Contest letterario gratuito di poesia e racconto breve Al tuo cuore con la poesia

Contest letterario gratuito di poesia e racconto breve Al tuo cuore con la poesia

Gen 7, 2019

“Che vanto nei hai fante/ A vincere tutte le battaglie/ Se non tocchi il cuore/ Della tua regina?/ […]” ‒ “Fante innamorato” da “Al tuo cuore con la poesia

 

Regolamento:

Contest Al tuo cuore con la poesia

1. Il Contest letterario gratuito di poesia e racconto breve Al tuo cuore con la poesia è promosso dal web-magazine Oubliette Magazine e dall’autore Rosario Tomarchio. La partecipazione al contest letterario è riservata ai maggiori di 16 anni.

La partecipazione al Contest è gratuita.

Il tema prescelto è l’Amore in tutte le sue forme.

 

2. Articolato in 2 sezioni:

A. Poesia (limite 100 versi)

B. Racconto breve (limite 1000 parole)

 

3. Per la sezione A si partecipa inserendo la propria poesia sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con poesie edite ed inedite aventi come tematica l’amore.

Per la sezione B si partecipa inserendo il proprio racconto breve sotto forma di commento sotto questo stesso bando indicando nome, cognome, dichiarazione di accettazione del regolamento. Si può partecipare con racconti editi ed inediti aventi come tematica l’amore.

Le opere senza nome, cognome, e dichiarazione di accettazione del regolamento NON saranno pubblicate perché squalificate. Inoltre NON si partecipa via email ma nel modo sopra indicato.

Importante: cliccare su Non sono un robot, è un sistema Captcha che ci protegge dallo spam. Per convalidare la partecipazione dovrete anche voi cliccare sulla casella.

Ogni concorrente può partecipare ad entrambe le sezioni ma con una sola opera per sezione.

 

4. Premio:

Al tuo cuore con la poesia

N° 1 copia del libro “Al tuo cuore con la poesia”, di Rosario Tomarchio.

Saranno premiati i primi tre classificati della sezione A e della sezione B.

 

5. La scadenza per l’invio delle opere, come commento sotto questo stesso bando, è fissata per l’11 febbraio 2019 a mezzanotte.

 

6. Il giudizio della giuria è insindacabile ed inappellabile. La giuria è composta da:

Alessia Mocci (Editor in Chief)

Rosario Tomarchio (Poeta)

Rebecca Mais (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Katia Debora Melis (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Claudio Fadda (Archeologo, Storico e Collaboratore Oubliette)

Carolina Colombi (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

Beatrice Tauro (Scrittrice e Collaboratrice Oubliette)

 

7. Il contest non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy.

 

8. Si esortano i concorrenti per un invio sollecito senza attendere gli ultimi giorni utili, onde facilitare le operazioni di coordinamento. La collaborazione in tal senso sarà sentitamente apprezzata.

 

9. La segreteria è a disposizione per ogni informazione e delucidazione per email: oubliettemagazine@hotmail.it indicando nell’oggetto “Info Contest” (NON si partecipa via email ma direttamente sotto il bando), in alternativa all’email si può comunicare attraverso la pagina fan di Facebook:

https://www.facebook.com/OublietteMagazin

 

10. È possibile seguire l’andamento del Contest ricevendo via email tutte le notifiche con le nuove poesie e racconti brevi partecipanti al Contest Letterario; troverete nella sezione dei commenti la possibilità di farlo facilmente mettendo la spunta in “Avvisami via e-mail”.

 

11. La partecipazione al Contest implica l’accettazione incondizionata del presente regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai soli fini istituzionali (legge 675/1996 e D.L. 196/2003). Il mancato rispetto delle norme sopra descritte comporta l’esclusione dal concorso.

 

Buona partecipazione ed in bocca alla giuria augurandoci che non crepi!

54 comments

  1. Salvo maugeri /

    Il calore dell’inverno

    Mani gelide, l’inverno il corpo fà tremante
    Noi, il sogno avverato si è magicamente.
    Giunti al crepuscolo ci stringiam teneramente
    Non v’è stagione come l’inverno più fiorente
    Per scaldarsi stretti in un corpo solamente
    Per sentir l’amor che la mente appaga dolcemente

    Accetto il regolamento e partecipo alla sezione A

  2. ANNA SCARPETTA – 08.01.2019 (sez. A)

    INNO ALL’AMORE

    Per te, amore, parola così dolce ed effimera
    tutto si tenta, tutto si fa.

    Per te, amore, tutto si dà, con il piacere di dare,
    con sincero amore, fino a scaldarsi completamente
    e poi fondersi, come un metallo pregiato,
    sulla fucina ardente.

    Per te, amore, io dedico questo candido inno
    con grande affanno del cuore.

    Ogni mio giorno di vita ho fatto di te il respiro vivente
    a manciate di sogni, finiti e infiniti, coronando storie magnifiche,
    sui vasti lidi di sponde, dei mari chiari e tranquilli.

    Per te, amore, si va alla ricerca di strade e pionieri
    per donare un cuore e mai più ritrovarlo nel tempo perduto.

    Per te, amore, si crede e si perde afferrando la vita con grinta
    fino a dispensare manciate di grandi energie.

    Tutto ha più senso, in cambio di una vita vissuta
    con frenetica ebbrezza, scolpita con arte
    nella memoria calda e fervente.

    Per te, amore, io dico s’incarnano i figli, presenti
    e futuri, lasciando indietro le orme dei padri
    sepolti in urne bianche, di marmo.

    Per te, amore, le madri amorose in silenzio ritornano
    cime dei monti, sempre verdi, e innevate.

    E restano lì, coi cuori di ghiaccio, per non soffrire più,
    in questa vita che va, verso il mare, perennemente
    freddo e infinito.

    Anna Scarpetta
    Dal Libro di Poesie – 2011
    Le voci della memoria
    Poeti Italiani Contemporanei
    Collana Omero Serie Oro
    Ismecalibri – Bologna

  3. PAOLA SANTACROCE /

    I LOVE YOU

    Volano. Il riso, i coriandoli e i petali di rosa. Applausi e grida…“VIVA GLI SPOSI”. Avanti la chiesa antica ornata di fiori e nastri, un cerchio di teste. Mani sudate per aver stretto il basmati troppo a lungo e piedi sofferenti dentro scarpe fresche di negozio.

    Un giorno forse ti racconterò, ti dirò di me e del mio dolore, dei miei pensieri confusi e della mia altalena. Da bambina ne avevo una, grande e mi spingevo da sola, ero brava.
    Brava a sentire l’emozione di quando toccavo il cielo e di quando un attimo dopo avevo il vuoto nello stomaco.

    “Ba-cio, ba-cio”…che belli gli sposi, sembrano perfino innamorati.

    Lui anche di me, me lo ha detto mille volte, me lo ha scritto, sussurrato e confidato nell’orecchio mentre facevamo l’amore la settimana scorsa. E io toccavo il cielo, gridavo felice come una bambina che sa che presto avrà quel vuoto. È arrivato, ma è una voragine impazzita.

    Che romantica la foto sul sagrato! I denti brillano al sole di settembre dopo aver masticato il SI.

    Li ricordi i miei “si”? Ricordi le nostre foto? Scatti intimi, rubati in bagno, a letto nudi. Fermare e custodire per sempre la nostra felicità, imprevista e sconsiderata, dalla quale non siamo riusciti a difenderci. E intanto il vuoto cresce, prima il baratro e poi l’abisso imbottito di pensieri senza grazia.

    Mi acceca la luce degli anelli benedetti, quelli con assicurazione soprannaturale di “fino a che morte non ci separi”. Strano che Dio non abbia centrato la navata con una santissima saetta o fatto sprofondare all’inferno i peccatori. Eppure li avrà visti i nostri anelli, le nostre fedi senza cerimonia scambiate tra un bacio e un sorriso imbarazzato.

    Ma ora è il vento.
    Un alito mi fora le narici, inalo ossigeno e veleno e scopro di essere felice. Chiudo gli occhi, respiro forte e non sento più niente, si fa spazio il deserto come una benedizione.
    Chi sei? Ti guardo ma non ti riconosco, vedo doppio, contraffatto.

    Non hai più niente da offrire o da sacrificare, nulla da mettere sul piatto. Hai banchettato ingordo sulla tavola imbandita di promesse, ora ficcate malamente sotto una nuvola di velo e di candore stropicciato.

    Girano i tacchi, cambia il mio confine e mi godo questo addio.
    Superba. Come le mie gambe.
    Dritta. Come la mia schiena.
    Dietro uno strascico di pelle, frammenti di ricordi che si staccano come una zavorra e io, seguendo il ritmo di una musica distante, proseguo fiera che sembro una regina.

    Le vertebre saldate. I pugni chiusi. Nessuno sguardo, nessun sorriso.
    Per te solo l’ultimo saluto…I love you.

    Accetto il regolamento. Partecipo alla sezione B.

