“Hereafter”, film di Clint Eastwood: questioni spirituali e filosofiche di non agevole comprensione

“Hereafter”, film di Clint Eastwood: questioni spirituali e filosofiche di non agevole comprensione

Gen 25, 2019

“Molti di noi hanno paura di chiedersi cosa succederà dopo la morte…”

 

Hereafter

Esiste una vita oltre la vita? È questo l’interrogativo che si pongono i personaggi che danno vita a una narrazione filmica intensa e coinvolgente come quella messa in scena da Clint Eastwood, attore già noto al pubblico, nel lungometraggio Hereafter realizzato nel 2010.

Basato sulla sceneggiatura di Peter Morgan, Hereafter è film dai contenuti importanti e da ascrivere al genere drammatico.

“Ovunque vi nascondiate l’angelo di Dio vi troverà…”

George, Marie e il giovanissimo Marcus sono personaggi diversi fra loro per estrazione sociale, oltre che per residenza geografica. Legati però da un unico filo che accomuna le loro esistenze in maniera invisibile ma forte, che crea fra loro un legame geometrico pressoché perfetto.

Perché i tre hanno avuto un’esperienza con il dolore, quello provocato dal confrontarsi con l’evento morte.

George (Matt Damon) è un operaio americano dotato di una sensibilità non comune che gli permette di interpretare gli stati d’animo dei suoi simili, soprattutto quando questi ultimi vengono toccati dalla scomparsa di un familiare.

Ma lui rifiuta quello che per alcuni potrebbe essere un dono, o forse un’opportunità su cui lucrare, come gli suggerisce il fratello che invece vorrebbe farne un business. Perché, le sporadiche sedute a cui sottopone le persone che gli si rivolgono lo allontanano dalla propria interiorità.

La facoltà di ascoltare la sofferenza altrui ha radici molto lontane in George; parte dalla sua infanzia, in un momento di fragilità in cui una grave malattia ne ha minato il fisico e per un soffio è scampato alla morte.

Lo si può dunque definire un sensitivo che ha uno stretto rapporto con fenomeni paranormali di origine ignota, i quali fanno parte di una dimensione che non è quella terrena.

Marie (Cécile de France) è invece una giornalista che vive a Parigi. Anche la sua esperienza è stata drammatica, forse peggiore di quella di George.

Hereafter

Uscita illesa per miracolo a uno tsunami, è stata catapultata in una esperienza extra sensoriale di cui mai avrebbe immaginato essere vittima.

Precipitata suo malgrado in un vortice che sembra non lasciarle scampo, ha provato sulla propria pelle cosa vuol dire entrare in quel tunnel luminoso, di cui la cronaca spesso dà notizia, tunnel che alcuni credono essere il confine tra la vita e la morte. Da quel momento per Marie nulla è stato più come prima.

Anche Marcus (Frankie McLaren), nonostante la sua giovane età, ha sperimentato il cocente dolore provocato dalla scomparsa di una persona cara. Prima di allora divideva la sua giovane esistenza con una madre problematica e inaffidabile a cui però era legato da un affetto sincero e protettivo.

Dopo la sua esperienza dolorosa anche lui, come Marie, precipita in una spirale fatta di un dolore di che gli fa toccare il fondo della sofferenza, insinuandosi con forza nella sua vita di adolescente.

Personaggi distanti e diversi fra loro, i tre hanno però un intento comune: quello di trovare una risposta agli eventi che attraversano il loro presente.

In conseguenza delle loro drammatiche esperienze si pongono domande sul perché della vita e della morte, e soprattutto sull’esistenza di una vita oltre la morte.

Il tentativo di darsi una risposta, per giustificare gli eventi di cui sono stati testimoni diretti, non dà loro tregua, così concentrati come sono a comprendere il fenomeno che li ha visti protagonisti e vittime al contempo.

E ciascuno lo fa a modo proprio: Marie si dedica alla stesura di un libro sull’argomento, George decide di raggiungere l’Inghilterra per conoscere il mito letterario per eccellenza che ha sempre amato, ovvero Charles Dickens.

