Life After Death: l’intervista al Conte Franco Mazzotti, primo finanziatore della Mille Miglia

Life After Death: l’intervista al Conte Franco Mazzotti, primo finanziatore della Mille Miglia

Gen 26, 2019

Prova… prova… uno, due, prova… mi sentite?

Ma è accesso sto coso?… Oh sì, bene. Ehm… grazie mille per avermi passato la linea.

Franco Mazzotti – Biancinelli Faglia

Amici ascoltatori, un caloroso benvenuto a tutti quanti e rinnovo i miei ringraziamenti per la vostra presenza. Ma non perdiamoci in chiacchiere, siete d’accordo? Bene. Come vi è già stato detto, gli organizzatori dell’evento han pensato di proporvi un’intervista molto particolare.

Mi trovo a Chiari in questo momento, ma l’anno in corso è il 1928 ed il personaggio che vorrei intervistare per voi è proprio con il mecenate Clarense per eccellenza: il Conte Franco Mazzotti, da poco tornato da Brescia, dove si è appena conclusa la prima edizione della Mille Miglia. Non è in Villa, alla festa per lui.

Ci è stato detto da uno dei camerieri che si trova alle scuderie. Speravo di… oh eccolo. Signor Mazzotti, signor Mazzotti!

 

Franco Mazzotti: Ah… che sensazione. Non riesco ancora a scrollarmela di dosso. Senti qui come romba il motore!

A.T.: Signor Mazzotti, proprio lei cercavo…

Franco Mazzotti: Come dice?

A.T.: Ho detto… scusi potrebbe… (Mazzotti spegne il motore) Ah grazie. Dicevo, la stavo cercando.

Franco Mazzotti: L’ha mandata mia sorella Nelly? Non riesce a intrattenere i suoi ospiti da sola e manda i camerieri a recuperarmi?

A.T.: No, no, non sono un dipendente della villa. Io sono…

Franco Mazzotti: Che ne pensa?

A.T.: Di che, mi scusi?

Franco Mazzotti: Della mia OM 665. È un gioiello vero? Aspetti, lei chi è? Non mi pare di conoscerla. È stato assunto a poco?

A.T.: Come ho detto non sono un suo dipendente. Io sono un intervistatore di una piccola radio. Mi chiedevo se potesse concedermi qualche minuto del suo tempo per un’intervista. Lo so, mi rendo conto che non è proprio un bel momento, con la festa in suo onore, gli ospiti… ma la tempistica nel giornalismo, come nelle corse, è tutto.

Franco Mazzotti: Lei mi piace, non perde tempo in chiacchiere e agisce. Credo sia l’unico intervistatore che ha avuto l’ardire di presentarsi qui proprio al mio rientro. E l’unico ad intrufolarsi in casa mia. D’accordo. Mi faccia pure tutte le domande che vuole. Ma la prego… non più di dieci minuti. Mi sono già allontanato troppo dai miei doveri verso gli ospiti, se dovessi tardare ancora è molto probabile che mia sorella mandi l’esercito.

A.T.: Certamente signor Mazzotti… signor Conte… eccellenza… mi scusi, come devo chiamarla? La chiamo Signor Mazzotti ma se preferisce…

Franco Mazzotti: Tecnicamente non ho ancora ereditato il titolo, ma… preferisco Franco! Piacere.

A.T.: Piacere mio… Alberto.

Franco Mazzotti: Oh, non è meglio così? Se i nostri padri ci hanno dato dei nomi sarà bene usarli no? Mica si sciupano. E poi non amo e formalità.

A.T.: Perfetto! Dunque signor Mazz… Franco, inizierei la nostra intervista partendo proprio di questo: la Mille Miglia. Da quel che ho capito la festa in villa è per festeggiare…

Franco Mazzotti: Cosa? Il mio secondo posto? Per favore. Io non volevo saperne di festeggiare. Ero contrario. Festeggiare chi arriva secondo. Bhà… solo mia sorella poteva pensare a una simile buffonata!