  4. Sez.A. Accetto le condizioni del Regolamento
    Poesia
    Titolo

    “Respiro Amore”

    Respiro l’Amore
    in un tozzo di pane,
    umido di pianto.
    Nel canto di un fringuello
    sul ramo sdentato.
    Sul viso rugoso di un uomo
    che dorme per strada.
    Nel cane randagio che cieco
    non teme più il buio.
    Sento l’Amore
    colorare il destino di ognuno.
    Portare in strada: suoni e
    colori.
    Scendere in piazza a guardare i bambini giocare.
    Accetto il vento che trascina via:
    delusioni e rancori.
    L’ansimare del mare
    in una bottiglia chiusa.
    Prati di conchiglie
    simili a margherite.
    Poesie lasciate volare
    su aereoplani di fantasia.
    Godo del sentimento
    che tutto consola
    e appaga il cuore
    quando la luna ruffiana
    si avvicina al balcone.

    Maria Rosa Oneto

  5. “Cerchio d’amore”

    Imbocco la strada dell’anima
    risveglio d’un candido arcobaleno
    entro nel cerchio del sogno profondo

    sola e bianca attraverso il tempo

    lacrime e spine
    ferite lontane di tanta agonia
    intrise di sangue

    due petali rossi
    nella luce che rinasce
    in quel pianto silenzioso d’una madre
    eterno simbolo del nuovo mondo

    si chiude quel cerchio
    si ferma il dolore
    risuona l’amore.


    Partecipo volentieri al Contest letterario gratuito di poesia, sezione A. Accetto il regolamento.

    Grazie
    Cresy Caradonna

  6. Nicola Matteucci /

    I FASTI

    Mi zittisce un fringuello.
    Perché lo scirocco non è figlio di nobili,
    perché se ci avesse avuto a cuore
    il suo sarebbe stato di ghiaccio.
    Così piove fango.
    Così, neanche oggi, succede niente.
    Un cigno grigio, la pecora nera,
    morso dal padre perché non trova il volo.
    Ora si erge come una torre:
    per ricadere, per paura.
    Non tornerà più
    -Speriamo porti con sé del rancore- Dico.
    Il kimono di Chiyo, col suo strascico,
    brama un vento che deve lasciar andare.
    Si ricopre di rose sul manto buio:
    ma il coraggio è solo un vile atto
    nel giorno in cui piove fango.

    SEZIONE A- ACCETTO IL REGOLAMENTO

  7. Monia /

    Monia Minnucci – Sezione A- Accetto il regolamento

    Favola

    Ti ho abbracciato un milione di volte
    Sotto la rosa pendula di un sorriso,
    carne fiorita all’ombra delle ciglia argentee della luna.

    Un serpente antico sibilava un ritorno
    e Il lampione del ricordo era rovente,
    ma qualcosa di ottuso,
    piatto come una tavola,
    puntuale come una lacrima e tondo come l’onda,
    ripete che non c’è tempo per la fantasia.

    Allora, c’era una volta la nostalgia,
    il laccio sciolto delle tue dita è il cappio dei miei sogni,
    i nostri ricordi sono dentro una scatola
    … fine della favola.

  8. Monia /

    Monia Minnucci- Sezione B- Accetto il regolamento

    Avalon, la ragazza nell’acqua

    Avalon è una di quelle persone che incontri una sola volta nella vita e che apprezzi, se sei capace di intercettare negli abissi dell’animo umano, le meraviglie che non si possono svendere ma ti allietano il cuore e ti colmano la vita dell’odore definitivo, ingombrante, ma salutare della brezza marina. Aveva dei bellissimi capelli lunghi del colore a metà fra la fiamma che divampa e la corteccia delle querce, ed era bella, perché totalmente ignara della sua avvenenza e questo le aveva creato non pochi problemi. Il suo desiderio di essere amata la portava a porgersi come un dono prezioso, ma non sempre stimato e spesso aveva incontrato diavoli con le zampe caprine ed il petto villoso, diceva lei. Dopo aver vissuto un periodo molto triste della sua vita, in cui erano mancati i suoi affetti più cari, le radici che avevano dato sostegno al tronco dell’esistenza e fierezza alle fronde creative e spontanee dei suoi pensieri, capaci di bucare il cielo come pugnali senza mai ferirlo davvero, casa sua si era svuotata e una grande tristezza, ora, albergava in quelle stanze piene di ricordi e di verbi al vissuto che non potevano offrire alcuna consolazione ad un cuore solitario. Immersa nel dramma dell’assenza e dell’abbandono, la disperazione proiettava fantasmi neri sul grande schermo delle mura domestiche. Quanta nostalgia e quanta frustrazione può essere contenuta nel ciclo dei ricordi che si chiude e ti dice “mai più!”. E così delineò il suo perimetro di carne dolente, galleggiò nella confusione torbida del dolore e divenne un’isola impossibile da attraccare, tutelata dalle nebbie perpetue della diffidenza che proteggevano, come un’ostrica la perla, la sua fragilità. Le case, le strade ed ogni architettura creata per il diletto degli occhi, non le interessavano più e in assenza di stimoli, di parole non sue, si mise a traslocare da casa sua… a casa sua. Prese dei grandi scatoloni e li riempì di libri, soprammobili e tutto quello che c’era nell’abitazione. Si muoveva febbrile, sembrava portare in mano solo degli aggeggi senza vita, ma in realtà era la sua anima che stava traslocando, in cerca di pace. Chiuse tutto negli scatoloni, li sigillò e li lasciò là, sul pavimento, muti come il suo soffio vitale, pari a scogli mostruosi ed evidenti, simili a grattacieli abusivi, feroci e monotoni, basi per altezze che non offrivano conforto ad una vita senza prospettive. Ogni volta che rincasava dal lavoro vi sarebbe sbattuta contro se non avesse ben appreso l’arte di aggirare, evitare, come una corsa agli ostacoli della vita che tanto abilmente ci creiamo e da soli scegliamo di affrontare. A volte, siamo ridicoli… e lei lo sapeva bene. Il suo trasloco creativo finì presto, quando i primi scarafaggi diedero segno della loro presenza all’interno degli scatoloni e allora ne prese il contenuto e lo sistemò in modo bislacco: pile di libri negli armadi e non so che altra collocazione inappropriata scelse. Quello che so è che nei pacchi della sua vita c’erano le cose di sempre, avevano solo cambiato posto, perché nulla sarebbe più stato come prima, ma tutto quello che le serviva per andare avanti era ancora lì dentro e forse doveva solo capire che c’è un tempo per tutto, un posto giusto per ogni cosa e che niente è inutile. Non più la collocazione che altri avevano dato agli oggetti, ma una posizione nuova, forse timida, ma certamente sua. Era diventata l’architetto di sé stessa. Credo sapesse anche questo. Fra le cose che maneggiò, trovò dei vecchi diari, materiale di anni e anni di vita vissuta. Lei sosteneva che la scrittura è estemporanea ed ha senso solo nel preciso momento in cui vivi i fatti che descrivi. Dopo, gli scritti, si tingono di banalità, sono goffi e grotteschi e poi, tutto quel passato scritto in quei quaderni dalla copertina rigida le pesava addosso come una emicrania infinita e così decise di liberarsene. Pensò di bruciare i diari, ma avrebbe appiccato fuoco alla sua abitazione e per quanto scottanti fossero le memorie… non le sembrava il caso. Ricordo l’esatto momento in cui mi raccontò dell’annientamento dei suoi diari ed io pensai che un soldato esperto nelle tecniche di attacco, vi assicuro, non avrebbe potuto insegnarle nulla, ma ritornando al racconto, era sera quando Avalon si espresse così: ”Ho riempito la vasca da bagno di acqua e li ho annegati, li ho lasciati a macerare per due o tre giorni e le parole si sono sciolte completamente, non si leggeva più niente. Poi le ho messe in un sacco nero che riempito pesava una tonnellata e le ho buttate in un bidone dell’immondizia”. Forse vi sembrerà una pazzia, ma trovai queste parola di una poeticità unica e letale come l’arte metodica della distruzione di se stessa, del suo vissuto e il peso estenuante della parola che ti gravida dentro e ti deforma, fino al rito catartico, ma necessario, della rottura con le aspirazioni, che mai videro la luce, contenute in quelle parole mai dette. Quello che Avalon aveva volutamente ignorato era che in quella vasca, quel giorno, galleggiavano le carcasse delle parole buone che avevano portato speranza, insieme alle carogne delle parole cattive che avevano peggiorato la visione della vita, e se solo avesse visto quanta bellezza e quanto amore, a prescindere dai fallimenti, albeggiassero dentro ognuna di quelle parole (che trattava come scarabocchi), sono certa che avrebbe intravisto la meravigliosa persona che è oggi. Una creatura vibrante di luce era stata partorita da ognuna di quelle letterine mai pronunciate. Dai sentimenti costretti in frasi, periodi e tempi verbali diversi. Ognuno di quei fardelli da sfogliare aveva un peso diverso e capire questo è importante: il sacco opprimente del passato che le gravava sulla schiena (che poi è la gobba di tutti noi) sarebbe pesato meno della metà. Ma lo sapeva, io so che è così, anche se non lo avrebbe confidato a nessuno, mai, in nessuna parte del mondo, neanche a me. Avalon, oggi, è una donna diligentemente solitaria che si muove abilmente nella carta topografica della sua esistenza, in perfetta armonia con le cose che danno equilibrio al suo strambo mondo. Avalon è un’isola animata e su un’isola non ci capiti per caso, la scegli, oppure, come è successo a me, nel quotidiano naufragio di me stessa, ci sbatti contro con sollievo. Lei è la ragazza nell’acqua, trasparente come l’assenza, e quando, in certi giorni qualunque, decide di diradare le nebbie e di lasciarmi approdare alle rive emblematiche dei suoi pensieri, sul suolo misterioso della sua vita in sordina, io so che è la primavera lungimirante di un privilegio.

