come sia stato ricreato perché a tratti è una lingua irriconoscibile, in altri è il latino di Cicerone, in altri ancora sembra ricordare il latino medioevale. Mi sta bene che la lingua evolva ma, se si decide di fare un film in lingua arcaica, credo si debba tenere un filo coerente per entrambe le due ore del film.

Qui Lei ha deciso di soprassedere, io ho iniziato ad avere qualche dubbio sulle licenze poetiche.

Il film procede, dopo l’esondazione del Tevere, mostrando i due fratelli preda delle genti di Alba che si apprestano a sacrificarli insieme ad altri prigionieri e sopravvissuti alla furia del fiume.

Si sa, coloro che non sono stati coinvolti dalla calamità tentano, giustamente, di ingraziarsi gli dei con sacrifici, se Romolo e Remo fossero stati in loro, e non in quelli di due anonimi pastori del periodo antecedente alla civiltà, avrebbero fatto lo stesso.

Il primo re

Ma, non volendo ancora dire che non comprendevo la scelta di Rovere, ho pensato di accettare il suo modo di narrare la storia.

Lei ha annuito tenendomi la mano, io ho iniziato ad agitarmi sulla poltrona.

Fino a che non è apparsa la sacerdotessa rossa. No, non sto parlando di una puntata del Trono di Spade ma della Vestale.

Perché si sa, le Vestali custodiscono il fuoco sacro e se qualcuno decide di compiere sacrifici umani bruciando i corpi, dopo avere fatto combattere tre loro le vittime, è giusto che una di loro sia presente.

Giusto?

Vero?

Peccato che le Vestali siano posteriori alla fondazione di Roma e fu Romolo a fondarne l’ordine o, per meglio dire, Marte.

Ma queste sono le fonti, cosa ne vogliamo sapere noi giovani che guardiamo la versione de Il primo Re di Matteo Rovere?

Ho molto apprezzato, merito di Lei che mi ha invitato a farci caso, l’inizio dello sviluppo, davanti allo spettatore, del rapporto simbiotico tra Remo e Romolo. Non saranno certo gemelli ma è chiaro che sentono il loro rapporto come se lo fossero e questo l’ho apprezzato molto.

Come ho anche apprezzato l’ardore di Romolo davanti al Fuoco Sacro.

Antropologicamente parlando posso comprendere che due trovatelli, vestiti di stracci di pelli (perché il problema non è il fatto che siano vestiti di vello di animale), si trovino a trovare molto importante il fuoco per la loro sopravvivenza e quindi a venerarlo.

Peccato che nel 753 a.C., o giù di lì, non solo le genti conoscessero il fuoco ma erano anche in grado di accenderselo da soli.

Quindi il lato antropologico non è inquadrato nella maniera giusta, a mio avviso. Su questo io e Lei siamo in accordo.

Dopo essere scappati dalle genti di Alba innescando una rivolta, i due fratelli, insieme agli altri prigionieri e alla Vestale prigioniera, si avventurano nella foresta dei Velienses per poter poi raggiungere l’altra riva del fiume e la libertà.

Quindi, oltre a scappare dai cavalieri di Alba che saranno loro addosso nel giro di breve, devono affrontare i Velienses di Trastevere. Famosissima popolazione della Velia che al momento sembra in gita sull’altra sponda del fiume per dar fastidio ai due fratelli.

In questa fuga, il sospetto che Romolo, ferito durante la ribellione ai loro aguzzini, avendo anche toccato la sacerdotessa per liberarsi, sia colui che innesca la sfortuna e attira l’ira del dio del fuoco su di loro.

Paura giustificata in quel frangente, forse.

Remo lotta per la salvezza e l’innocenza di Romolo, sfida chiunque voglia avvicinarvisi e per tenere in vita un gruppo che deve arrivare coeso alla salvezza, perché il ragazzo non è ingenuo e sa che non può affrontare, chiunque siano i suoi nemici, da solo.

Si avventura anche nella caccia per il sostentamento in primis di Romolo, che deve rimanere in forze, ma anche del gruppo che sente i morsi della fame. Gli uomini affamati, si sa, vedono mostri ovunque e diventano ingestibili.

Ora, a questo punto, io e Lei ci aspettavamo una lupa. Magari che concedesse il privilegio della caccia a Remo o che essa stessa fosse la preda del ragazzo.

In fondo, in regime di licenza poetica che i fratelli fossero salvati dalla carne di lupo era verosimile.

Il primo re – film

Invece no, si è optato per un omaggio a Branduardi facendo apparire un cervo che Remo ucciderà e ne darà il cuore a suo fratello in modo che possa mangiarne. Addirittura, Remo professa che da questo cuore loro trarranno forza e prospereranno.

Romolo si rimetterà anche con l’aiuto della Vestale, non disperate.

Altrimenti chi fonderà Roma, Remo? Ora, non siate sciocchi, non si sono presi tutte queste libertà.