A.T.: Allora, eviterò di parlare del risultato. Vorrei riportare le opinioni del fondatore di questo grande evento. Da dove è nata quest’idea?

Franco Mazzotti: Posso dirle da chi, ma non da dove. L’idea è nata da Canestrini, Giovanni Canestrini dico, poi da dove lui l’abbia pescata guardi, non me lo chieda proprio perché a tutt’oggi non lo so. So solo che è stata un’idea azzeccatissima! Io e tutti gli altri promotori eravamo entusiasti sin da subito… chi più chi meno insomma…

A.T.: Giovanni Canestrini, per i nostri ascoltatori, è il caporedattore della rubrica Automobilismo, inserto della Gazzetta dello Sport.

Franco Mazzotti: Sì esatto, quindi chi meglio di lui poteva partorire quest’idea. Anche se all’inizio, per quanto eccitati, rischiava di esser solo un’idea.

A.T.: E cosa l’ha concretizzata?

Franco Mazzotti: Il fatto che sono una persona che vuole ottenere ciò che vuole. Bè, scherzi a parte, io, Canestrini, Castagneto e Maggi.

A.T.: Pietro Castagneto e Aymo Maggi.

Franco Mazzotti: Ecco loro… credevamo fortemente nel progetto ma ovviamente bisognava prepararsi adeguatamente. Certo per me poteva essere solo una gara di auto ma più andavamo avanti più il progetto si allargava e…

A.T.: Ed è nata la Mille Miglia.

Franco Mazzotti: Precisamente. Ricordo ancora quella sera a Milano, eravamo riuniti a casa di Canestrini quando abbiamo fatto il punto della situazione. Anzitutto il percorso che parte da Brescia. Si pensa Milano all’inizio ma Brescia c’è sembrata più adatta… più…

Franco Mazzotti – Club 1000 miglia

A.T.: Evocativa… diciamo?

Franco Mazzotti: Sì. Bè, la leonessa d’Italia. Senza contare che da quando l’autodromo di Monza è stato aperto ha rubato la scena a Montichiari quindi ho detto “Eh no, col ca… cavolo…” si può dire almeno “cavolo” in radio spero?

A.T.: Ne ho sentite di peggiori, perciò…

Franco Mazzotti: Ah ecco. Dicevo, col cavolo che davo questa soddisfazione ai Milanesi. Quindi partenza Brescia. Arrivo a Roma passando per città come Mantova, Modena, Firenze, Viterbo a ritroso passando per il versante Adriatico.

A.T.: Un bel po’ di chilometri insomma.

Franco Mazzotti: Dovevano essere 1500, ma Castagneto ha proposto di aggiungerne altri proprio per dare il nome Mille Miglia all’evento. Idea fantastica. Canestrini invece era un crogiolo di problematiche.

A.T.: In che senso?

Franco Mazzotti: E prima la condizione delle strade, poi la sicurezza. Un problema dietro l’altro insomma, ma barzellette in confronto al problema principale. Chi foraggiava tutto quanto? E indovini chi è stato?

A.T.: Lei.

Franco Mazzotti: Ha fatto centro! Una volta che i soldi non sono un problema, un uomo può fare praticamente tutto. Non mi fraintenda, sia chiaro io non ho avuto alcun problema a finanziare l’intera faccenda, Anzi! Ero io il primo a dire “Dai ca…volo facciamolo!” ma c’era sempre qualcosa, qualche problema… insomma erano solo idee. Nel momento in cui però ho fornito i mezzi finanziari, tutte queste idee si sono concretizzate.

A.T.: Un motivo di orgoglio immagino. Siete considerato praticamente il promotore e l’ideatore della Mille Miglia.

