Intervista di Alessia Mocci a Valerio Dehò: la mostra Re.Use di Treviso ed il lato oscuro del capitalismo

Intervista di Alessia Mocci a Valerio Dehò: la mostra Re.Use di Treviso ed il lato oscuro del capitalismo

Gen 15, 2019

“[…] gli oggetti diventano merci in un mondo produttivo capitalistico. A loro volta le merci diventano scarti e spazzatura. Ho voluto raccontare la storia di come gli artisti negli ultimi cento anni hanno affrontato questo rapporto.Valerio Dehò

Valerio Dehò

Re.Use ‒ Scarti, oggetti ed ecologia nell’arte contemporanea non è solo una mostra ma un percorso per la valorizzazione dei materiali, per il dialogo tra arte ed industria, per concepire la sostenibilità come valore, per promuovere l’educazione ambientale, per visionare film e documentari che puntano verso l’innovazione e la formazione.

Re.Use” è la materia che si trasforma.

Curato da Valerio Dehò, il progetto è stato inaugurato a Treviso il 27 ottobre 2018 con deadline prevista per il 10 febbraio 2019, realizzato da TRA Treviso Ricerca Arte ed i suoi sostenitori in coorganizzazione con il Comune di Treviso e Musei Civici.

Dall’apertura ad oggi è stato un variegato calendario di incontri con una buona partecipazione che decreta un rinnovato interesse per una città come Treviso, definita green friendly, e per la storia dell’arte e della cultura del riuso dal Novecento sino ai nostri giorni.

58 artisti e 87 opere di grandi artisti fra cui, per citare qualche nome, Marcel Duchamp, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, Mimmo Rotella, Tony Cragg e Damien Hirst.

A circa un mese dalla sua chiusura abbiam deciso di dialogare con il curatore Valerio Dehò (Taranto, 1955), direttore artistico dell’Associazione Treviso Ricerca Arte dal 2010 ed attivo nel campo della ricerca artistica sin dal 1981 con organizzazione di mostre, premi, pubblicazioni di libri e cataloghi, docente in Accademia delle Belle Arti, funzionario direttivo del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, collaborazioni con riviste e quotidiani italiani ed internazionali.

 

A.M.: Salve Valerio benvenuto all’interno del nostro pozzo di cultura Oubliette Magazine. La mostra Re.Use è stata inaugurata il 17 ottobre ed il termine è previsto per il 10 febbraio 2019: sino ad oggi come ha valutato l’interesse del pubblico?

Re.Use ‒ Scarti, oggetti ed ecologia nell’arte contemporanea

Valerio Dehò: Grazie del benvenuto! L’interesse è buono, al pubblico sta piacendo e ci stiamo avviando verso i 10.000 visitatori che per una mostra del genere è una cifra ottima soprattutto se consideriamo che siamo a Treviso, una città bellissima però è anche piccola e fuori dalle grandi linee di comunicazione.

 

A.M.: Facciamo un passo indietro… quando e come è nata l’idea di Re.Use, cioè l’idea della scelta di 58 artisti e le loro relative 87 opere?

Valerio Dehò: L’idea è nata dalla considerazione che il rapporto con gli oggetti è sempre stato molto sentito dagli artisti e questo ben prima dei ready made di Marcel Duchamp. Basti pensare alle nature morte seicentesche. Quello che accade nel Novecento è che gli oggetti vengono esposti per quello che sono dal dadaismo in avanti. E gli oggetti diventano merci in un mondo produttivo capitalistico. A loro volta le merci diventano scarti e spazzatura. Ho voluto raccontare la storia di come gli artisti negli ultimi cento anni hanno affrontato questo rapporto. Di come loro stessi hanno narrato questa storia. Scegliere gli artisti e le opere non è stato difficile, è stato più complicato eliminarli.

 

A.M.: Quanto è cambiata l’idea di riciclo/scarto dai primi del Novecento ad oggi? E qual è il ruolo dell’arte nel concetto di riutilizzo con finalità etica ed estetica?

Valerio Dehò: L’idea del riciclo è recente, appartiene alla fine degli anni ’50 e soprattutto al decennio successivo. Boom economico, spazzatura a profusione, oggetti che si accumulano, manifesti che si sovrappongono per le strade. Cesar o Arman danno un giudizio morale contro la società degli sprechi. Le “compressioni” o le “accumulazioni” sono un atto d’accusa contro una società che produce più di quello che consuma. Gli artisti puntano l’indice contro la società, denunciano il lato oscuro del capitalismo.