  9. anna rossetto /

    ANNA ROSSETTO SEZ. B RACCONTI BREVI -ACCETTO LE CONDIZIONI DEL REGOLAMENTO

    SCHEGGE D’ANIMA

    Oggi come ieri, oggi come domani, ancora un altro oggi uguale a tutti gli altri. Me ne sto tranquillo dentro la cuccia assegnatami che, a dire la verità, mi va un po’ stretta. Solo il mio muso fa capolino all’esterno, mostrando i segni di una recente discussione con un compagno che ha voluto una volta di più affermare la sua posizione di capo branco. A me non interessa, voglio solo stare in pace, assaporare le carezze dei volontari, mangiare e distendermi al sole assorbendone quietamente il calore.
    Mi trovo qui da circa un anno, quando la mia cucciolata fu abbandonata davanti ai cancelli del rifugio. I miei fratelli sono stati tutti adottati mentre io inizio ad essere un po’ troppo grande e non mi vuole nessuno. All’inizio, quando vedevo un estraneo che mi osservava curioso dall’esterno del recinto, mi avvicinavo fiducioso, muovendo vorticosamente la coda, nella speranza di risultare non bello ma perlomeno simpatico. Prendete me, portatemi a casa, sarò buono, lo prometto, che ve ne fate dei cuccioli, quelli sono ingestibili, masticano tutto… con il passare del tempo ho abbandonato tutti i tentativi e mi sono rifugiato nella più cupa desolazione e tristezza espresse solo dal mio sguardo. Ma poi,……in un giorno speciale, entrò una volontaria… io ero nella mia cuccia, immerso nella mia rassegnata tranquillità. Venne verso di me, decisa a prendermi. Io fuggii e lei fu costretta ad inseguirmi per diversi minuti. Alla fine ebbe la meglio e mi condusse all’esterno del recinto, ponendomi ai piedi di una coppia di ragazzi che mi guardarono perplessi con un mezzo sorriso. Così decisi. O adesso o mai più. Mi alzai sulle zampe posteriori ponendo quelle anteriori sulle ginocchia di lei, e agitai sapientemente la coda. Fu amore per entrambi a prima vista, fu affetto, una casa, un nuovo amico a quattro zampe color carbone ad attendermi in giardino. La diffidenza e la timidezza che mi spingevano costantemente sotto la siepe sbocciarono in una nuova forma di fiducia verso i miei nuovi amici. Vennero anni di gioia, di corse, di carezze, di amorevoli sgridate, di giochi e di ozio al tepore del sole. La vita non è fatta solo di anni. È fatta di mesi, giorni, ore, attimi. Ne basta uno di quest’ultimi. Ce n’è uno, uno solo, assegnato d’ufficio a tutti noi. Quello fatale, quello decisivo, l’attimo dopo il quale ce ne sono altri, ma non in questo mondo….Per me è arrivato presto, troppo presto e, come dicono i miei amici a due zampe, chi nasce sfortunato, muore tale e quale e, se possibile, prima di essersi perlomeno goduto appieno la vita.
    Ma io sono qui.
    Il mio manto non è più lungo e folto, nero-focato… ho uno stupido pelo raso tinta testa di moro. Sono grande circa un terzo di quanto ero prima ed ho un paio di orecchie da fare invidia a Dumbo. Ragazzi, sono qui…
    Mi avete affibbiato un nome diverso, un po’ complicato ma simpatico, ho sempre voglia di giocare, mangiucchio qualsiasi cosa che poi ovviamente si rivela importantissima ma ormai irrimediabilmente disintegrata.
    Sono qui.
    E non perché mi sia reincarnato. No. Sono un pezzetto. Si, insomma, un frammento. Una scheggia di quell’immensa anima animale della quale voi, mammiferi a due zampe, non fate ormai più parte. Ne siete usciti nel corso dei millenni con cieca ed insistente arroganza, senza rendervi conto che in tante, troppe occasioni vi dimostrate più animali voi di noi. È quest’anima che ci fa vegliare sulle vostre case, che rende così remissivi a tutto quello che vorrete donarci o infliggerci, che ci induce ad affezionarci a voi più che a noi stessi. E se qualche volta non ci comportiamo come vorreste, ricordate che l’istinto del quale siamo intrisi non necessariamente può o deve sempre piegarsi alla logica umana. Ora scusatemi, ma sta passando un cagnolone al guinzaglio ed io e il mio amico color carbone dobbiamo farci sentire forte, chiaro ed a lungo… al solito qualcuno da dentro casa urlerà «la volete finire!! » ma non ce ne importa nulla…. Un’ultima cosa: fra poco sarà estate. Vedete di non fare le bestie…..

  10. Alberto Diamanti /

    Alberto Diamanti
    Sezione Poesia
    “Accetto il regolamento”

    IL TRENO DELLA VITA CON MIO FIGLIO

    La tua mano, piccolissima,
    si perde nella mia

    Ti devo portare nelle strade del mondo

    Mi volto
    Un treno passa veloce, e non si ferma

    Ritorno a guardarti

    La mia mano, tornata piccola, si perde nella tua

    Mi volto
    Il treno ritorna lento, e si ferma

    È ora di andare
    Il treno non può aspettare le nostre lacrime

  11. Gaetano Cuffari /

    Gaetano Cuffari
    SEZIONE POESIA – ACCETTO IL REGOLAMENTO
    “Crepuscolaria”

    A lume di un ricordo si dimora
    come in un guscio,
    nel silenzio che ci sfiora,
    a eludere la vita che c’è ancora
    al di là dell’uscio.

  12. Sebastiano Impalà /

    L’amore che ti prende all’improvviso

    L’amore
    che ti prende
    all’improvviso
    ti entra dentro l’ossa
    e spacca il cuore.
    Si nutre
    di momenti di deliri,
    si staglia dai concetti del banale.
    Si attacca alla tua pelle
    e non ti lascia,
    massaggia le tue vertebre dorsali
    e vive all’infinito nello sguardo
    di due amanti agili e vitali.
    Non muore
    nelle gocce del sudore,
    si snoda come un vortice impazzito
    nel sangue e sulla bocca,
    di due innamorati come noi.

    Sezione A. Accetto il regolamento

  13. Pino Chisari /

    stringendo la tua mano

    C’è stato, indubbio, un tempo in cui
    le parole d’amore erano più facili,
    venivano via agili e senza sforzo
    con quella sbadata noncuranza
    che i giovani sottovalutano
    ed i vecchi odiano profondamente;
    ora va fatto il banale conto
    con l’ingiustizia d’un quotidiano
    sempre più spesso impegnato
    nel controverso, arduo compito
    del tirare avanti ad ogni costo.
    Al tempo stesso, quell’inutile
    sforzo ritorna copioso
    una pienezza ignota,
    dal controvalore sonante
    ben più congruo e presente,
    benché la fuggevolezza dei giorni
    lasci poco scampo per certi deliqui.
    Ignorando quanto ancora resta
    d’un viaggio ormai alle spalle
    e dei se e dei ma che ci tendono
    ignobili agguati dietro gli angoli
    più impensati, s’odono sprazzi indicibili,
    sbuffi distorti in ansiti e ricordi
    da rivivere stringendo la tua mano.

    Sezione A; accetto il regolamento

  14. GRAZIO PELLEGRINO (IL POETA DELLA PENNA VERDE) /

    ”…chiuso fuori dal cielo…”

    …indossa l’anima il dolore
    senza dire una parola
    e mi creo delle illusioni
    rovistando in uno scatolo
    di cartone in cerca di una foto

    cerco ricordi
    che si rincorrono
    una foto chiusa
    nel suo silenzio

    l’illusione di essere
    sempre da un’altra parte
    ciascuno con il silenzio
    che è

    e nuovi giorni
    nuovi istanti
    da fermare su uno specchio
    dove si accedono i ricordi
    che non voglio

    quando resta il silenzio
    lenire il dolore
    di molte ferite secche
    ed esco da pensieri
    da sopportare

    a rincorrere parole
    da scrivere
    e rispondere alle voci
    e agli sguardi come fiori
    nel tremore delle mani
    una foto sbiadita

    qui tutto è silenzio
    ed in questa mia crisi dell’anima
    sono chiuso fuori dal cielo
    lacrime su una foto sbiadita
    di un amore chiamato da Dio…

    IL POETA DELLA PENNA VERDE Grazio Pellegrino PILGRIM
    SEZ. A accetto il regolamento

  15. katia /

    Amore,
    uno strano sentimento
    dalle mille sfaccettature.
    Si ama un genitore
    un fratello
    un compagno
    un amico.
    Si ama il mondo
    la vita.
    Poi prendi un figlio tra le braccia
    e capisci che l’amore non è quello.
    Riduttivo
    quasi offensivo
    chiamare amore
    un sentimento che non può avere un nome.
    Perché un figlio
    è uno scrigno magico
    che contiene il senso della vita
    e nasconde il segreto
    dell’immortalità.

