Viterbo, città-testimone della presenza degli Etruschi in Italia

Viterbo, città-testimone della presenza degli Etruschi in Italia

Feb 12, 2019

Tuscia, oppure Alto Lazio. Così è denominata l’area geografica che trova nella provincia di Viterbo il suo maggior riferimento.

 

Viterbo mappa

Racchiusa da possenti mura medievali, Viterbo è città ricca di monumenti e palazzi che raccontano del suo importante passato.

Riassumere in poche righe la sua storia è quasi impossibile; ma, per descrivere questo centro, testimone di gesta e avvenimenti che hanno contribuito a creare un tessuto sociale e culturale apprezzato ancora oggi, è bene andare alle sue antiche origini. Lì dove tutto ha avuto inizio.

Si racconta che i primi insediamenti umani rintracciati nella provincia di Viterbo risalgano al Neolitico, e si riferiscano agli Etruschi.

Secondo notizie che arrivano da più fonti la civiltà etrusca ha origini alquanto dubbie. Avrebbe avuto inizio nel 700 a. C. circa, per concludersi poi intorno al 250 a. C. dopo essere stata inglobata da Roma.

Per alcuni studiosi gli Etruschi provenivano dall’Asia Minore, altri affermano invece che fosse una popolazione autoctona e discendente dalla cultura villanoviana, dalla città di Villanova, presso Bologna. Qui, a metà del sec. XIX sono stati rinvenuti resti di capanne e tombe, ritrovamenti atti a testimoniare il livello elevato di questa civiltà, anticipatrice di quella etrusca. Che, dopo lo stanziamento in un’area che copre l’odierna Toscana, l’Umbria occidentale e il Lazio settentrionale e centrale, si espande a nord nella zona padana, mentre a sud si dirige verso la Campania.

L’epoca del suo massimo sviluppo è da attribuirsi ai secoli IX–VIII a.C., periodo in cui sorgono i primi insediamenti a carattere urbano, divenuti in seguito centri importanti. Come i greci, gli Etruschi non formano un’entità politica unitaria. Anche quella etrusca è storia di aggregazioni indipendenti che si stabiliscono in prossimità delle principali vie di comunicazione e di commercio, oppure su colline che dominano i territori sottostanti.

Sono località che si riuniscono sotto la Dodecapoli, ovvero la Lega delle 12 città, la quale comprende i centri principali, facenti però funzione religiosa più che politica. In origine, il potere giudiziario e militare è nelle mani di un sovrano detto lucumone, al quale subentra poi un’oligarchia nobiliare di ricchi proprietari terrieri che vivono in un lusso esagerato, rispetto alle altre popolazioni italiche. In seguito è la classe dei mercanti ad ottenere ampi spazi di rappresentanza politica.

Della popolazione etrusca si può ipotizzare che, più di una migrazione di massa, si sia trattato di un trasferimento graduale in piccoli gruppi che raggiungono la penisola italica con tecniche e forme di organizzazione sociale già evolute, le quali, a contatto con la cultura villanoviana, danno vita a una civiltà con attributi innovativi.

Gli Etruschi sono eccellenti navigatori e commercianti, oltre che negoziatori con i popoli della Sardegna e della Sicilia.

Bomarzo – Piramide etrusca

La loro struttura economica si fonda su una solida agricoltura e sullo sfruttamento delle miniere di ferro, le quali danno impulso ad attività artigianali. Un segno distintivo è la loro abilità nella lavorazione dei metalli, soprattutto per l’accuratezza con cui vengono confezionati manufatti artigianali esportati verso la penisola Iberica, la Francia e le colonie della Magna Grecia. Da non dimenticare sono le sculture etrusche, realizzate in terracotta o in bronzo.

A proposito della religione praticata dagli Etruschi, è utile aggiungere che venerano le divinità con sacrifici umani e animali.

Alla fase espansiva della civiltà etrusca segue poi un periodo di crisi che coincide con l’ascesa di Roma. Le città vengono distrutte una dopo l’altra dai romani, in conseguenza delle quali la popolazione e la cultura etrusca vengono completamente assorbite da quella romana.

Il primo nucleo della civiltà etrusca di cui si ha notizia pressoché certa è Rinaldone, dal nome di una località prossima alla Viterbo odierna. Rinaldone, che poi diverrà Surina, appellativo dovuto alla presenza del dio Suri, divinità adorata dall’intera popolazione.

