“The Post” film di Steven Spielberg: il giornalismo degli anni ’70 e la guerra del Vietnam

“Possiamo rivedere le cifre ancora una volta? Le banche giocano sempre con noi… Ben è il gran giorno, dobbiamo incontrare le banche…” ‒ Katherine Graham

 

The Post

Diretto dal regista Steven Spielberg, e realizzato nel 2017, The Post è film volto a indagare sul ruolo del giornalismo e sulla libertà d’espressione in genere.

È il 1971 quando Katherine Graham (Meryl Streep), proprietaria del giornale The Washington Post, di cui entra in possesso in seguito alla morte del marito, dimostra di essere all’altezza del ruolo che le viene affidato.

Per sollevare la testata da un possibile fallimento il giornale sta per essere quotato in borsa, e il difficile momento potrebbe essere pregiudicato, semmai l’editrice facesse un passo falso.

“Dovresti sentire a queste riunioni come parlano… siamo a corto di fondi…” Katherine Graham

Sono numerose le sfide che la Graham deve affrontare, la più importante delle quali è quella di gestire un colosso come The Washington Post, in una società e in un’epoca in cui il mestiere di giornalista è appannaggio prettamente maschile.

Perché nel 1971 la presenza femminile, nel mondo dell’informazione, non è ancora così massiccia come sarà negli anni a venire.

“Pensai che le cose dovessero andare così, tutti lo pensavano, io ero felice, stavo crescendo voi… io amavo il giornale, lo amo ancora e non voglio deludervi…”

Katherine Graham è una donna gentile e garbata, ma determinata a salvare le sorti del giornale ricevuto in eredità dal defunto marito, che a sua volta l’ha avuto dal padre della Graham, il quale non dava credito a una donna alla guida di un giornale. Invece, la Graham si dibatte con tatto e lungimiranza nelle decisioni che le vengono suggerite dal suo proverbiale intuito femminile.

Nel frattempo, le vicende belliche che vedono gli Stati Uniti impegnati nella guerra del Vietnam sono sempre più complesse, e la riuscita del conflitto, da cui gli americani avrebbero dovuto uscirne vincenti, non è così scontata come poteva apparire inizialmente.

I vertici militari, e soprattutto i politici, non raccontano la reale situazione che si è venuta a creare in quella zona dell’Indocina dove, una serie di conflitti iniziati diversi anni prima hanno compromesso la stabilità dell’intera area geografica.

Uno fra questi è il segretario della Difesa Robert McNamara (Bruce Greenwood), uomo di spicco del Pentagono, che deve gestire la situazione bellica e necessariamente relazionarsi con la stampa.

“Ti sto chiedendo un consiglio, Bob, non il permesso…” ‒ Katherine Graham

The Post – film

Le sue dichiarazioni però sono disseminate di numerose menzogne, tese a nascondere il ruolo dell’America in quella guerra di sempre più difficile soluzione.

“Ho riletto tutto anche stamattina, perdonami Bob, ma è così difficile farsi un’idea di tutto ciò che è stato… hai lasciato che accadesse…” ‒ Katherine Graham

Altro personaggio di rilievo nel contesto filmico è l’analista militare Daniel Ellsberg (Matthew Rhys) che documenta la fase bellica, stagnante, e rimasta pressoché immutata dall’inizio del conflitto. Mosso forse da spirito patriottico, e desideroso di far luce su quelle scomode verità, Ellsberg decide a un certo punto di fotocopiare un fascicolo top secret legato proprio alla guerra del Vietnam, e di consegnarla al New York Times affinché venga pubblicato.

I cosiddetti Pentagon Papers svelano decenni di politica americana in Vietnam, non propriamente limpida, e sconfessano tutto ciò che fino a quel momento è stato raccontato al popolo americano.

“Che abbia mentito tre anni sulla guerra del Vietnam… tutti hanno mentito. E noi facciamo il nostro lavoro, troviamo quelle pagine…”

Il direttore del Washington Post, Ben Bradlee (Tom Hanks), venuto a conoscenza dei fatti, cerca in tutti i modi di scoprire le intenzioni del New York Times e ne fa partecipe la Graham che, in un alternarsi di perplessità e determinazione, vorrebbe pubblicare i Pentagon Papers, sulla scia del New York Times.