    Accetto il regolamento sez. A

  16. katia /

    La Stella più bella

    C’erano una volta una mamma e un papà che vivevano sulla terra, e avevano due stelle per figli.
    Nonostante ciò pensavano di non essere poi così felici…
    La vita scorreva normale, come per tante altre famiglie del mondo.
    Una di queste due stelle superava tutto e tutti per il suo bagliore. Si faceva amare e coccolare da mamma e papà, dal fratello e dagli amici.
    Insomma, era impossibile non amarla.
    Fu per questo, che un giorno, il Firmamento invidioso decise che quell’astro così luminoso doveva essere suo ad ogni costo.
    Sapendo che niente e nessuno avrebbe mai convinto quelle persone a lasciarlo andare, decise di fare una cosa orribile.
    Un normalissimo giorno come tanti altri, il Cielo, vigliaccamente, scese sulla Terra, rubò quella stella e la portò insieme a tutte le altre.
    Sulla Terra ci fu disperazione, tristezza, rabbia.
    La vita di quelle persone fu sconvolta, si svuotò e da quel giorno non fu più la stessa.
    Solo allora, si resero conto di cosa fosse l’infelicità.
    Con quella stella erano felici ma non sapevano di esserlo, ed ora, che l’irreparabile era successo, avrebbero dato qualsiasi cosa per tornare indietro.
    Dopo tanto, tanto, tanto tempo, la vita riprese lentamente a scorrere, fingendo di essere normale. Tuttavia, tutti avevano un pensiero fisso. Quella stella!
    Come sopravvivere senza di lei? Come vendicare il suo furto? Come riempire il vuoto incolmabile che aveva lasciato?
    Tutti cercavano una soluzione pur sapendo che non esisteva.
    Però un giorno, la mamma si tolse una piccola soddisfazione. Si rivolse arrabbiata al Firmamento,e gli
    urlò che era stato crudele, ma anche molto stupido e inutile quel che aveva fatto.
    Sì!, perché aveva fatto un grave torto a tutte le stelle mettendo insieme a loro quella più bella.
    Infatti la sera, chiunque alzi gli occhi al Cielo, non le guarda neppure, poiché lo sguardo viene rapito da un unica bellissima e luminosa stella che offusca il bagliore di tutte le altre.
    E non è finita, perché anche sulla Terra quel gesto malvagio si è ritorto contro il Firmamento.
    Quella stella non è sparita.
    Quella mamma e quel papà, l’altra stella rimasta con loro e tutti gli altri, pur vivendo nell’angoscia e nella tristezza per quella perdita immensa, fanno in modo che la loro meravigliosa stella continui a vivere con più energia di prima, poiché vive perennemente nei loro cuori.
    Non c’è attimo che sia fuori dai loro pensieri e ogni momento della vita viene vissuto solo in funzione della stella più bella dell’universo.
    E vivono in attesa del momento in cui potranno riabbracciarla per assaporare la felicità che adesso è stata loro negata.

    Accetto il regolamento sez. B

  17. Maria Nastasi /

    La doccia
    L’ acqua calda scorreva
    Scivolava
    S’insinuava
    Prima tra i folti capelli
    Tra ciocca e ciocca
    Lunghi, neri
    Poi lungo le rughe
    Del suo viso
    Ad occhi chiusi
    Ripensando
    A ciò che aveva perso
    Le lacrime uscirono
    Senza poterle fermare
    Senza nessun ritegno
    Senza nessun pudore…
    E pensò…
    Se tutta quell’acqua
    Sarebbe bastata
    Per pulire almeno i suoi pensieri
    Per cacciare ogni pensiero
    Di lui…
    Ogni pensiero che fosse incastonato
    Scritto
    Scalfito
    Fatto suo
    Solo ed esclusivamente suo
    Nel suo cuore
    Nella sua testa…
    Lei pensò….
    Troppo bello
    Se quest’acqua
    Mi purificherebbe
    Da tutto questo…
    Se cancellerebbe tutto…
    Ma non è così…
    Non sarà così…

    M.N.

    accetto il regolamento, partecipo alla sezione A

  18. Ines Zanotti /

    Ines Zanotti 10 gennaio 2019

    PERLE D’AMORE

    “L’amore per me è il cosmo che sciorina la sua anima.
    Oppure è un volo di battiti che sciamano da un cuore all’altro.
    L’amore è la sola forza che infiamma ogni vita.
    Che sia la collezione del tempo che lascia ai posteri,
    del profumo…la scia?
    La fantasia mi fa paragonare l’amore, a una marea bramosa
    d’infinità dove si spande distesa e ondeggiante, l’intimità.
    Con certezza,
    l’Amore è l’essenza di ogni perla
    infilata con dedizione,
    creando una poetica collana
    e che ciascuno può indossare”

    Accetto il Regolamento – Sezione B Racconti

  19. Invocazione

    D’intorno qualcosa ora cambia,
    tu sordo al mio cuore che chiama
    innalzi ossuti i tuoi rami.

    Ondeggiano teneri i panni,
    presagi d’un aria più dolce,
    ma schivo trattieni il vigore.

    Da stanze di gelo t’attendo
    ansimando un risveglio che tarda.
    Non puoi prolungare l’inverno!

    Rinascano i bianchi germogli,
    di nuovo placando
    la folle mia ansia di vita.

    Accetto il regolamento. sez. A Poesia

  20. silvana sonno /

    sez. A Accetto il regolamento

    il primo bacio

    Il primo bacio non si scorda mai.
    Con questo ritornello nelle orecchie
    mi tenevo la tua lingua in bocca
    che frugava tra i denti ed il palato
    e deponeva un sapore di miele
    variegato al gusto di saliva.

    Questo è il vero gusto dell’amore
    mi son detta in un breve sospiro
    e son tornata al vicolo ogni sera
    nella luce del sole che moriva
    a lasciarmi baciare per un’ora.

    Ogni sera il gusto dell’amore
    mi donava una fragranza nuova:
    fragola menta zenzero lampone
    arancia amara e sentore di vaniglia
    in mezzo a un parapiglia di pensieri
    tremiti sogni e nuovi desideri.

    Quanto t’ho amato mio lontano amore!
    T’ho amato nei tuoi baci appassionati
    ogni sera per una settimana.
    Poi qualcosa è successo. Sei cambiato.
    O hai cambiato la gomma americana.

  21. Serenella Menichetti /

    LO CHIAMAI AMORE

    Lo scorsi in un giorno di afa,
    traboccare dal lago scuro, dei tuoi occhi.
    Lo chiamai Amore.

    Dopo mi accorsi che era veramente il suo nome.
    Mi bastava possederne una goccia, solo una.
    Che fosse pura, trasparente.
    Come il rubino della tua bocca.

    Una coppa vermiglia ci dissetò.
    Trangugiammo, insieme, a baci ardenti,
    una, cento, mille gocce d’amore.
    Sapevano di acqua cristallina e di vino fruttato.
    Profumavano di mare in tempesta e resina di pino.

    Nella magia della passione
    Intrecciammo i nostri fluidi
    con alghe marine e nastri di nuvole.
    Ubriachi ci addormentammo,
    in mezzo a boschi di larici e betulle.

    E continua la sua corsa il ruscello,
    nell’oceano dei giorni, ancora e ancora.
    Talora gonfio e d’acqua ricco.
    Talora filo minuscolo d’argento.
    Ed incessante erode la sua roccia
    e la trasforma in ciottoli sottili.

    E noi dal vento del tempo sospinti
    nel lento e svelto fluire della vita
    ci ritroviamo in verdi praterie
    dove cogliamo frutti d’oro e bianchi fiori,
    ed in deserti infiniti dove per sopravvivere
    irrighiamo la siccità col nostro amore.

    Adesso in questa triste stagione
    dal sapore amaro come fiele.
    Attingiamo dolcezza da questo prodigioso calice,
    che ad ogni tuo tenero sguardo
    e ad ogni carezza, si riempie d’ambrosia.

    (Accetto il regolamento, partecipo alla sezione A)

  22. silvana sonno /

    sez.B Accetto il regolamento

    Stagioni
    omaggio a Dino e Sibilla

    E’ di nuovo estate e i margini del bosco si allargano ancora intorno al rapido sentiero dove ti vidi per la prima volta, sconosciuta.
    Di nuovo, come allora, nel rigoglio del bosco sale il cinguettar d’amore degli uccelli e mi richiama la tua cara voce. Il trillo sorridente nel tuo canto quando, finalmente amanti, seguivamo il sentiero tenendoci per mano, e coi piedi nudi spingevamo il trifoglio selvatico fino a renderlo una tenera alcova, nella radura nota a cui i rami d’intreccio porgevano intimità e riparo.
    Ricordo anche l’autunno venuto a ricoprir di giallo l’improvvisato letto, quando ancora la tua mano nella mia evocava il calore delle sere passate e pregustavo il dolce amplesso davanti al focolare, nel piccolo salotto di tua madre.Abbiamo atteso tante sere lì, davanti alla sua foto di gioventù, con te bambina abbracciata alla sua gonna, che il tempo ci portasse nuovi giorni dentro le stagioni, sempre trovandoci l’una all’altro allacciati. E il tempo era per noi come il vagone d’un treno che trascinava le nostre vite in un viaggio sacro e misterioso, sospinto verso un limite ignoto illuminato a distanza dai nostri desideri.
    E ogni sera io salgo dentro quella carrozza e aspetto che il tuo fantasma mi si segga vicino e si riparta. Noi.