La località si amplia poi con nuovi insediamenti, da villaggio diventa un vero e proprio centro abitato organizzato con scopi commerciali e difensivi, e distaccamento della lucumonia di Tarquinia.

Accanto a Surina trovano posto anche le città nemiche di Ferento e dell’odierna Orvieto, che si scontreranno con Surina in accesi conflitti per la supremazia sui territori circostanti. Conflitti che vedono Surina uscirne vittoriosa: da quel momento la sua incontrastata egemonia si estende su di un’area che dai monti Cimini giunge in prossimità del lago di Bolsena.

Un nuovo violento scontro, nel 310 a. C., questa volta fra il nascente impero romano e gli stessi Etruschi, vede Surina entrare nell’influenza romana: il suo nome viene latinizzato e modificato in Sorrina Nova. Comunque soggiogata al potere di Roma, Sorrina Nova vive un periodo florido fondato su scambi commerciali con la stessa Roma, relazione che ne fa un’ambita meta di vacanza, una fra le più apprezzate dell’epoca.

Frequentata da ricche famiglie romane che raggiungono la zona anche per la presenza delle terme, scoprono nella città e nei suoi dintorni, immersi in una natura incontaminata, ospitalità e accoglienza.

L’importanza di Sorrina Nova aumenta inoltre grazie alla sua favorevole posizione: situata sulla via Cassia è punto di transito della via Francigena, acquisendo importanza per la religiosità che il punto di snodo rappresenta.

Affresco della tomba dei Leopardi, Necropoli di Tarquinia

Sono molti i pellegrini che dall’Europa occidentale, e soprattutto dalla Francia, durante il Medioevo, raggiungono Roma per visitare la tomba di San Pietro; in alcuni casi anche per avanzare verso sud e imbarcarsi alla volta della Terra Santa, meta di fedeli e di crociati.

Nei primi secoli d. C. viene messa in atto un’opera di evangelizzazione cristiana nei confronti degli abitanti di Sorrina Nova, ma la diffusione della religione cristiana non è di così facile assimilazione per la sua gente, ancora legata ai culti della civiltà etrusca.

Quando, intorno al V secolo d. C., l’impero romano subisce la prima ondata migratoria dei barbari, anche per Sorrina ha inizio un periodo di devastazione, inasprito dall’arrivo delle diverse popolazioni che si stanziano lungo i confini dell’Impero. Invasioni, in seguito ai quali i Longobardi si stabiliscono a Sorrina Nova, dove creano il nucleo di quella che verrà definita Castrum Viterbii.

Intorno all’anno Mille, in quella che nel frattempo è diventata Viterbo, ha inizio la costruzione della cinta muraria che ne delimita il centro, evento che dà forza e sviluppo alla città.

È il 1145 quando papa Eugenio III elegge Viterbo a sede del suo papato, conferendo alla città una spinta ecclesiastica e culturale di vasta portata. L’importanza e la crescita di Viterbo attirano l’attenzione anche di Federico Barbarossa che, raggiunta la città nel 1167, viene accolto con benevolenza dalla popolazione, gesto questo che lo esorta a donare ad essa il vessillo imperiale.

Crea inoltre un esercito di Longobardi e Viterbesi da muovere verso la sede del Papato. Alleanza che decreta Viterbo vincitore sull’esercito romano, e rafforza l’egemonia viterbese che ingloba Ferento annettendo al proprio stemma la palma, simbolo della città conquistata.

Guelfi e ghibellini. Anche queste due fazioni sono presenti in Viterbo come nel resto d’Italia; animate da accese ostilità si alternano nel controllo del Comune. Nonostante la città sia attraversata da disordini e vendette, la supremazia di Viterbo si estende verso la Maremma e verso l’attuale Umbria, fino ad aggiudicarsi la vittoria su Tarquinia e Orvieto, in seguito dei quali l’esercito viterbese riceve in vassallaggio vari centri abitati.

Il XIII secolo è il periodo di massimo splendore che investe la città di Viterbo. Dopo essere fuggito da Roma, nel 1257, papa Alessandro IV sposta la corte pontificia nel centro dell’Alto Lazio; ed è un nuovo fervore quello cui partecipa Viterbo, un periodo durante il quale vengono costruiti chiese e palazzi, fra cui il Palazzo Papale, che rimane legato per sempre alla storia della città grazie al primo conclave della storia pontificia. Dopo Alessandro IV si succedono al soglio pontificio Urbano IV, Clemente IV e Gregorio X.

