“Una spola di filo blu” di Anne Tyler: la quotidianità di una famiglia complessa

“Una spola di filo blu” di Anne Tyler: la quotidianità di una famiglia complessa

Gen 11, 2019

“Si chinò sbuffando a cercare con la mano le pantofole sotto il letto. Abby, intanto, aveva smesso di camminare avanti e indietro e guardava di nuovo il telefono. Posò una mano sul ricevitore. Esitò un momento, poi lo afferrò e se lo premette sull’orecchio per mezzo secondo prima di rimetterlo al suo posto con un colpo secco…”

Una spola di filo blu

Una spola di filo blu è opera narrativa di Anne Tyler, pubblicata nel 2015 da Guanda editore.

“Red a quel punto stava chiudendo la porta, ma si affacciò con la testa e le rivolse un’occhiata feroce…”

Rappresentante significativa dell’odierno panorama letterario americano, Anne Tyler vede la luce nel 1941 a Minneapolis (Minnesota). In seguito si trasferisce a Baltimora, città che spesso elegge a protagonista di alcuni dei suoi libri. Laureatasi alla Columbia University, Anne Tyler nel 1988 vince il prestigioso Premio Pulitzer per la narrativa con il romanzo Lezioni di respiro. Oggi, la scrittrice è membro della American Academy of Arts and Letters.

“Abby cominciò a camminare avanti e indietro. Erano nella loro camera e lei percorreva il solito tragitto su è giù per la passatoia persiana, con la camicia da notte che le svolazzava intorno alle ginocchia…”

Nel libro La spola di filo blu, come in altre sue narrazioni, la Tyler racconta della spicciola realtà di una famiglia americana calata nella quotidianità della città di Baltimora. Gli Whitshank sono gente comune e conducono un’esistenza comune, seppur permeata dall’eccentricità.

Abby, protagonista e madre di ben quattro figli è il personaggio attorno a cui ruotano molte delle vicende narrate nel romanzo. La donna, un tipo abbastanza sui generis, ama la sua prole in maniera incondizionata, ugualmente femmine e maschi, fra cui figura anche Stem, ricevuto in ‘eredità’ in seguito alla morte di suo padre, dipendente di Red, il capofamiglia; e cresciuto e allevato da Abby e da Red come figlio proprio.

L’universo di Abby, e quello dell’intera famiglia, è fatto di tante piccole cose costruite a sua immagine e somiglianza. Forse è una realtà un po’ edulcorata, ma è l’unica in cui la donna si riconosce e che le dà sicurezza e protezione.

È un mondo accogliente, quello di Abby, pronto a ospitare poveri e derelitti in occasione delle festività, dovuto anche alla sua professione di assistente sociale.

Abby si dedica con devozione ai suoi figli, il più eccentrico dei quali, Denny, va e viene a suo piacimento senza curarsi di avvertire i genitori dei suoi spostamenti; anche perché alieno da un proprio equilibrio emotivo, oltre che da una sua dimensione di vita che lo renda omologato ai suoi familiari.

“Era uno splendido pomeriggio tutto giallo e verde, c’era un’arietta…”

Sono queste le parole di Abby quando ricorda il giorno, nel lontano 1959, che si è innamorata di Red, il suo ‘lui’, l’uomo che è il baricentro della sua vita.

“La casa che i Whithsank prendevano in affitto tutte le estati era sulla spiaggia, in un tratto relativamente poco frequentato della costa del Delaware, ma non era una casa che si definirebbe lussuosa…”

La casa degli Whitshank ha un segno distintivo: il portico di legno, visibile anche da lontano, che occupa tutta la facciata di quell’abitazione dove sono cresciuti i ragazzi Whitshank; lì in quella dimora, forse un po’ minimalista per il numero di persone che la abitano, si è succeduta più di una generazione, ed è ora custode degli avvenimenti passati dei suoi inquilini, come di quelli presenti. Predecessori che hanno impresso alla casa un qualcosa di speciale, che ha originato nei suoi abitanti un legame profondo e duraturo con essa. E che si è fatto indissolubile nel tempo.

Un legame fatto di quotidianità come di occasioni speciali, quelle delle vacanze estive al mare, per esempio, che portano l’allargata famiglia Whitshank, che abbraccia anche i coniugi dei ragazzi Whitshank e la loro prole, a condividere momenti gioiosi ma anche conflittuali.

Anne Tyler

Conflitti che nascondono risentimenti e invidie difficili da sanare, spesso provocati da Denny, il figlio scapestrato di Abby e Red, con scontri che scoppiano improvvisi fra Denny e Stem, il figlio ricevuto in ‘eredità’, ma dalla stabilità invidiabile.

“Andò in cucina a prendere i piatti e quando tornò una delle motoseghe riprese vita con un gran frastuono. Fino a quel momento non aveva notato il silenzio…”

Ed è in un alternarsi di vicende, alcune alquanto anomale e traslate anche su piani temporali diversi, che si sviluppa una narrazione ricca di dettagli, la quale porta il lettore a partecipare, parallelamente ai personaggi che abitano il romanzo, alle vicende che coinvolgono la famiglia Whitshank.

“Sentì i passi di sua madre attraversare il ballatoio al piano di sopra e si girò, ma poi i passi si fermarono e la madre disse qualcosa al padre…”

I personaggi, tutti, raccontati con occhio benevolo e sincero, danno la misura degli episodi narrati, attorno ai quali Abby è il fulcro della situazione ed è spartiacque delle controverse circostanze vissute. Ma non sono soltanto i personaggi a essere illustrati con vizi e virtù, intrisi di umanità, ma è l’ambientazione in cui sono contestualizzati che dà al romanzo un valore aggiunto.

Perché situazioni e personaggi vengono descritti con la singolarità tipica della Tyler, quella che le è consueta e la identifica fra le migliori narratrici dei nostri tempi.

In questo modo manifesta, una volta ancora, la sua capacità di entrare a fondo in ciascun soggetto della narrazione, a volte con una sorta di ironia anche amara, ma velata da una delicatezza che appartiene solo a un’autrice di talento. E lo fa, indagando come una cronista della quotidianità sui rapporti che si stabiliscono in un contesto familiare complesso come quello della famiglia Whitshank, al fine di restituire al lettore un’immagine prossima al vero.

Peculiarità questa che fa di Anne Tyler una grande scrittrice, come dà prova di essere anche in questo romanzo.

“Nei primi mesi a Baltimora il ricordo di quelle immagini lo faceva trasalire e quando tornavano a tormentarlo girava di scatto la testa da un lato, cercando di scrollarsele di dosso. Poi, gradualmente cominciarono a sbiadire. Aveva altre cose a cui pensare…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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