    Era una giornata di primavera, resa limpida dal sole novello dopo una breve pioggia, quando tu scendesti da quel treno.Lo ricordo,lo so. Ma ripetere tra me, ancora e ancora, il tragitto che abbiamo corso insieme, quel luminoso procedere stringendo tra i denti la vertigine di parole mai prima pronunciate, che rotolavano piene sul tuo collo sottile dalle mie labbra umide di baci … ah, solo questo mi trattiene di giorno sul bordo dei binari, e allenta nel mio petto quel sentore di buio che mi opprime.
    Soltanto al sonno consento di allontanarmi da te, ma a ogni nuova aurora un rosseggiar di nubi mi riporta all’attesa di un noi che solo nel ricordo alberga la sua gioia, e nel presente batte la sua pena.

  23. Sez. A Accetto il regolamento

    “Angela Fresu in luce d’assenza”

    & luceluce irrompe rompe

    angela respiri tu mio respiro
    dito disteso tocca tua manina

    & senso tutto rotolante
    (tocca luce d’assenza)

    se l’oro di tutto il mondo
    se l’oro più bello più giocondo
    se lattemiele luce d’assenzio

    petto latte vita

  24. “Sensazioni” (sez. A – Accetto il regolamento)

    Volo,

    messaggero d’amore,

    intorno al tuo volto.

    Eccelso monumento…..

    Ai tuoi occhi

    attingo

    la purezza,

    dalle tue labbra

    raccolgo

    un sorriso.

    Il cuore vibra…..

    …..Sensazioni.

    Emozioni d’amore

    soffiano al tuo cuore.

  25. Paola Ferla /

    PAOLA FERLA 13.01.2019
    sezione A
    Accetto il regolamento

    UN FOGLIO BIANCO
    Un foglio bianco,
    davanti a me.
    Provo a disegnare,
    a matita, quel che sento,
    nella quieta tranquillità
    dell”animo.
    Inizio a fare dei disegni,
    che prendono delle forme
    distinte.
    Andando avanti,
    ogni cosa recupera,
    il suo colore.
    Il cielo, il mare, la natura,
    si colorano d”azzurro.
    Il sole, i fiori e le farfalle,
    brillano nel giallo .
    Il cuore di rosea gioia.
    Vedo le foglie,
    il verde dei prati,
    la panca, ove si stendono,
    placidi pensieri.
    Disegno poi, una casa,
    semplice e sincera,
    come i tuoi occhi,
    che mi guardano con Amore.

  26. Grazie

    Grazie
    per quello che sei,
    per quella che sono.
    In amore non c’è mai niente di scontato,
    nulla accade per caso.
    Se oggi sono come sono
    sento di doverlo a te.
    Se oggi sei come sei
    mi piace pensare
    che un po’ sia merito mio.
    Che non si ama così
    tanto per fare
    tanto per dire.
    Non si ama solo per essere amati.
    E me lo ha insegnato
    il nostro amore.

    © Daniela Giorgini

    Sezione A Poesia – Dichiaro di accettare il regolamento

  27. CIELO D’AFRICA

    Ogni volta che guardo il cielo,
    Bayuma, penso a quella notte,
    nel cortile di casa tua, in cima alla collina.
    Facevamo l’amore, come fossimo in un altro mondo.
    Nudi, davanti a tutti e a nessuno, sotto un cielo di cristallo,
    protetti solo da schermi di paglia
    e dal sonno della tua famiglia.
    La luna piena dei tropici inondava la notte stellata,
    in una città devastata da scontri fratricidi.
    Le esplosioni inondavano la città,
    come fuochi artificiali d’una festa.
    Il tuo peso sul mio corpo, un anelito di passione,
    dea mandinga d’un amore
    vissuto nel cuore d’una notte.
    Mi manca la tua presenza, mi mancano i giorni
    della mia vita trascorsa in Africa.
    La stessa luna, le stesse stelle
    mi osservano in questa notte, dal mio cielo,
    e mi suggeriscono che stanno
    osservando anche te, dallo stesso cielo.
    Una segreta speranza mi dice che laggiù,
    al di là del Tropico, tu mi aspetti ancora,
    dietro una persiana di legno di sandalo,
    nell’intenso aroma dell’incenso.
    Mi accoglierai con un cenno di saluto,
    come se fossi andato da poco al mercato.
    Come un familiare, del quale conosci il ritmo,
    l’odore, la forma delle spalle quando va
    e il suono del passo al suo ritorno.

    Accetto il regolamento. sez. A Poesia

  28. Alessio /

    LA TUA ASSENZA

    Mi nutro della tua immagine
    Come di un fuoco che brucia ossa e monete.

    I pensieri battono le mani
    I dadi si gettano nel marasma cosmico
    In sfumature gotiche
    Inaccessibili ai più.

    Attraversando deserti argillosi
    Colmi di tramonti
    Vorrei soltanto che la tua ombra
    Così chiara e nefasta
    Smettesse di accompagnarmi
    dovunque vado.

    Sezione A Poesia – Dichiaro di accettare il regolamento

  29. Marina Pieranunzi de Marinis /

    A MIA MADRE

    Scrivo il mio amore per te
    di fronte agli alberi
    di questo nostro viale.

    Ormai, vivi nell’aria,
    in quei frammenti di eterno
    che danno vita alla vita.

    Sei la mia primavera
    fremente e inquieta.

    Sei l’estate assolata e vitale
    a cui non appartieni più.

    Sei l’autunno screziato
    che amavi tanto.

    Sei il triste inverno
    che crudelmente,
    come un colpo di vento,
    ti ha tolto a noi.

    Sei il mio respiro.

    Sei i miei pensieri.

    Sei il mio sorriso.

    Sei il mio rimorso
    ed il mio pianto.

    Sezione A – Poesia

    Accetto il regolamento

  30. Stefano Peressini /

    Questo amore

    Ci porterà sulle spalle
    questo amore
    e non avremo la coscienza
    del passare dei giorni,
    come un sasso non s’accorge
    di levigarsi lento
    dentro lo scorrere leggero
    d’un torrente.

    Saprà trovarci istanti
    per parole e canzoni,
    per luci di tramonti
    ad arrossarci il viso.

    Il cielo che poi s’oscura
    ci nutrirà di stelle antiche,
    dell’equilibrio d’una luna piena
    appesa sopra il nostro mondo nuovo.

    Sarà più forte
    questo amore che non s’accontenta,
    nel rinnovarsi rosso del corallo
    nel vivido colore
    d’un’erba nata a primavera.
    Nei bocci che si schiudono,
    secchi fino a ieri,
    gravidi per l’ape che già li sfiora.

    Sarà nell’onda che si gonfia
    e sbatte sullo scoglio
    per rifarsi poi daccapo
    alla carezza del maestrale.

    Non avrà paura
    questo amore
    di camminare a piedi nudi
    sul sentiero stretto della vita.

    Stefano Peressini
    Accetto il regolamento e partecipo alla sezione A

  31. COME UN IRRADIARSI DI CIELI

    [Amore è una parola a rischio
    Nelo Risi]

    Amore è

    come un irradiarsi di cieli
    anteriori

    esaltazione al calor bianco

    o
    pane impastato con lacrime

    un lungo lungo gemito più
    che sospiro di vento e foglie

    casa del sole e delle ombre

    dove disarmato
    è il cuore

    sez.A – Accetto il regolamento

  32. Diego Bello /

    IL NERO DENTRO

    Una scritta sul muro del parco
    mi s’annida come un tatuaggio in petto,
    addensa nebbia che di te mi porto.
    E si imbianca la notte col fumo
    rimane solo un canto che trema
    sulle note quasi assenti dei passi.
    Non oso guardare in alto le stelle
    l’occhio s’ostina sull’erba lavata
    di brina e salta sui solchi dei cani
    nelle ceneri del trotto dei bimbi.
    E tu rimani anche tu assente
    tra le mie mani stanche di vuoto
    che s’asciugano ancora all’odore
    di te sul vestito.
    E m’affido alla luna
    al sicuro suo pianto di neve
    al rumore di pioggia che nutre
    il respiro dell’aria e vorrei
    fosse alba o notte più scura
    del nero che dentro rimane
    fuliggine di te ancora assente.

    Diego Bello

    Accetto il regolamento, sez. A

  33. Rita Stanzione /

    IN QUESTA POSA

    La tua faccia distesa
    è resina
    che aggetta tenerezza

    il modo di tenerti in questa posa
    fa l’universo ignoto:
    rotolo in un caveau
    di pietra nuda

    che mai ho provato a frangere
    in differente formula
    di luce.

    Rita Stanzione Sezione A

    Dichiaro di accettare il regolamento

  34. MAURIZIO ALBERTO MOLINARI /

    L’AMORE

    L’amore é una danza
    di consonanti e vocali.
    E’ un disegno armonico
    di lettere e suoni,
    vive di ansie e colori,
    ride negli occhi
    con innato languore,
    cammina su un filo
    con sicurezza e sapore.
    E’ arioso e compreso
    nel magico ruolo,
    ti tocca e ti prende
    senza stupore.
    Il tocco é casuale
    a volte scompare…
    Grande l’amore
    se sceglie il tuo cuore.

