Intervista di Rebecca Mais a Mirko Vercelli e al suo inquietante thriller “Blue Raccoon Hotel”

“La mia immagine riflessa sta attaccata al vetro come morta, immobile, ma sveglia. Spinge contro la lastra che ci divide, con il suo peso. Come la volesse spezzare, ma non ne avesse la forza. Mi fissa. Con uno sguardo algidamente apatico e meschino che mi passa attraverso. Quasi una sfida. È in gabbia. Non sono io quello che vedo. Io sono dentro, dentro me, dall’altra parte del vetro. Lui invece appare solo nello specchio. Non è la prima volta che ci penso. Vuole stare dalla mia parte, lo sento, lo vedo da come mi implora, muto, con gli occhi spalancati. Il tempo cola a piccole gocce dai nostri bulbi oculari e si unisce al sangue e i pensieri nello scarico del lavandino sporco.”

Mirko Vercelli

Ohio. L’investigatore Brian Barrett ha deciso di trascorrere le ferie natalizie nell’isola Blue Raccoon Hotel, per riposarsi e per cercare di completare il percorso di disintossicazione e di allontanare il pensiero dell’età che avanza.

L’isolamento è totale e la quiete ideale per il suo soggiorno ma l’urlo di un anziano che grida di aver visto un cadavere cambia le cose e Barrett si trova suo malgrado ad investigare su questo strano caso.

Non ci sono infatti cadaveri in giro, né sangue, in più si aggiunge una terribile bufera di neve a rendere la situazione paradossale e claustrofobica, quasi da film horror.

La mente gioca brutti scherzi e i lunghi corridoi labirintici e le infinite stanze non aiutano di certo l’investigatore nel suo intento di risolvere il caso il prima possibile.

Un mix tra thriller e horror, tra “Shining” di Stephen King e “Il sale della terra” di James Lee Burke, “Blue Raccoon Hotel” (Undici Edizioni, 2018) è il romanzo di esordio del giovanissimo piemontese Mirko Vercelli, classe 2000, appassionato di scrittura, musica e canto. Nel 2016 ha vinto il Premio Speciale “InediTO Young” alla XV edizione del Premio InediTO e nel 2017 la seconda edizione del talent letterario “Incipit Offresi”, nel tempo libero frequenta il Liceo Artistico a Torino con indirizzo multimediale.

Ma lascio parlare lui che ci racconterà di più sul suo libro, sugli interessi letterari e non e sui progetti futuri.

 

R.M.: Benvenuto su Oubliette Mirko. Come nasce e di cosa parla il tuo “Blue Raccoon Hotel”?

Mirko Vercelli: Grazie mille. Blue Raccoon Hotel nasce come collegamento fra due idee. Un inizio e una fine. Due cose ben distinte e paradossalmente anche difficili da legare. Il romanzo non è altro che un disordinare e riordinare i fattori iniziali per giungere ad una conclusione che fosse la più intrigante e meno ovvia, sia da scrivere che da leggere. L’incipit è, in realtà, molto semplice e, solo apparentemente, legato a molti cliché del genere. Un investigatore in piena crisi di mezz’età e con più di qualche vizietto alle spalle, decide di passare una settimana in solitaria in uno sperduto albergo di montagna. Il Blue Raccoon Hotel, appunto. Tutto dovrebbe procedere nella normalità se non fosse che una bufera di neve costringe l’albergo a rimanere serrato per tutta la settimana e, contemporaneamente, scompare un ospite. L’investigatore inizia a raccogliere prove, sospetti, convivendo con la propria paranoia, amplificata dai comportamenti sempre più incomprensibili di tutti gli altri ospiti. L’angoscia del labirinto di stanze dell’albergo sfuma in quella interiore del protagonista che ostinatamente continua a cercare ciò che le tracce sembrano confermare: l’effettiva esistenza di un cadavere.

 

R.M.: Per quale motivo hai scelto come ambientazione proprio un hotel?

Blue Raccoon Hotel

Mirko Vercelli: Come dicevo prima, le prime cose a nascere sono state proprio l’idea iniziale e quella finale. Mi sono venute durante una notte invernale passata in una baita in montagna. Ero solo, non avevo luci e ogni cosa, li, era così vecchia e impolverata da sembrare l’eco di qualcosa che un tempo fu. Ecco, diciamo che era l’ambiente perfetto per vivere in “prima persona” la storia che avevo in mente. Praticamente sono diventato il protagonista e ho lasciato che la storia si scrivesse da sola.

 

R.M.: Un aggettivo per descrivere “Blue Raccoon Hotel”?

Mirko Vercelli: Sfaccettato.

 

R.M.: Questo è il tuo romanzo di esordio. C’è una ragione particolare che ti ha portato a scegliere il genere thriller?