Proprietaria del giornale e direttore hanno un diverso approccio professionale, ma lavorano in una stretta sinergia che li porta ad affiancarsi l’uno all’altra con un unico scopo. Che è quello di dare in pasto all’opinione pubblica le scottanti notizie, al fine di smascherare sotterfugi tenuti nascosti per troppo tempo.

I due, si mettono in discussione da un punto di vista professionale, fino a quando prendono la coraggiosa decisione di pubblicare la complessa documentazione, frammentata in tante parti, proprio per dare al consistente cartaceo meno visibilità.

“Il Times ha 7000 pagine che illustrano come la Casa Bianca abbia mentito sulla guerra del Vietnam per 30 anni…” ‒ Ben Bradlee

The Post – film

Pellicola importante, The Post, che si è assunta il compito, grazie a una regia di qualità, di raccontare il difficile rapporto tra stampa e potere.

Altro elemento di rilievo che si evince dal film è l’attualità dell’argomentazione proposta, che menziona il diritto di ogni cittadino ad essere informato sull’operato di coloro che gestiscono la cosa pubblica, e al contempo sottolinea il compito dei cittadini ad essere vigili e sorvegliare sulle azioni dei governanti.

Il focus di The Post è quindi la lotta contro le istituzioni, al fine di garantire la libertà d’informazione e di stampa, dove etica professionale e scelta morale sono fattori predominanti anche sul rischio di mettere a repentaglio una carriera professionale di successo.

“La stampa non può essere oggettiva…” ‒ Robert McNamara

Il maggior pregio di The Post non è quello di essere motivo di svago per lo spettatore, semmai quello di sottolineare l’importanza che ricopre l’informazione, quella di qualità, proveniente da fonti attendibili, così come è in questo caso.

Ma The post è anche altro. Perché è film che sta dalla parte delle donne. Mostra infatti una donna e una madre, Katherine Graham ha infatti ben quattro figli, dedita alla casa e alla vita sociale, grazie ai ricevimenti che è solita organizzare, e a come si è saputa egregiamente adattare a un ruolo che le era stato precluso dal proprio padre, prima che dal marito.

La Graham si è affrancata dalla condizione che la vedeva impegnata in soli compiti domestici, dimostrando coraggio e raccogliendo la sfida che la vita le ha messo davanti. Mostrandosi come una donna, che ha il diritto e il dovere, innanzitutto verso se stessa, di ritagliarsi un ‘posto al sole’. Principio che dovrebbe appartenere a tutto il genere femminile.

Che dire infine dell’interpretazione dei personaggi principali, e soprattutto dei due protagonisti?

Che non smentiscono affatto la loro fama di eccellenti rappresentanti del cinema, in un connubio davvero vincente. E con loro gli altri interpreti, da Daniel Ellsberg a McNamara, compresi quelli meno importanti.

Della regia, realizzata da un illustre professionista della macchina da presa, non si può che dare un giudizio positivo. Tutta la narrazione filmica è sincronizzata secondo ritmi ben calibrati, nella quale la platea assume il ruolo virtuale di protagonista alle vicende narrate. E ciò grazie anche ai dialoghi, coinvolgenti e mai mediocri.

Ottimo il contesto ambientale che vede molte delle sequenze girate in una redazione; una ricostruzione eccellente di ambienti e costumi. Tanto che The Post lo si può definire anche film in costume, perché l’atmosfera e la scenografia ricreata ad hoc fanno sì che lo spettatore goda di un’atmosfera che si è persa nel tempo.

The Post – film

Oggi, il giornalismo è altro, non è più odore di inchiostro e rumore di rotative che girano, ma è un processo di informatizzazione lontano da quello degli anni ’70, periodo in cui è ambientato il film. Ed è anche questa peculiarità che dà al film un totale realismo e verosimiglianza dei fatti raccontati. Inoltre, The Post è film che non delude il pubblico, tanto da tenerlo incollato alla poltrona dall’inizio alla fine della narrazione.

Ancora, The post è film la cui visione diventa momento di formazione, anche per le nuove generazioni. Per coloro che non sono a conoscenza del ruolo che ha ricoperto The Washington Post nello scenario dell’informazione internazionale, e americano nella fattispecie.

È sufficiente ricordare i lontani anni della presidenza di Richard Nixon, durante i quali il giornale ha denunciato, grazie a giornalisti coraggiosi, lo scandalo Watergate, il quale ha portato alle dimissioni dell’allora presidente Nixon.

“Quanti hanno mentito? Quei tempi devono finire!”

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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