Viterbo

Ma, prima dell’elezione a papa di Gregorio X accade un episodio che più di altri segna Viterbo a cui viene dato l’appellativo di ‘città dei Papi’. Trascorrono ben 33 mesi durante i quali la sede pontificia è vacante: il nodo intorno a cui è imbrogliata l’elezione del pontefice pare non essere risolvibile. Ma, grazie all’intervento della cittadinanza, che interviene chiudendo all’interno del Palazzo il papa e i suoi cardinali, si dipana l’intreccio in cui l’elezione papale è avviluppata. Da quel momento l’elezione del Pontefice avviene tramite conclave, periodo durante il quale i cardinali rimangono chiusi in una stanza fino alla decisione di scegliere colui che deve essere il successore di Pietro.

Con il rinascimento Viterbo aggiunge fascino alla sua già attraente struttura. Vengono edificate nuove chiese, la Basilica di santa Maria della Quercia fra queste, e residenze gentilizie, Villa Lante a Bagnaia, per esempio, sita poco lontano da Viterbo.

In seguito, gli avvenimenti che attraversano la città sono gli stessi che interessano il resto d’Italia, fino all’annessione al regno d’Italia nel 1870.

Superata la difficile prova della Seconda guerra mondiale, anche la ‘città dei Papi’ subisce una nuova devastazione in seguito a violenti bombardamenti che minano la popolazione e anche le sue bellezze artistiche.

Fortunatamente, gran parte del patrimonio artistico si salva dalla distruzione, fino a quando l’esercito alleato entra in città per renderla libera dal giogo nazista: era il giugno del 1944.

Da un punto di vista architettonico il centro dell’alto Lazio si presenta come un sito ricco e variegato. Non è però facile esaurire nello spazio di poche righe la narrazione delle testimonianze storiche e artistiche che risiedono nella città di Viterbo. L’economia del racconto impone perciò una sintesi, che non vuole essere brutale enunciazione di monumenti e angoli di una città colma di vicende storiche significative, ma una breve esposizione, e per quanto possibile esaustiva.

Il già citato Palazzo dei Papi, per esempio. Insieme al Duomo è il più importante monumento della città. Costruito da papa Alessandro IV in occasione del trasferimento della sede papale in Viterbo, si accede al Palazzo e alla Loggia, detta delle Benedizioni, attraverso un’ampia scalinata, retta da un arco a sesto acuto, al di sotto del quale si raggiunge una sala collocata sotto a quella del conclave. All’interno del Palazzo trovano spazio diversi ambienti, oggi adibiti a sale conferenze o a mostre d’arte.

Il Duomo, edificato in stile romanico, ha subito danni durante i bombardamenti alleati in città; dopo essere stato restaurato gli è stata restituita la struttura romanica. Il suo spazio interno è organizzato in tre navate separate da due file di colonne che culminano in eleganti capitelli.

Il centro storico viterbese è tutt’oggi ben conservato, ed è custode di chiese e monumenti che, seppur appartenenti ad epoche diverse, convivono in un perfetto equilibrio armonico.

Viterbo – San Pellegrino

Il quartiere San Pellegrino, di origine medievale, è pressoché intatto, con case munite della caratteristica scala a vista tipica dell’architettura viterbese.

Piazza del plebiscito, o del Comune, è il luogo dove hanno sede il Municipio e la Prefettura.

La chiesa di Santa Rosa, patrona della città, che custodisce il corpo della santa, paladina di fede presso la sua gente. Edificata accanto alla cosiddetta casa di Santa Rosa, che viene ricordata ogni anno con un evento importante per i viterbesi: la macchina di S. Rosa, un monumento trasportato a spalla da 100 uomini.

La chiesa di Santa Maria Nuova è una delle più antiche di Viterbo, edificata intorno al 1000, al suo interno trovano posto affreschi, dipinti, e sculture di epoche diverse; da menzionare il trittico del San Salvatore, e il singolare chiostro longobardo.

Il Santuario della Madonna della Quercia si trova a soli due chilometri da Viterbo. Edificio maestoso del. ’400 progettato da Giuliano Sangallo. Il suo interno è organizzato in tre navate e conserva importanti opere. Da ammirare anche il chiostro di notevole rilevanza artistica progettato e realizzato da Giuliano Sangallo.

Da menzionare la Villa Lante, celebre per il suo giardino all’italiana attribuito al Vignola. Importante è il sito archeologico di Ferento, con vestigia di epoca etrusca, romana e medievale e un teatro romano, nel quale vengono allestiti spettacoli teatrali estivi.

 

Written by Carolina Colombi 

 

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