Mirko Vercelli: Purtroppo non c’è nessuna ragione profonda o vagamente interessante. Sentivo dall’inizio che fosse l’unica via percorribile e ho sempre adorato la narrazione noir. Ha un fascino molto intimo. Un flusso di coscienza col quale ti trovi per forza familiare. E poi i protagonisti alla “Sin City”, quei brutti ceffi che sono quasi parodie di modelli e alla fine hanno molto più di umano rispetto ad un qualsiasi personaggio.

 

R.M.: Quando e come hai cominciato a scrivere? E come sei arrivato alla vittoria dell’edizione 2017 del contest letterario “Incipit Offresi”?

Mirko Vercelli: Ho iniziato, penso, come tutti. Per sfogo. Per catarsi. Scrivevo in ogni momento, in ogni modo e di ogni cosa. E la questione, in realtà, non è mai cambiata. Ancora adesso scrivo storie di pagine e pagine su di un qualcosa di indefinito sognato la notte prima o su di una ragazza notata di sfuggita su un tram. Questo comporta anche molti inizi, molti svolgimenti, molti finali incompleti. E personaggi senza storia. Il caso ha voluto che mi imbattessi in questo concorso, Incipit Offresi, che premiava per l’appunto, proprio l’idea iniziale di un romanzo. Mi sono subito detto che fosse la cosa migliore per me.

 

R.M.: Generi letterari e scrittori preferiti?

Mirko Vercelli: No, anzi, prediligo proprio ciò che non conosco. Penso che ogni genere e allo stesso modo ogni scrittore abbia qualcosa di prezioso da insegnare. Volontariamente o involontariamente. Per questo, appena posso faccio incetta di libri scegliendoli semplicemente dalla copertina o dal titolo. A casa ho pila di libri in paziente attesa di essere letta.  Ad ogni modo, apprezzo particolarmente Murakami e Palahniuk. Anche Tiziano Terzani.

 

R.M.: Oltre a ciò hai anche vinto diversi concorsi di disegno e ami suonare e cantare. Parlaci un po’ più di te.

Mirko Vercelli

Mirko Vercelli: Mi piacciono tante cose. Mi piace che mi piacciano tante cose. Non so se sia positivo, ma fin da piccolo non avevo “l’hobby” e se qualcosa si doveva ripetere con una certa periodicità, subito l’abbandonavo. Ho sempre voluto provare e cambiare e amo tutta l’arte. Da quando da piccolo facevo fumetti con i fogli della stampante ad adesso che giro con il mio taccuino a ritrarre le persone ignare intorno a me. Più tardi ho iniziato a suonare la chitarra perché la musica, volente o nolente, occupa buona parte delle mie giornate e mi sono detto fosse cosa buona farla entrare anche nella vita. Al momento faccio quinta al liceo artistico, con indirizzo cinematografico. Partecipo a concorsi video e multimediali con i materiali che produco e per ora ottengo un buon riscontro, compongo canzoni e a volte le registro e raramente le faccio anche sentire a qualcuno. Diciamo che mi tengo in allenamento, in vista di quello che verrà. Ma non in attesa. Se c’è una cosa che non voglio fare è perdere tempo ad aspettare qualcosa che desidero, ma impegnarmi per raggiungerla.

 

R.M.: Come è avvenuto l’incontro con Giuseppe Celestino e Maurizio Roccato della Undici Edizioni?

Mirko Vercelli: Erano presenti alle varie selezioni di Incipit Offresi e ancora prima che vincessi, avevano deciso di scommettere su di me. Diciamo, allora, che ci avevano visto lungo. Sanno il fatto loro. Ricordo fosse un sabato, ero a casa e mi vedo arrivare un messaggio su Facebook. “Taglio corto, ti voglio pubblicare.” Mi sono detto che qualsiasi persona iniziasse così una conversazione, aveva tutta la mia attenzione. E da li è nato un ottimo rapporto, sia con Giuseppe che con Maurizio, lavorativo e umano. È bello vedere una casa editrice che si vuole, per una volta, mettere in gioco assieme all’autore e crederci fino in fondo. Giovani, simpatici, ma soprattutto che manifestano in ogni azione la loro passione per il lavoro che fanno e per la letteratura. Che altro dire. Speriamo che dopo questa pubblicità mi offrano come minimo un caffè!

 

R.M.: Chi vorresti ti leggesse?

Mirko Vercelli: Chi è più lontano da me.

 

R.M.: Progetti per il prossimo futuro? Sono previste presentazioni del tuo libro?

Mirko Vercelli: Spero di riuscire a pubblicare la mia prima canzone e vedere come andrà. Prossimo anno inizierò l’università. Il libro gira e io con lui, fra poco dovrei anche fare finalmente una presentazione nella biblioteca della mia città, Chieri.

 

Written by Rebecca Mais

 

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