    Maurizio Alberto Molinari
    Sezione A – Dichiaro di accettare il regolamento

  35. Claudia Magnasco /

    Alla fine del vento

    Che vuoi che sia
    se la distanza stanca
    anche le mani

    Le mie scavano il vento
    per giungere almeno
    a sfiorarti i pensieri

    E se non altro
    mi diverto a disegnarti la faccia
    mentre mi spargo sul tuo ventre
    come un languore di terra perduta

    Quanto manca alla fine del vento…
    ho voglia di parlarti tra i capelli
    di cose soltanto belle, così poi mi baci
    e l’amore ci riprende con sé.

    Sezione Poesia Accetto il Regolamento
    Claudia Magnasco

  36. INCONTRO

    Risplende
    la tua immagine negli occhi
    ed il tuo sguardo mi colora
    di quell’azzurro che sognavo,
    riflesso di un’anima
    entrata nel mio battito.

    Esplode
    la mia mente di dolore
    per contenere tanta gioia
    e resistere alla forza
    di questo folle desiderio.

    Un oceano di luce calda
    mi ubriaca di colori,
    e ti vedo respirare
    accanto al mio respiro.

    Per te sarò universo,
    ogni inizio ed ogni fine,
    riempiendo di me stesso
    ogni singolo tuo istante.

    Tra le mie mani ti terrò
    con infinita cura,
    schiavo,custode e padrone
    di questo sogno d’amore.

    *Accetto il regolamento

  37. Angela Meloni /

    BATTERE ANCORA

    Ascoltami
    provo a parlarti
    con parole semplici
    che arrivano dal cuore,
    questo cuore
    avvolto
    da un velo nero
    per proteggersi dalla luce del giorno.
    E la mia anima,
    Ah la mia anima!
    Lei respira la nostalgia
    e la malinconia
    di un passato
    che mai tornerà
    ma che rimarrà dentro
    lo scrigno di questo mio cuore
    che grida la voglia di battere ancora.

    Sezione Poesia
    Accetto il regolamento

  38. Ilaria Biondi /

    ILARIA BIONDI
    SEZIONE A – ACCETTO IL REGOLAMENTO

    “Congiungimenti vegetali”

    Non la frangia indiscreta
    dell’opunzia
    adagiata sulle acrobazie indomabili
    delle mie cellule
    saprà pungere con trepidazione
    il mio lobo in cerca
    di vertigini e cerniere.

    Chiudo briciole di scirocco
    attorno ai tuoi polsi
    mentre la lantana ruba capriole tonde
    al polline disperso sotto le stoppie.

    Mi assaggi di vaniglia e basilico
    sulla camicia asciutta di
    acquazzoni
    e mi prendi – fedele
    nella bava dolce dell’imbrunire.
    (poesia edita, tratta da Ilaria Biondi, “Corpo di vento”, Controluna Edizioni)

  39. Mauro Incanti /

    “Mai”

    Occhi
    da sinistra.
    Orecchie a destra.
    Passi, piccoli,
    leggeri, veloci,
    dal centro della sala.
    Non era mai successo.
    Luce.
    Nessuno.
    Dormo?
    Non sono mai
    stato in esilio da te.

    – accetto il regolamento – sez. A

  40. Alberto Di Michele /

    “Molecole”

    Ma
    Orfeo
    lasciava
    Eco
    cercando
    omertoso
    l’
    esistenza.

    – accetto il regolamento sezione A –

  41. Elisabetta Canassa /

    I fiori mi colpivano
    nuovamente
    con i colori
    accesi e vivaci
    dei petali.
    Amavo i fiori
    e i loro colori ,
    davvero unici.
    Quando
    ero piccola.
    avevo sempre
    un vaso di margherite
    sul comodino.
    I colori
    dei petali
    erano sgargianti.
    E la mia voce
    non era mai stata più bella.

    Poesia titolo: Fiori

    Accetto il seguente regolamento del concorso. Partecipo alla sezione A

  42. Mimmo Alzanti /

    Partecipo e accetto il reoglamento sez. a

    Parlami di te

    La notte
    fugge
    tra i capelli
    dell’amante.
    Parlami di te
    oh mia adorata
    in esilio da me.
    Come stanno i tuoi riccioli?
    E la tua soave pelle?
    Il sapore indimenticabile
    dell’amore
    fugace.
    Parlami di te
    oh mia lady.
    Oh mia lady
    raccontami
    il tuo sguardo
    ogni giorno
    ora che siamo lotnani.
    Parlami.

  43. Veronica DelVecchio /

    Veronica DelVecchio, partecipo al contest con la poesia “Poesia”, accetto il regolamento.

    “Poesia”

    Padovana,
    l’essenza
    della rugiada.
    Due passi,
    altri due,
    e la torre
    sovrasta.
    La notte,
    infima,
    osserva
    dal suo occhio
    pallido.
    Padovana,
    la nebbia
    celere
    cade.
    Poesia.

  44. italo Zingoni /

    Italo Zingoni. Partecipo al contest con questa mia poesia. Accetto il regolamento.

    HO ASSUNTO LA TUA FORMA

    In un cerchio di abitudini perfette
    chiuso dalla quotidianità che spesso uccide
    ho invece assunto la tua forma
    e mi conformo ai tuoi fianchi e al tuo profilo

    dove tu ti fai concava io sono convesso
    e nei tuoi spazi colmi riempio i miei silenzi
    divento labbra per sfiorarti labbra
    e filo a ricucire ogni tua piccola ferita

    e mi faccio vita per le tue paure della morte
    fiore quando hai desiderio di profumo
    frutto per la tua fame e acqua per la tua sete
    divento rete per le tue cadute accidentali

    metto ali alle mie fantasie se ti senti triste
    e quando piangi sono vaso per le tue lacrime
    specchio fragile in cui ti vedi bella come sei
    e film, libri e perfino le tue riviste preferite.

    Ho assunto la tua forma come amore vuole
    per questo amore che di te mi avvolge
    e mi sei perfino un verso, una poesia vera
    una canzone il cui ricordo mi travolge…

    Italo Zingoni – Poesie – t.d.r. ©

  45. Italo Zingoni /

    Italo Zingoni. Partecipo al contest con questo racconto. Accetto il regolamento.

    RICORDI DI MARTA…

    ———————–
    “Che fine hai fatto Marta Castellani ?” Si chiedeva Natalia in una Torino carica di nebbia umida e gelata in quel Natale del 1963.
    Per quanto tempo avevano condiviso quella stanza nel vecchio convento… erano diventate grandi insieme, avevano pianto e sorriso, giocato e studiato…insieme ! Avevano osservato i cambiamenti dei loro corpi, sempre di nascosto e dopo aver chiuso a chiave la camera quando rimanevano sole, i sabati e le domeniche, quando le loro compagne andavano a casa con i genitori.
    Aveva 12 anni, Marta Castellani ed era carina davvero! Le forme del suo volto ricordavano a Natalia un quadro di Madonna visto sopra il letto di sua zia. I capelli castano chiaro con qualche ricciolo sbarazzino che scendeva sulla fronte alta e sulla pelle bianca come cera, incorniciavano perfettamente i suoi occhi verdi, il suo naso piccolo e la sua bocca quasi troppo grande per la giovane età. La sua espressione era composta da un lieve sorriso velato di una tristezza che rendeva il suo sguardo morbido e allo stesso tempo penetrante, come se volesse ogni volta leggerti dentro.
    ————————–
    Scattò, alzandosi dal letto velocemente come se avesse avuto un pensiero improvviso o qualcosa da fare in fretta e si passò le mani sugli occhi per cacciare le ultime tracce di sonno. “Natalia vieni qui, ti aiuto io stamani, vedrai che saremo pronte in tempo per non far arrabbiare Madre Pia ! E poi voglio pettinarti per bene come se tu fossi la mia bambolina…” e le sorrise incoraggiandola.

    Marta mi riempiva di attenzioni da sempre. Mi considerava la sua sorellina e mi proteggeva da tutte le altre quando pretendevano da me, che ero la più piccola, che facessi i letti per loro e mettessi in ordine la camerata. In inverno, ogni sera prima di coricarci in quei letti duri e freddi , mi prendeva le mani e me le teneva strette nelle sue per riscaldarle e mi raccontava le fiabe che aveva imparato dai suoi genitori. Poi si metteva un poco nel mio letto e una volta intiepidito mi faceva entrare. Mi teneva sempre per mano scendendo la scalinata che ci portava nelle classi e le altre ci prendevano in giro… sono proprio innamorate… sussurravano !
    Il tempo trascorreva lento ma inesorabile… avevo quasi 14 anni e ormai ero una donna… una ragazzina con i seni ben sviluppati e un corpo forse più adulto rispetto alla mia età. Non riesco a dimenticare quel giorno di una calda estate e quella prima doccia fatta insieme con Marta. Ogni sabato pomeriggio in collegio, prima di scendere per la Messa, facevamo il bagno e da sempre lei mi aiutava, mi asciugava, mi pettinava e mi vestiva con gli abiti buoni, almeno fino a quando le suore non ci assegnarono le vesti da novizie. Tutto questo per anni, per tutti i sabati trascorsi in quel collegio… ci scambiavamo tenerezze e abbracci, attenzioni e sguardi e forse in noi l’amicizia aspettava altre sensazioni che si manifestarono piano piano, con il trascorrere del tempo.

