Intervista di Beatrice Tauro a Diego Romeo, autore di “Mare Nostrum”

Intervista di Beatrice Tauro a Diego Romeo, autore di “Mare Nostrum”

Gen 14, 2019

“Osservai quegli uomini che, rassegnati, salivano ordinatamente sulla nave. Erano tutti africani e tutti poverissimi. Non possedevano nulla, se non una bustina con dentro dei documenti rovinati, un cellulare vecchissimo e un caricabatteria. La maggior parte di loro indossava magliette lise e strappate in più punti e dei calzoni lunghi e logori, mentre i più poveracci avevano solo un pantaloncino. All’inizio furono ammassati tutti sul ponte per una visita preliminare”. – “Mare Nostrum”

Diego Romeo

La settimana scorsa ci siamo occupati di “Mare Nostrum”, pubblicato per le Edizioni Ensemble, un libro forte, che scuote le coscienze e ci interroga sulla nostra umanità, sul sentimento della condivisione, della solidarietà, dell’accoglienza.

Mare Nostrum” ci porta ad interrogarci su quali strade percorrere per far sì che l’accoglienza e l’inclusione siano i veri baluardi di una politica di integrazione, nella quale poter affermare che “ogni uomo è mio fratello”.

Un libro che oggi vogliamo scoprire di più anche attraverso le dirette parole dell’autore, Diego Romeo, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

 

Vedere come uno dei battaglioni d’élite della Marina Militare italiana, addestrato per operazioni militari più difficili e pericolose, servisse diligentemente da mangiare pasti caldi ai profughi presenti sulla nave, sotto la guida attenta del loro maresciallo, fu veramente uno spettacolo degno di nota, che mi strappò anche qualche sorriso”. – “Mare Nostrum”

 

B.T.: “Mare nostrum” è un libro che si legge come un romanzo ma in realtà è tratto da una storia vera. Ci spiega come è nato questo progetto e come si è trasformato in un libro?

Mare nostrum

Diego Romeo: Il progetto, come quasi ogni progetto, nasce da una casualità. All’epoca stavo scrivendo una serie di racconti brevi che avevano come filo conduttore i poveri (senza fissa dimora, Rom, immigrati ecc.). Una mia amica che aveva letto alcuni di questi, e gli erano piaciuti, mi suggerì di farmi raccontare da Giovanna (Alias che uso per coprire il vero nome della protagonista) la sua storia in qualità di medico volontario sulle navi della missione Mare Nostrum, per farne un racconto. Accolsi con entusiasmo questo invito, perché è un tema a cui tengo molto. Così iniziai a farmi raccontare da Giovanna la sua avventura. Fin da subito, però, mi fu chiaro che la sua storia meritava qualche cosa di molto più grande di un racconto. Da qui la decisione di farne un libro. Fin dall’inizio però ero indeciso se fare un romanzo o un saggio. Alla fine ho optato per un romanzo per cercare di creare una maggiore empatia con il lettore. Oggi purtroppo la gente sì informa poco e sempre di meno cerca le fonti di quello che legge. Siamo tempestati da notizie piene di numeri che spesso non sappiamo decifrare, o di riferimenti politici ed economici che non capiamo. Quindi scrivere l’ennesimo saggio, magari pieno di numeri e di citazioni, avrebbe solo contribuito a non farlo apprezzare o peggio a non farlo capire. Mentre, forse, leggere la storia di una persona che ha nome, cognome e una vita potrebbe far appassionare di più il lettore medio e così far divulgare di più il messaggio. Del resto per citare una frase di Lenin (di cui si hanno solo fonti apocrife, ma comunque l’idea regge) “Un morto è una tragedia. Un milione di morti è una statistica”. Per questo ho voluto usare la forma del romanzo, affinché quelle storie non siano solo statistiche ma storie di vita.

 

Guardai il medico aleppino un po’ smarrita. Quella domanda mi colse veramente impreparata. Non avevo mai pensato a questa eventualità, abituata alla mia vita pacifica– “Mare Nostrum”

 

B.T.: Lei svolge attività di volontariato che la porta spesso a contatto con rifugiati e migranti. Quanta parte delle parole e dei pensieri della protagonista è reale e quanto invece è lo specchio del suo pensiero che si esprime attraverso la protagonista?

Diego Romeo: La quantità di storie in mio possesso era veramente notevole. Giovanna mi aveva raccontato decine di storie che ha affrontato durante la sua missione. Veramente avrei potuto tirare fuori due romanzi con tutto il materiale a mia disposizione. Tuttavia c’erano anche delle altre storie che avevo sentito io da alcuni rifugiati che ho conosciuto. Storie diverse per paesi di provenienza e storie di persecuzione, ma simili nel complesso, che potevano completare lo spettro della narrazione. Quindi alla fine posso dire che l’80% del romanzo è la storia vera di Giovanna, il restante 20% invece sono altre storie, sempre vere, ma arrivate da altre fonti.

 

Noi siamo arrivati da Aleppo alla Libia prevalentemente a piedi– “Mare Nostrum”

 

B.T.: Attraverso le parole della protagonista lei è riuscito, soprattutto in alcuni passaggi, a smontare i numerosi luoghi comuni di cui si nutre l’odio che purtroppo in questi ultimi mesi si sta riversando sui migranti. Crede che nella vita reale sia possibile attraverso il dialogo riuscire a smorzare i toni e a ripulire la società civile di questo insidioso veleno razzista e xenofobo?

Diego Romeo

Diego Romeo: Io penso che nessun’uomo è veramente cattivo. Più che altro penso che ci sia una grande ignoranza di fondo. Ignoranza che non viene solo dal non leggere più o dall’informarsi poco. Ma che viene anche dal nostro benessere e soprattutto dalla paura di perdere questo nostro status. Alla fine il benessere, raggiunto con fatica dopo la guerra, ci ha reso persone più egoiste ma soprattutto più cieche. Forse romanzo un po’ gli anni cinquanta e sessanta, ma in quel ventennio c’era molto di più l’idea della convivenza e dell’aiutarsi a vicenda. Se non ce la facevo da solo, c’era il vicino, l’amico, il familiare, pronti a darmi una mano. Oggi invece c’è più l’idea di dover accumulare, anche senza un vero motivo, oggetti e denaro solo per sé. Cose che magari non fanno la felicità, ma che ci danno un’idea di appagamento. Un’idea però solo personale. Quindi chiunque venga da lontano per cercare queste cose, e quindi magari togliermele, è visto come un nemico da rispedire indietro. Per debellare questo grande male, a mio avviso, ci sono solo due modi. Parlare e far vedere. Raccontare storie di gente che non è diversa da noi, ma soprattutto far conoscere queste persone e i loro mondi. Far vedere da che cosa scappano e far capire che ottanta anni fa noi stavamo come loro. In fuga da un paese in guerra o da una dittatura.

 

Written by Beatrice Tauro

 

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