Intervista di Emma Fenu ad Alessia Pizzi: una filologa esperta di comunicazione digitale

“Cleopatra: Se è amore davvero, dimmi quant’è.

Antonio: È un amore miserabile quello che si può misurare.

Cleopatra: Voglio fissare un limite sino al quale essere amata.

Antonio: Allora dovrai per forza scoprire nuovo cielo, nuova terra.” William Shakespeare

Alessia Pizzi

Alessia Pizzi, ha 30 anni, boccoli rossi, accento romano, qualche lentiggine e molti talenti.

È una antica donna contemporanea, infatti, pur parlando spesso, ma non sempre e solo, di epoche apparentemente lontane, in qualità di filologa classica ed esperta di studi di genere, è una professionista eclettica che sa coniugare la cultura, nell’accezione tradizionale del termine, con l’uso della tecnologia e della comunicazione sui social network.

Oggi è ospite di Oubliette Magazine per raccontarci del suo lavoro, soprattutto in quanto direttrice del portale web CulturaMente.

 

E.F.:  Cultura e web: cosa nasce dall’incontro fra queste due parole che racchiudono mondi?

Alessia Pizzi: Sicuramente nasce tanta confusione, per vari motivi. Da un lato chi fa cultura è scettico nei confronti delle tecniche del Digital Marketing e non vuole spendere budget per investire sui social e sulla SEO (Search Engine Optimization) per i propri canali; dall’altro si serve di questi strumenti in maniera totalmente inconsapevole e, quindi, con scarsi risultati. Inoltre, l’avvicinamento digitale tra brand e utente ha sicuramente dato modo di creare più confronto, più dibattito, ma mi duole dire che spesso, appunto perché la comunicazione non è curata da esperti del settore, vedo comportamenti molto scorretti sul web. Senza contare il fatto che gli stessi uffici stampa che curano l’interesse di chi fa cultura spesso non sanno né informare correttamente né tantomeno comunicare. Alcuni di loro taggano duecento profili privati su Facebook per lanciare l’uscita di uno spettacolo teatrale, perché non sanno curare la comunicazione online, specialmente sui social network. Questo purtroppo fa male alla cultura, come fanno male anche tutte queste “mini influencer” con migliaia di follower su Instagram, che si spacciano per grandi lettrici di libri quando pubblicano solo sinossi e belle immagini, senza fare un minimo di critica. Ecco qual è il problema della cultura sul web: c’è tanta apparenza e pochi contenuti, poca ciccia, passami il termine. Io, con il mio lavoro, sto cercando di fare la differenza: digitali sì, ma con i contenuti.

 

E.F.:  La cultura paga? Si può essere imprenditori di cultura?

Alessia Pizzi: Bella domanda. Dopo tre anni di lavoro sul sito posso dirti che inizio oggi a vedere qualche risultato più concreto, e di certo non mi dà da mangiare. Sicuramente bisogna lavorare con un team disposto a studiare. CulturaMente ha raggiunto le 100mila visualizzazioni mensili perché ho la fortuna di lavorare con redattori che sono disposti a studiare la SEO, e quindi l’utilizzo di tecniche che rendano i loro articoli molto visibili su Google. È l’unione che fa la forza. A questo si aggiungono le collaborazioni pubblicitarie. Senza la pubblicità, che sia social, SEO o banneristica non si può sopravvivere. L’importante, però, è farla “cum grano salis”, come dico sempre, cioè col sale in zucca. Posso pubblicizzare un servizio culturale informando il lettore che esiste, senza dover dire che sia efficace se non lo penso. Questo dà visibilità al brand cliente e fa in modo che la redazione non debba mentire su nulla.

 

E.F.:  È più difficile per una donna affermarsi professionalmente in un campo come il tuo?

Alessia Pizzi

Alessia Pizzi: Per una donna è difficile affermarsi ovunque. In passato come giornalista mi sono spesso scontrata col gallismo delle redazioni. Sedicenti leader si davano un tono, che si sentivano potenti, mentre io ero l’unica che lavorava sul serio. Ho avuto anche colleghi uomini invidiosi quando ricevevo qualche incarico in redazione. Ti dicono che il capo ha scelto te per quell’incarico perché “ti si vuole fare”. Beh, è possibile. Come nella vita è anche possibile dire “No, non te la do” e controbattere col proprio valore professionale. È possibile anche iniziare a pensare che una donna possa essere bella e capace, visto che quel capo con me non ci hai mai provato! Il punto è che alcuni uomini si infastidiscono quando una donna è, come mi ha detto una volta un ragazzo, “troppo brillante”. Ma troppo per chi? Forse per la loro insicurezza. Chi è sicuro di sé non ha bisogno di prevaricare gli altri, men che meno le donne. Quando racconto queste esperienze alcuni uomini strabuzzano gli occhi, increduli. Eppure queste cose accadono ancora! Perciò ho creato un sito dove nessuno mi comanda, ma dove nemmeno io comando nessuno. Al massimo ci scambiamo pareri tra di noi e ci confrontiamo, perché è fondamentale che il team sia unito e i rapporti si basino sul rispetto e la stima reciproca. Spesso affermo scherzando che nella redazione vige il matriarcato, data la presenza di molte redattrici. Ma credimi, se così fosse, sarebbe già uscito il calendario dei miei redattori, che continuano a ignorare la mia richiesta facendo i puritani! Scherzi a parte, devo dire che sono sempre stata trattata con rispetto come direttrice e non ho mai subìto del vero e proprio sessismo, anzi. Al massimo mi è capitato di reclutare redattori poco affidabili, che poi ho invitato ad andarsene proprio in nome del rispetto per gli uffici stampa e gli enti culturali che lavorano con noi. Nel Digital Marketing invece mi trovo bene per ora, è un ambiente principalmente femminile.

 

E.F.:  Come definiresti CulturaMente?

Alessia Pizzi: Un team di “spacciatori di cultura” che si mette al servizio dell’informazione genuina. Noi mettiamo davvero la cultura davanti a tutto. Etimologicamente parlando, perché il termine deriva dal verbo latino colĕre, coltivare, noi coltiviamo i rapporti con tutti, sia dentro che fuori dalla redazione con sommo rispetto. E con sommo rispetto e umiltà trattiamo la cultura.

 

E.F.:  Quale donna celebre del passato potresti o vorresti essere?

Alessia Pizzi: Quando ero a liceo mi diedero della Cleopatra! Riflettendoci oggi come filologa, forse mi stavano dando della poco di buono. Questa battuta ironica solo per dire che Cleopatra è una figura che in questo momento sta vivendo una seconda vita, grazie anche all’ultimo libro di Alberto Angela, a lei dedicato. Sono poche le donne celebri del passato che vengono ricordate e queste poche, come anche Cleopatra, spesso sono vittime di luoghi comuni cristallizzati nel corso della storia. Nel suo caso, ad esempio, abbiamo l’immagine della “meretrix”; in realtà Cleopatra è stata una donna di grande cultura, fascino e intelligenza strategica e politica. Quindi sì, se dovessi scegliere, probabilmente sceglierei lei con onore, alla faccia di chi crede che sia stata solo una prostituta orientale.

 

Written by Emma Fenu

 

Info

Sito Alessia Pizzi

Sito CulturaMente

 

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