Hereafter

Il piccolo Marcus, invece, va incontro a persone che potrebbero dare risposte al suo male di vivere, dai quali non riceve però l’aiuto auspicato. In tutti i modi cerca di mettersi in contatto con coloro che potrebbero fare da tramite fra la vita terrena e una dimensione altra.

Con una sicurezza che viene da un tipo di fede che non è quella religiosa, i tre, spesso incompresi e increduli di fronte a ciò che gli sta accadendo, acquisiscono la convinzione che un al di là esiste. Questione, che prima delle loro singolari esperienze, non prendevano neppure in considerazione.

A un certo punto della narrazione, le vite dei protagonisti, che fino ad allora si sono svolte in un impercettibile parallelismo, s’intrecciano come guidate da una trama tessuta da un abile tessitore. Senza possibilità alcuna di cambiare il corso degli eventi.

Sarà Londra il luogo dove si scioglierà il nodo intricato in cui le esistenze dei tre troveranno la loro ragione d’essere.

A Londra Marie presenta il suo libro; per Marcus è la città dove ha visto la luce e lì ha sempre vissuto; mentre George l’ha raggiunta per fuggire dal suo scomodo presente fatto di persone che lo incalzano per addentrarsi in percorsi ed esperienze intime che lo intimoriscono.

“Sono quasi certo che un libro del genere vada scritto…”

Hereafter lo si potrebbe definire film di formazione, semmai si trattasse di un libro e non di una pellicola. Spesso, erroneamente, ad un film non si dà il credito che merita; perché lo si considera un mezzo soltanto di svago e non uno strumento di crescita e di istruzione.

“A volte mi sono trovato davanti a una scelta, o vivere con le allucinazioni, senza farle sparire, oppure non avere una vita mia…”

Hereafter

Guidato con mano magistrale, Hereafter è film che può aprire nuovi orizzonti in uno spettatore curioso di approfondire un’argomentazione di così ampio richiamo spirituale, come può essere quello sulla possibilità che ci sia una vita oltre la morte.

Quello sull’esperienza extra sensoriale, che subiscono alcune persone in certi momenti del passaggio tra il distacco terreno e una dimensione proiettata verso un mondo altro è argomento molto discusso, anche in sedi autorevoli con addetti ai lavori di collaudata esperienza.

Ed il film va in quella direzione, ovvero, il suo scopo è proporre una riflessione su un dibattito di non facile accettazione dalla mente umana.

Quindi, Hereafter può suggerire ad alcuni, che la morte è sì un passaggio di dolore, ma non rappresenta la fine di tutto, semmai un modo per accedere a una nuova vita.

“Un momento, io ti conosco, sei George, sei il sensitivo… ti prego, ti devo parlare, ti ho visto su Internet…”

Per tutti la vita è un’esperienza che arriva inevitabilmente a conclusione e del dopo non v’è certezza; ma alcuni credono all’ipotesi che una dimensione ultraterrena possa esistere.

Nonostante l’argomento non sia di facile approfondimento, il film viene trattato con naturalezza ed è colmo di buoni sentimenti che mettono lo spettatore al centro degli avvenimenti, anche se i fatti discussi non sono di semplice decodificazione, ma intrisi della cognizione del dolore che porta la morte.

Ad arricchire lo sviluppo filmico vi sono alcuni fenomeni paranormali, che attraverso straordinarie presenze fanno da corollario a un film tutto da apprezzare, un film che partecipa lo spettatore alle vicende proiettate sullo schermo. Il tutto accompagnato da una perfetta colonna sonora.

Hereafter

Ed è attraverso ogni sequenza che, protetto dalla macchina da presa, si percepisce la presenza di un regista che si pone gli stessi interrogativi dei personaggi del film.

Anch’esso, probabilmente, interroga e si interroga su quel labile confine che separa la vita dalla morte.

Questioni spirituali e filosofiche di non agevole comprensione, problematiche di tipo intimista, ma che possono aprire una riflessione in uno spettatore attento.

“Questa è l’ultima volta che si occuperà di te… sta facendo una risata buffa, mi dice che tu l’hai ammirato, ti affidavi a lui, ora non puoi più farlo, ora sei solo…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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