 

A.M.: Cos’è e come si raggiunge la “consapevolezza ambientale”?

Re.Use – Photo by Ilaria Zampieri

Valerio Dehò: La nascita dei “Verdi” svizzeri e tedeschi segue da una decina di anni le prime opere di artisti come i Nuovi realisti francesi. Raggiungere una “consapevolezza ambientale” è un processo lungo, è vero che l’arte contemporanea è un grande laboratorio orientato alle soluzioni e alle scelte verso il futuro. Però siamo dovuti arrivare al global warming e alla minaccia di una catastrofe per avere una coscienza sociale che si sta attivando in tutto il mondo. L’arte è frequentata da un’elite, quindi le cose sono più semplici.

 

A.M.: Il filosofo e saggista spagnolo José Ortega y Gasset sosteneva: “Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso.” Come e perché ci siamo allontanati da noi stessi?

Valerio Dehò: Bella domanda. Mah, forse per egoismo. Ogni generazione pensa a se stessa e non a quelle che vengono dopo. Ci si abitua al benessere ma spesso dietro questo c’è lo sfruttamento dell’ambiente e delle persone. Non si è trovata un’alternativa al capitalismo, alla produzione indefinita di merci. Questo è il problema. Operare in termini globali è molto difficile, le nazioni non trovano un accordo per ridurre l’inquinamento perché nessuno vuole rinunciare ad uno stile di vita più parco e controllato. Tutto e subito, sembra lo slogan. Si cerca di trovare una propria identità nelle merci che portiamo addosso o che ci circondano nella nostra vita quotidiana. Abbiamo dimenticato chi siamo.

 

A.M.: Una domanda volutamente provocatoria: mentre una ristretta percentuale di persone nel mondo può guardare un’opera d’arte creata da un oggetto di scarto e decretarne un costo folle per ammirarla in casa… in Perù (come in altre zone dell’America e del Mondo) donne senza alcun nome d’arte ma con ingegno, dai tappi di bottiglie raccolti, ricavano delle pochette colorate da vendere ai turisti che, il più delle volte, vengono identificati come coloro che adoperando bottigliette di plastica gettano per strada o negli appositi raccoglitori gli stessi tappi che compongono il souvenir comperato. Quando la bocca avrà terminato di divorare la coda potrà realmente rinascere o ci siamo inseriti in un processo di sola morte?

Re.Use – Photo by Tribuna Treviso

Valerio Dehò: L’arte contemporanea è un pilastro del paradosso per cui gente ricchissima compra oggetti che in sé hanno pochissimo valore. Ma è così da sempre. Non si comprano oggetti, ma idee, cultura, qualcosa di immateriale. Anche in mostra la Mayo, artista africana, dipinge su tappi delle birre. Anche questa è magia. Hai ragione, il turista è un consumatore. Se ne frega del paese in cui vive, delle sue tradizioni e prende quello che gli capita. Il gesto delle donne peruviane magari viene scambiato per un gesto di sopravvivenza, ma è soprattutto un atto di accusa verso di noi occidentali. Quando il mondo sarà tutto uguale, saranno finite le speranze di un cambiamento e di una nuova vita.

 

A.M.: Sarà possibile visitare Re.Use in qualche altra città italiana? Può anticiparci qualcosa?

Valerio Dehò: Non vi è nulla di definitivo circa una nuova sede della mostra, non è semplice spostare tanti lavori e probabilmente dovremo ridurne la quantità. Sto preparando una mostra sulla corrente Fluxus nata nel 1962 da portare in Cina nell’autunno. Artisti anticapitalisti e rivoluzionari da Beuys a Yoko Ono che hanno coltivato l’arte come critica sociale e come utopia. Oggi più che mai abbiamo bisogno di sognare.

 

A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Valerio Dehò

Valerio Dehò: Va bene, cito un autore che non c’è in mostra e che sembrerebbe dall’altra parte della barricata come Andy Warhol: “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella opera d’arte che si possa creare”.  

 

A.M.: Valerio la ringrazio per questa preziosa intervista che oltre ad aver presentato Re.Use ha fatto conoscere l’uomo che ha reso possibile l’importante evento. Saluto con le parole del fotografo indiano Bandi Rajan Babu: “La distruzione è la volontà di un uomo,/ Ma anche la prevenzione è la volontà di un uomo./ La scelta di un uomo è quella tra distruzione e prevenzione”.

 

Written by Alessia Mocci

 

 

Info

Sito Treviso Ricerca Arte ‒ Programma e luoghi di interesse Re.Use

Valerio Dehò Curriculum

Sito CulturaliArt

 

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