Franco Mazzotti: Ma no. Questa corsa è stata una bella sfida ma certo non l’ho affrontata da solo. Canestrini l’ha ideata, l’ha fatta conoscere sui giornali, Castagneto e Maggi si sono occupati in primis della burocrazia e del coinvolgimento dei comuni. Io ho messo i soldi e mi sono messo al volante. Fosse solo il pagare a rendermi fiero… no, ciò che mi rende fiero è un’altra cosa.

A.T.: Cioè?

Franco Mazzotti: Che la Mille Miglia è italiana! Secondo me l’unico motivo di orgoglio per un italiano deve essere perché è italiano! Questa corsa dimostra che gli italiani non sono secondi a nessuno! Né in Europa né nel mondo intero! Nessuno potrà levarci questo primato! Così come nessuno potrà privarci del nostro passato glorioso! Noi italiani siamo e discendiamo da avanguardisti sempre proiettati sul futuro! Siamo guerrieri come Giulio Cesare, inventori come Leonardo da Vinci, scopritori e avventurieri come Cristoforo Colombo, artisti come Michelangelo e Raffaello, scienziati come Galileo. E non ultimo, Filippo Tommaso Marinetti con il Futurismo, un altro marchio italiano! Ecco, questo per me è motivo di orgoglio! Io sono fiero di dire che sono italiano! Con la Mille Miglia voglio gridare al mondo “Forza! Che aspettiamo?! Dimostriamo al mondo che l’Italia non è solo spaghetti e mandolini. Noi siamo gli uomini di Mussolini, siamo gli uomini di Marinetti. Siamo italiani!”

A.T.: Siete un vero patriota signor Franco. Mi piacerebbe approfondire ancora questa nostra intervista. Lei crede che…

Nelly: Franco! Franco!

Franco Mazzotti: Oh, la festa… mia sorella!

Nelly: Franco Mazzotti, se non rientri in casa e vieni a festeggiare con gli ospiti, giuro su Dio… ti trascinerò dentro per le orecchie come faceva nostro padre!

Franco Mazzotti: Bene, meglio che vada ora. È capacissima di farlo davvero.

A.T.: Signor Franco, prima che vada solo un’ultima domanda. I suoi progetti futuri? Conta di correre ancora?

Franco Mazzotti: Mah… vedremo. Mi piace correre in automobile ma… non lo so, sento che posso fare altro. A breve comunque andrò con Balbo in America per promuovere la nostra Isotta Fraschini. Si parlava appunto di mondo e di marchio italiano.

A.T.: Intende Italo Balbo? Lei lo conosce personalmente?

Franco Mazzotti: Pizzetto di ferro? Certo che sì! Un uomo eccezionale come pochi. Militare d’eccellenza a Ferrara, quadrumviro della Marcia su Roma, maresciallo dell’aria e soprattutto aviatore! Una cosa che abbiamo in comune. È qui adesso. Vorrebbe conoscerlo? Possiamo continuare all’interno. Ci sono anche Canestrini e gli altri da intervistare.

A.T.: Mi piacerebbe molto, ma…

Franco Mazzotti: Oh via, non si faccia pregare! Se conosco bene mia sorella avrà fatto l’impossibile per rendere la festa memorabile, non vorrete perdervela vero? Coraggio!

A.T.: Bè… e quando mi capita un’occasione così.

Franco Mazzotti: Venga, venga, prego… le presenterò personalmente gli altri. Le do solo qualche dritta. Non contraddica mai Castagneto se non vuole che pianti una filippica per farle cambiare idea. Eviti la politica con Canestrini ma parli liberamente del patriottismo italiano, soprattutto con Balbo, ma soprattutto… non assaggi i dolci che sicuramente avrà preparato ma sorella Nelly. Mi creda, è meglio. Nelly è una grande donna e sorella amabile ma la pasticceria non è il suo forte. (rientrano in villa) Allora signori? È qui la festa?