    Marta era già una ragazzina, portava i suoi diciassette anni con tutta la fierezza del suo sguardo e racchiudeva nei suoi pensieri i desideri e i sogni di ogni ragazza della sua età. Sebbene da sempre, o quasi, in mezzo alle suore, alle preghiere, in un luogo dove si respirava fede e purezza dell’anima e del corpo, in lei si agitavano sensazioni che sormontavano ogni insegnamento. Il suo corpo chiedeva di essere ascoltato.
    Nel tentennare dello scompartimento del treno il sonno vinse sulle sue forti emozioni. Con la borsa ben stretta sotto il cappotto Natalia si era appisolata pur essendosi poco prima imposta di restare sveglia.
    —————————-
    E fu allora che lo vide, vide il suo corpo librarsi nell’aria, uscire da quella finestra al terzo piano della casa sulla collina e volare, volare, volare fino a quella impossibile meta, il lieve confine che si disegnava tra cielo e mare all’orizzonte.
    Le mani di Marta le sfioravano il volto mentre l’acqua tiepida scendeva sui loro corpi. Le prese il mento e lo alzò verso il suo. I loro sguardi si incrociarono e le loro labbra si cercarono quasi inconsapevolmente. Quel bacio così lieve, appena accennato, svelò d’improvviso un sentimento che ormai era nato dentro di loro e che non avevano ancora avuto il coraggio di esprimere l’una all’altra. Ma le parole a volte non sono così necessarie. Le loro mani si intrecciarono come altre volte avevano fatto in un gesto del tutto spontaneo ma senza quella intimità che adesso, solo adesso, potevano scambiarsi senza timori. I loro corpi si cercavano in un gioco di carezze e sorrisi, di tenerezze pacate e di vibrante buona violenza. Non esistevano tempo e spazio, tutto si cancellava, solitudine, dolore, amicizie, guerra, bombe, fuoco, polvere, tristezza… c’erano solo loro due, anzi una sola cosa, un solo corpo, un solo desiderio, un solo amore.
    E il tuffo in quel mare verde-azzurro, le onde che si increspano e che ti portano, cullano il tuo corpo come il ventre di una madre, come le mani e le labbra che si perdono su ogni millimetro della tua pelle… schiuma di latte e di profumo in cui si esalta ogni sensazione.
    I ricordi amplificano tutto ciò che ti è accaduto nella vita ma non sono mai ciò che ti è accaduto. La realtà ti sveglia alla prima uscita dal lungo tunnel, un altro treno incrocia il tuo e il rumore improvviso ti riporta alla vita che non vorresti ritrovare.

    Italo Zingoni – Estratto da “LA RADIO” –

  46. federico romagnoli /

    Sai dirmi?

    Sai dirmi,
    guardantoti a fondo,
    se dentro un buco immaginario
    a stento mi confondo,
    sai dirmi,
    dicevo perplesso,
    dove questo buco si fa
    sesso, e senza amore
    forse forse
    fa lo stesso.
    sai dirmi?

    Accetto il regolamento e partecipo alla sezione A

  47. Sergio Spena /

    Sergio Spena
    Partecipo al contest con il racconto “Pensieri paralleli”.
    Accetto le condizioni del regolamento – Sez. B
    ————————
    Pensieri paralleli

    Seduto alla sua scrivania nell’Agenzia n.22, il trentaquattrenne impiegato Massimo Villetti sfogliava con aria pensierosa il fascicolo trattato alcuni giorni prima. Rivide davanti a sé quel cliente magro e brizzolato per il quale aveva curato la pratica di prestito personale, domandandosi come mai ci si fosse dedicato con tanto scrupolo.
    Aveva avviato subito l’iter, convincendo il Direttore a venir meno alla nota regola secondo cui è più sicuro prestare il denaro a chi non ne ha bisogno.
    La verità era che aveva sentito un’insolita, forte simpatia per quell’uomo che non riusciva a nascondere la sua ansia.
    Quei 25.000 Euro erano stati rapidamente erogati.
    I suoi pensieri furono piacevolmente distratti dal delizioso fondoschiena appartenente all’impiegata Marisa Cardano, che stava sistemando con cura alcune cartelle nell’armadio di fronte.
    Compiaciuto del suo stato di uomo attraente, cui non era mai mancato il successo con le donne, lasciò volare con malizia l’immaginazione, ma quasi subito la bella Marisa richiuse l’armadio e tornò nell’altra stanza.
    Con un sospiro di rassegnazione, cercò di tornare a concentrarsi sul lavoro; riordinò i documenti e chiuse la cartella sul cui frontespizio era scritto a penna “Cliente: Antonio Testa”.
    L’orologio appeso sulla parete di fronte segnava esattamente le 16.30.
    “Ora potrebbero essere già in viaggio”, pensò.
    Più tardi, uscendo, avrebbe dovuto ricordarsi di provvedere alle commissioni da buon padre di famiglia; staccò dal bordo del monitor il post-it su cui aveva scritto: “comprare pane, latte, arance” ed aggiunse a matita “batterie stilo per telecomando console Wii di Martina”.
    —————————————————–
    Il passeggero Antonio Testa, seduto alla poltrona G-34 del Boeing 767 in volo da Roma a Bogotà, guardò nervosamente il suo orologio da polso: le 16.40. Questo, però, in Italia; ora si trovava certamente in un diverso fuso orario, ma chissà quale! Avrebbe rimesso a posto le lancette all’arrivo: cinque ore in anticipo.
    Osservò nuovamente la fotografia che teneva tra le dita, dalla quale gli rivolgevano un incerto sorriso due ragazzini –un maschio ed una femmina- di età apparente tra i nove ed i dieci anni, con i tratti somatici tipici della etnia Andina. Girò lo sguardo verso la moglie Rita, addormentata sulla poltrona accanto: l’appesantimento del fisico non aveva cancellato i lineamenti decisi e volitivi del viso, accentuati dal nero intenso di capelli e sopraciglia. Ebbe un lampo di silenziosa tenerezza: nel sonno aveva assunto un’espressione distesa, ma lui sapeva che dietro quelle palpebre chiuse si agitavano tanti pensieri.
    Ripercorse mentalmente le vicende degli ultimi quattro anni, trascorsi tra aspettative e momenti di sconforto. Quasi subito, però, i suoi pensieri si inoltrarono più indietro, nei sette anni ancora precedenti, consumati in un’attesa prima fiduciosa, poi impaziente ed infine disperata. Scorsero rapidamente le istantanee dei tanti esami clinici, le pesanti terapie ormonali per lei, i “prelievi” di seme per lui. Sorrise tra sé: era dai tempi dell’adolescenza che non aveva più praticato quella funzione!
    Si ritrovò nelle sale d’attesa dei vari “maghi” della fecondazione assistita, rivedendo i volti impassibili delle segretarie che riscuotevano esosi onorari.
    Poi le gravidanze: una volta, due, tre!
    Ed i tre aborti.
    Poi . . . Basta! Basta!
    Stanchezza e disillusione, poi la maturazione consapevole di una scelta: adozione.
    Assieme al rinnovato entusiasmo, ecco lo scontro con mille nuove difficoltà: esami medici, certificati d’ogni tipo, interminabili colloqui con psicologi, assistenti sociali e magistrati, mesi di lotta tenace contro una burocrazia asfissiante.
    Alla fine avevano ottenuto il sospirato decreto d’idoneità: sembrava un traguardo ed invece era solo l’inizio di una nuova snervante attesa. Due anni e mezzo erano scivolati via in una forzosa, esasperante inerzia.
    Improvvisa, era arrivata la convocazione e con essa la parola che attendevano: abbinamento! Una parola freddamente burocratica, eppure tanto desiderata: la loro coppia era stata finalmente selezionata dall’autorità Colombiana per accogliere due fratellini.
    Gli era stata consegnata solamente una scarna relazione, redatta con asettico linguaggio da psicologo, assieme ad una foto: sarebbero stati quelli i loro figli!
    Ma c’era ancora un ostacolo da superare: per il viaggio, il soggiorno e le altre pratiche internazionali occorreva molto denaro, mentre il conto corrente era decisamente esausto.
    Riflettendoci, non sembrava semplice convincere la Banca a concedere un prestito consistente a due impiegati di medio livello, già gravati dal mutuo ventennale.
    Invece, la richiesta era stata subito accettata ed in brevissimo tempo aveva avuto a disposizione il denaro. L’impiegato addetto era stato molto comprensivo!
    Sarebbe stato duro sostenere l’onere delle rate, sommate alle spese di una famiglia improvvisamente raddoppiata, ma aveva fiducia: ce l’avrebbero fatta!
    Strinse una mano attorno al bracciolo, per confermare a se stesso che si trovava su quell’aereo.
    Guardò con dolcezza Rita che sembrava dormire tranquilla al suo fianco.
    Era una donna intelligente e molto forte.
    Più di lui.
    E gli stava accanto.
    L’amava! Questa consapevolezza lo fece sentire orgoglioso, dandogli rinnovato coraggio.
    Adesso stava per arrivare la prova più difficile: una famiglia da costruire, tante barriere da abbattere, due ragazzini con un doloroso vissuto da scoprire, da comprendere, da condividere.
    Vista così da vicino, l’impresa che avevano davanti appariva quasi sovrumana: da perfetti sconosciuti quali erano, farsi accettare come autentici genitori!
    Occorreva dar tutto di sé stessi.
    E tanto amore!
    Ma sarebbe bastato?
    Una voce professionale dall’altoparlante raccomandò in spagnolo ed inglese di allacciare le cinture: si avvicinava un’area di turbolenze.
    Guardò dal finestrino lo strato di nuvole sotto di loro e ripose la foto nel porta documenti. Agganciò la sua cintura e, delicatamente, fece lo stesso con quella della moglie. Cercò di rilassarsi sulla poltrona e controllò nuovamente l’ora: erano le 16.55, in Italia.
    La Colombia era ancora lontana.
    —————————————————–
    Massimo uscì dall’Agenzia alle diciassette in punto, immergendosi nel fiume di folla della strada: c’era il tempo per fare gli acquisti, aiutare Laura a preparare la cena e giocare un po’ con la bambina. Avrebbe interpretato perfettamente il ruolo dell’uomo collaborativo in una coppia moderna.
    Si incamminò allegramente nel caos cittadino; i suoi pensieri erano già a casa, lontani dalle pratiche d’ufficio quanto un aereo che proseguiva il suo viaggio diecimila metri sopra l’oceano.