Come ci si aspettava, i Velienses arrivano e Remo, con qualche piccolo aiuto dei suoi amici di sventura fra cui spicca il macellaio della porta accanto, sbaraglia i nemici.

Qui fa il suo primo grande atto, tipico di tutti quelli che sono affetti dalla malattia chiamata Hybris dai greci: si proclama Re e sfida tutti a contraddirlo.

Voi lo fareste? Ecco, nemmeno loro.

Nel villaggio dei guerrieri sconfitti sono rimasti vecchi, donne e bambini e dopo aver preso possesso del territorio, luogo in cui avere il fuoco è del tutto normale, quindi qui il fuoco può tornare ad essere solo di corollario alla religione, Remo dopo uno scontro con i suoi e il fratello uccide uno degli anziani e dà fuoco ad ogni cosa.

Un po’ come Ercole, un po’ come Achille, la rabbia prende possesso di Remo.

Ma non vi ho detto proprio tutto. Tutta la scena parte da una Vestale che si promuove Sibilla e, perché no, decide di essere anche un Aruspice, profetizzando da un fegato di animale il destino dei fratelli.

Ora, nella storia mitica dei gemelli, le fonti e altri studiosi, i due sarebbero stati in grado, forse, di farlo da soli, visto che erano stati cresciuti come sacerdoti.

Di sicuro non lo avrebbero chiesto alla Vestale rossa.

Ma è dei figli di Rea Silva e, in seguito allevati dalla Lupa capitolina, che sto parlando.

I fratelli del film non sono nemmeno loro parenti alla lontana.

Però era necessario che qualcuno dicesse loro che uno dei due doveva morire, quindi ci ha pensato Melisandre. Scusate un lapsus, volevo dire la Vestale.

Il film prosegue, scorre tra la presa di coscienza di Remo di aver fatto un errore, Romolo che protegge i sopravvissuti all’incendio e rintuzza le ceneri del braciere sacro che Remo ha spento aggredendo la Vestale (che nel frattempo è stata dilaniata da non si sa chi nella foresta dove Remo l’ha lasciata dopo la sfuriata). Romolo sceglie un’altra portatrice del Fuoco e diventa il loro nuovo Re.

Vorrei dire alla nuova Vestale che tenere un braciere di bronzo in mano, con il foco acceso, prima o poi provoca gravi lesioni.

Alla fine, Remo scappa verso il Tevere ma viene raggiunto dai cavalieri di Alba e, per miracolo, Romolo arriva in soccorso del fratello.

I cavalieri vengono sgominati da un esercito degno dei bimbi sperduti, gli uomini di Remo uccisi nella battaglia perché pensavano di usare il trucco di Arwen entrando nell’acqua per non essere inseguiti dai Nazgul e, per un attimo, torna la pace.

Peccato che Remo, ora, rivoglia il comando e sfida Romolo. Nasce uno scontro iniziato da Remo che cerca di profanare il circolo creato per proteggere i morti durante la battaglia, quindi un terreno sacro, e Romolo, ora sommo pontefice e anche re, lo uccide.

Roma nasce dal dolore di quest’ultimo che decide di portare con sé il corpo del fratello per seppellirlo in un luogo dove regna la pace.

Ah Romolo? Tutta la storia della creazione del pomerio, l’asta di corniolo, la capanna e il Lupercale? E Faustolo?

Va bene, Lei mi ricorda che mi sono fatta prendere la mano. Ma il primo imperatore di Roma, un personaggio a caso, interviene ricordandomi che lui ha fondato tutta la sua immagine, e non solo, al recupero della tradizione nata con Romolo, quindi mi arrabbio.

No, “Il primo Re” di Rovere è il Remo interpretato da Alessandro Borghi e non la storia ancestrale dei due progenitori dell’Impero Romano.

Alla fine di tutto, si sentiva la necessità di tutte queste licenze poetiche per portare sullo schermo Remo e Romolo?

Dal punto di vista della storia di Roma, anche no.

Dal punto di vista puramente cinematografico, credo di sì.

Il primo re – film

Ci sono dei punti forti a cui vorrei che tutti portassimo la nostra attenzione, eccoli:

Punto primo: la natura che circonda la narrazione, genuina e spettacolare.

Secondo: la venerazione di Romolo per il fuoco e il rapporto con suo fratello;

Terzo: la colonna sonora e le luci. Chi ha detto che non si può usare la luce naturale per il cinema? Beh, è falso, ci sono riusciti e benissimo.

Quarto: tralasciando tutto quello che non ho apprezzato, accettando che io e Rovere la vediamo in maniera diversa, e non solo io, tecnicamente parlando il film è girato benissimo e gli attori sono davvero bravi.

La certezza che sorge da questo film è che si può uscire dal genere peplum, interpretando le storie anche in situazioni primordiali e colme di umanità cruda come quella in cui vivono i due fratelli del film.

Il cinema italiano può ottenere risultati spettacolari e bravo Rovere che lo ha dimostrato.

Ecco, lo vedi Lei che ho trovato qualcosa di cui gioire?

 

Written by Altea Gardini

 

 

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