 

‒ Intervallo

 

Amici, siamo tornati un’altra volta indietro nel tempo per terminare l’intervista fatta al Conte Mazzotti. L’anno è il 1942, piena Seconda Guerra Mondiale. Sono sempre all’intero della Villa ma… uno strano silenzio aleggia attualmente in questa grande casa. Un torpore quasi inquietante, di quelli che se vengono rotti dal più minuscolo rumore, sono più rumorosi dello uno scoppio di bomba.

Vedo il Conte. Sembra perso nei suoi pensieri. Signor Mazzotti

 

Franco Mazzotti: Avevo chiesto di non essere disturbato. In un momento del genere…

A.T.: Mi scusi tanto. Forse sono un po’ in anticipo?

Franco Mazzotti: In anticipo? Di che sta parlando?

A.T.: Ci siamo sentiti per telefono. Si ricorda di me? Le ho fatto un’intervista qualche anno fa. Appena terminata la Mille Miglia.

Franco Mazzotti: La Mille Miglia… cielo, sembra passato un secolo. Sì, mi ricordo di lei. Tuttavia non capisco cosa ci faccia qui ora.

A.T.: Ma… ecco veramente avevo preso appuntamento, si ricorda? Pochi giorni fa, abbiamo parlato al telefono e mi ha detto che potevo passare per farle un’altra intervista.

Franco Mazzotti: Ah sì… mi scusi, ho la testa a tutt’altra parte. Da quando ho ricevuto la notizia…

Franco Mazzotti con Italo Balbo (a sinistra) – Biancinelli Faglia

A.T.: La morte di Italo Baldo. Vero? Se per lei è un problema possiamo rimandare ad un altro giorno.

Franco Mazzotti: No, no. Meglio levarsi il dente ora. Sarà molto difficile che io conceda altre interviste, non nei prossimi mesi almeno. Ehm… mi dica, ha già delle domande? Ho molta fretta, sto aspettando una telefonata di conferma e… non ho molto tempo.

A.T.: Proprio come la prima volta che siamo conosciuti. Anche allora sembrava di fretta.

Franco Mazzotti: Sì ma stavolta è per tutt’altro motivo, mi creda. Possiamo sbrigarci?

A.T.: Certo, certo. Ecco, signor Franco… la mia idea era quella di tirare un po’ le somme di questi anni. Di dare voce alla sua vita, le sue imprese, le sue avventure, viste al suo punto di vista più personale. Cominciamo facendo un breve riassunto “delle puntate precedenti” diciamo. Lei, promotore della Mille Miglia ha partecipato però solo alla prima edizione come pilota. La cosa ha sorpreso tutti, visto che sembrava molto preso dall’idea.

Franco Mazzotti: Il reiterare un’altra volta qualcosa di unico lo rende, secondo me, un evento banale. Non volevo questo per me. Volevo conservare la mia emozione allo stato puro.

A.T.: Benché, ricordo, non fu molto soddisfatto del suo secondo posto.

Franco Mazzotti: Preferirei non toccare più l’argomento. Il passato sta bene dove sta!

A.T.: Come vuole. Lo stesso anno ha poi visitato gli Stati Uniti, giusto? Insieme appunto… a Italo Balbo. Per promuovere la Isotta Fraschini, la fabbrica automobilistica presieduta da vostro padre Ludovico.

Franco Mazzotti: Esattamente. Si può dire che quello fu l’inizio di una meravigliosa amicizia. Scoprimmo durante quel viaggio di avere medesimi ideali per l’Italia, di essere amanti del futurismo Marinettiano, dell’aviazione e anche della nautica. Balbo è… era un uomo con la passione viva nel sangue. Per questo lo ammiravo e andavo tanto d’accordo con lui. Oh, quante ne abbiamo combinate insieme…

A.T.: Sì, ho saputo delle vostre imprese. Vorrei citarne ovviamente alcune ma… andiamo per gradi. Signor Franco, posso chiederle come mai avete visitato proprio l’America? Il regime di Mussolini diciamo… non è molto amico delle grandi potenze d’oltreoceano… e non ne fa mistero!