  48. Fabiola Murri /

    Murri Fabiola
    sezione A
    accetto il regolamento

    Fa cosi l’amore
    Fa cosi l’amore cambia i profili dei suoi attori
    e l‘aria è gravida di luce nuova,
    tinge i fiori del suo profumo,
    gesticola insensatezze tra labbra socchiuse,
    fa così l’amore scrive sul vento e sull’acqua
    parole che si fanno carne,
    chiama il silenzio che canta nel sonno
    ed al mattino è bruma su campi fertili,
    lo scorgi tra i giunchi del fiume,
    tra le mani rugose di chi lo mesce al pane,
    nelle valigie piene di storie da non raccontare
    di chi parte altrove,
    fa cosi l’amore cerca il destino di ogni uomo
    nel crepuscolo di una preghiera premuta sul cuore,
    nella freschezza di un sorriso bambino,
    nei sentieri che si perdono nel bosco,
    nelle tempeste d’istantanee rubate al tempo,
    l’amore fa!

  49. Monica Messa /

    Monica Messa
    Sezione A Poesia – Accetto il regolamento

    SULLO STESSO RING

    Sei il mio calmiere
    contieni i miei picchi,
    in te mi misuro
    e cerco confronto.

    Sei il mio approdo sicuro.
    Sei pane, bilancia, scudo.
    Orienti il mio cielo
    oscillando e non cedi.

    Ti ho dato la chiave
    dei miei pensieri, con chi,
    con chi altri potrei salire
    sullo stesso ring?

  50. Tiziana Topa /

    Tiziana Topa, sezione B, accetto il regolamento

    Consummatum est

    Mia madre non capiva. Era troppo giovane, quasi una bambina. Non capiva ma, docile, rispose “fiat” a quella voce. Così nel suo grembo accolse l’Amore.
    Venni al mondo per adempiere al disegno di un Creatore innamorato della Sua creatura.
    Faceva freddo in quella grotta, lei lo raccontava spesso. Raccontava che non piangevo mai, ma sorridevo e tendevo in alto le manine, verso quel Cielo che mi aveva mandato. Quando mi guardava dormire con il visino sereno sentiva una fitta di dolore nel cuore perché sapeva che non ero suo e che non mi avrebbe avuto a lungo. Ero un bimbo nato da donna ma non ero come gli altri.
    Cresciuto, camminavo per le strade polverose della Galilea risanando i malati, rimettendo i peccati e convertendo i peccatori. Annunciavo la lieta novella. Predicavo l’amore e la fratellanza. Spezzavo il pane e lo benedicevo. Nutrivo le folle con pani e pesci e con il mio Verbo.
    Molti mi ascoltarono, altri non mi credettero e mi condannarono. Ma anche questo accettai per amore.
    Era buio nel Getsemani. I discepoli si erano addormentati. Io mi ero allontanato per pregare, sentendo giunta l’ora. Sapevo che ero venuto per quel sacrificio, lo sapevo da sempre, da prima ancora che mi formassi nel ventre di mia madre. Ma, fatto uomo, da uomo ebbi paura. Sentivo il sudore addensarsi in sangue. Sentivo le lacrime scendere lungo le guance e supplicai il Padre che passasse da me quel calice, anche se era la Sua volontà, non la mia, che doveva compiersi.
    Con un bacio, Giuda mi tradì. Allora chinai il capo e mi lasciai portare via come un malfattore, perché anche questo faceva parte del disegno d’Amore per cui mi sarei immolato.
    Mi vestirono di porpora, mi incoronarono di spine, mi posero una canna nella destra. E così mi schernivano come “Re dei Giudei”. Ma mi lasciai dileggiare come fossi un pazzo o uno stolto.
    Le mie carni furono percosse, flagellate, straziate, oltraggiate. Portai sulle spalle martoriate il peso della croce. Poi, lassù sul Golgota, mi inchiodarono a essa. Stremato, tra dolori lancinanti sentivo le loro voci concitate, sentivo il pianto di mia madre e vedevo le sue lacrime. Il respiro si faceva sempre più affannoso. Ebbi sete e mi fecero bere dell’aceto. Solo il ladrone ebbe pietà, gli altri continuavano a deridermi. “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso?” li sentivo dire beffardi. Ancora non capivano. Si divisero le mie vesti e le giocarono ai dadi. C’era tanta sofferenza su quella croce, più di quella che un uomo può sopportare. Il sangue vi scorreva fino a toccare la terra e, toccandola, la fecondava di Bene. Poi, alle tre del pomeriggio, diedi un respiro, chiusi gli occhi e resi l’anima al Padre.
    Consummatum est. Tutto è compiuto.
    Con la mia morte vi ho salvato dalla Morte. Ora, quell’Amore che ho effuso dalla croce diffondetelo nel mondo come facevo quando camminavo per le strade. Fatelo germogliare e fruttificare come germoglia il grano e fruttifica la vite, che sono il mio corpo e il mio sangue. Fate che vi indichi la via, come la cometa guidò a me i Magi.
    Non vi chiedo sacrifici né olocausti.
    Vi chiedo di amarvi gli uni gli altri come io vi ho amato.

  51. Diego Civita /

    Diego Civita 19/01/2019

    “A mio figlio”

    Avrai tempo
    per imparare le miserie del mondo,
    la meschinità,
    la falsità;
    ora vola tra le acque
    ancora libere e azzurre dei sogni,
    finchè ci saranno,
    e sappi che il rispetto
    è la prima cosa da imparare
    per essere uomini giusti e liberi,
    guarda gli occhi di una donna
    che non ha il coraggio di fissare i tuoi
    ma che vorrebbe farlo
    e fai dell’amore il completamento dell’esistenza
    e il più alto valore;
    ascolta la musica
    della natura intorno a te
    e esercitati a usare i tuoi sensi
    per entrare nel paradiso
    anche in un mondo d’orrori
    dalla porta segreta del cuore.
    D’alba in fiore ti apparirà la notte
    e di gelo in veste…
    come di sottil vento a soffiar consiglio
    sarà di tempo in te l’udir di fiato a un canto e ad un giaciglio
    che di compagno e ascolto vicino ti starà
    al corpo intero e al volto!.

    SEZIONE a Accetto il regolamento.

  52. Alessandro Parisotto /

    Molte volte mi sono perso
    Molte volte mi sono compiaciuto
    Di questa solitudine interiore
    Che ha fatto di me
    Quel che sono

    Le mancanze, gli oblii, le asperità
    Possono plagiare un corpo, la mente e il suo spirito
    Facendo imparare ad essere forse bastevoli
    A se stessi

    Ciò che però un giorno non basterà
    È vivere solo per sé
    Perché la vita, da sola, annaspa
    Barcolla e sobilla
    In attesa di un qualcosa
    Che rende unico il nostro vivere
    In questo mondo

    E questo qualcosa tu….
    Lo chiamerai Amore!

  53. Alessandro Parisotto /

    Accetto il regolamento sezione A poesia.
    Alessandro Parisotto

  54. EMILIO MERCATILI /

    QUANDO UNA LACRIMA

    Quando una lacrima
    avvolge i desideri che grondano
    nel chiaroscuro della notte,
    tu assapori le peccaminose magie
    della folta solitudine
    come un riflesso d’amore
    che seduce la cortina del tormento.

    Resto inchiodato dentro
    un maledetto enigma che rifulge
    nel respiro della vita
    laddove i gemiti indefinibili
    di un’iride incolore si perdono
    nel tormento dell’anima.

    Vorrei capire l’attesa di un sogno,
    salvare queste maledette apparenze,
    ricucire le ferite della carne
    e respirare ancora per una volta
    la magia di un raggio di sole
    ed abbracciare nell’infinito
    la gioia di un bacio nell’eco
    del silenzio… di una notte stellata.

    emilio mercatili

    sez. poesia – accetto il regolamento-

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