Franco Mazzotti: Sì infatti. Uno dei tanti lati che io e Balbo non potevamo soffrire. Difendere il prodotto italiano mi sta anche bene, ma chiudere l’Italia al resto del mondo è una vera cazzata! Mi scusi sa, ma… Come potrebbe mai lo stato italiano dimostrare il suo valore, se non lo dimostra a chi non è italiano? Non ho mai approvato questo genere di chiusure mentali. Per questo l’America.

A.T.: E la vostra permanenza in America è stata… accettata, diciamo?

Franco Mazzotti: Assolutamente sì. Siamo stati accolti con tutti gli onori. Sono stati ospitali e gentili. Certo ammetto che a volte la lingua non era molto facile a capirsi… voglio dire, io un po’ l’inglese lo parlo e lo capisco. Insomma ho preso il mio brevetto di pilota in Inghilterra. Ma l’americano ha quel certo non so che… si mangiano le parole.

A.T.: Sì, sì, il loro slang è molto caratteristico, come i nostri dialetti.

Franco Mazzotti: Tra loro c’era uno che aveva un accento molto particolare. Balbo gli ha insegnato qualche parola in italiano… alcune non molto lusinghiere, le base per imparare una lingua straniera… si chiamava? Aisac… Eisenav…

A.T.: Eisenhower?

Franco Mazzotti: Sì! Esatto! Come fa a saperlo?

A.T.: Bè attualmente è il comandante in capo dell’esercito americano nel mediterraneo. È piuttosto conosciuto nell’ambiente bellico. (sottovoce) E sarà anche più famoso in seguito…

Franco Mazzotti: Come dice prego?

A.T.: Oh, niente, mi scusi. Signor Franco, lei ha detto di aver preso il brevetto di pilota in Inghilterra giusto? Brevetto che le è servito per una delle sue avventure: il Periplo dell’Africa. Ma perché in Inghilterra?

Franco Mazzotti: Come? C’è ancora qualcuno che non lo sa? Un piccolo… incidente…

A.T.: In aereo?

Franco Mazzotti: In Auto. Stavo girando per Milano con la mia auto e, per farla breve, decisi di movimentare un po’ la monotonia milanese e presi a sfrecciare a tutta velocità fra la gente che si trovava in galleria… un putiferio generale. A causa di questo mi fu interdetto il conseguire brevetti di pilota aereo in Italia. Poco male, visto che l’Inghilterra non ha avuto problemi a consegnarmelo.

A.T.: Ah… interessante. Un altro aspetto della vostra… frizzante personalità. Comunque il brevetto vi ha permesso, dicevo, di partire per l’Africa. Quel viaggio invece com’è stato?

Franco Mazzotti: Illuminante, sotto ogni punto di vista. Tralasciando le feste e i banchetti di Città de Capo una volta arrivati, è stato ogni atterraggio fatto ad essere una sorpresa. S’immagini lei, tribù africane che non hanno neppure acqua corrente in casa, che si vedono scendere dal cielo un bestione come un Fiat-Ansaldo tutto in metallo. Per loro è stata più che una sorpresa.

A.T.: Lo credo bene.

Franco Mazzotti: Ma l’esperienza mi ha aperto la mente. A me, a Lombardi e a Rasini, i miei compagni. Osservare coi propri occhi civiltà quasi preistoriche, abituate a vivere di caccia e poi riscontrarsi col mondo moderno, ti concede prospettive completamente nuove. Il lato più divertente era convincere la gente a farsi fotografare oppure filmare. Molti non capivano assolutamente cosa stessimo facendo.

A.T.: Anche in Africa dava quindi sfoggio del suo lato registico. Degno dell’ideatore della casa cinematografica, la Kino film.

Franco Mazzotti: Uhm sì. Ricordo ancora quando ho firmato per vendere quelle terre di Cavenago… circa 600 piò di terra e avere i soldi per iniziare. Dovrei aver portato anche un film a festival di Venezia. Bha, si parla di parecchio tempo fa. Ma mi è sempre piaciuto il cinema e la cinepresa. È stato divertente fare, come dice lei, il regista. Anche se in certi momenti… non eravamo del tutto al sicuro. C’erano i guerrieri che non abbandonavano le lance un secondo. Lombardi ha rischiato grosso…

A.T.: Davvero?

Franco Mazzotti: Eh sì. Ha guardato troppo una donna che… lo ammetto aveva due belle… ci siamo capiti. Si insomma andavano in giro mezzi nudi! L’occhio, se sei un uomo ti cade, non c’è niente da fare.

A.T.: Capisco perfettamente. Mentre invece della impresa atlantica? Che mi può dire?

Franco Mazzotti: Che fu un disastro. Non c’è altro a dire. Siamo partiti da Dakar e non siamo arrivati a destinazione! Punto!

A.T.: Sì ma… avete avuto un incidente.

Franco Mazzotti: Il risultato non cambia. Mi sono rifiutato di vedere Balbo per quasi un mese per la vergogna. Dopo che aveva dato quel bel messaggio agl’italiano d’oltreoceano… Mazzotti e Lombardi, aviatori di gran classe… e io faccio la figura dell’imbecille che si schianta sulla spiaggia.

A.T.: Ma l’incidente certo non avvenne per colpa vostra

Franco Mazzotti: Ho fallito, questo è quanto! E pensare che poi Balbo è venuto lui stesso a salvarmi quando…

A.T.: Quando è stato dichiarato disperso nel Sahara?

Franco Mazzotti: Già. Ho partecipato ad un Raid aereo, insieme a quel piagnone di mio cognato Binda con tratte prestabilite sul deserto. Alla partenza tutto regolare ma, dopo alcuni chilometri perdo la rotta, la benzina finisce, la radio non funziona… insomma atterro sulla sabbia bollente del Sahara. Caldo bollente di giorno, freddo pungente di notte. Non ho mai sentito tanto caldo e freddo come allora. Un’altra esperienza fallimentare del Conte Franco Mazzotti. E Balbo che fa… mi viene a cercare di persona. Che grande uomo. Era governatore della Libia ai tempi…

A.T.: Della Libia?

Franco Mazzotti – 1942

Franco Mazzotti: Sì. Diciamo che Balbo era scomodo in Italia per… una certa persona, non facciamo nomi, e quindi è stato spedito il più lontano possibile con questa diplomatica soluzione. Cazzate! Non lo volevano tra i piedi! E il risultato qual è stato? Un mio amico, un compatriota come pochi, un uomo formidabile è morto! E per cosa? Come?

A.T.: Un incidente dicono…

Franco Mazzotti: Chi lo dice? Lo dice lui?! Ma non diciamo stronzate! La contraerea italiana che per sbaglio lo mitraglia? Ma quale sbaglio! Un trimotore S-79 italiano si riconosce benissimo in cielo… non crederò mai che sia stato un incidente. Mai! E lui lo sapeva… lui lo sapeva ecco perché mi ha detto…

A.T.: Che cosa?

Franco Mazzotti: Mi ha fatto promettere che…

A.T.: Signor Franco… Signor Mazzotti sta bene?

Franco Mazzotti: Benissimo. Ora la pregherei di andarsene, vorrei stare da solo. Quest’intervista è finita.

A.T.: Sì, signor Mazzotti. Grazie ancora del suo tempo.

Franco Mazzotti: (mugugna in segno d’approvazione. Dopo pochi attimi squilla il telefono) Sì pronto? Comando aereonautico della Sicilia, ah bene… aspettavo la vostra chiamata. Sì. Molto bene, partirò oggi stesso. Sarò da voi per le quattro del pomeriggio. (si guarda intorno. Osserva la sua casa) Non c’è tempo di avvisare. Via, ora o mai più.

 

Written by Alister Tinker

 

 

Voce intervistato ed intervistatore: Alister Tinker

 

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Rubrica Life After Death

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